Una dozzina di orbite erano puntate su Carly Beth, gli sguardi persi nel vuoto. La ragazza ebbe un sussulto davanti a quelle orribili facce dai lineamenti distorti. "Maschere! Sono maschere" realizzò. Due scaffali pieni zeppi di maschere. Ma erano così brutte, così grottesche, così vere che la fecero rabbrividire.

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Piccoli Brividi - La maschera maledetta
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1
«Come ti travestirai per Halloween?» chiese Sabrina Mason.
Rigirò la forchetta nel piatto stracolmo di maccheroni giallastri, ma non ebbe il coraggio di assaggiarli.
Carly Beth Caldwell sospirò e scosse la testa. La lampada al neon che pendeva dal soffitto regalava riflessi luminosi ai suoi capelli castani. «Non saprei. Mi piacerebbe vestirmi da strega.»
A quell’affermazione, Sabrina rimase a bocca aperta.
«Travestirti da strega... tu?»
«Be’, perché no, scusa?» replicò Carly Beth, guardando l’amica seduta dall’altra parte del tavolo.
«Credevo che le streghe ti facessero paura» rispose Sabrina. Sollevò la forchettata di maccheroni e la portò alla bocca. «Che orrore, questi maccheroni! Sembrano colla! Da domani giuro che mi porto il pranzo da casa.»
«Io non ho affatto paura delle streghe» insistette Carly Beth, visibilmente risentita. «Tu pensi che sia una gran fifona, vero, Sabrina?»
«In effetti» ridacchiò Sabrina, lasciando ricadere la coda di cavallo sulle spalle. «Ehi, non mangiare questa schifezza» aggiunse, indicando i maccheroni. «Dico sul serio, Carly Beth. Sono... un pastone immondo.»
Sabrina si alzò e sfilò di mano la forchetta a Carly Beth.
«Ma io ho fame» protestò la ragazza.
La sala mensa era affollata e tutt’intorno c’era un gran brusio.
Al tavolo accanto al loro sedeva un gruppo di ragazzi di quinta che si divertivano un mondo a lanciarsi l’un l’altro un cartone semipieno di latte. Carly Beth vide Chuck Greene che strizzava un pasticcino alla frutta, lasciando che la gelatina gli colasse in bocca.
«Bleah, che schifo!» esclamò Carly Beth, rivolgendogli un’espressione di autentico disgusto. Quindi si voltò verso Sabrina. «Ti sbagli, Sabrina, io non sono una fifona. Solo perché mi prendono sempre in giro non significa che...»
«Carly Beth, vogliamo parlare dell’ultimo weekend a casa mia?» la interruppe Sabrina. Aprì un sacchetto di patatine e ne offrì all’amica, passandogliele dall’altra parte del tavolo.
«Ti riferisci a quella ridicola messinscena con tanto di fantasma?» replicò Carly Beth. «Che stupidità!»
«Sarà, ma tu ci sei cascata» replicò Sabrina, con la bocca piena di patatine. «Hai creduto davvero che la soffitta di casa mia fosse infestata dai fantasmi. Avresti dovuto vedere la tua faccia quando il soffitto ha cominciato a scricchiolare, e abbiamo udito quei passi!»
«Non è stato carino da parte vostra» replicò bruscamente Carly Beth.
«Quando poi il rumore dei passi è sceso giù per le scale, sei diventata bianca come un lenzuolo e ti sei messa a gridare» le ricordò Sabrina. «E pensare che si trattava di Chuck e Steve!»
«Lo sai che ho paura dei fantasmi!» esclamò Carly Beth, la faccia rossa come un peperone. «Per non parlare dei serpenti, degli scarafaggi, dei rumori troppo forti, delle stanze buie e... delle streghe!»
«Non capisco perché ti diverti tanto a prendermi in giro» puntualizzò la ragazza, spostando da una parte il vassoio del pranzo. «E non capisco nemmeno cosa ci troviate da ridere, quando mi fate prendere quei brutti spaventi. Proprio tu, Sabrina, la mia migliore amica!»
«Mi dispiace. Dico sul serio» rispose Sabrina. Si allungò sul tavolo e diede una strizzatina al braccio dell’amica. «È più forte di me, non riesco a trattenermi» proseguì, «perché ti spaventi per un nonnulla, Carly Beth. Ne vuoi?» chiese, porgendole di nuovo il sacchetto di patatine.
«Giuro che un giorno vi farò prendere un colpo a tutti quanti» tuonò minacciosa Carly Beth.
«Impossibile! Non ci credo!» scoppiò a ridere Sabrina.
Carly Beth aveva undici anni, ma era troppo minuta per la sua età. Come se non bastasse, con quel faccino rotondo e il naso piccolo – che lei odiava, perché lo avrebbe desiderato più lungo – sembrava ancora più giovane.
Sabrina, invece, era esattamente l’opposto. Aveva un paio di occhioni neri come il carbone, e i capelli neri e lunghi. Si faceva spesso la coda di cavallo. Chi le vedeva insieme, lei e Carly Beth, pensava che Sabrina avesse almeno un paio di anni più dell’altra. Invece, Carly Beth era di un mese più vecchia.
«Chissà, forse non mi travestirò da strega» disse pensierosa Carly Beth, sostenendosi il mento con le mani. «Forse mi vestirò da mostro orribile, con gli occhi fuori dalle orbite e la faccia impiastricciata di qualche sostanza appiccicosa e verdastra che...»
Crash! Qualcosa cadde a terra e Carly Beth si lasciò sfuggire un grido, terrorizzata.
Le ci vollero un paio di secondi prima di realizzare che un vassoio era finito sul pavimento. Si voltò e vide Gabe Moser, rosso in faccia per la vergogna, che si era appena chinato a terra per raccogliere il cibo sparso qua e là.
In mensa, fra applausi e sghignazzi, scoppiò il finimondo.
Carly Beth sarebbe voluta sprofondare, per aver gridato. Si era appena tranquillizzata che una mano forte e robusta l’afferrò per le spalle.
Fu così che un altro strillo acuto di Carly Beth risuonò in tutta la sala.

2
Sentì gli altri che ridevano, dietro di lei. A un altro tavolo qualcuno gridò: «Forza, Steve!».
Carly Beth si voltò e vide il suo amico Steve Boswell in piedi, dietro a lei, con un sorriso furbetto stampato sulla faccia.
«Ci sei cascata» disse, mollando la presa.
Steve sfilò da sotto il tavolo la sedia accanto a Carly Beth e si sedette. Il suo migliore amico, Chuck Greene, sbatté lo zaino sul tavolo e si accomodò a sua volta, accanto a Sabrina.
Steve e Chuck si assomigliavano molto fra loro, tanto che era facile scambiarli per fratelli. Erano entrambi alti e magri, con i capelli lisci a castani, che in genere nascondevano sotto un berretto da baseball. Avevano gli occhi color marrone scuro, e un sorrisetto perennemente stampato sulla faccia. Inoltre indossavano sempre jeans scoloriti e una maglietta scura a maniche lunghe.
Avevano perfino una passione in comune: terrorizzare la povera Carly Beth. Adoravano spaventarla, vederla sobbalzare per un nonnulla e gridare come un ossesso. Tanto che trascorrevano ore e ore a escogitare nuovi trucchi per farla morire di paura.
Dal canto suo, Carly Beth si riprometteva ogni volta che mai e poi mai sarebbe di nuovo caduta nella loro trappola. E invece...
Minacciava spesso di fargliela pagare, ma da quando erano amici non era mai riuscita a escogitare qualcosa... di abbastanza forte.
Chuck allungò la mano in direzione del sacchetto di patatine, per cercare di papparsi gli avanzi. Per tutta risposta, Sabrina gli affibbiò una sberla sulla mano. «Molla la presa, Chuck!»
Steve, intanto, stava mettendo sotto il naso di Carly Beth uno strano involucro avvolto nella carta di alluminio. «Ti va il mio panino? Io non lo mangio.»
Carly Beth annusò il pacchetto con una punta di sospetto.
«Cosa c’è dentro? Sto letteralmente morendo di fame.»
«Tacchino arrosto» rispose Steve, porgendo il pacchetto all’amica. «È troppo asciutto, non mi piace. La mamma si è dimenticata di spalmare la maionese sul pane. Allora, ti va?»
«Oh, sì, grazie» rispose Carly Beth. Prese il cartoccio, lo scartò e addentò il panino.
Aveva appena iniziato a masticare quando si accorse che Chuck e Steve la stavano guardando con una faccia sospetta.
Il panino aveva uno strano sapore. Come se al suo interno vi fosse qualcosa di appiccicoso e di molliccio.
Carly Beth smise di masticare.
Chuck e Steve scoppiarono a ridere, mentre Sabrina sembrava piuttosto confusa.
Carly Beth emise un sonoro “Bleah!” e sputò in un fazzoletto il resto del panino che aveva in bocca. Poi sollevò una delle due fette di pane e vide un enorme verme marrone sopra al tacchino arrosto.
«Oh!» esclamò disgustata, coprendosi la faccia con le mani.
In mensa scoppiò una risata generale. Una risata cattiva e crudele.
«Ho mangiato un verme! Io... io starò malissimo!» piagnucolò Carly Beth. Poi balzò in piedi e lanciò a Steve un’occhiata di fuoco. «Tu! Come hai potuto?» gli chiese. «Non sei stato affatto divertente e...»
«Non è un verme vero» la interruppe Chuck. Steve, infatti, non riusciva a parlare per il gran ridere.
«Come hai detto?»
Carly Beth lanciò un’occhiata al verme e improvvisamente un senso di nausea le attanagliò lo stomaco.
«Non è un verme, ti ho detto. È solo un pezzo di gomma. Avanti, prendilo in mano, se non ci credi.»
Carly Beth ebbe un attimo...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
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