La città e la metropoli
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La città e la metropoli

  1. 588 pagine
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La città e la metropoli

Informazioni su questo libro

Protagonista del romanzo, il primo di Kerouac a essere pubblicato, è la famiglia Martin, originaria dell'immaginaria "città" di Galloway, Massachusetts (molto simile alla vera Lowell), i cui membri sono destinati a perdersi nella "metropoli", New York. Vivida e precisa è la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto i cinque ragazzi Martin, ognuno dei quali incarna un diverso aspetto della personalità dell'autore. L'afflato religioso, la commovente rappresentazione del rapporto padre-figlio, l'esuberanza visionaria della scrittura, fanno di questo romanzo l'inizio del viaggio "sulla strada" del padre della Beat Generation.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804661283

Parte terza

1

Quell’estate Tommy Campbell, il compagno d’infanzia di Peter durante l’avventura vagabonda lungo il fiume, l’intelligente Tommy, dai capelli biondo rossicci, vigoroso, apparve con indosso l’uniforme dell’esercito degli Stati Uniti.
Era un tramonto estivo, sommesso e immobile, e nel luminoso rossore di giugno del New England, Peter e Alex Panos se ne stavano seduti in veranda, le sedie in bilico contro il muro della casa, e parlavano. Peter aveva appena terminato il suo primo anno al college.
Scorsero una figura incedere a grandi passi su per la strada, a meno di un chilometro di distanza, riuscivano a intravedere la polvere lieve che sollevava lungo la via mentre camminava, e notarono che si trattava di un giovane soldato, ai loro occhi mesto e solitario. Alexander fece questo commento: “Guarda quel soldato che arriva, perso e triste nei suoi pensieri di morte!”. Ma non lo riconobbero affatto.
Alla siepe, il giovane Tommy Campbell urlò: “Ehi, voi due civili: fatevi riconoscere!”.
I due ragazzi sobbalzarono.
“Allora, fannulloni, sono in partenza: sulla Strada per Mandalay!” gridò Tommy, entrando in veranda con un’andatura spavalda. “Vi conviene guardarmi bene per l’ultima volta, perché non mi rivedrete per un bel pezzo!”
E loro due rimasero a bocca aperta perché “l’aveva detto e fatto” – perché Tommy si era sempre vantato che un giorno o l’altro avrebbe viaggiato in giro per il mondo e sarebbe stato un “avventuriero”. Adesso, sembrava che lo fosse davvero. Strinse loro la mano entusiasta, li abbracciò in una morsa forte e virile, rise, e annunciò che tra qualche settimana sarebbe partito per le Filippine.
“Basta zappare tra i filari, per un po’ ho chiuso.” E si lisciò una manica dell’uniforme e poggiò una gamba sulla ringhiera del portico come fanno i soldati, disinvolto ed elegante. “Voialtri ragazzi restate pure a casa a leggere libri e andare a scuola – ora tutto questo non fa più per me. Niente più 4-H Club, è una roba da femmine. Voglio vedere i tropici, voglio vedere pigmei e strani uccelli!”
“Ecco dove sei stato tutto questo tempo!”
“Bingo. Manovre nelle Indie Occidentali. Non l’avete letto sui giornali, giù in Martinica? È lì che sono andato. E voi, ragazzi, che combinate? Voglio dire, che avete fatto in questi giorni” sogghignò astuto.
E non c’era niente, assolutamente niente che potessero rispondere.
Quella sera i tre ragazzi si cimentarono davvero in una speculazione su tutto lo scibile umano, soppesando il senso e le probabilità delle loro rispettive sorti nel mondo. Risolsero tutti i problemi dell’esistenza e dell’universo e si fregarono le mani in previsione di nuove sfide. Sedevano nella stanza da letto di Peter tra un caos di libri e carteggi e lettere; fumavano una sigaretta dopo l’altra, bevevano caffè direttamente dalla caffettiera, ridevano rumorosamente, parlavano di donne, politica, libri, e dell’animo umano. Tutto era un argomento esclusivo solo per loro, in quella cameretta fumosa con la trapunta patchwork, le foto del football appese al muro, e le tende dai colori vivaci annodate lì a gonfiarsi nella brezza della notte estiva.
Allegri, decisero di andarsene a dormire nei boschi di Pine Brook quella notte. Peter furtivo si recò di sotto e sgraffignò da una vecchia cassapanca certe coperte che depositò fuori in veranda, nascoste sotto l’amaca. Poi ritornò di sopra e bevvero di nuovo caffè e parlarono ancora parecchio fino alle due di notte, quando deliberarono di partire con le coperte.
“Non dimenticherò mai questa notte” sentenziò Alexander, buttando giù una sorsata di caffè rumorosa ed esultante. “Non la dimenticherò mai perché, ma vi rendete conto, è così dannatamente pregna di significato, sul serio! Pensate solo questo: Tommy sta per partire per l’Oriente, lo stiamo salutando. Ma ti rendi conto, Peter! Dopo tutti questi anni che conosci Tommy, avete giocato insieme da bambini, dopo tutti i sogni della gioventù. Sono strade che si dipartono, per tutti noi, è davvero triste! Siamo all’inizio di una nuova epoca, e Dio sa cosa ci aspetta – in ogni caso, sarà estremamente importante per l’umanità! E come ce la caveremo, ognuno di noi, in quest’immane spasmo dei tempi, che saremo in grado di fare individualmente? Quale sarà il nostro contributo alla grande fratellanza dell’umanità?”
“Sai, Alex, ecco una cosa che mi ha sempre sorpreso di te” disse Tommy ad alta voce, un sorriso caloroso sul volto. “L’anno scorso, volevo scrivere un dramma proprio su quest’argomento, con un personaggio come te che parlava in nome della fratellanza tra gli uomini. Ma in antitesi avrei scelto qualcun altro che rappresentava la voce della necessità e della filosofia pratica. Comprendi il conflitto che veniva a crearsi?”
“Per forza, Tommy, è la mia intera vita – percepire questo conflitto ed esserne torturato” rispose Alexander, sorpreso dalle parole di Tommy.
“Certo, ti credo” sorrise il bonario ragazzo di campagna. “Ma ecco la mia versione, la verità nuda e cruda: non ho mai avuto il tempo di scriverlo quel dramma, perché a primavera si dovevano arare i campi e poi mio padre ha avuto bisogno di un nuovo recinto per il pascolo. Vedi, il conflitto stesso si è fornito una risposta da solo. Non era necessario scrivere il dramma, l’enigma era già risolto. Lavorare la terra a primavera e costruire il nuovo recinto, contribuire al cibo e al bestiame dei cittadini del mondo, in altre parole, la fratellanza tra gli uomini in azione.”
“Sì,” disse Alexander sfuggente – vagava in ben altre galassie rispetto a quest’idea – “sì, capisco.” E rimase zitto, come era solito fare lui, solo per scoppiare a ridere dopo qualche attimo, roco ed esuberante, appena scivolarono da quell’argomento su un altro. Andò avanti così per ore, con Peter che si precipitava in giro a preparare altro caffè e ad arraffare pasticcini dal portapane. Alla fine, erano pronti per uscire e andare a dormire nei boschi.
Proprio mentre si stavano apprestando a lasciare la stanza di Peter, d’un tratto si sentì bussare leggermente alla porta e Mrs Martin apparve sulla soglia con un astuto sorriso dipinto in viso. La guardarono, perplessi.
“Conosco i vostri piani per stanotte, giovani satanassi” disse, puntandogli contro l’indice e scuotendo la testa. “Non crediate che non sappia di quelle coperte nascoste in veranda. O mi sbaglio?”
I tre ragazzi si guardarono l’un l’altro con una sorta di timida soddisfazione.
“Sì, sì,” continuò “lo so. Avevate progettato di dormire fuori nella foresta, nel bel mezzo della notte fuori nella foresta, dove potreste prendere freddo nella nebbia ed essere morsi da ragni e serpenti. Non credevate mica di farmela?” sorrise scaltra.
“Be’, no!” protestò Peter con stupore compiaciuto. “Non è esatto. Volevamo solo andare giù a Pine Brook – e andare a nuotare stamattina, stamattina sul presto – e – be’…”
“Andare a nuotare a quest’ora di notte?” Lei sedette sulla punta di una sedia e fece schioccare la lingua quasi con tristezza. “Oh, no, no, no” disse sconsolata. “È pericoloso dormire fuori tra i boschi così. Non si sa mai che genere di insetti e serpenti si possono trovare, specie in un posto come quello, vicino all’acqua.”
“Ehi, mamma” gridò Peter allegro. “Ma guarda Tommy! È un soldato, andrà a dormire in piena giungla nelle Filippine e roba del genere. Come la mettiamo, allora?”
I ragazzi sghignazzarono eccitati.
“Lo so, lo so,” rispose Mrs Martin “ma non va bene lo stesso. Avete una bella casa calda, perché dovreste andar fuori a dormire nei boschi, così freddi e umidi? Avete qui un buon letto e ce n’è uno in più in soffitta, voi ragazzi potete dormire qui, c’è spazio per tutti e due. Niente raffreddore e starete comodi, e prima di andare a nuotare potrete farvi dei sandwich e portarvi anche una bottiglia di latte se vi va. Non è forse un’idea migliore?”
“Ma la giungla, allora, mamma?” esclamò Peter ridendo.
“Non so niente di giungle” rispose con improvvisa mestizia, persa. “No, non mi sono arruolata nell’esercito, non ho neanche fatto tutte quelle guerre. E dunque, se già tutto questo condurrà Tommy nella giungla, non ha senso ora fare una cosa simile.”
E, all’improvviso, si resero conto che aveva ragione lei. La guardarono tutti e tre quasi rapiti in una malia, mentre pensavano ai quei suoi letti tiepidi con le trapunte, la casa pulita, il cibo nel frigorifero, i caldi termosifoni d’inverno e tutti quei dettagli che fanno una casa di famiglia. Rammentarono quanto fossero belle queste cose al rientro da un’estenuante notte di bevute rissose, e quanto fossero davvero dolci, e si chiesero perché non ci avessero mai pensato sul serio.
“Sì,” proseguì lei “dovreste essere tutti molto grati di avere belle case accoglienti, più di qualsiasi altra cosa al mondo, dovreste essere molto grati e farne uso e godervele finché potete. Non è forse così?”
E loro pensarono a “guerre ed eserciti” e a uomini che erano all’opposto di Mrs Martin, con tutte le loro fragili tende e le trincee e le armi e il rancio e le battaglie sanguinose, e sorrisero con affetto.
“Ora,” aggiunse lei “forse dovreste fare come dico e vedrete che la vecchia signora non è poi così sciocca. Dormite qui, e poi alzatevi presto al mattino e andate a nuotare quando il sole è sorto e gli uccellini cinguettano e tutto è così bello.”
“D’accordo, Mrs Martin!” assentì Tommy Campbell, avvicinandosi gioviale alla madre di Peter e cingendole le spalle con affetto. “Ha perfettamente ragione! Faremo così, non sgusceremo via, lo giuro! Però, a una condizione, solo se c’è il budino al caramello in frigorifero…”
“Be’, adesso non ce n’è, ma lo farò domenica e se vieni a trovare ancora Petey…”
“Ah ah ah!” gridò Tommy felice. “Volevo solo prenderla un po’ in giro, Mrs Martin. Verrò anche senza budino al caramello. Si ricorda quando faceva sempre il budino al caramello per me e per Pete nei giorni di pioggia, quando disegnavamo su nella stanza? Ragazzi, è stato un sacco di tempo fa!”
“Sì,” disse Mrs Martin quasi con voce tremante “mi ricordo, e ora guardati un po’, sei un soldato e chissà cos’altro succederà. Perché ti sei arruolato! Avresti avuto un sacco di tempo per farlo dopo, io la penso così…”
“Lei mi conosce, Mrs Martin, non sto fermo un attimo!”
“Be’, andrò presto a trovare tua madre per fare una chiacchierata con lei, bella lunga. Buonanotte, ragazzi, e ricordate cosa vi ho detto,” – si girò a sbirciarli con severità – “non sgattaiolate fuori casa!”
Ma una volta lasciata la stanza, Tommy si protese verso gli altri e sussurrò: “Quando il sole è sorto e gli uccellini cinguettano. E i pipistrelli e la nebbia notturna, allora?”. Risero farfugliando. “Ma faremo come dice lei, comunque, sono stanco. Schiacciamo un pisolino e all’alba appena svegli andremo a nuotare.”
Così dormirono in casa quella notte. Mrs Martin aveva impiegato le sue ultime benevole energie a difesa delle comodità e del benessere di Tommy Campbell e dei misteriosi simili della sua generazione, i ragazzi che sarebbero partiti per la guerra e la morte. Forse lei questo non lo sapeva; nessuno poteva saperlo. Ciò che accadde quella notte Peter doveva ricordarlo in seguito con una pena straziante.
All’alba, gli occhi annebbiati ma allegri, i tre giovani partirono attraverso i campi roridi di rugiada e s’inoltrarono nella foresta verso il ruscello tra i pini, dove da ragazzini si erano svagati in antiche nuotate. E appena vi giunsero, il sole iniziava a fare capolino, le foschie risalivano su per le pendici delle colline e il placido ruscello, gli uccellini cinguettavano tra i pini, le ultime pallide stelle tremolavano, e una vasta luce cominciava a spandersi sul mondo.
“L’aurora dalle dita rosate!” ululò il giovane Panos traboccante di ineffabile felicità, e si erano adesso svegliati del tutto, stranamente affascinati, e ciascuno cominciò a cantare, a barbugliare, a girovagare per i boschi lanciando bastoni, lo stesso Alexander cantava a squarciagola tanto che in quel profondo silenzio si riusciva a udirlo fino a tre chilometri di distanza. Addirittura, corse incespicando sulla cima di una collinetta, strillando gioiosi osanna e levando le braccia al cielo; Peter e Tommy intanto lo osservavano, meravigliati.
Peter, da parte sua, continuava a guardare il cielo e a urlare “Spazio!”, o fissava giù verso l’acqua con un’aria malinconica, e diceva “Limpidezza”, o batteva i piedi al suolo continuando a ripetere “Stabilità, stabilità, stabilità”, sebbene non avesse la più vaga idea del perché gli piacesse fare ciò. E Tommy Campbell, la giacca gettata con noncuranza sulla spalla nel mattino tiepido, cominciò a intonare a voce alta, spezzata, On the Road to Mandalay, e il canto echeggiava e riecheggiava nei boschi, specie quando Panos prestò la sua voce tonante al ritornello. Si sentivano meravigliosamente stupidi e si abbandonavano a qualsiasi cosa venisse loro in mente.
“Perché il sole sta sorgendo!” ululò Alexander. “Solo perché il sole sta sorgendo! Siamo venuti qui solo per questo!”
“Ci siamo adunati!” gridò Peter trionfale.
“Sì! Qui nei boschi!” strillò Alexander. “Oh, ascoltatemi! Bellezza è verità, e verità è bellezza, e questo è quanto a voi tutti è dato di sapere!”
“Bagliori di bellezza!” urlò Tommy Campbell, indicando i fasci luminosi che si irraggiavano tra i pini.
“Cattedraleee di Dio!” rispose Alexander, le mani ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Jack Kerouac
  4. LA CITTÀ E LA METROPOLI
  5. Parte prima
  6. Parte seconda
  7. Parte terza
  8. Parte quarta
  9. Parte quinta
  10. Copyright

Domande frequenti

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