Piccoli Brividi - Il mostro delle nevi a Pasadena
eBook - ePub

Piccoli Brividi - Il mostro delle nevi a Pasadena

  1. 182 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Piccoli Brividi - Il mostro delle nevi a Pasadena

Informazioni su questo libro

Poi si chinò su di noi, ci afferrò per i piumini con le possenti manacce e ci sollevò. Ci avvicinò al suo faccione. Alla sua bocca enorme... Era pronto a divorarci! Mi dibattei, ma il mostro era troppo forte. Cominciai a prenderlo a pugni sul petto e scalciai come un forsennato. Lui, però, sembrava non sentire assolutamente niente.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852071966
Print ISBN
9788804659815

1

Mi chiamo Jordan Blake e ho sempre sognato di vedere la neve.
Fino a una certa età, nella mia vita avevo visto esclusivamente sole, sabbia e cloro. Ho dovuto aspettare di compiere dodici anni per conoscere il freddo, una sensazione che non avevo mai provato, se non si considera l’aria condizionata dei supermercati. E io non la considero. Non nevica mai nei supermercati!
Insomma, non avevo mai avuto freddo fino al giorno fatidico in cui è iniziata la grande avventura.
In tanti mi dicono che sono fortunato a vivere a Pasadena, in California, dove c’è il sole tutto l’anno e fa perennemente caldo. Sì, forse è una cosa invidiabile. Però chi non ha mai visto la neve la immagina come qualcosa di formidabile... qualcosa di fantascientifico.
Fiocchi d’acqua gelata che cadono dal cielo? Una strana sostanza fredda che si accumula a terra e da cui si possono ricavare castelli, pupazzi e palle da lanciare agli amici? Dovete ammettere che suona strano.
Insomma, un giorno, il mio sogno si avverò. Finalmente vidi la neve, che si rivelò molto più strana di quanto avessi immaginato.
Molto, molto più strana...
«Attenti, ragazzi. Rimarrete a bocca aperta. Devono essere fantastiche!»
Il sorriso a trentadue denti di mio papà brillò nella luce rossa della camera oscura, un piccolo prefabbricato che si trovava nel giardino sul retro di casa nostra. Mia sorella Nicole e io lo osservavamo mentre stampava una foto. Con una pinza, immerse un foglio di carta sensibile in un bagno chimico.
È da quando sono nato che vedo mio papà che sviluppa e stampa pellicole. È un fotografo professionista. Fino a quel giorno, però, non l’avevo mai visto così eccitato. Non stava più nella pelle dalla voglia di vedere il risultato del suo lavoro.
Papà è specializzato in fotografia naturalistica. A dire la verità, però, scatta foto a qualsiasi cosa.
Non smette mai di premere il pulsante della macchina. La mamma dice che una volta, da piccolo, vedendolo strillai terrorizzato. Non aveva la macchina fotografica davanti alla faccia, così non l’avevo riconosciuto. Ormai ero abituato a considerare lo zoom come se fosse il suo naso.
Le pareti di casa nostra sono tappezzate di imbarazzanti fotografie che mio padre mi ha scattato quand’ero piccolo: con pannolini enormi, con la faccia sporca di cibo, mentre piango dopo essermi graffiato un ginocchio, mentre picchio mia sorella...
Ma torniamo a mio padre, che era appena tornato da un viaggio sui Grand Tetons. È una catena montuosa dello Wyoming e fa parte delle Montagne Rocciose. Era entusiasta delle foto che aveva scattato.
«Avreste dovuto vedere che orsi, ragazzi» ci disse. «Una famiglia intera! I cuccioli mi ricordavano voi due... continuavano a farsi i dispetti.»
Dispetti. Ah ah! Papà crede che Nicole e io ci facciamo dei semplici dispetti. Altro che dispetti! Nicole, la sapientona, mi fa letteralmente uscire di testa.
A volte vorrei che non fosse mai nata. Ho addirittura deciso di far rimpiangere anche a lei di essere venuta al mondo.
«Però potevi portare anche noi sui Grand Tetons, papà» mi lamentai.
«Fa un freddo cane nello Wyoming, in questo periodo dell’anno» osservò Nicole.
«E tu come fai a saperlo, cervellona?» Le diedi una gomitata nelle costole. «Non sei mai andata nello Wyoming.»
«Lo so perché l’ho letto mentre papà era via.» Ovvio che aveva una spiegazione pronta, no? «Comunque sullo scaffale c’è un libro illustrato che va bene per te, Jordan, se vuoi saperne qualcosa di più. È per bambini di prima elementare: non farai fatica a leggerlo.»
Non mi venne in mente nessuna battutaccia. È proprio questo il mio problema: non ho mai la risposta pronta.
Così le diedi un’altra gomitata.
«Ehi, finitela!» borbottò papà. «E basta con le gomitate. Sto lavorando.»
Quella stupida di Nicole... No, in realtà non è stupida, anzi, è molto intelligente. Però in un modo... stupido. Io la penso così. È talmente intelligente che ha saltato la quinta, e così me la sono ritrovata in classe. Non sto scherzando! Ha un anno meno di me ed è una mia compagna di classe! Per di più ottiene sempre il massimo dei voti.
Le foto di papà galleggiavano nel bagno chimico, colorandosi lentamente.
«Nevicava, in montagna?» gli chiesi.
«Eccome se nevicava!» mi rispose, concentrato sul lavoro.
«Hai sciato?» proseguii.
Papà scosse la testa.
«Ero troppo occupato con le foto.»
«E non hai nemmeno pattinato sul ghiaccio?» volle sapere Nicole.
Mia sorella si comporta come se sapesse sempre tutto, però nemmeno lei ha visto la neve. Né io né lei ci siamo mai allontanati dalla California del Sud; vedendoci, ci credereste.
Siamo abbronzati tutto l’anno. Nicole ha i capelli di un biondo verdastro per via del cloro della piscina comunale, mentre io li ho castani con sfumature bionde. Facciamo parte tutti e due della squadra di nuoto della scuola.
«Scommetto che adesso nevica, dalla mamma» disse Nicole.
«È possibile» replicò papà.
I nostri genitori sono divorziati. La mamma si era trasferita da poco in Pennsylvania. Avremmo trascorso con lei le vacanze estive. Per il momento, però, eravamo in California con papà per finire l’anno scolastico.
La mamma ci aveva spedito alcune foto della sua nuova casa. Era coperta di neve. Guardando quelle immagini, mi ero sforzato di immaginare il freddo.
«Sarebbe stato meglio andare dalla mamma, mentre tu eri via» dissi.
«Jordan, ne abbiamo già parlato.» Il tono di papà era vagamente spazientito. «Quando la mamma si sarà sistemata, potrete andare a trovarla. Non ha ancora comprato i mobili. Dove dormireste?»
«Preferirei dormire sul pavimento, piuttosto che sentire la Strega che russa sul divano» borbottai.
La Strega veniva a stare con me e Nicole ogni volta che papà partiva. Era un incubo. Ogni mattina ci costringeva a fare le pulizie nelle nostre camere, e poi veniva a controllare se avevamo spolverato bene. Alla sera, poi, ci rifilava zuppa di teste di pesce, fegato con contorno di cavolini di Bruxelles e un bicchiere di latte di soia.
«Non si chiama “Strega”» mi riprese Nicole. «Si chiama signora Hitchens!»
«Lo so benissimo, rompiscatole!» esclamai.
Nella luce rossa della camera oscura, sulla carta cominciavano a comparire le immagini. Papà era visibilmente eccitato.
«Se le foto sono venute bene, potrò pubblicarle in un libro» disse. «Gli orsi bruni dello Wyoming, di Garrison Blake! Suona bene, eh?»
Sollevò una foto dalla vaschetta del liquido e osservò attentamente l’immagine sulla carta gocciolante.
«Strano...» mormorò.
«Cosa?» gli domandò Nicole.
Papà appoggiò la fotografia sul piano del tavolo senza dire una parola. Nicole e io la guardammo.
«Papà...» disse Nicole con aria perplessa. «Forse questa notizia ti sconvolgerà, ma devo proprio dirtelo: sembra un orsacchiotto di peluche.»
In effetti la foto ritraeva un orsetto di peluche: un pupazzo imbottito di gommapiuma seduto sull’erba, con un sorriso storto. Non era decisamente il genere di bestione che ci si aspetterebbe di vedere sui Grand Tetons.
«Dev’esserci un errore» commentò papà. «Aspettate che il resto delle foto sia pronto. Vedrete. Sono stupefacenti.»
Afferrò con le pinze un’altra foto. La guardò attentamente.
«Ma come...?»
Gli tolsi la foto di mano. Un altro orsacchiotto di peluche.
Papà prese una terza fotografia. Poi una quarta. Si muoveva sempre più freneticamente.
«Sono tutti pupazzi!» esclamò. Era sconvolto. La luce rossa era fioca, ma vedevo benissimo il panico dipinto sul suo volto.
«Che diavolo succede?» gridò. «Che fine hanno fatto le foto che ho scattato?»
Ornamento di separazione

2

«Papà» mormorò timidamente Nicole, «sei proprio sicuro di aver visto degli orsi in carne e ossa?»
«Certo che sono sicuro!» tuonò lui. «Non sono mica rimbecillito! So distinguere un orso bruno da un pupazzo di peluche!»
Cominciò a camminare nervosamente per la camera oscura.
«Posso aver perso il rullino?» borbottò, premendosi una mano sulla testa. «Me l’avrà sostituito qualcuno?»
«La cosa strana è che hai fotografato orsi e ti sei ritrovato con un rullino pieno d...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. 26
  29. 27
  30. 28
  31. 29
  32. Copyright