Madre d'inverno
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Madre d'inverno

  1. 144 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Madre d'inverno

Informazioni su questo libro

Vivian Lamarque possiede una rarissima dote: quella di rendere lievi e trasparenti i temi e gli strappi dell'emozione più complessi e profondi. E di comunicarne le tracce e gli esiti con la grazia sottile della sua impeccabile petite musique. Ne aveva dato importanti prove nelle opere precedenti, da Teresino a Una quieta polvere (uscita esattamente vent'anni fa). E lo conferma in questo nuovo, attesissimo libro, dove già dal titolo, Madre d'inverno, indica il percorso centrale di una raccolta che riesce comunque a svilupparsi in varie direzioni. L'idea e la figura materna, dunque, vissuta nel trauma originario – accettato con sapienza eppure inguaribile, nel paradosso e nel dolore – della sua doppia immagine, quella della madre biologica e quella della madre adottiva. In uno scenario aperto e sofferto, fitto di elementi di una concretissima realtà quotidiana, dove si intessono frammenti di dialogo e schegge di parlato, si passa da una iniziale sequenza ospedaliera a una serie di sensibilissimi versi in cui si realizza una sorta di postumo colloquio con la figura materna. Rispetto alla quale il coinvolgimento del lettore scatta immediato poiché, partendo dalla propria esperienza personale, l'autrice mette a punto un vasto disegno in cui la madre diventa una forma assoluta, diventa l'emblema di tutte le madri. Nella mobile ricchezza di un'opera composta in un ampio arco di tempo, l'autrice si rivolge alle più svariate tracce della memoria, fino a introdurre, improvvisa, "l'altra madre", quella biologica, insinuando, in un tono di assoluta normalità antiretorica – e perciò ancora più autentica –, un senso di pervasiva, interiore instabilità. Lamarque è per fortuna ben lontana dal chiudersi in un territorio tematico senza sbocchi, e infatti si apre a varie "avventure", ad altre madri espressive, ad altri personaggi. Fino a coinvolgere l'esempio di Wisława Szymborska; fino a coinvolgere quella che definisce una sua «coinquilina poco prevedibile», e cioè la poesia stessa, di cui Vivian Lamarque, con la sua voce inconfondibile, si conferma una delle nostre espressioni più vive, originali e giustamente amate.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804662198
eBook ISBN
9788852072581
Argomento
Letteratura
Categoria
Poesia

Compro Oro

sai facciamo così noi poeti

COMPRO ORO

a Lello Baldini
Scusa che ho venduto quella tua spilla
d’oro, quella come un ramo d’oro
a un Compro Oro, a una addetta signorinella
pallida come la tua canzone però è sposata
le ho venduto anche anellini vado
e vengo ormai mi conosce fa così
caldo le ho detto come fa otto ore
perché non mette un ventilatore
di quelli piccoli ce ne sono anche
portatili ha ragione ha detto ma tanto
lo so già che non lo metterà, non so
che Compro Oro è, l’ho scelto
che sia vicino a casa e educato
le quotazioni del giorno non me le dice
mai, speriamo. Disapproveresti, sei la solita
mi diresti, e poi perché vendere
la spilla d’oro al Compro Oro non ne hai
bisogno, è vero non ne ho bisogno, era
per non lasciarla ai ladri che prima
o poi verranno, dicono che vanno da tutti,
mi sono già entrati dalla finestra, dalla
porta non osano sai che fuori ho scritto Tom Ponzi
e Polizia, l’oro loro non l’hanno trovato ma
un altro potrebbe non hanno portato via niente
solo mi pare una carta di credito, il computer no
perché astuta avevo incollato un foglietto
con scritto non funziona portare
a riparare (dovrei però tradurlo in caso
di ladro straniero) e poi scusa l’ho venduta
per non lasciare pensieri a figlia e nipoti
tutti oggi preferiscono contanti, tanto la tua
spilla d’oro con sul ramo dei fruttini sangue
di rubino (la Compro Oro ha detto che
non occorre staccarli, ci pensa lei) e colore
del tuo smisurato cuore, tanto la tua spilla –
ce l’ho infilzata nel petto, mi sanguina, però
ora che l’ho posata qui sulla carta
un poco meno (sai facciamo così noi poeti).

LE TUE COLLANE

Quando si rompe una collana
fuggono a gambe le perle liberate
chi qua chi là ridono della grazia
ottenuta, libertà!
E se dopo giorni e giorni
ancora una ne scorgo là sotto
in un angolino zitta tondetta
muso di bambino, fingo
di non vederla, tiro dritto
sei salva bisbiglio
facendole occhiolino.

MACRAMÈ

a Elena M.
Con questo sole avresti messo
il cappello di paglia e saremmo andate
al mercato al banco dei fili da ricamo
dove sempre vantavo i tuoi 96 anni e dove loro
sempre rispondevano davveeero? come li porta
bene signora, tu ti schermivi e accostavi
le spolette color avorio ai pizzi macramè
e le esaminavi per bene sotto il raggio del sole,
lui il sole sostava dorato e paziente sul banco
finché avevi scelto, finché – prendo questa – dicevi.

BOMBOLA D’OSSIGENO

Tornando camminavamo piano
staccavo poveretti due rametti
di solanum dal giardino d’angolo
tra le due strade, il tuo l’avresti messo
a tuo padre, al mio avrei cercato
di far mettere nell’acqua radici
(e loro ubbidienti le mettevano). Salendo
le scale facevi tappa controvoglia
sullo sgabello ikea per riprendere
fiato, in casa aprivi subito la bombola
d’ossigeno che ti rispondeva con un gorgoglio
come di persona che parla, te la tiravi vicino
alla poltrona leggevate il giornale, vai pure
mi dicevi che hai tanto da fare. Scendevo
le scale poi guardavo su al tuo secondo
piano, al balcone dalla sua sentinella
non più presidiato.

CALLIGRAFIA

I tagli delle tue t
erano lunghi il doppio
del normale e obliqui,
sciabolate.
Anche in vecchiaia
non si erano arresi
di un millimetro
nemmeno nell’ultima
lettera quella inattesa
con sulla busta scritto
“per dopo” che cominciava
con “ti prego non guardare
i punti e le virgole” e che finiva
da far piangere.

PAPPAGALLINI

Come risplendeva il sole della domenica mattina,
ero bambina. Pulizie della gabbia, setacciavo la sabbia,
l’allungavo, la nuova era chiara come un
mare, tu da dietro la tenda ci stavi a guardare.
Poi rientravamo, lasciavamo lo sportello aperto,
loro facevano mezz’oretta di volo in casa,
ma come per farci piacere, qualche compiacente
sosta sul lampadario a gocce, in realtà
non vedevano l’ora di tornarsene in gabbia,
quello azzurro sul suo bastoncino su, l’altro
su quello giù, quando richiudevamo lo sportello
udivo due impercettibili piumati respiri di sollievo.

CEDRUS ATLANTICA

Preventivo per abbattimento
con ausilio di scala cingolata
che fortuna non assisterai
era come tuo da metà Novecento
l’albero, le sue aghiformi braccia
ti entravano nel balcone quasi
in casa, per non dire del luttuoso
giorno in cui ti trattennero,
ti impedirono il disperato salto.
Ma ormai fantasma il salto, fantasma
il motivo del salto e la sua origine,
fantasma la notizia, fantasma chi dovette
dartela, fantasma chi ti consolò,
fantasma chi per primo ti chiamò
vedova, fantasma lui il giovanissimo
coniuge tra i più biondi e belli
a spasso nel regno dei cieli, fantasmi
i cieli, fantasma tutto, ogni accadimento,
ogni ricordo di ricordo di accadimento,
ogni poesia di accadimento?

FIORIERA

Il giorno della falce, del taglio rasoterra,
mi avvertiranno, raccoglierò resina segatura
e un rametto per la fioriera di marmo che sotto
ti sporge come nuovo balcone di una spanna,
fantasma di mamma.
P.S. invece non mi hanno avvertita per niente,
ti porterò un rametto di un altro albero simile,
ma lo so già che non ci cascherai.
...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Madre d’inverno
  4. POESIE OSPEDALIERE
  5. RITRATTO CON NEVE
  6. COMPRO ORO
  7. MADRE L’ALTRA
  8. IPOTESI SUL DIMENTICARE
  9. DEDICATE
  10. COINQUILINA POESIA
  11. NOTE
  12. RINGRAZIAMENTI alla pazienza
  13. Copyright

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