L'arca dei nuovi Maestri
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L'arca dei nuovi Maestri

Crescere con gli Spiriti guida

  1. 224 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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L'arca dei nuovi Maestri

Crescere con gli Spiriti guida

Informazioni su questo libro

Ognuno di noi, senza saperlo – o meglio, senza volerlo sapere –, vive un'esistenza parallela a quella che consuma giorno dopo giorno, un'esistenza meravigliosa, senza inizio e senza fine, che racchiude energie straordinarie e insospettate. Basta avere il coraggio, la forza, la capacità di liberarle e metterle in gioco. Come? Imparando ad ascoltare la voce dolcissima dei Maestri invisibili: presenze angeliche, non prive di ironia, che ci affiancano nel nostro viaggio avventuroso nel mondo. In questo libro – che completa la trilogia sulle «aree extra-temporali della mente cosciente» composta da I Maestri invisibili e Il frutto proibito della conoscenza – Igor Sibaldi ci accompagna in un affascinante viaggio di liberazione spirituale dai fantasmi e dai tabù della nostra coscienza, aiutandoci a scoprire chi siamo, dove andiamo, perché e come.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852071652
Print ISBN
9788804659693

Le occasioni

In mezzo a un bosco - L’uomo dal viso a becco - In auto; i fari - La sapienza - Gli occhi di Dio e gli altri che li usano - «Spaventali» - «Che cosa aspetta?» I regali nel fiume - Se tu volessi - Il branco di porci e lo specchio della Matrigna - L’amore con esseri spirituali - La gelosia - La crescita degli uomini e degli Dei - Maria e l’Arcangelo - Il volto di Dio - Il peso del passato
Il treno era fermo, come sui Carpazi prima del confine. Durante i miei viaggi da bambino si fermava lì, all’imbrunire, in mezzo a un bosco, senza ragione apparente. Scendemmo e ci incamminammo lungo la massicciata.
C’erano rumori lontani di metallo, come se qualcuno stesse controllando le ruote o gli agganci.
Cos’era quell’essere strano che ho visto nel vagone?
Lo vedevo meglio ora, nel ricordarlo; lì per lì, semplicemente non ci avevo creduto e gli ero passato accanto in fretta: era un uomo minuscolo, accovacciato, la sua pelle aveva un’inverosimile consistenza come di piume pressate, color gallina, e il viso era mostruosamente affilato a becco.
«Un’immagine. Viste dall’Aldilà, certe vostre immagini appaiono proprio disgustose, a volte» rispose il Dominante.
Un’immagine di chi?
«È il ricordo di qualcuno che hai incontrato, ti si è appiccicato all’attenzione. Ma gli scompartimenti erano pieni, non hai visto gli altri? Si vede che la tua mente è molto svogliata.»
Toglietemela, questa pigrizia.
«Bisogna, infatti. È con gli occhi dell’Aldilà che vedete anche i vostri obiettivi. E infatti tu non li vedi, per ora. Scegli, da che parte vuoi che andiamo?»
Mi guardai attorno. Il treno era poco lontano, ancora fermo. Noi eravamo di nuovo seduti, in un’auto, io ero alla guida, il Dominante era alla mia destra e vedevo gli occhi dell’Austero nello specchietto retrovisore.
Per di là? indicai a caso.
«Benissimo.»
L’auto era la mia, una divertente berlina verde scuro, inglese, dei primi anni Settanta. Mi sentivo sempre molto a mio agio quando la guidavo.
Siamo in auto perché devo lasciarmi indietro la mia Impossibile? Non devo pensarci più?
«In ogni caso accendi i fari» mi avvertì il Dominante. «Qui è tutto tuo, e tutto buio. Ciò che illumini qui entra nel tuo io piccolo e nella tua vita.»
I fari illuminarono la strada, con la mezzeria, e alberi tutt’intorno.
«Così è in te» seguitava il Dominante. «La sapienza è come questa notte: tanto più grande della tua mente. Esattamente come i fari e la notte.»
In che territorio stiamo viaggiando? Non vedevo niente intorno che parlasse alla mia memoria.
«Lo scopriremo. Occorrono altre occasioni. Ma tu non sai cos’è la sapienza: il significato della parola. No?»
Annaspai nel pensiero per qualche istante e con mia sorpresa mi accorsi che no, non lo sapevo dire.
«È sapere come usare ciò che sai. Ci sono persone ignoranti che hanno grande sapienza, perché colgono i diversi gradi di importanza di ciò che altri sanno; e ci sono persone molto erudite che non hanno nessuna sapienza, e perciò nessun obiettivo vero, nella loro vita.»
E come si impara la sapienza?
«Non si impara. C’è. La vedi. È il paesaggio intorno alla strada. È accorgersi.»
Una curva divenne un ampio tornante, in leggera salita.
«E chi non l’ha non si accorge, si impunta a essere solo uno dei suoi personaggi, e allora diventa vittima o colpevole, o entrambe le cose. In ogni caso, uno strumento altrui.»
Strumento di chi?
«Strumento nel senso che è lì a disposizione, e qualcuno prima o poi lo usa. Voi siete occhi di Dio. Voi siete il vedere. Così, o guardate e vedete voi, e allora Dio vede attraverso di voi, oppure qualcun altro vi adopera perché vediate a comando. Chi? Chi vuole. I vostri padri e madri, o le vostre vittime; chi vuole diventare padrone di uomini; o addirittura le inutili astrazioni: la società, il popolo, lo Stato, che non hanno occhi e cercano i vostri, per esistere. Oppure i vostri amori» (mi aspettavo che lo dicesse) «e vedi ciò che vedono loro, e non ti accorgi più di nulla.»
«E non hai obiettivi tuoi» calcò l’Austero.
«Spaventali» disse il Dominante.
Cosa?
«Spaventa gli altri, dentro di te. O anche fuori, se ti va. Fa’ come i fari di quest’auto: manda avanti le tue domande, a esplorare e minacciare il buio. Vedi che il buio si ritrae? Ogni volta che lo minacci così, il mondo migliora sia in te, sia di per sé, perché tu lo vedi meglio e anche il mondo vede meglio se stesso. A tutti i mondi piace venir minacciati dai fari. Perciò lei ti ha rimandato i regali: non sei migliorato da allora?»
C’era un altro tornante, e la pendenza aumentava. Vidi i fari di un’altra auto spuntare dal tornante, a due o trecento metri da noi. Riaprii gli occhi.
Quel giorno o il giorno seguente mi telefonò un uomo che non conoscevo. Aveva trovato il mio numero sull’elenco e disse che «voleva sentirmi di persona». In questi casi, dati i molti equivoci che possono prodursi riguardo agli argomenti che io studio, è sempre meglio chiudere rapidamente la telefonata:
«No, aspetti» insisté, «le rubo un minutino solo. Vengo subito al dunque. Primo, se posso mi piacerebbe sapere se per lei è vero quello che scrive e che dice degli Spiriti e del resto. È vero?»
«E come mai lo vuole sapere?»
«Perché mi dispiacerebbe se non lo fosse. Sa com’è, mi sono detto: ma sta’ a vedere che per lui sono paragoni, e non si rende conto delle occasioni che perde.»
«Be’, una componente simbolica c’è di sicuro» cominciai, «non penso cioè che gli Spiriti siano come noi immaginiamo di vederli, ci sono troppe proiezioni e rifrazioni di nostre immagini. Penso che siano aspetti di noi, del Sé, se lei preferisce. Solo che si possono attivare soltanto con l’immaginazione…»
«Insomma, pensavo peggio. Per me invece sono molto veri; glielo dico perché spero che le sia utile.»
«Avere a che fare con i Maestri dà molta energia, è normale che risolvano molti problemi, ma spesso…»
«Sì, ma non solo» mi interruppe.
«… ma spesso» insistei, «ci sono idee nostre che ci sembrano ispirazioni di Spiriti. Solo che, siccome non abbiamo una grande opinione di noi, pensiamo ci vengano da più in alto.»
«Sì, sì, d’accordo. Ma… mi scusi se mi permetto, volevo chiederle: lei si è fermato da qualche parte. Che cosa aspetta?
«Non importa che mi risponda, l’ho detto solo perché lei ci pensi.»
«La ringrazio.»
«Ecco tutto.»
Mi salutò, mi fece qualche augurio e riattaccò senza darmi il tempo di dire altro.
Telefonai alla mia Impossibile e glielo raccontai.
«Bene, bella lezione» commentò.
«Forse parlava di noi.»
«Penso di no.»
«Io provo a pensare di sì. Ti amo.»
«Hai un po’ di amarezza lì e pensi che mi ami. La tua fidanzatina di oggi non cucina bene?»
«Non ne ho di fidanzatine.»
«Ah, ecco.»
«Senti…»
«Sento, sento. Grazie per il pensiero ma io la mia occasione l’ho già avuta con te. Non ti ho convinto abbastanza, sei rimasto lì. Si vede che così doveva essere. Lo so com’è» mi fermò mentre protestavo, «lo so, ti dico. Mi usi, per sapere che nella tua vita c’è stato un punto significativo, e il resto per un po’ può andare avanti anche a caso. Lo so da me. Per un po’ si può, ma poi basta.»
Silenzio.
«Dei regali cosa ne farai?»
«Niente» dissi, «li ho buttati in un fiume.»
«Mmh. In un fiume! Meglio che li dai a qualcuno.»
«Li ho buttati in un fiume» e riattaccai io.
Certe volte era proprio insopportabile.
Quel tale ha detto la stessa frase vostra: «Che cosa aspetti»… Perché?
«Perché non sei ancora a un livello significativo» rispose il Dominante voltandosi verso di me. Là eravamo ancora in auto, di notte. «Perciò non possono verificarsi nella tua vita avvenimenti di grande importanza. Possono solo avvicinarsi personaggi e succedere cose che tu hai stanziato finora, con il comportamento del tuo io piccolo. Ti innervosisce se lo dico?»
Sì. D’altronde è vero.
«D’altronde è anche responsabilità nostra. Dovevamo insegnarti più in fretta, forzare un po’.»
L’Austero mi guardava nello specchietto.
«Bisognerà provvedere» disse il Dominante, «ci sono ancora occasioni. Che cosa aspetti! Sai, se tu volessi avvenimenti d’importanza maggiore, ciò cambierebbe già di per sé l’intricata serie di circostanze che collega tra di loro i personaggi e le persone del tuo mondo, talmente intricata che la tua mente non la può controllare in nessun modo. E cosa ti manca per volerlo?»
Sapienza?
«Giusto. È come se tutto fosse troppo sacro per te, e tutto troppo poco sacro al tempo stesso. Non è vero?»
Nel mio modo...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. L’arca dei nuovi Maestri
  4. Introduzione. La vita accanto
  5. L’arredamento della Stanza Tonda
  6. Grandi esseri dalle grandi ali
  7. Nell’acqua
  8. L’abbondanza
  9. I fantasmi nell’universo
  10. I personaggi dell’io
  11. L’Impossibile
  12. Vittime e colpevoli
  13. Le occasioni
  14. Il mondo intermedio
  15. Consultazioni
  16. Il disordine in Cielo
  17. Il Messia
  18. La Dea che nasce
  19. Lezione di creazione
  20. La sindrome di Gesù
  21. Scie
  22. Gli altri esseri
  23. Lo scambio
  24. Istruzioni
  25. Arrivano
  26. Immaginavo
  27. I nuovi Maestri
  28. Epilogo. Il Cielo ovunque
  29. Copyright