Piccoli Brividi - La vendetta degli gnomi
eBook - ePub

Piccoli Brividi - La vendetta degli gnomi

  1. 182 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Piccoli Brividi - La vendetta degli gnomi

Informazioni su questo libro

Gli gnomi stavano prendendo vita! Li vidi stirarsi, tendendo le braccia, e poi massaggiarsi il mento. Saltellarono per sciogliere i muscoli delle gambe e dopo si lisciarono le camicie. «Si... si stanno muovendo!» esclamò Moose, sbigottito.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852071959
Print ISBN
9788804659808

1

Tac, tac, tac. La pallina da ping-pong rimbalzò sul pavimento del seminterrato.
«Sì!» gridai, guardando Mindy che la rincorreva.
Era un pomeriggio caldo e afoso di giugno; il primo lunedì delle vacanze estive.
Joe Burton aveva appena fatto un tiro eccellente.
Joe Burton sono io. Ho dodici anni. La cosa che mi piace di più in assoluto è far rimbalzare la pallina in faccia a mia sorella, che poi è costretta a rincorrerla.
No, non sono un tipo sleale. Voglio semplicemente dimostrare a Mindy che in realtà non è l’asso del ping-pong che è convinta di essere.
Avrete capito che Mindy e io non abbiamo la stessa visione delle cose. Be’, devo dire che io non assomiglio a nessuno dei miei parenti stretti.
Mia sorella, mia mamma e mio papà sono biondi, magri e alti. Io, invece, ho i capelli castani e sono basso e paffuto. Mia mamma dice che non devo preoccuparmi, perché non ho ancora superato l’età dello sviluppo.
Certo, sono un tappetto. Comunque, anche se faccio fatica a vedere al di là della rete del tavolo da ping-pong, vi assicuro che potrei battere Mindy con una mano legata dietro la schiena.
Mindy detesta perdere quanto io adoro vincere. E non è per niente leale. Ogni volta che faccio una mossa da manuale, lei sostiene che non è valida.
«Joe! Non vale prendere a calci la pallina!» si lamentò Mindy, mentre cercava di recuperare la palla finita sotto un vecchio divano.
«Cosa? Sei impazzita?» replicai. «Guarda che lo fanno tutti i campioni di ping-pong! Si chiama “tiro calciato”.»
Mindy rovesciò i suoi occhioni verdi all’indietro.
«Oh! Ti prego!» gemette. «Tocca a me battere.»
Mia sorella è proprio strana. Anzi, direi addirittura che è la quattordicenne più schizzata della città.
Perché? Ve lo spiego subito.
Prendiamo la sua stanza. Mindy sistema tutti i libri in ordine alfabetico, per autore. Incredibile, vero?
Per giunta, compila una scheda per ogni volume. Tutte le schede sono ordinatamente raccolte nel primo cassetto della sua scrivania. Pazzesco!
Se potesse, probabilmente taglierebbe la parte superiore dei libri per averli tutti della stessa dimensione.
Insomma, è ordinata in un modo a dir poco maniacale. Il suo armadio è organizzato per colore. Prima ci sono tutti i vestiti rossi. Poi quelli arancioni. Poi quelli gialli. Dopodiché ci sono i verdi, gli azzurri e i viola. Insomma, sistema gli indumenti seguendo i colori dell’arcobaleno.
Anche a tavola è assurdamente metodica e ordinata. Basti pensare che mangia quello che ha nel piatto in senso orario. Non sto scherzando! Ormai la conosco bene. Prima tutto il purè, poi tutti i piselli e alla fine la bistecca. Guai se trova un pisello nel purè! Dà i numeri!
Ho ragione a dire che è schizzata, o no?
Io non le assomiglio per niente. Sono disordinatissimo. E fuori di testa. Già, non sono serio come lei. Sono un tipo simpatico. Lo dicono tutti. Salvo Mindy, ovviamente.
«Dai, batti! Datti una mossa!» esclamai. «Possibilmente prima della fine del secolo.»
Mindy, dall’altra parte del tavolo, era tutta concentrata. Quando deve battere, si mette sempre nella stessa posizione, a gambe leggermente divaricate, con un’angolatura ben precisa. Ormai ha scavato i solchi nel pavimento.
«Dieci a otto e batto io» disse.
Era ora! È strana anche in questo, mia sorella. Prima di battere, ripete sempre il punteggio.
Mi portai la racchetta vicino alla bocca, come se fosse un microfono.
«Mindy Burton si prepara a battere» annunciai. «Sul pubblico è calato il silenzio. La tensione è palpabile.»
«Smettila di fare l’idiota!» mi rimproverò. «Ho bisogno di concentrarmi.»
Quando gioco con lei, mi diverto un mondo a fare il cronista sportivo; riesco sempre a farla inviperire.
Mindy sollevò di nuovo il braccio, lanciò la pallina e...
«Un ragno!» urlai. «Ce l’hai sulla spalla!»
«Aaah!» Mindy gettò a terra la racchetta e cominciò a percuotersi la spalla furiosamente. La pallina rimbalzò sul tavolo.
«Ci sei cascata!» esclamai. «Un punto per me!»
«Non vale!» gridò lei, furibonda. «Sei soltanto un imbroglione, Joe!»
Dopo essersi lisciata meticolosamente la spalla della maglietta rosa, recuperò la palla e la batté oltre la rete.
«Se non altro, sono un imbroglione simpatico!» affermai.
Quindi feci una rapida giravolta e ribattei con forza. La pallina rimbalzò dalla mia parte del tavolo, prima di passare al di là della rete.
«Fallo!» gridò Mindy. «Continui a imbrogliare.»
Agitai la racchetta verso di lei.
«Piantala di piagnucolare!» dissi. «È soltanto un gioco. Ci si dovrebbe divertire!»
«Appunto!» replicò Mindy. «Ti sto battendo, e non sai come mi diverto!»
Alzai le spalle. «Che cosa m’interessa? Vincere non è tutto, nella vita.»
«Dove l’hai letto?» mi domandò Mindy. «In qualche stupidissimo fumetto?»
Rovesciò di nuovo gli occhi all’indietro. Secondo me, un giorno o l’altro quegli occhioni verdi le rotoleranno giù dalle orbite!
Feci anch’io lo stesso, fino a far apparire soltanto il bianco.
«Bello, eh?» le dissi.
«Sì, sei proprio carino» borbottò lei. «Proprio carino. Ti conviene stare attento, Joe. Prima o poi, gli occhi ti si bloccano in quella posizione. La cosa, a dire il vero, potrebbe donarti.»
«Ah, ah» replicai. «Che ridere.»
Mindy si preparò a battere.
«Mindy Burton si rimette in posizione» annunciai con la racchetta davanti alla bocca. «Si direbbe nervosa. Sta per...»
«Joe!» sbraitò lei. «Smettila!»
Poi finalmente lanciò la pallina, scattò con la racchetta e...
«Bleah! Che schifo!» gridai. «Che cos’è quel grumo verde che ti penzola dal naso?»
Questa volta Mindy mi ignorò.
Mi buttai in avanti e intercettai la pallina con la punta della racchetta. La pallina balzò in alto, oltre la rete, e cadde in un angolo del seminterrato, fra la lavatrice e l’asciugatrice.
Mindy corse a recuperarla.
«Ehi, dov’è Buster?» disse. «Non stava dormendo vicino all’asciugatrice?»
Buster è il nostro cane, un rottweiler gigante, nero, con la testa grande quanto un pallone da pallacanestro. Gli piace sonnecchiare nel sacco a pelo che abbiamo sistemato per lui in un angolo del seminterrato. Soprattutto quando Mindy e io scendiamo a giocare a ping-pong.
Tutti hanno paura di Buster. Per non più di tre secondi, comunque, perché poi lui comincia a leccare i visitatori o a rotolarsi sul dorso, implorando con lo sguardo di essere grattato.
«Ehi, Joe, dove può essersi cacciato?» mi domandò Mindy, mordicchiandosi un labbro.
«Sarà in giro» le risposi distrattamente. «Perché sei sempre così preoccupata per Buster? Pesa cinquanta chili e sa badare a se stesso.»
Mindy aggrottò la fronte.
«Guarda che se il signor McCall lo prende sono guai. Non ti ricordi cos’ha detto l’ultima volta che Buster gli ha rovinato le piante di pomodoro?»
Il signor McCall è un nostro vicino. Buster va matto per il suo giardino. Gli piace dormire all’ombra del grande olmo.
E scavare piccole buche nel prato. A volte anche fosse.
E scorrazzare per l’orto.
L’anno scorso, Buster ha sradicato tutte le lattughe del signor McCall. Poi ha divorato le zucchine più grosse.
Credo che sia per questo che il signor McCall lo detesta. Dopo l’ultima incursione del nostro cane nel suo giardino, ci aveva detto che, se fosse successo un’altra volta, lo avrebbe trasformato in fertilizzante.
Mio papà e il signor McCall hanno i giardini più belli della città. Sono patiti di giardinaggio. Anzi, sono addirittura fanatici.
Devo dire che anch’io lo trovo un passatempo divertente, però non lo dico in giro, perché secondo i miei amici il giardinaggio è roba da rimbambiti.
Mio padre e il signor McCall si sfidano tutti gli anni nel concorso per il miglior giardiniere dilettante. Il signor McCall vince quasi sempre il primo premio. L’anno sco...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. 26
  29. 27
  30. 28
  31. Copyright