Carne viva
eBook - ePub

Carne viva

  1. 322 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Carne viva

Informazioni su questo libro

Victor Jenner è stato incarcerato per il ferimento di un poliziotto, David Fleetwood, a cui ha sparato durante la fuga dal luogo dove aveva appena commesso uno stupro. Dopo dieci anni esce di prigione e si trova a ricominciare tutto daccapo: non ha soldi, non ha un lavoro, non ha amici. Ha solo le sue vecchie, ossessive fobie. E così si rimette a cercare l'unica persona che lo ricolleghi al passato, Fleetwood, ormai condannato a una vita da disabile...

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852074936
Print ISBN
9788804663959

1

La pistola era un giocattolo. Spenser disse a Fleetwood che ne era certo al novantanove per cento. Fleetwood sapeva cosa ciò significasse: in realtà Spenser ne era sicuro al quarantanove per cento; comunque, non dava gran peso alle sue parole. Per parte sua, non credeva che si trattasse di una vera pistola. Gli stupratori non ne usano. Un’arma giocattolo va ugualmente bene, come mezzo di intimidazione.
La finestra che la ragazza aveva infranto era un buco quadrato e vuoto. Da quando Fleetwood era arrivato, l’uomo con la pistola vi era apparso una sola volta. Si era affacciato al richiamo di Fleetwood, ma non aveva proferito verbo, limitandosi a stare lì per non più di trenta secondi, tenendo la pistola con entrambe le mani. Era giovane, all’incirca dell’età di Fleetwood, con lunghi capelli neri, davvero lunghi, che gli scendevano sulle spalle. Portava occhiali scuri. Era rimasto lì per mezzo minuto e poi, di colpo, si era girato ed era sparito nella penombra della stanza alle sue spalle. La ragazza invece non s’era vista e, per ciò che ne sapeva Fleetwood, poteva anche essere già morta.
Sedette sul muretto di un giardino dall’altra parte della strada, tenendo d’occhio la casa. La sua macchina e il furgone della polizia erano parcheggiati lungo il marciapiede. Due dei poliziotti erano riusciti a far allontanare le persone che si erano affollate lì intorno e a contenerne l’assedio dietro una transenna improvvisata. Sembrava impossibile fare andar via la gente, perfino adesso che si era messo a piovere. Tutte le porte sulla strada erano aperte e le donne stavano sulla soglia in attesa che succedesse qualcosa. Era stata proprio una di quelle donne che, sentendo il rumore della finestra fracassata e le urla della ragazza, aveva telefonato alla polizia.
Quel quartiere non faceva parte né di Kensal Rise, né di West Kilburn, né di Brondesbury, era una sorta di area di frontiera comune a tutti e tre, ma non appartenente a nessuno. Fleetwood non c’era mai stato prima, se non passandoci in auto. La strada si chiamava Solent Gardens ed era lunga, diritta, piatta, con file di casette a due piani che si fronteggiavano, alcune di periodo vittoriano, altre costruite più tardi, negli anni Venti o Trenta. La casa con la finestra rotta, al numero civico 62 di Solent Gardens, era delle più recenti, l’ultima di una schiera di otto, una casa vistosa di mattoni rossi e pietra naturale, con il tetto di tegole rosse alla fiamminga, la facciata dipinta di bianco e nero e la porta d’ingresso d’un azzurro pallido pallido. Tutte le case avevano un giardinetto sul retro e uno sul davanti, con siepi di lonicera o di ligustro e piccoli prati; molte, poi, erano circondate da muretti di mattoni o di pietra davanti alle siepi. Fleetwood, seduto appunto su uno di quei muretti sotto la pioggia, si mise a pensare a ciò che avrebbe dovuto fare.
Nessuna delle vittime dello stupratore aveva mai parlato di una pistola, perciò probabilmente quel giocattolo era stato comprato da poco. Due delle ragazze – c’erano state cinque vittime, o per lo meno cinque si erano fatte avanti per denunciarlo – erano state in grado di descriverlo: alto, magro, sui ventisette, ventott’anni, la pelle olivastra, lunghi capelli neri, occhi neri e sopracciglia molto scure. Uno straniero? Orientale? Greco? Forse; o semplicemente un inglese che aveva avuto un antenato con la pelle scura. Una delle ragazze era uscita molto malconcia dall’esperienza, perché si era difesa, ma l’uomo non aveva usato armi, soltanto le mani.
Fleetwood si alzò e si diresse verso la casa al numero 63 per parlare di nuovo con la signora Stead, la donna che aveva chiamato la polizia. La trovò sulla soglia, seduta su uno sgabello da cucina, con addosso il cappotto pesante. Gli aveva già detto che la ragazza si chiamava Rosemary Stanley e viveva con i genitori, al momento assenti. Non era passata più di un’ora e mezzo da quando, alle otto meno cinque di quel mattino, Rosemary Stanley aveva fracassato la finestra e s’era messa a urlare.
Fleetwood chiese alla signora Stead se l’aveva vista.
«L’ha trascinata via prima che potessi farlo.»
«Questo non lo sappiamo di preciso» prese le distanze Fleetwood. «La ragazza va a lavorare? Quando tutto è normale, voglio dire.»
«Sì, ma non esce mai di casa prima delle nove. Di solito, verso le nove e dieci. Le dico io cos’è successo, ho messo insieme due e due quattro. Lui ha suonato e lei è scesa ad aprirgli in camicia da notte, lui le ha detto di essere l’uomo dell’azienda elettrica – devono venire a prendere i numeri del contatore nel quartiere e lui doveva saperlo – e lei se l’è portato di sopra. Così lui ci ha provato, ma prima lei è riuscita a fracassare la finestra e a lanciare quel gridò disperato di aiuto. Già, le cose devono proprio essere andate così.»
Fleetwood non era della stessa idea. Intanto, il contatore dell’elettricità non doveva essere al primo piano. Tutte le case da quella parte della strada erano uguali e il contatore della signora Stead faceva bella mostra di sé nel vano interno della porta d’ingresso. Inoltre, in una mattina d’inverno buia come quella era ben difficile che Rosemary Stanley aprisse così facilmente la porta mentre era sola in casa. Le donne della zona erano talmente terrorizzate dalla storia dello stupratore che nessuna metteva piede fuori casa da sola dopo il tramonto, dormiva in una casa vuota se appena poteva evitarlo, o apriva la porta togliendo la catena. Nelle ultime settimane, come aveva assicurato a Fleetwood il proprietario di un negozio di ferramenta del luogo, nel quartiere c’era stato un vero e proprio boom delle vendite di catene da montare sulle porte di casa. Secondo Fleetwood, quindi, era molto più probabile che l’uomo con la pistola avesse forzato una via d’accesso nella casa e poi fosse entrato nella camera da letto di Rosemary.
«Le andrebbe un caffè, ispettore?»
«Sergente» la corresse Fleetwood. «No, grazie, forse più tardi. Anche se spero che non ci sarà un “più tardi”.»
Attraversò la strada. Dietro la transenna, la gente, bavero del cappotto rialzato e mani in tasca, stava in paziente attesa malgrado l’acquerugiola. In fondo alla strada, all’incrocio con la via principale, uno degli uomini della polizia stava discutendo con il conducente di un camion che sembrava deciso a passare per Solent Gardens. Spenser aveva pronosticato che, non appena avesse visto Fleetwood e i suoi uomini, l’uomo con la pistola si sarebbe arreso; non era un fatto ben noto che gli stupratori sono individui vili? E, del resto, cos’aveva da guadagnare dal resistere più a lungo? Eppure, le cose erano andate diversamente. Forse, pensava Fleetwood, lo stupratore era convinto di avere ancora qualche speranza di scappare. Ammesso che fosse lui, lo stupratore. Non potevano esserne sicuri, e Fleetwood era un maniaco della precisione e della correttezza. Pochi minuti prima della telefonata della signora Stead, nella stazione di polizia era entrata una ragazza che si chiamava Heather Cole, accompagnata da un tizio di nome John Parr, e aveva denunciato un tentativo di stupro, avvenuto mezz’oretta prima a Queens Park. Stava portando a spasso il cane quando un uomo l’aveva afferrata alle spalle, ma lei si era messa a urlare, il signor Parr era intervenuto e l’uomo era fuggito. Doveva essersi diretto verso Solent Gardens, pensava Fleetwood, ed era entrato al 62 per nascondersi, più che per stuprare Rosemary Stanley. Sì, pensava Fleetwood, le cose dovevano essere andate così.
Si spinse più vicino alla casa degli Stanley: aprì il cancelletto di ferro battuto, attraversò il praticello quadrato di un bel verde brillante, girò intorno all’angolo della villetta. Dall’interno non giungeva alcun rumore. La parete laterale non confinante con la casa successiva era nuda, senza tubi di scolo per la pioggia o corpi sporgenti; vi si aprivano solo tre minuscole finestre. Sul retro della casa, però, la cucina era stata apparentemente ingrandita e il tetto del locale, alto non più di tre metri, si poteva raggiungere scalando il muro sul quale si arrampicava una pianta robusta e senza spine… probabilmente un glicine, pensò Fleetwood, che nelle ore libere si occupava con passione di giardinaggio.
Sul tetto della cucina si apriva una finestra a ghigliottina. Ecco, era proprio come Fleetwood aveva pensato. Se tutti gli altri tentativi fossero falliti, lui o qualcun altro sarebbero potuti entrare nella casa scalando il muro, come aveva fatto l’uomo con la pistola.
Mentre tornava sui suoi passi, una voce gli urlò qualcosa. Gli sembrò impaurita, ma non per questo meno inquietante. E così inaspettata che Fleetwood trasalì. Si rese conto, anche se prima non ci aveva pensato, di essere nervoso, preoccupato. Si costrinse a camminare, senza correre, fino al vialetto di fronte alla casa. L’uomo con la pistola era alla finestra rotta, da cui aveva tolto le schegge di vetro gettandole nell’aiola sottostante; nella mano destra aveva la pistola, con la sinistra teneva sollevata la tenda.
«Sei tu che comandi, qui?» chiese a Fleetwood.
Sembrava il protagonista di uno spettacolo. Be’, forse lo era davvero, a giudicare dall’attenzione che gli dedicavano gli spettatori che per vederlo sfidavano freddo e pioggia. E al suono della sua voce dalla folla venne un rumore, un sospiro, un mormorio collettivo, assai simile al fruscio del vento sulle cime degli alberi.
Fleetwood annuì: «Esatto».
«Allora è con te che dovrò prendere accordi?»
«Non ci saranno accordi.»
L’uomo con la pistola rimase in silenzio, come riflettendo. Poi chiese: «Qual è il tuo grado?».
«Sono il sergente Fleetwood.»
Sul volto affilato dell’uomo passò un’espressione di disappunto, percepibile nonostante gli occhiali neri. Forse pensava di meritare almeno un ispettore capo. Dovrei avvisare Spenser che la sua presenza è necessaria, pensò Fleetwood. Adesso la pistola era puntata su di lui. Non avrebbe alzato le mani, ovviamente. Quella era Kensal Rise, non Los Angeles, per quanto non ci vedesse, al momento, una gran differenza. Fissò il buco nero della bocca della pistola.
«Voglio l’assicurazione che mi sarà permesso di uscire da qui e che mi sarà data mezz’ora per svignarmela. Porterò con me la ragazza e quando la mezz’ora sarà passata la rimanderò indietro con un taxi. Okay?»
«Sta scherzando…» disse Fleetwood.
«Per la ragazza non sarà uno scherzo se non mi garantisci quello che chiedo. Lo vedi che ho una pistola, o no?»
Fleetwood non disse niente.
«Hai un’ora di tempo per darmi una risposta. Poi userò la pistola sulla ragazza.»
«Sarebbe un assassinio. Lo pagherebbe certamente con l’ergastolo.»
La voce dell’uomo, una voce bassa e profonda, eppure impersonale – una voce che dava a Fleetwood l’impressione di venire usata poco e comunque sempre con grande risparmio – si fece fredda. Parlava con indifferenza di cose terribili.
«Non la ucciderò. Mi limiterò a spararle da dietro, alla base della colonna vertebrale.»
Fleetwood non replicò. Cosa c’era da dire? Una minaccia simile poteva solo provocare una condanna moralistica o un moto di orrore. Girò la testa, perché con la coda dell’occhio aveva visto arrivare un’auto che gli era familiare, ma un rumore, proveniente dalla folla, come se ognuno avesse di colpo trattenuto il respiro, lo indusse a tornare a fissare in alto. La ragazza, Rosemary Stanley, era stata spinta verso la finestra e stava lì, inchiodata, nell’atteggiamento di una schiava in catene sulla piazza di un mercato. Braccia estranee le tenevano a viva forza le braccia piegate dietro la schiena e la testa era china in avanti. Una mano si impadronì dei lunghi capelli e con questi le tirò su la testa, un movimento crudele che le strappò un grido di dolore.
Fleetwood si aspettava che la folla parlasse alla ragazza, o che la ragazza dicesse qualcosa, ma non avvenne nessuna delle due cose. Stava lì, impietrita dal terrore, muta, gli occhi sgranati. Probabilmente, pensò Fleetwood, aveva la pistola puntata proprio alla base della spina dorsale. E non poteva certo esserle sfuggita la minaccia dell’uomo. L’indignazione della folla era tale che a Fleetwood pareva quasi di sentirla vibrare nell’aria. Sapeva che avrebbe dovuto rassicurare la ragazza, ma non trovava nulla da dire che non suonasse assolutamente falso e ipocrita. Era una ragazza piccola, magrolina, con bellissimi capelli lunghi; forse indossava un abito, ma avrebbe anche potuto essere una vestaglia. Un braccio le strinse la vita, tirandola indietro, mentre la tenda ricadde sulla finestra. In effetti, si trattava di due tendine di lino grosso, che collimavano perfettamente.
Spenser era rimasto seduto sul sedile posteriore della Rover, intento a leggere qualcosa. Era il tipo d’uomo che, quando non ha altro da fare, sta sempre a compulsare qualche documento. Spesso Fleetwood notava la cura con la quale preparava la sua scalata al comando: aveva capelli folti e abbondanti, appena spruzzati d’argento, la barba sempre perfettamente rasata, la pelle curiosamente abbronzata per essere nel pieno dell’inverno, la camicia stirata a perfezione, l’impermeabile, sicuramente un Burberry… Fleetwood gli si sedette accanto e Spenser lo guardò con quei suoi occhi blu come la fiamma del gas.
Secondo Fleetwood, il foglio di carta che aveva appena letto doveva, come al solito, averlo informato di tutte le circostanze irrilevanti, senza contenere alcun suggerimento utile per la soluzione del caso.
«Ha diciott’anni, ha finito la scuola l’estate scorsa, lavora in un “pool” di dattilografe. I suoi genitori sono partiti stamattina presto, hanno preso un taxi alle sette e trenta, dice un vicino. Il padre della signora Stanley, che vive a Hereford, ha avuto un attacco alle coronarie. Li informeremo non appena possibile. Non vogliamo che apprendano il fatto dalla TV
Fleetwood pensò improvvisamente alla ragazza che avrebbe sposato la settimana successiva. Se Diana fosse venuta a sapere che lui era lì, si sarebbe preoccupata? Ma per quel che ne sapeva, ancora non si erano viste telecamere e neppure giornalisti. Riferì a Spenser ciò che l’uomo con la pistola aveva detto a proposito degli accordi, del filarsela, dello sparare a Rosemary Stanley.
«Possiamo essere sicuri al novantanove per cento che si tratta di una pistola giocattolo» disse Spenser. «Ma com’è entrato in quella casa? Abbiamo scoperto qualcosa?»
«Grazie a un rampicante sul muro del retro.» Fleetwood sapeva che Spenser non avrebbe capito di cosa parlava se avesse specificato che si trattava di una wisteria, comunemente chiamata glicine.
Spenser borbottò tra i denti e Fleetwood dovette chiedergli di ripetere cos’aveva detto.
«Ho detto che noi dovremo entrare in quella casa, sergente.»
Spenser aveva trentasette anni, quasi dieci più di lui. E stava appesantendosi, come forse si conviene a un futuro capo. Più vecchio, meno in forma, di due gradi superiore: tutto ciò significava che quel “noi” era diretto a Fleetwood; lui sarebbe dovuto entrare nella casa, forse con l’aiuto di uno dei più giovani.
«Magari arrampicandoci sull’albero di cui ha detto» fece Spenser.
La finestra era aperta, lo aspettava. Dentro c’erano un uomo con una pistola vera – o forse un giocattolo, chissà – e una ragazza terrorizzata. E lui, Fleetwood, non aveva altra arma che le sue mani, i suoi piedi, la sua intelligenza… Ma quando disse a Spenser che avrebbero dovuto dargli un’arma, il sovrintendente lo guardò come se avesse chiesto una testata nucleare.
Mancava un quarto alle dieci e l’uomo con la pistola aveva lanciato il suo ultimatum intorno alle nove e v...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Carne viva
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
  12. 9
  13. 10
  14. 11
  15. 12
  16. 13
  17. 14
  18. 15
  19. 16
  20. 17
  21. 18
  22. 19
  23. Copyright