Paxon Leah, seduto su una panchina nei giardini di Paranor, stava sfogliando resoconti scritti più di cinquecento anni prima per documentare la vita del re elfo Eventine Elessedil quando Keratrix venne a chiamarlo. Dalla faccia solenne dello scriba capì subito che qualcosa non andava.
«Lei chiede di te» gli comunicò senza preamboli. I suoi occhi sembravano stanchi e tormentati. «Dice che è ora.»
Paxon lo fissò. In una giornata così bella e soleggiata? In una giornata in cui pareva che ogni cosa andasse per il verso giusto, che il mondo fosse in pace e la vita potesse continuare così per sempre? Com’era possibile?
Era questo che pensava mentre soppesava le parole dello scriba e ne metabolizzava il significato. Non ebbe bisogno di chiedere spiegazioni. Lo sapeva. Sapeva che stava per accadere. Glielo aveva detto lei stessa.
Aphenglow Elessedil, l’Ard Rhys del Quarto Ordine dei Druidi, stava morendo.
Paxon si alzò subito, senza parole, sconvolto, e seguì Keratrix attraverso i giardini, verso la torre che ospitava le stanze private di lei. In quei giorni Aphenglow se ne stava per conto proprio, indebolita dall’età e logorata dagli obblighi della carica e dal passare del tempo. Alloggiava ai piani bassi, non essendo più in grado di affrontare le scale per salire fino all’appartamento in cima alla torre principale. Da oltre un anno non metteva più piede nella stanza del freddo né consultava le acque divinatorie, e per svolgere le mansioni di Ard Rhys si affidava completamente al suo successore designato, Isaturin. Era in stasi, aspettava l’inevitabile. A dire il vero, secondo Paxon, era ansiosa che arrivasse.
E a quanto pareva adesso era arrivato.
«Ne è sicura?» chiese a Keratrix mentre camminavano. Quando guardò il giovane druido, si ricordò di Sebec. Cinque anni prima Sebec, lo scriba dell’Ordine dei Druidi, era stato il suo migliore amico a Paranor, e il suo tradimento gli bruciava ancora come una ferita aperta.
Keratrix, piccolo ed esile, procedeva davanti a lui come uno spettro nei corridoi in penombra. Si girò appena per rispondere: «Insiste di esserne certissima. Gliel’ho chiesto anch’io».
Ovviamente lo aveva fatto. Keratrix, sempre efficiente e preciso, non avrebbe mai trascurato una cosa tanto importante.
«Non riesco a crederci» mormorò Paxon, quasi a se stesso, pur sapendo che Keratrix poteva sentirlo.
Non ci riusciva davvero. Per cinque anni aveva servito come paladino personale dell’Ard Rhys, in qualità di Lama del Druido Supremo. Lei lo aveva portato a Paranor in un periodo difficile della sua vita e gli aveva offerto quella posizione, principalmente in virtù del retaggio di Paxon e della magia della Spada di Leah. Lo aveva poi spinto a addestrarsi, tenendolo d’occhio da lontano mentre lui si sforzava di trovare il proprio posto. Quando lo stregone Arcannen aveva catturato sua sorella Chrysallin, Aphenglow lo aveva aiutato a liberarla e l’aveva ospitata a Paranor, malgrado la ragazza avesse cercato di ucciderla e ci fosse quasi riuscita. E in quel periodo era anche stata costretta a sopportare il tradimento di Sebec e i complotti di Arcannen per prendere il controllo dell’ordine.
Cosa forse ancora più importante, aveva accolto Chrysallin tra i Druidi come apprendista, rendendosi conto dell’importanza del dono da lei posseduto e della necessità di gestirlo nel migliore dei modi. Come suo fratello, infatti, Chrysallin aveva ereditato una forma di magia. Se Paxon era in grado di evocare i poteri della Spada di Leah, Chrys possedeva il Canto Magico, trasmessole da Railing Ohmsford. Tuttavia non ne era consapevole. Arcannen l’aveva rapita per usarla come arma contro l’Ard Rhys, ma la ragazza, in seguito al grave trauma che aveva riportato quando la magia si era manifestata, aveva rimosso tutto. Eppure Aphenglow era convinta che alla fine la memoria le sarebbe tornata.
Così aveva concesso a Chrysallin di restare a Paranor, tenendola sotto stretta osservazione e aspettando il momento in cui la magia sarebbe riemersa; allora l’avrebbe affidata ai membri dell’ordine, che le avrebbero insegnato a controllarla, l’avrebbero addestrata nel suo uso e le avrebbero spiegato l’importanza che aveva non solo nella sua stessa vita, ma anche in quella di chi l’attorniava.
Finora non era ancora successo. Chrysallin non ricordava niente e il Canto Magico non si era più manifestato. E adesso, mentre l’Ard Rhys si preparava a lasciare questo mondo, il compito di tenere d’occhio Chris sarebbe passato a suo fratello Paxon. Lui era pronto ad accettarlo, ci credeva. Più pronto di quanto non fosse a gestire ciò che lo aspettava in quel momento.
Mentre si avvicinavano all’ingresso della stanza di Aphenglow Elessedil, la porta si aprì e comparve Isaturin. Alto, magro, con i lineamenti marcati e lo sguardo deciso, sembrava essersi rimpicciolito quando si avvicinò a Paxon. Indubbiamente stava venendo a patti con le conseguenze della morte dell’Ard Rhys. Lui era il suo successore designato, il nuovo Druido Supremo del Quarto Ordine. Ne era al corrente da diversi anni, Aphenglow aveva provveduto a informarlo. Ma una cosa era sapere ciò che lo attendeva, un’altra trovarsi ad affrontarlo.
«Ti aspetta, Paxon» disse Isaturin rallentando il passo. «Non le resta più molto tempo e abbiamo davanti un lungo viaggio.»
Paxon lo fissò. «Viaggio? Alludi alla sua morte?»
Isaturin scosse la testa. «No, non questo. Lei ti spiegherà. Sbrigati ora. Non indugiare.» Dopo di che si allontanò, mentre l’uomo delle Terre Alte, smarrito, lo guardava andare via.
Keratrix gli toccò il braccio. «Entra, Paxon. Io resterò qua fuori.»
Paxon andò alla porta, bussò piano e udì la voce dell’Ard Rhys. Pur non avendo capito le sue parole, fece un respiro profondo ed entrò.
«Paxon» lo salutò lei.
Sentirla pronunciare il suo nome ebbe un effetto devastante. Tutto ciò che lei significava, tutto ciò che aveva fatto per lui, tutto ciò che avevano condiviso, ogni cosa parve ritornare a galla in quel momento. Paxon fu inondato dai ricordi: alcuni tristi, altri felici, ma tutti incredibilmente vividi; un guazzabuglio di esperienze e sentimenti gli si affacciò alla mente in pochi secondi. In balia di quel violento attacco, rimase dov’era, impietrito.
Poi alzò gli occhi dal pavimento dove li aveva inchiodati e la guardò. Qualsiasi cosa si fosse aspettato di trovare, non era quello che vide. Lei era seduta sulla sua poltrona preferita, con una coperta stesa sulle ginocchia e le mani strette in grembo. Pareva vecchia ma non malata, consunta ma non distrutta. Dal suo viso irradiavano forza e determinazione, ed era circondata da un’aura d’invincibilità che lo indusse a battere le palpebre, incredulo.
«Eri convinto di trovarmi a letto, indebolita?» chiese lei. «Pensavi che stessi esalando l’ultimo respiro?»
Paxon annuì, incapace di parlare.
«Per i Druidi Supremi non funziona così. Manteniamo forza e dignità fino alla fine per affrontare quel che ci aspetta. Siedi con me.»
Lui si accomodò sulla poltrona di fronte alla sua. «Non hai l’aria di una moribonda» replicò. «Sembri in ottime condizioni, signora.»
Il viso di Aphenglow era segnato dagli anni, dalle tensioni e dalle lotte che aveva affrontato e a cui era sopravvissuta. Era molto magra, e la sua pelle aveva l’aspetto di una pergamena avvolta sulle ossa. Paxon aveva visto ritratti e disegni di lei da giovane realizzati da Druidi di talento che erano riusciti a catturare accuratamente la sua immagine. Si diceva che fosse stata bellissima, alta e robusta, un elfo guerriero, la discendente di re e regine. Anche ora Paxon poteva vederne le tracce, piccole indicazioni di quella che era stata anni prima.
«Sei gentile, Paxon. Malgrado ciò che pensi di vedere, però, il mio trapasso è imminente. Devo congedarmi da questo mondo nel modo in cui hanno sempre fatto i capi dell’ordine e per questo vorrei avere la tua compagnia. Desidero che tu faccia il viaggio con me fino alla Valle d’Argilla e al Perno dell’Ade, dove sarò accolta e condotta a casa. Preferirei partire subito. Forse non sembra, ma verso in condizioni precarie. È inquietante sentirsi ancora in forze e tuttavia sapere che da un momento all’altro la tua vita sarà finita. Mi accompagnerai?»
«Certamente» rispose subito Paxon balzando in piedi. «Devo organizzare il viaggio?» Esitò. «Cosa succederà una volta là?»
Aphenglow gli rivolse uno di quei sorrisi che lui conosceva bene. «Aspetta e vedrai. Nemmeno io sono certa di quello che avverrà, anche se mi piacerebbe saperlo. E non darti pensiero per la nave. Isaturin si sta già occupando dei preparativi. Rimani seduto qui con me. Tienimi compagnia.»
Paxon tornò a sedersi. «Gli altri membri dell’ordine sono al corrente di tutto?»
Lei scosse la testa. «Keratrix darà la notizia dopo che sarò partita. Se lo annunciasse adesso, ci sarebbe un’interminabile fila di gente in lutto e non penso che potrei sopportarlo. Voglio andarmene in silenzio da questo mondo. Quando, tanti anni fa, mia sorella Arling accettò il suo destino e mi lasciò per trasformarsi nell’Eterea, per me fu un vero trauma, e quell’esperienza mi basterebbe per parecchie vite. La mia dipartita sarà molto meno drammatica.» Sospirò e si appoggiò allo schienale. «Ah, Arling, come vorrei poter venire da te un’ultima volta!» Chiuse gli occhi e le lacrime le rigarono le guance. Le asciugò con disinvoltura e sorrise a Paxon. «Non mi sono ancora rassegnata alla sua perdita. Neppure dopo tutti questi anni.»
Paxon si mosse sulla sedia a disagio, non sapendo che cosa dire.
«Ho spiegato la situazione di Chrysallin a Isaturin, dal momento che sarà il prossimo capo dell’ordine» continuò l’Ard Rhys. «Gli ho parlato delle mie paure e dei miei piani per lei, in caso dovesse tornarle il ricordo del Canto Magico. Mi subentrerà come suo mentore e maestro quando sarà necessario. Tuttavia confido molto in te per vegliare su di lei, Paxon. Sei la persona che le è più vicina e verosimilmente sarai il primo a notare eventuali cambiamenti. A Paranor Chrysallin sarà al sicuro da qualsiasi pericolo esterno, ma non da se stessa. Devi aiutarla in questo.»
«Lo farò» promise Paxon.
Lei si raddrizzò e per un momento Paxon pensò che intendesse alzarsi. Invece rimase seduta e soggiunse: «A un certo punto Chrysallin scoprirà la verità, ne sono convinta. Non so quale effetto avrà su di lei, ma tu dovrai starle accanto per aiutarla a superare la crisi. Perciò non ingannare te stesso dicendoti che non accadrà mai. Mi preoccupa il fatto che la tua decisione di non toccare l’argomento con lei sia più un tentativo di evitare il problema che una gentilezza. Ti auguri che tua sorella non ricordi mai quello che le è successo, ciò che ha dovuto fare per salvarsi. Ma lei ricorderà, Paxon. Un giorno ricorderà. Non ci sono dubbi. Parlagliene al più presto. Il potere di Chrysallin è ben documentato negli antichi manoscritti: è un’arma micidiale e a volte imprevedibile».
Paxon si sporse in avanti. «Ci ho riflettuto. Mi rendo conto dei motivi per cui dovrei parlarle adesso, ma non posso ignorare i pericoli che deriverebbero da un mio eventuale errore.»
Lei lo scrutò per un momento. «Lo so, vorresti semplicemente che tutto questo svanisse, ma non è opportuno sperare che accada. Perciò forse sarebbe meglio dirglielo. Se deciderai di farlo, lasciati guidare dal buonsenso. Lei ti ascolterà. Ti adora. Cinque anni fa sarebbe stato più duro rivelarle la verità. Ma adesso Chrys è cresciuta; è molto più forte e matura di quando è arrivata qui.»
Paxon si stupì del fatto che Aphenglow Elessedil spendesse tempo e fatica per aiutare sua sorella quando aveva un mucchio di altre cose di cui occuparsi. Ma lei era ancora l’Ard Rhys del Quarto Ordine dei Druidi e aveva ben presenti le priorità, anche al termine della sua vita. Non avrebbe mai deviato dalla strada che aveva imboccato più di cento anni prima. Non poteva tradire la sua natura né gli obblighi imposti a chi occupava quella posizione. Avrebbe voluto lasciare in ordine la sua casa.
«Ti devo moltissimo» disse Paxon d’impulso, senza riflettere. «Mi hai dato questa vita e non lo dimenticherò mai.»
«Ti sei guadagnato tutto ciò che hai, Paxon» replicò lei piano. «Non devi ringraziarmi per questo.»
Lui si crogiolò nel suo sorriso. «Posso portarti qualcosa da bere o da mangiare prima della partenza?»
L’Ard Rhys scosse la testa. «Non ti ho chiesto di sederti qui perché tu faccia qualcosa per me. Sono io a dover fare qualcosa per te. Oltre a parlarti della situazione di Chrys, desidero metterti in guardia da Arcannen. Non illuderti che sia svanito per sempre. Come il Canto Magico di tua sorella, prima o poi riapparirà. È un uomo pericoloso e ha la memoria lunga. Tornerà per te e per Chrysallin. Vorrà vendicarsi di ciò che gli hai fatto. Non riuscirà a sopportare l’umiliazione subita. Quando meno te lo aspetti, verrà da te per presentarti il conto.»
«Non ho paura di lui» dichiarò subito Paxon.
«Dovresti averne. Ha quasi distrutto l’Ordine dei Druidi prima che tu lo bloccassi. È capace di grandi malvagità. Sii prudente. Presta attenzione a te e a tua sorella.» Fece una pausa per riprendere fiato. «Un’ultima cosa. Isaturin avrà bisogno di tempo per adattarsi al ruolo di Ard Rhys. Nessuno vi è preparato finché non viene investito della carica. È stato così per me; sarà così per lui. Dagli il tuo sostegno e proteggilo. Sei diventato un abile paladino e, nonostante la tua giovane età, hai grandi capacità e il buonsenso di sapere come usarle. Mettile al suo servizio. Sii il suo aiutante e il suo difensore in questi primi mesi. Adesso dammi il braccio.»
Tese una mano, e Paxon accorse ad assisterla. Con il suo aiuto l’Ard Rhys si alzò senza difficoltà e a un tratto sembrò più giovane e più forte. Sorrise vedendo l’espressione sul viso di Paxon.
«Ora possiamo andare» disse.