Il lungo, il corto, il nulla
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Il lungo, il corto, il nulla

Gli insegnamenti del Maestro

  1. 280 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Informazioni su questo libro

Il testamento spirituale di uno dei più carismatici guru del nostro tempo, il catechismo per quanti in Occidente si rivolgono alla saggezza orientale per conoscere la propria dimensione interiore e riscoprire l'armonia con il mondo.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
Print ISBN
9788804590255
eBook ISBN
9788852071898
1

Conoscenza e comprensione

Tu chiedi quale sia il mio messaggio? Lo si può dire in due parole: chi è sveglio è vivo, chi dorme manca completamente l’incontro con la vita.
A nessun uomo viene data la sua qualità umana pronta all’uso. Egli deve costruirla da sé. Questa è, al tempo stesso, una benedizione e una sventura. È una benedizione perché egli è libero di creare se stesso, è una sventura perché esiste sempre la possibilità di morire senza mai essere diventato un uomo.
L’uomo non diventa Dio sviluppando se stesso. Se riuscisse ad aprirsi pienamente, saprebbe che è già Dio in se stesso, qui e ora. Secondo me, la rivelazione completa del sé è l’unica evoluzione che esista.
Non è un’esagerazione dire che abbiamo dimenticato noi stessi. Non abbiamo forse dimenticato la nostra nascita? Cos’altro possiamo dire, allora, di una vita che si basa su un fondamento di oblio del proprio essere? Una vita simile non è, in realtà, solo un sogno?
Qual è la differenza, se mai ne esiste una, tra sognare ed essere sveglio? In un sogno il sognatore si dimentica di sé. Il sogno lo sommerge, accade proprio di fronte a lui, ma egli non è presente. In effetti, la sua stessa assenza è il sonno, perché nel momento in cui egli è presente non è addormentato né sogna.
Ma allora come potremo chiamare questa nostra cosiddetta vita? Di certo non è uno stato di all’erta, perché non siamo in grado di ricordare noi stessi. Allora è anch’essa un sogno? Certo, amici miei, anch’essa è un sogno. Finché esiste insensibilità verso il sé, la vita non è che un sogno vuoto.
Gurdjieff ha detto che l’uomo è una macchina. In tutte le sue attività l’uomo non è che un partecipante passivo. Le sue azioni sono inconsce, inconsapevoli. In realtà, esse sono reazioni. Un uomo può amare, odiare, provare rabbia, ma si tratta solo di semplici espressioni di forze inconsce e meccaniche in funzione dentro di lui. In realtà, egli è solo un agente attraverso cui opera la natura. Di per sé, egli non ha una vitalità conscia. Ciò che noi possiamo chiamare “vita reale” inizia solo quando un uomo si eleva al di sopra di questo stato meccanico di esistenza.
Ieri è venuto a trovarmi un giovane che mi ha chiesto: «Come posso comportarmi nella mia vita in modo che non abbia mai motivo di pentirmi di qualcosa, in futuro?».
Ho replicato: «Esiste una sola risposta alla tua domanda: scopri la vita reale. Ciò che tu conosci come vita non è affatto la vita».
Per una persona che non ha ancora raggiunto la vita, la questione di usarla correttamente non ha alcun senso. Non raggiungere la vita reale è farne un cattivo uso, raggiungerla è viverla correttamente. L’assenza della vita reale provoca il bisogno di pentimento, vivere una vita autentica porta alla beatitudine. Cosa può adempiere un uomo quando la sua vita reale è ancora addormentata dentro di lui?
Un uomo addormentato non è un’unica entità, è molteplicità; è una folla. Mahavira ha detto che l’uomo ha molte menti. È vero. Dentro di noi non esiste un unico individuo ma una molteplicità di persone, e una folla non può decidere niente. Una folla non può formulare alcun parere, una folla non può determinare niente. Per portare a compimento qualsiasi cosa è indispensabile che l’anima in ognuno di noi sia resa attiva, sia risvegliata. Dobbiamo diventare un’unità organica, e non la folla disordinata che attualmente siamo. Dobbiamo diventare coscienti della nostra individualità. Solo allora le reazioni verranno sostituite da azioni. Jung ha definito tutto questo come “il conseguimento individuale del proprio centro”.
Quando un uomo è addormentato, quando non è sveglio, tutti i suoi sforzi sono futili. In un uomo simile non c’è il senso della direzione. Quello che una parte di lui crea, un’altra lo distrugge. È come aggiogare i buoi ai quattro lati di un carro, affidando poi le redini nelle mani di un guidatore che dorme e ciononostante sperare di arrivare da qualche parte. La vita dell’uomo comune è proprio così: egli pensa di arrivare da qualche parte, ma in realtà non si sta affatto muovendo. Un uomo simile non realizza nulla, esaurisce solo le sue energie.
L’umanità deve comprendere che ciò che è stato erroneamente inteso come vita non è altro che una lenta forma di suicidio. La morte inizia con la nascita. La morte fa parte del processo connesso alla nascita, non è qualcosa che accade accidentalmente. Nascita e morte sono i due poli della vita. Ma esiste una vita più grande, al di là della nascita, ed è nostro compito conseguirla.
Va ricordato che qualsiasi cosa si verifichi alla fine di qualche evento era presente anche all’inizio. La fine non è altro che l’inizio nella sua forma manifesta. E se la vita ha due poli, ne consegue che ha anche due direzioni: la possibilità di vivere e la possibilità di morire. La stasi è morte, la consapevolezza è vita. E l’uomo è una combinazione di queste due cose. Può essere una macchina, ma esiste in lui un elemento in grado di comprendere questa sua caratteristica di automa; se persegue questa comprensione, ottiene la vita.
La presenza della mia consapevolezza mi dà la conoscenza che io sono. Ed è questa comprensione in se stessa che illumina il sentiero dell’esistenza, il sentiero verso la vita. Il raggio di luce può essere debole, può essere vago: tuttavia è visibile. E la sua esistenza ha un significato enorme: quel debole raggio di luce nel buio è un segno, un’indicazione che esiste una possibilità di raggiungere la luce. Quel raggio di luce mi dà la speranza che esista il sole. Il sole non può essere riconosciuto da un raggio? Quel raggio di consapevolezza nell’uomo indica la via verso la sua illuminazione. Quella labile indicazione della consapevolezza è la più grande possibilità dell’uomo, la sua più grande qualità. Dentro di lui non esiste nulla di più prezioso. Se lo segue può raggiungere il sé, la sua anima; se non se lo lascia sfuggire, può raggiungere l’esistenza. Questa è la strada verso la vita, verso una vita più grandiosa, verso Dio.
L’uomo ha solo due alternative, non gli è aperta una terza direzione. Da questa iniziale scintilla di consapevolezza può avanzare verso l’illuminazione oppure può regredire in un coma. La routine meccanica e ripetitiva della vita ordinaria non procede automaticamente verso la vetta, verso l’illuminazione. È una legge eterna che senza sforzo si indietreggia. La morte arriva senza essere invitata, viceversa la vita aspetta un invito.
Questo raggio di conoscenza esiste in ognuno e grazie alla sua luce si può solo avanzare. Non appena un uomo incomincia a muoversi verso l’interno, le dimensioni della conoscenza si schiudono davanti ai suoi occhi ed egli inizia a elevarsi al di sopra del suo stato di stagnazione e di assopimento. E man mano che aumenta la sua familiarità con questo suo nuovo stato di crescita della consapevolezza, qualcosa di solido e di profondo dentro di lui inizia a prendere forma, a cristallizzarsi. È questo il processo che conduce all’individualità degna del nome “uomo”.
È vero che l’uomo non è un animale, ma è corretto dire che l’uomo è diventato umano? Il suo essere un animale è forse un evento passato, ma il suo diventare un uomo è ancora una possibilità futura. Sembra che ci troviamo in un punto intermedio imprecisato. Questa è la nostra unica afflizione, la nostra sola tensione, la nostra sola angoscia.
Solo coloro che sono insoddisfatti delle loro esistenze miserabili e fanno uno sforzo per operare in qualche modo su se stessi possono diventare esseri umani.
La qualità umana non è acquisita automaticamente, bisogna farla nascere dentro di sé. Si deve comprendere che non si è necessariamente uomini per il semplice fatto di non essere animali. Non puoi essere soddisfatto di quello che sei. Solo una profonda e intensa insoddisfazione di te stesso cagionerà la tua evoluzione.
I leader religiosi tengono in gran conto l’insegnamento “conosci te stesso”. Ma dove esiste questo “sé”? Il sé di un individuo non è forse solo l’ombra del sé universale? Quindi perché dovrei dirti: “Conosci te stesso”?
Io continuo semplicemente a ripetere: «Conosci, conosci, conosci! Conosci ciò che è».
Non fa differenza se nessuno mi riconosce nell’oscurità che avvolge il sentiero della vita, ma pensa soltanto alla terribile conseguenza se io non riuscissi a conoscere me stesso. Molta gente non è così desiderosa di conoscere se stessa quanto lo è di essere conosciuta dagli altri. Ecco perché la vita sta diventando sempre più profondamente avvolta nell’oscurità. Come puoi diffondere la luce intorno a te, se non conosci affatto te stesso?
La preghiera di un uomo di conoscenza è: “Accetterò prontamente la morte – sconosciuto al mondo, non riconosciuto dai miei simili e non incoronato dal successo – ma lasciami almeno conoscere me stesso”. Quest’unico raggio di luce è sufficiente per guidare un uomo fino a Dio. La luce di un solo uomo che possiede la conoscenza del sé è più preziosa della luce di milioni di soli.
Vuoi sapere come realizzare il sé? Prima di tutto arriva a conoscere il non-sé. Conosci cosa non è il sé e comprendilo a fondo. Alla fine, non rimarrà nulla; infine, ogni cosa che non sia il sé scomparirà: quello è il sé. Quel vuoto è il sé. Solo il vuoto è realmente pieno.
Cos’è questa cosa chiamata consapevolezza? La mente non è consapevolezza. Quando il movimento della mente è cessato totalmente, esiste un altro movimento, che io chiamo “consapevolezza”. Solo quando la mente resta vuota, la consapevolezza può manifestarsi. La mente è lo strumento, il mezzo. Quando è coinvolta nelle attività dell’ego, smette di essere uno strumento della consapevolezza, perché è occupata altrimenti. Arrivare a conoscere la consapevolezza significa dire addio alle macchinazioni della mente.
La mente è come un servo che ha usurpato il posto del padrone in sua assenza. Un simile servo desidererà mai il ritorno del padrone? Non potrà mai dare un sincero benvenuto al padrone che ritorna. Erigerà quanti più ostacoli possibile per ritardarne il ritorno. E l’impedimento più grande deriverà dal fatto che pretenderà di essere egli stesso il padrone, e non qualcun altro; egli negherà semplicemente che possa esistere un altro padrone.
La mente fa esattamente la stessa cosa. In questo modo diventa una barriera: è così che impedisce l’avvento della consapevolezza. Se desideri muoverti verso la consapevolezza, impara a mantenere la mente rilassata. Permettile di restare libera dall’attività; lascia che sia vuota; permettile di disimpegnarsi dai suoi coinvolgimenti.
Il cessare dell’attività della mente segna il primo movimento della consapevolezza. E la morte della mente annuncia la nascita della consapevolezza.
È certamente molto difficile conquistare se stessi, ma è impossibile conquistare qualsiasi altra cosa che non sia il proprio essere. E ricorda, l’uomo che conquista il proprio essere può facilmente raggiungere la vittoria anche su qualsiasi altra cosa nella vita. Nella vita esiste una sola conquista e una sola sconfitta. La sconfitta è quella del proprio essere, da parte del proprio essere; e anche la conquista è del proprio essere, da parte del proprio essere.
La più grande libertà è la libertà di se stessi da se stessi. Di solito restiamo inconsapevoli del fatto che noi stessi siamo le più strette catene e i più pesanti pesi sulle nostre stesse spalle.
La conoscenza dice: «Sono il vuoto» e in quel vuoto diventa Dio stesso. L’ignoranza dice: «Sono tutto, sono Dio» e in questa fantasia di essere Dio rimane vuota. Ciò che la conoscenza realizza, l’ignoranza si illude di avere, pensando di averlo realizzato. Ciò che la conoscenza conosce, l’ignoranza può solo ammettere, può solo accettare. Ciò che l’ignoranza proclama non accade mai.
Per conoscere l’esistenza, devi trasformare il tuo essere in uno specchio. Le ombre dei tuoi pensieri distorcono la mente. Ma quando i pensieri si calmano e la mente si svuota, lo specchio, che è in grado di riflettere la verità, all’improvviso è presente.
Niente è più semplice della grandezza. La semplicità in se stessa è grandezza.
Per realizzare l’esistenza, per prima cosa ci si deve incontrare faccia a faccia con la non-esistenza. Solo quando un uomo è circondato dalla non-esistenza, comprende davvero che l’esistenza può essere conosciuta, può essere riconosciuta, può essere vissuta. Solo quando un uomo è attorniato dal vasto oceano della non-esistenza può vivere l’esperienza intensa dell’esistenza in se stessa. Per la stessa ragione, coloro che sono assetati della pienezza della verità devono per prima cosa entrare nel regno del vuoto, nel vuoto interiore.
Mi viene in mente ciò che accadde una sera. Ero in un remoto villaggio e, avvicinandosi la sera, nella capanna in cui alloggiavo fu accesa una lampada d’argilla. Poiché l’oscurità non era ancora calata, all’inizio sembrava che la fiamma della lampada non fosse altro che un leggero guizzo di luce. Se avesse avuto una benché minima consapevolezza, la lampada avrebbe visto senza ombra di dubbio che non aveva la benché minima luce sua propria. E se il sole di mezzogiorno fosse stato presente in tutto il suo splendore, la lampada non si sarebbe resa conto che stava ardendo. Ma man mano che la notte si avvicinava, la lampada cominciava gradatamente a diffondere la sua luminosità nella stanza, e come l’oscurità divenne più profonda, la luce crebbe sempre più radiosa. Quando sorse la luna, continuai a osservare la vita che cresceva, la vitalità che si sviluppava nella fiamma della lampada. Se la lampada avesse co...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Premessa
  4. Il lungo, il corto, il nulla
  5. 1. Conoscenza e comprensione
  6. 2. Verità e scienza
  7. 3. Religione e educazione
  8. 4. Pensiero e visione
  9. 5. Vita e morte
  10. 6. Amore e felicità
  11. Nota biografica
  12. Copyright

Domande frequenti

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