Abbandonarsi
Vedi Arrendersi.
Abbandono
La paura di essere abbandonati è una cosa naturale, perché tutti nascono in una famiglia e sin dall’inizio fanno parte di un particolare gruppo di persone, di una certa moltitudine, di una religione. Siamo sempre circondati da persone e quindi essere fra la gente diventa pressoché naturale, anche se è solo un’abitudine.
Non è naturale: dal punto di vista della natura tutti nascono soli. Non ha alcuna importanza il fatto che tu nasca in una famiglia: per nove mesi sei da solo nel grembo materno; dopo la nascita, ogni volta che chiudi gli occhi, ritrovi la tua solitudine; anche al mercato, chiudi gli occhi e ti ritrovi da solo.
La solitudine è la tua natura essenziale e la folla è solo un’abitudine, ma l’abitudine è diventata così forte e tu sei diventato così inconsapevole della tua natura che hai paura: se tutti ti abbandonano, che cosa farai? In effetti non sai più chi sei, se tutti quanti ti abbandonano: è la loro opinione che crea per te un’identità. La tua personalità dipende da ciò che la gente dice di te. E la paura rimane finché non arrivi a conoscere te stesso direttamente e non attraverso gli altri.
Quando conosci te stesso direttamente, conosci la tua individualità. E una volta conosciuta la tua individualità, la paura di essere abbandonato scompare. Non c’è altro modo.
È bene diventarne consapevoli, perché è il primo passo per liberarsene. Se la paura è presente, è destinata ad avere un’influenza sulla tua vita, perché ti comporterai sempre in modo da non essere abbandonato, qualsiasi sia il prezzo da pagare, anche se dovessi restare uno schiavo per tutta la vita. Se dovrai vendere la tua anima, la venderai, ma resterai circondato dalla folla; ti fa sentire protetto, in salvo, al sicuro: sai chi sei. Ma questo distruggerà tutta la tua bellezza spirituale, la tua gloria spirituale; distruggerà tutte le tue possibilità di crescita interiore. E avrà un’influenza sulle tue relazioni; milioni di persone continuano a vivere all’interno di relazioni che sono solo un inferno: continuano ad aggrapparsi solo per paura di rimanere da soli.
Questa paura di essere da soli, o abbandonati, non è un fenomeno semplice, è molto complesso; molte altre cose accadono a causa sua: la gelosia ne fa parte, la rabbia ne fa parte, la tristezza ne fa parte, l’attaccamento ne fa parte, la possessività ne fa parte. Tutti cercano di tenere l’altro sotto controllo; ebbene, in profondità non è altro che paura di essere soli. E non è solo storia di oggi, forse proprio dall’inizio – se mai c’è stato un inizio – la paura già c’era.
E per una donna è ancora più complesso, perché l’uomo le ha negato ogni possibilità di indipendenza: ha paura di essere abbandonato e a causa di questa paura ha distrutto la libertà delle donne. La donna ha più paura di essere abbandonata perché è diventata assolutamente dipendente, ha perso la capacità di sostenersi, di camminare con le proprie gambe, quindi anche se suo marito la maltratta, anche se è un sadico, lei deve rimanere con lui, quantomeno le procura del cibo, dei vestiti, una casa.
Abbondanza
Osserva l’esistenza e la sua abbondanza: che bisogno c’era di una così grande varietà di fiori? Le rose sarebbero state sufficienti, ma l’esistenza è abbondante: milioni e milioni di fiori, milioni di uccelli, milioni di animali, tutto in abbondanza! La natura non è ascetica: danza ovunque, negli oceani, fra gli alberi. La natura canta dovunque, nel vento che soffia attraverso i pini, negli uccelli. Che bisogno c’era di milioni di sistemi solari e che ogni sistema solare avesse milioni di stelle? Sembra non ce ne fosse bisogno: se si trascura il fatto che la natura stessa dell’esistenza è l’abbondanza, che la sua essenza è la ricchezza e che l’esistenza non crede nella povertà.
Vedi Ricchezza.
Abitudini
Si dovrebbe essere in grado di fare le cose non per abitudine, ma in base alle situazioni.
La vita cambia in continuazione – è un flusso, una corrente – e le abitudini sono stagnanti. Più sei schiavo delle abitudini, più sei chiuso nei confronti della vita: non sei aperto, non hai finestre. Non comunichi per niente con la vita: vai avanti ripetendo le tue abitudini. Non vanno bene, non sono la risposta giusta alla situazione, al momento presente: sono sempre un passo indietro, sono sempre inadeguate. In questo consiste il fallimento della tua vita.
Quindi ricorda: sono contrario a ogni genere di abitudine, non importa se buona o cattiva. Non esiste una buona abitudine in quanto tale. Le abitudini sono tutte cattive perché abitudine significa che qualcosa di inconscio è diventato un fattore dominante nella tua vita, è diventato decisivo. Tu non sei più il fattore decisivo. La risposta non arriva dalla tua consapevolezza, ma da uno schema prefissato, da una struttura che hai appreso nel passato.
Accadere
Le cose che accadono attraverso il semplice fare sono banali. Non sono contrario a queste cose, ma non sono la parte essenziale della tua vita. Se vuoi una bella casa, dovrai costruirla, non è qualcosa che può semplicemente accadere; ma queste sono cose inessenziali. Le cose essenziali – l’amore, la gioia, l’allegria, il senso dell’umorismo, la pace che va oltre ogni comprensione, il viaggio interiore per trovare te stesso – queste sono cose essenziali che non puoi fare: devi imparare a lasciare che accadano.
Quindi fattene un’idea ben precisa: ciò che va fatto deve essere fatto e a ciò che deve accadere si deve permettere di accadere; non interferire mai.
E ricorda anche: l’essenziale è ciò che accade da sé e l’inessenziale è ciò che fai.
A volte accade che hai lottato molto per qualcosa e questo accade: questo ti fa venire in mente l’idea che è accaduto “grazie al mio impegno”. A quel punto cadi in un circolo vizioso: quando non ce la fai pensi: “Non ci ho messo abbastanza impegno” e quando ce la fai pensi: “Ho fatto tutto ciò che era necessario”. Viceversa le cose continuano ad accadere spontaneamente, non accadono grazie al tuo impegno. A volte è una coincidenza che accadano anche se tu ti stai impegnando.
Tutto ciò che è bello, vero e buono accade semplicemente tramite la grazia: discende su di te.
Se comprendi cosa vuol dire che l’erba cresce da sola… un universo così vasto procede così silenzioso, così pacifico; milioni di sistemi solari, milioni di stelle che si muovono giorno dopo giorno, dall’eternità all’eternità… se comprendi che l’esistenza accade, che non è frutto di un fare e se la tua natura ti porta a spingere in una particolare direzione, lo accetterai. Non si tratta di smettere, perché sarebbe di nuovo fare qualcosa. Semplicemente comprendi che le cose accadono, che tu sei così: sei uno che spinge, che forza. Allora subentra una grande accettazione e in quell’accettazione la tensione scompare.
Accettare se stessi
La vita accade, il divino accade: in questo consiste la vita. Nel momento in cui accetti te stesso diventi aperto, diventi vulnerabile, diventi ricettivo. Nel momento in cui accetti te stesso non c’è più bisogno di alcun futuro, perché non c’è alcun bisogno di migliorare niente.
Se accetti te stesso, questo è il primo passo verso l’accettazione di tutto. E non resta nient’altro da fare che goderne, celebrare. Non ci sono più lamentele, non c’è rancore, ti senti grato. Allora la vita è bella e la morte è bella; la gioia è bella come è bella la tristezza; stare insieme a chi ami è bello ed essere da solo è bello: tutto ciò che accade è bello perché arriva dal divino.
Ma per secoli siete stati condizionati a non accettare voi stessi. Tutte le culture del mondo hanno avvelenato la mente umana, perché dipendono tutte da un solo concetto: migliora te stesso. Tutte creano ansia dentro di te e l’ansia è lo stato di tensione tra ciò che sei e ciò che dovresti essere. Ma non è possibile migliorare se stessi e, ricorda, non dico che i miglioramenti non accadono; ma non è possibile migliorare se stessi: quando smetti di migliorare te stesso è la vita stessa che ti migliora. In quel rilassamento, in quell’accettazione, la vita comincia ad accarezzarti, la vita comincia a fluire attraverso di te e quando non serbi più rancore e smetti di lamentarti, ecco che sbocci, fiorisci.
Voglio dirti: accetta te stesso così come sei… ed è la cosa più difficile del mondo, perché va contro la tua educazione, contro la tua formazione, contro la tua cultura. Sin dall’inizio ti è stato detto come dovresti essere, nessuno ti ha mai detto che vai bene così come sei. Sei stato programmato dai genitori, dai preti, da politici e insegnanti, e sei stato programmato solo per una cosa: continua a migliorare te stesso, ovunque tu sia precipitati immediatamente verso qualcos’altro. Nessun riposo. Lavora fino alla morte!
Accetta te stesso: questa è preghiera; accetta te stesso: questa è gratitudine. Rilassati nel tuo essere: l’esistenza ti ha voluto così, in nessun altro modo, altrimenti ti avrebbe fatto in un altro modo, avrebbe creato qualcun altro. Ti ha fatto come sei e in nessun altro modo.
E ti sorprenderà: la vita è sempre pronta a riversare i suoi doni su di te. La vita non è avara, il divino dà sempre in abbondanza, ma noi non siamo capaci di ricevere, perché non ci sentiamo degni.
Per questo la gente si aggrappa alle proprie miserie: corrispondono al programma. La gente continua a punire se stessa in mille modi sottili. Come mai? Perché corrisponde al programma: se non sei come dovresti essere, devi punire te stesso, devi crearti dell’infelicità. Per questo la gente si sente bene quando è infelice. Questo è ciò che ho osservato in migliaia e migliaia di persone: quando sono infelici tutto quanto è come deve essere. Lo accettano, corrisponde al loro condizionamento, alla loro mente. Sanno di essere orribili, sanno di essere dei peccatori. Che stupidità! Che cosa senza senso!
Vedi Amore per se stessi in Amore, Colpa, Peccato originale in Peccato, Rispetto per se stessi.
Accettazione
È un altro modo per dire “lasciarsi andare”: accettare la realtà totalmente, per quello che è.
È sentirsi deboli e indifesi? Che sia.
È morte? Che sia.
È solitudine? Che sia.
Una volta accettate tutte queste cose che creano paura… e la paura porta con sé schiavitù di ogni genere. L’accettazione in quanto tale porta via tutte le schiavitù; dopo puoi ergerti come un cedro del Libano, alto nel cielo. La bellezza di una vetta come l’Everest – che si staglia in solitudine nel cielo sconfinato, senza un amico, senza un compagno – è la stessa esperienza di una persona che sa stare da sola, radicata in se stessa; che sa benissimo di essere debole e indifesa e che non può farci niente: la questione non è combattere, sarebbe come combattere contro l’esistenza. È meglio e più saggio rilassarsi ed esistere, semplicemente.
All’improvviso sentirai liberarsi un’energia immensa: la stessa energia che diventava paura, la stessa energia che ti faceva sentire debole e indifeso, la stessa energia che ti intrappolava in centinaia di costrizioni. Ora che hai lasciato andare tutto quanto, tutta quell’energia è a tua disposizione.
E sei pura energia, pura consapevolezza: satchitanand, verità, consapevolezza, beatitudine.
E questo stato di verità, consapevolezza, beatitudine è immortale: la morte non lo sfiora, non c’è inizio e non c’è fine. Quando una persona ha anche solo un piccolo bagliore di questo stato, tutta la sua vita ne esce trasformata.
Vedi Tantra.
Adorare
Una religione autentica si basa sempre sulla meditazione.
Una falsa religione si basa sempre sull’adorazione.
E nei templi, nelle sinagoghe, nelle moschee, nelle chiese, tutto quell’adorare non è che frutto di ignoranza, frutto di oscurantismo. Coloro che sanno non adorano, ma vivono una vita che è essa stessa adorazione. Non vanno in chiesa, non vanno al tempio, ma vivono una vita che per ventiquattr’ore al giorno non è altro che adorazione, vivono una vita che è unicamente preghiera. Vivono una vita fatta di compassione, amore e gratitudine.
Ogni loro azione riflette la loro illuminazione.
Una religione autentica non ti insegna ad adorare, una religione autentica ti insegna a scoprire la tua immortalità, a scoprire il divino che è dentro di te.
Ricorda la tua buddhità, risvegliati alla tua essenza illuminata e questo risveglio farà della tua nonmente un tutt’uno con il Buddha. Non orientare male la tua adorazione: devi adorare la tua consapevolezza più intima.
Tu sei il tempio, tu sei colui che adora e tu sei colui che è adorato.
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