Percy Jackson racconta gli eroi greci
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Percy Jackson racconta gli eroi greci

  1. 552 pagine
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Percy Jackson racconta gli eroi greci

Informazioni su questo libro

Afferrate la lancia sputafuoco, mettetevi la pelle di leone, lucidate lo scudo e controllate di avere frecce a sufficienza nella faretra. Torneremo indietro di circa 4000 anni per decapitare mostri, salvare un paio di regni, fare un blitz nel mondo degli Inferi e rubare il bottino a qualche farabutto. E infine, per dessert, moriremo di morte violenta e dolorosa. Pronti? Bravi. Si parte! Percy Jackson.

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852071508
Print ISBN
9788804658818

ERCOLE FA DODICI STUPIDE COSE

Da dove comincio con questo tizio?
Anche la faccenda del suo nome è complicata. Lo chiamerò con il suo nome romano, Ercole, perché è così che la maggior parte della gente lo conosce. I Greci lo chiamavano Eracle, ma persino quello non era il suo vero nome. Quando nacque fu chiamato Alcide o Alceo, dipende dalla versione della leggenda, ma “Al il Grande” non è molto d’impatto.
Comunque, prima che Come-Si-Chiama nascesse, nel Sud della Grecia si stava svolgendo una vera e propria soap opera. Ricordate Perseo, il tipo che aveva tagliato la testa a Medusa? Dopo essere diventato re di Argo riunì una mezza decina di città stato – Tirinto, Micene, Pilo, Atene, Calcinculoville eccetera – in un unico potente regno. Ogni città aveva il proprio re, ma c’era anche un sovrano supremo che governava l’intera nazione. Il sovrano supremo poteva venire da una qualsiasi delle città della coalizione, ma doveva sempre essere il più anziano discendente di Perseo.
Siete già confusi? Anch’io.
Alla terza generazione del Clan Perseo, i pretendenti alla carica di sovrano supremo in cima alla lista erano due cugini della città di Tirinto. Uno era Anfitrione. L’altro era Stenelo. Con due nomi così, la prima cosa che viene da pensare è che la sovranità venisse conferita solo a individui con i nomi più impronunciabili.
Anfitrione era più vecchio di pochi giorni, così tutti davano per scontato che sarebbe stato lui ad avere il posto. Ma poi lui incasinò le cose uccidendo per sbaglio il quasi-suocero.
Successe così: Anfitrione stava contrattando con Elettrione, re di Micene, per sposarne la figlia, Alcmene. Concluso l’accordo, Elettrione chiamò Alcmene per darle la bella notizia.
Elettrione: «Alcmene, vieni che ti presento il tuo nuovo marito, Anfitrione!».
Alcmene: «Uhm… vabbè. Certo che un minimo di preavviso sarebbe stato carino».
Elettrione: «Su, non essere così abbacchiata. Presto diventerà sovrano supremo! Ha pagato bene per averti! E poi ti ama. La ami, vero?».
Anfitrione: «Uh-huh».
Alcmene: «Ma se mi hai appena conosciuto!».
Anfitrione: «Uh-huh».
Alcmene: «Sei in grado di dire qualche altra cosa, oltre a “Uh-huh”?».
Anfitrione: «Uh-huh».
Alcmene: «Papà, questo qui è deficiente».
Anfitrione: «Ma io ti amo! Ti amo tanto così! (Apre le mani. Accidentalmente dà una sventola in faccia a Elettrione e lo uccide) Oops!».
Alcmene: «Sei un deficiente».
Quando la notizia si diffuse, l’altro pretendente al trono, Stenelo, colse subito l’occasione per impadronirsi della sovranità suprema. Accusò pubblicamente Anfitrione di omicidio. Mise in atto un’imponente campagna diffamatoria con tanto di poster, banditori in giro per la città e spot televisivi: Questo deficiente ha ucciso il suo quasi-suocero. È affidabile come governatore del nostro paese?
Alla fine la pressione salì a livelli tali che Anfitrione dovette lasciare Micene. E si trascinò dietro la nuova moglie, Alcmene, che non ne fu troppo felice.
Si sistemarono a Tebe, una città a nord-ovest di Atene, fuori dalla giurisdizione di Micene. Anfitrione divenne il generale in capo della città, ma questo non voleva dire granché, dal momento che l’esercito tebano era potente come la squadra di vigilanza di un centro commerciale.
Alcmene non era per niente presa dal marito. Tecnicamente erano sposati, ma quello stupido aveva ucciso suo padre e li aveva fatti esiliare entrambi.
«Scordati che ci mettiamo a fare bambini» gli disse subito. «Abbasserebbe drasticamente il QI di tutta la civiltà greca.»
«Ti dimostrerò quello che sono!» promise Anfitrione. «Cosa vuoi che faccia?»
Alcmene ci pensò un po’ su. «Vai a conquistare qualche città. Dimostrami che sei un buon leader. Potresti cominciare col distruggere l’isola di Tafo. Qualche anno fa i miei fratelli l’hanno attaccata e sono stati massacrati. Vendicali.»
Anfitrione aveva perso il filo di quello che la moglie stava dicendo già dopo le prime parole. «Che cosa?»
Alcmene indicò con un dito. «Tafo. Vai e uccidi!»
«Okay.»
Anfitrione radunò l’esercito ed ebbe alcune avventure in cui non mi addentrerò. C’era una volpe che non si poteva catturare. C’era un tipo con lunghi capelli biondi che non si riusciva a uccidere. C’erano sangue, mutilazioni e razzie. Sapete no, più o meno i fine settimana standard dell’Antica Grecia.
Insomma, sterminò popoli e distrusse cose finché non ritenne di aver dimostrato di essere degno di Alcmene. Allora fece dietrofront e si mise in marcia verso Tebe. Era impaziente di arrivare a casa e farsi finalmente la sua bella luna di miele. Ormai erano sposati da un anno, e non si erano nemmeno ancora baciati.
Purtroppo per lui c’era qualcun altro che voleva farsi la luna di miele con sua moglie. Era un po’ che il nostro vecchio amico Zeus, dio del cielo e delle belle señoritas, guardava Alcmene. E quello che vedeva gli piaceva.
Aveva promesso a Era (per la trentesima volta) che avrebbe smesso di fare il cascamorto con le donne. Ovviamente non aveva nessuna intenzione di mantenere la promessa, ma riteneva comunque che sarebbe stata cosa saggia cercare di stare fuori dal radar, mentre andava a trovare Alcmene. Decise che il modo più semplice sarebbe stato comparirle davanti sotto le sembianze del marito. Perciò si trasformò in un clone di Anfitrione e volò giù a Tebe.
«Tesoro, sono a casa!» annunciò.
Alcmene entrò in salotto. «Che ci fai qui? I messaggeri hanno detto che eri ancora con l’esercito. Non ti aspettavo prima di altri tre giorni.»
“Tre giorni?” pensò Zeus. “Fantastico!” «Sono rientrato prima!» annunciò di nuovo. «Vieni, festeggiamo!» Ordinò una pizza, aprì una bottiglia di champagne e mise su un po’ di Justin Timberlake.
All’inizio Alcmene fu sospettosa. Il marito non sembrava il babbeo che era sempre stato, ma lei dovette ammettere che preferiva questa versione. Chissà, forse dalle sue avventure aveva imparato qualcosa.
Passarono una splendida e romantica notte insieme. Anzi, fu così splendida che a un certo punto Zeus si scusò, andò in bagno portandosi dietro il cellulare e mandò un messaggio a Elio, il dio del sole: FRATELLO, PRENDITI QUALCHE GIORNO DI FERIE, HO BISOGNO CHE QUESTA NOTTE DURI UN ALTRO PO’!
Elio gli rispose, sempre via SMS: 6 CON ALCMENE?
Zeus: POSITIVO.
Elio: WOW, È SPAZIALE!
Zeus:
Elio lasciò il carro del sole in garage per le successive settantadue ore.
Quando l’alba si fece rivedere, Alcmene soffriva di grave deprivazione di sonno e overdose da Justin Timberlake.
Zeus le diede il bacio del buongiorno. «È stato fantastico, baby! Ora però devo proprio andare. A controllare qualche… faccenda dell’esercito.» E se ne uscì dalla porta d’ingresso.
Dieci minuti dopo entrò il vero Anfitrione. «Tesoro, sono a casa!»
Alcmene gli lanciò uno sguardo confuso. «Così presto? Hai dimenticato qualcosa?»
Anfitrione aveva sperato in un benvenuto un po’ più entusiasta. «Uhm, no. Sono solo appena tornato a casa dalla guerra. Possiamo magari… festeggiare?»
«Stai scherzando? Sei venuto a casa ieri. Abbiamo passato tutta la notte insieme!»
Anfitrione non era un’aquila, ma si rese conto che c’era qualcosa che non andava. Con Alcmene si recò da un sacerdote locale, che lesse un po’ di tarocchi e stabilì che il primo Anfitrione in realtà era Zeus.
Gli storici romani pensarono che questo sbaglio sulle identità sia stato esilarante. Ne scrissero intere commedie. Immaginate la scena. Alcmene guarda il pubblico e dice: «Quello non era mio marito? Oops!». E un pugno di tizi togati si rotola per terra dal ridere.
Comunque, Anfitrione non poteva fare molto al riguardo. Trascorse con Alcmene la sua brava luna di miele celebrativa.
Quando fu nel secondo trimestre di gravidanza, Alcmene si rese conto, come spesso capita alle mamme, che aveva in grembo due gemelli. E aveva la sensazione che uno dei bimbi fosse figlio di Zeus e l’altro di Anfitrione. E che il figlio di Zeus per lei avrebbe significato grossi guai.
Nel frattempo, in territorio miceneo, il cugino Stenelo stava ancora cercando di diventare sovrano supremo. Con Anfitrione in esilio, pensava di essere il grande favorito, ma in realtà non piaceva a nessuno. Era crudele e codardo. E in più aveva un nome impossibile. I nobili rifiutarono di appoggiarlo. I cittadini comuni lo schernivano. Stenelo cercò di sistemare la faccenda con una votazione pubblica, ma arrivò terzo dopo altri due candidati: Topolino e gatto Silvestro.
Unica buona notizia: la moglie Nicippe stava per dare alla luce il loro primo figlio. Se il bambino fosse stato un maschio, sarebbe stato il più anziano discendente del più anziano discendente di Perseo (ovviamente senza contare Anfitrione), e ciò significava che il piccolo aveva la possibilità di diventare sovrano supremo anche se Stenelo non ci fosse riuscito.
Sul Monte Olimpo, la regina Era stava pensando più o meno la stessa cosa. Aveva scoperto della tresca di Zeus con Alcmene, ma invece di mettersi a fare fuoco e fiamme aveva deciso di gestire le cose con freddezza e circospezione.
«Probabilmente Zeus vuole che il bastardo di Alcmene diventi sovrano supremo di Tirinto e Micene» mugugnò tra sé e sé. «Bene, non succederà.»
La sera dopo fece di tutto e di più per mettere Zeus di buon umore. Mise sul giradischi il suo album di Timberlake preferito. Gli cucinò la sua cenetta preferita (crêpe all’ambrosia con salsa di ambrosia e contorno di ambrosia sauté). Gli massaggiò le spalle. E poi gli bisbigliò in un orecchio: «Pasticcino mio?».
«Mmm…» Zeus aveva gli occhi incrociati per la goduria.
«Potresti promulgare un minuscolo decretino divino per me?»
«Un decreto divino… per cosa?»
Lei gli infilò in bocca una fragola con glassa di ambrosia. «Oh, pensavo solo che il regno di Tirinto e Micene meritasse un po’ di pace e prosperità. Non sarebbe carino?»
«Mmmf-mmgh.» Zeus inghiottì la fragola.
«E se tu decretassi che il prossimo discendente di Perseo che nascerà sarà il sovrano supremo? Non renderebbe le cose più semplici?»
Zeus represse un sorriso. Sapeva che i gemelli di Alcmene sarebbero potuti nascere in ogni momento, mentre il figlio di Stenelo no...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. INTRODUZIONE
  4. PERSEO VA A CACCIA DI ABBRACCI
  5. PSICHE NINJA, OVVERO UN VASETTO DI CREMA DI BELLEZZA
  6. FETONTE VIENE BOCCIATO ALL’ESAME DI SCUOLA GUIDA
  7. OTRERA INVENTA LE AMAZZONI, OVVERO AMAZON: SPEDIZIONI SOPRA I 19 EURO GRATIS!
  8. DEDALO INVENTA… PRESSOCHÉ TUTTO
  9. TESEO SGOZZA IL PODEROSO… OH, GUARDA! UNO SCOIATTOLO!
  10. ATALANTA CONTRO TRE FRUTTI, OVVERO L’ULTIMA CORSA
  11. QUALUNQUE COSA SIA SUCCESSA, BELLEROFONTE NON L’HA FATTO APPOSTA
  12. CIRENE PRENDE A PUGNI UN LEONE
  13. L’ASSOLO DI ORFEO
  14. ERCOLE FA DODICI STUPIDE COSE
  15. GIASONE TROVA UN TAPPETINO CHE UNISCE IL REGNO UNA VOLTA PER TUTTE
  16. EPILOGO
  17. Copyright