Poesie
eBook - ePub

Poesie

1963-2015

  1. 448 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

L'opera di Maurizio Cucchi costituisce, come pochissime altre esperienze della poesia del Novecento, un vero e proprio Canzoniere, quasi un Romanzo, costruito a partire dall'esordio con Il Disperso, pubblicato per volontà di Vittorio Sereni. I suoi componimenti non sono tuttavia monolitici, ma alternano di fase in fase, di situazione in situazione, un carattere più oggettivo o più onirico, dialogico o psichico, un tono più lirico o narrativo, ironico o patetico. Ciò che accomuna questi versi, nell'arco di mezzo secolo di poesia e di riflessione sulla poesia, è da un lato il forte radicamento di Cucchi nella "scuola milanese" e nella sua generazione, quella dei nati all'indomani della guerra, cresciuto tra i fervori del boom economico e del '68; dall'altro il rifiuto di elevare la fisionomia anagrafica dell'Io poetico a mitologia di sé. Punto di partenza rimane sempre un robusto realismo lombardo aperto all'esplorazione dell'interiorità. Mosso contemporaneamente da forze centrifughe e centripete, questo libro – curato da Alberto Bertoni – offre il ritratto più completo di un flâneur milanese e contemporaneo, un vero classico della modernità.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804642824
eBook ISBN
9788852074370

IL DISPERSO

Certo non solo la cartella
piantata lì, appoggiata all’angolo,
allo zoccolo. Sgonfia a metà, coi manici
in disordine. Ma lui stesso, l’artefice,
supino (riverso) la bocca spalancata,
i piedi incrociati sulla sedia, gli occhiali
in terra, rotti...

La casa, gli estranei, i parenti prossimi

1

Nei pressi di... trovata la Lambretta. Impolverata,
a pezzi. Nessuno di noi ha mai pensato
seriamente a ritirarla. Forse la paura. Rovistando
nel cassetto, al solito, il furbo di cui al seguito
ha ripescato una fascia elastica, una foto o due,
un dente di latte e un ricciolo rimasti nel portafogli,
dieci lire (che non c’entravano per niente...)
In aggiunta a tutto ricordo che quando venivo su dalle scale io
era di giovedì, finita la scuola, verso mezzogiorno; ma era
anche un ritorno diverso dal solito... Ci sarà
un aggancio.
Adesso comunque, eccomi qui e:
– Credimi, fai caso
a quel tale andare tirandosi dietro le gambe e tutto, con gli occhietti
ancora appiccicati, nel pigiama, goffo da cane,
rigido inamidato. Ma il bello è
che me ne accorgo. E allora con che faccia
fingere un’altra volta il tono giusto, le parole,
cioè, un po’ stiracchiate; il vestire in qualche modo?
(Che i morti siano due? Ma quello giusto?
Indifferente? E il primo,
come una specie di confidenza notturna, non è un parente stretto?
Strettissimo?)
(Dimmi tu se è possibile. Pochi giorni fa
era lì che faceva i suoi lavori. Pareva pacifico.)
È morto per un infarto (o per un incidente stradale, per un malore, per via di un sasso): sì va bene, ma ci sarà
pure un colpevole, un responsabile
diretto, qualcuno che l’ha fatto fuori.

2

Non ci voleva quel bicchiere rotto.
Poco meno di un simbolo. Poco più
di una fissazione. O viceversa. E poi
la ferita, lo zampillo, l’incerottamento. Mi spiace confessarlo,
ma per fortuna che non c’ero.
Diamo un’occhiata alla TOPOGRAFIA DELLA CASA:
– Tutte le cose, a loro modo,
erano in ordine, al posto giusto. Un senso,
capisci, non mancava. Ma quel tale
entrato poco dopo (forse, mi hai detto
dietro la tenda, uno della polizia) cos’ha capito?
Intendo del pestacarne abbandonato
sopra il frigorifero, o della mela
mezza sbucciata, tagliata, diventata nera; della bottiglia
del vermut rimasta senza tappo, in un angolo del tavolo,
col bicchiere lì...
Di fuori c’erano i fiaschi, le bottiglie vuote. Tutti gli ombrelli
appesi alla sbarra di ferro della porta interna.
(C’entra qualcosa il vicino
del piano di sotto, che esce sempre dopo le undici di sera
con una faccia da vampiro?)
(Non avevo mai nascosto certe mie debolezze:
– Dal dentista,
andarci all’ora del tramonto può essere invitante.
E in più, dopo, uscire, fare il giro della casa,
tenerti la bocca, dire al primo che incontri e ti saluta: «Sai,
devi scusarmi se parlo male, o mostro un riso macabro. Ma vedi,
mi mancano i denti, proprio qui davanti...».
Così, dopo l’accaduto, la vicina del dentista: «Se la gente caro lei
ci pensasse un po’ più spesso
ci sarebbe meno cattiveria». E io
rosso di colpa, mezzo scemo, coi capelli
già quasi tagliati a zero
a giustificarmi come segue: «Ma io non c’entro,
io non ho fatto niente... l’infarto... lo sa bene...».
E mi toccavo i bottoni della giacca.)

3

I primi segni a ben vedere
non erano mancati. È la ricomparsa
che nessuno si ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Prefazione di Alberto Bertoni
  4. Nota biografica
  5. Bibliografia
  6. POESIE (1963-2015)
  7. IL DISPERSO
  8. LE MERAVIGLIE DELL’ACQUA
  9. DONNA DEL GIOCO
  10. POESIA DELLA FONTE
  11. L’ULTIMO VIAGGIO DI GLENN
  12. PER UN SECONDO O UN SECOLO
  13. JEANNE D’ARC E IL SUO DOPPIO
  14. VITE PULVISCOLARI
  15. MALASPINA
  16. ANTICHE, RARE, INEDITE
  17. Note ai libri
  18. Copyright