Charlie Chan e la casa senza chiavi
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Charlie Chan e la casa senza chiavi

  1. 308 pagine
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Charlie Chan e la casa senza chiavi

Informazioni su questo libro

John Quincy Winterslip è alle Hawaii per una breve vacanza. Rampollo di una famiglia le cui ricchezze hanno origini oscure, impegnato in una promettente attività finanziaria e felicemente fidanzato con la raffinata Agatha, il giovane ritiene di essere immune al fascino dei Tropici. Ma, poco dopo il suo arrivo a Honolulu, suo zio Dan viene pugnalato mentre dorme sulla veranda di casa. Accanto al detective Charlie Chan, il giovane scoprirà il volto inedito delle isole paradisiache.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852074851
Print ISBN
9788804662211
1

Il Kona

Minerva Winterslip era di Boston, godeva di buona reputazione e aveva passato da un pezzo l’età del romanticismo. Eppure la bellezza l’elettrizzava ancora, perfino la bellezza semiselvaggia di un’isola del Pacifico. Mentre camminava lentamente lungo la spiaggia, sentì quella leggera sensazione alla gola che aveva provato qualche volta alla Symphony Hall di Boston, quando la sua orchestra preferita s’innalzava in qualche nuovo e inaspettato vertice di bellezza.
Era l’ora in cui Waikiki le piaceva di più, l’ora che precedeva di poco la cena e l’improvviso, rapido arrivare del buio, tipico dei tropici. Le ombre proiettate dalle alte palme da cocco si allungavano e diventavano più profonde, la luce del sole morente fiammeggiava su Diamond Head e spruzzava d’oro le onde che arrivavano dalla barriera corallina. Qualche bagnante, riluttante ad andarsene, punteggiava quelle acque dal tocco simile alle carezze di un amante. Sulla boa più vicina, una ragazza bruna ed esile restò in equilibrio per un istante delizioso prima di tuffarsi. Che linea! Minerva, che aveva passato da un pezzo i cinquanta, sentì un leggero fremito di invidia: gioventù, gioventù come una freccia che vola dritta, precisa. Come una freccia, la figura slanciata si sollevò e ricadde; un tuffo perfetto, silenzioso e preciso.
Minerva osservò la faccia dell’uomo che le camminava accanto. Ma la prima regola di vita di Amos Winterslip era di non curarsi della bellezza. Nato sulle isole, non era mai stato sul continente, oltre San Francisco. Eppure, non c’era dubbio, era la coscienza del New England personificata... la coscienza del New England in un completo bianco di tela.
«Meglio che torni, Amos» suggerì Minerva. «La cena ti aspetta. Ti ringrazio molto.»
«Ti accompagno fino al recinto» propose lui. «Quando ti stanchi di Dan e del suo ambiente, ritorna da noi. Ci farà piacere.»
«Sei gentile» rispose lei con la solita vivacità. «Ma devo tornare davvero a casa. Grace è preoccupata per me. Naturalmente non riesce a capire. E il mio comportamento è scandaloso, lo riconosco; sono venuta a Honolulu per sei settimane e sono in giro per queste isole da dieci mesi.»
«Tutto questo tempo?»
Minerva annuì. «Non riesco a spiegarlo. Ogni giorno faccio il voto solenne di cominciare a fare i bagagli... domani.»
«E domani non arriva mai» disse Amos. «Sei stata presa dai tropici. Succede.»
«Ai deboli, vuoi dire» rispose secca Minerva. «Guarda, io non sono mai stata debole. Chiedi a chi vuoi, in Beacon Street.»
L’uomo fece un debole sorriso. «È una caratteristica dei Winterslip. Si suppone siano puritani, ma hanno sempre avuto una certa attrazione per le latitudini... pigre.»
«Lo so» rispose la donna guardando la linea della costa. «È quello che ne ha spinti tanti ad avventurarsi fuori dal porto di Salem. Chi restava a casa pensava che quelli che erano partiti stavano vedendo cose che un Winterslip non avrebbe dovuto guardare. Ma li invidiavano lo stesso... o forse proprio per questo.» Annuì. «Una specie di vena gitana. È quella che ha portato qui tuo padre a fare il baleniere e a farti nascere così lontano da casa. Tu lo sai di non essere di questo posto, Amos. È a Milton o a Roxbury che dovresti vivere, infilandoti in un ufficio a Boston tutte le mattine con in mano una borsa piena di documenti.»
«Ci ho pensato spesso» ammise. «E chi può dirlo... magari avrei potuto combinare qualcosa della mia vita...»
Arrivarono a un recinto di filo spinato. Una barriera insolita in quelle spiagge ospitali. Si allungava parecchio sulla spiaggia; un’onda si spingeva a lambire l’ultimo palo e poi si ritraeva.
Minerva sorrise. «Qui è dove finisce Amos e comincia Dan» disse. «Ne approfitto per girarci intorno. Per fortuna non l’hai potuto edificare, così il confine si muove con la marea.»
«Credo che troverai il bagaglio da Dan, in camera tua» le disse Amos. «Ricordati quello che ti ho detto a questo proposito...» Si fermò di colpo. Un uomo tarchiato, vestito di bianco, era apparso nel giardino, oltre la barriera, e si dirigeva rapidamente nella loro direzione. Amos Winterslip s’irrigidì per un attimo e una luce d’ira brillò nei suoi occhi di solito annoiati. «Arrivederci» disse, e si voltò.
«Amos!» gridò con voce acuta Minerva. Lui continuò a camminare e lei lo seguì. «Amos, che stupidaggine! Da quanto tempo non rivolgi la parola a Dan?»
Amos si fermò sotto un carrubo. «Trentun anni. Trentun anni il dieci agosto scorso.»
«Mi sembra abbastanza. Adesso fai il giro di questo tuo stupido recinto e vai a stringergli la mano.»
«Non io. Credo che tu non conosca Dan e il genere di vita che ha condotto, Minerva. Non ha perso occasione per disonorarci tutti...»
«Ma cosa dici, Dan è considerato un grand’uomo» protestò lei. «È rispettato...»
«E ricco» aggiunse Amos con amarezza. «E io sono povero. Sì, è così che spesso va questo mondo. Ma c’è un altro mondo, dove spero che Dan avrà quel che si merita.»
Per quanto fosse d’animo forte, a volte Minerva era spaventata dallo sguardo d’odio che traspariva dalla faccia affilata di Amos. Si rese conto dell’inutilità di continuare a discutere. «Arrivederci, Amos» disse. «Mi piacerebbe riuscire a convincerti a venire a Boston, un giorno.» Amos non diede segno di avere udito e affrettò il passo sulla bianca lingua di sabbia.
Quando Minerva si voltò, Dan Winterslip le stava sorridendo da dietro il reticolato. «Ciao,» le gridò «passa da questa parte del filo spinato a goderti di nuovo la vita. Benvenuta tra noi.»
«Come stai, Dan?» Colse l’attimo in cui l’onda si ritirava e lo raggiunse. Lui le prese le mani.
«Sono felice di vederti» disse, e i suoi occhi lo confermavano. Era proprio vero, aveva un modo speciale con le donne. «La vecchia casa in questi giorni è un po’ vuota. Ci vuole una ragazza che la faccia risplendere.»
Minerva sbuffò. «Sono andata su e giù per Boston sotto la pioggia per troppi inverni per farmi incantare da questi discorsi.»
«Dimentica Boston. Qui alle Hawaii siamo tutti giovani. Guarda me.»
Lei lo osservò con ammirazione. Aveva sessantatré anni, lo sapeva. Ma solo la massa di capelli bianchi, ondulati sopra le tempie, tradiva la sua età. La faccia, ormai di un colore bronzo scuro per i molti anni passati a vagabondare sotto il sole polinesiano, non aveva un segno o una ruga. Con il suo torace e i suoi muscoli, sul continente lo avrebbero preso per un quarantenne.
«Ho visto che il mio impareggiabile fratello ti ha portato fino al confine» osservò mentre attraversavano il giardino. «Mi ha mandato i suoi saluti, immagino.»
«Ho cercato di convincerlo a venire da questa parte a stringerti la mano» spiegò lei.
Dan Winterslip rise. «Non togliere al povero Amos l’odio che ha per me» l’ammonì. «Non vive d’altro. Tutte le notti si siede sotto il suo carrubo a fumare e a fissare la mia casa. Sai cosa aspetta? Aspetta che il Signore mi fulmini per i miei peccati. Devo dire, a suo onore, che aspetta con molta pazienza.»
Minerva non replicò. La grande casa irregolare di Dan era in un ambiente troppo bello per appartenere a questo mondo. Si fermò per ammirare ancora tutto, gli alberi di poinciana simili a grandi ombrelli cremisi, il maestoso riflesso dorato, i baniani giganteschi che proiettavano ombre purpuree, il suo preferito albero hau, che sembrava vecchio come il tempo, coperto da una profusione di boccioli gialli. Ma i più belli di tutti erano i rampicanti in fiore, la buganvillea che seppelliva tutto quello che toccava con il suo splendore rosso mattone. Minerva si chiese cosa avrebbero detto le sue amiche, che ogni primavera si scioglievano in moderata estasi per i giardini pubblici di Boston, se avessero potuto vedere quello che stava vedendo lei. Sarebbero state un po’ scandalizzate, forse, perché era tutto un po’ troppo sgargiante per essere rispettabile fino in fondo. Uno scenario scarlatto che senza dubbio si addiceva alla perfezione al cugino Dan.
Raggiunsero la porta sul lato della casa che conduceva direttamente in salotto. Guardando a destra, Minerva scorse tra il folto fogliame una parte della recinzione di ferro e dell’alta cancellata che si affacciavano su Kalia Road. Dan le aprì la porta e la fece entrare. Come in molti analoghi ambienti sulle isole, il soggiorno aveva solo tre pareti, mentre la quarta non era altro che un ampio schermo di rete metallica. Attraversarono il pavimento levigato ed entrarono nel grande atrio. Accanto alla porta d’ingresso una donna hawaiana dall’età indecifrabile si alzò lentamente da una sedia. Era un grande, nobile esemplare, dai seni prosperosi, di quella razza in via di estinzione.
«Hai visto, Kamaikui? Sono tornata» sorrise Minerva.
«Le auguro il benvenuto» disse la donna. Era solo una domestica, ma aveva i modi cortesi di una padrona di casa.
«Avrai la stessa camera dell’altra volta, Minerva» annunciò Dan Winterslip. «C’è già il tuo bagaglio e un po’ di posta arrivata questa mattina con il piroscafo. Ho pensato che non fosse il caso di fartela avere da Amos. Quando sarai pronta, ceneremo.»
«Non ci metterò molto» rispose lei, e si affrettò su per le scale.
Dan ritornò lentamente in soggiorno. Si sedette su una sedia di rattan che si era fatto fare apposta a Hong Kong e fece correre uno sguardo compiaciuto sui numerosi segni della sua ricchezza. Entrò il maggiordomo reggendo un vassoio con dei cocktail.
«Due, Haku?» chiese Winterslip con un sorriso. «La signora è di Boston.»
«S-sì» sibilò Haku, e si ritirò senza far rumore.
Poco dopo Minerva ritornò nel soggiorno. Aveva in mano una lettera e stava ridendo.
«Dan, questo è troppo assurdo» disse.
«Cosa?»
«Devo averti detto che a casa sono molto preoccupati per me. Dato che non riesco a lasciare Honolulu, voglio dire. Ecco, mi mandano un poliziotto.»
«Un poliziotto?» Dan sollevò le sopracciglia cespugliose.
«Sì. Addirittura. Non apertamente, è naturale. Grace mi scrive che John Quincy ha preso sei mesi di vacanza dalla banca e ha deciso di fare un giro da queste parti. “Così potrà accompagnarti a casa, mia cara” aggiunge. Non è astuta?»
«John Quincy Winterslip? Dovrebbe essere il figlio di Grace.»
Minerva annuì. «Non l’hai mai incontrato, vero? Tra poco lo vedrai. E certamente non avrai la sua approvazione.»
«Perché no?» Dan Winterslip era irritato.
«Perché lui è... come si deve. Un caro ragazzo, ma molto, molto come si deve. Il viaggio sarà un vero guaio per lui. Incomincerà a disapprovare appena passata Albany, e pensa a quante lunghe miglia di disapprovazione dovrà sopportare dopo.»
«Oh, non so. Lui è un Winterslip, no?»
«Sì. Ma la vena gitana lo ha saltato del tutto. È un puritano fino in fondo.»
«Povero ragazzo.» Dan Winterslip si diresse verso il vassoio sul quale si trovavano le bevande color ambra. «Penso che si fermerà da Roger a San Francisco. Scrivigli e digli che desidero che consideri questa casa come sua per tutto il tempo che resterà a Honolulu.»
«È molto gentile da parte tua.»
«Ma no. Mi piace avere intorno la gioventù... anche quella di marca puritana. Ora che sei sul punto di essere catturata e riportata alla civiltà, sarà meglio che tu beva uno di questi cocktail.»
«Bene,» annunciò la sua ospite «sto per mostrare quella che mio fratello chiamava la vera impassibilità di Harvard.»
«Cioè?» chiese Winterslip.
«Non dar peso a quello che si fa» ammiccò Minerva Winterslip prendendo un ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Charlie Chan e la casa senza chiavi
  4. 1. Il Kona
  5. 2. Il cappello a cilindro
  6. 3. Mezzanotte su Russian Hill
  7. 4. Un amico di Tim’s
  8. 5. Il sangue dei Winterslip
  9. 6. Oltre la tenda di bambù
  10. 7. Fa il suo ingresso Charlie Chan
  11. 8. Il giorno del piroscafo
  12. 9. Al Reef and Palm
  13. 10. Un giornale strappato con rabbia
  14. 11. L’albero di pietre preziose
  15. 12. Tom Brade, il negriero
  16. 13. Il bagaglio nella camera diciannove
  17. 14. Cosa portava Kaohla
  18. 15. L’uomo venuto dall’India
  19. 16. Il ritorno del capitano Cope
  20. 17. Vita notturna a Honolulu
  21. 18. Un cablo dal continente
  22. 19. «Addio, Pete!»
  23. 20. La storia di Lau Ho
  24. 21. I muri di pietra si sbriciolano
  25. 22. Sgorga la luce
  26. 23. Chiaro di luna sul crocevia
  27. Copyright