
- 336 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
L'amore secondo Ismaele
Informazioni su questo libro
Sarà per le poesie d'amore che hanno studiato o per i turbamenti tipici dell'età, ma a scuola tutti i ragazzi sembrano innamorati. Soprattutto Ismaele, che deve andare a una festa con Kelly e teme di non riuscire a dire nemmeno una parola, perdendo così la migliore occasione della sua vita. Inoltre sta per accadere qualcosa di memorabile: una reunion della band del padre di Ismaele, a vent'anni dall'ultima esibizione. È un avvenimento speciale, con autentiche, piacevoli rivelazioni. Ma non per tutti.
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
Informazioni
Print ISBN
9788804659259eBook ISBN
9788852071553PARTE OTTAVA
È VENUTO IL MOMENTO
È venuto il momento
Di alzarsi e contarsi
È venuto il momento
Di bruciarsi le ali contro il sole
È venuto il momento
Uno squillo di tromba ha suonato la carica
Tutto è stato detto, tutto è stato fatto
Adesso, è venuto il momento
Da Il ritorno dei Dugonghi remixed
Musica e testi di W. Mangan e R. Lesogne
Musica e testi di W. Mangan e R. Lesogne
CAPITOLO PRIMO
IL PRINCIPE DELLA SQUADRA D’EMERGENZA
Prindabel aveva ragione. Dovevo fare qualcosa per Razza. Non avevo mai visto nessuno tanto depresso. O meglio, non avevo mai visto nessuno tanto depresso fino a quando, due sere dopo, non entrai nella nostra sala e mi trovai faccia a faccia con i Dugonghi.
Evidentemente il grande incontro di cui avevo parlato al professor Barker non era andato molto bene. Anche se il loro vecchio manager aveva promesso che tutto era sotto controllo, non s’era ancora vista l’ombra dei biglietti, e lo stampatore non aveva consegnato i volantini promozionali. Le preoccupazioni di papà stavano trasformandosi in panico galoppante. A un mese esatto dalla grande data, mio padre aveva dunque convocato una riunione di emergenza a casa nostra, per verificare che la preparazione dell’evento marciasse sui binari giusti. Io entrai nella stanza nel bel mezzo dell’incontro.
Mi guardai intorno. Zio Ray, un po’ più robusto e calvo di quanto lo ricordassi, era seduto sul divano e pareva un lugubre Babbo Natale. Stravaccato accanto a lui, con le lunghe gambe che arrivavano fino al centro della camera, c’era Leo McCrae. A giudicare da abiti e capelli, non avreste perso la scommessa se aveste giurato che il suo colore preferito era il nero. Piazzato davanti a loro, vicino a mio padre, c’era il nuovo batterista, Mick Stallybrass, non molto più alto di me, ma con due bicipiti larghi quanto la sua testa pelata.
«Papà, la mamma chiede se qualcuno gradisce una tazza di tè o di caffè.»
Poi mi ricordai della promessa fatta a Barker. «Ah, e poi volevo sapere se i biglietti sono già in vendita, perché il vicepreside della mia scuola continua a chiedermi se sono disponibili e…»
«Credo che tu possa dimenticarti il concerto.»
Quattro facce cupe evitarono di incontrare il mio sguardo. Papà vinceva tutti quanto a tristezza. Aspettai per vedere se si trattava di uno scherzo. Nessuno rise.
«Cosa intendi dire?»
Papà scosse la testa come se spiegare fosse troppo faticoso. Allora intervenne zio Ray. «Be’, sembra che Alex, il nostro stimato manager, abbia deciso di svignarsela col malloppo che avevamo anticipato: praticamente ci ha mollato in canoa in un torrente tempestoso e senza pagaia, per giunta.»
«Vi ha rubato i soldi?»
«Esattamenteeeee!» rispose lo zio con un ghigno storto.
«Perché mai l’avrebbe fatto?»
«Sai, non sono proprio certo» ribatté lo zio, «ma credo di poter affermare che non sia una persona per bene.»
Mick annuì. «Be’, quando vi eravate separati, se l’era presa parecchio con voi; si lamentava sempre che gli avevate fatto perdere un sacco di soldi. Penso che questa volta abbia deciso di prendersi la sua parte in anticipo e di evitare la confusione.»
«Bastardo!» mugugnò Leo, evidentemente uomo di poche parole, oltre che di pochi colori.
«Ma non potreste fare il concerto comunque?»
Zio Ray sospirò. «Be’, alla luce dei fatti, questo sembra essere piuttosto difficile. Pare che, a parte essere un ladruncolo, il nostro organizzatore sia anche un cane rognoso e bugiardo. Sembra infatti che, nonostante quel che aveva detto, non abbia prenotato alcun locale, né fatto uscire annunci sui quotidiani della città, preparato l’affissione dei manifesti o preso contatti con radio e televisioni per pubblicizzare l’evento. Bisogna però riconoscergli il merito di aver venduto circa duecento biglietti falsi negli ultimi giorni e di aver intascato i soldi. E, ovviamente, non dimentichiamo il suo colpo da maestro: tutti i nostri amplificatori e le apparecchiature sono misteriosamente spariti!» Zio Ray si lisciò i folti baffi e chiese: «O forse pensi che si tratti solo di una coincidenza?».
Guardai mio padre. Per la seconda volta nel giro di pochi giorni mi trovai a fissare un paio di occhi vuoti, sconfitti, depressi. Continuavo a pensare a quello che aveva detto la mamma, e cioè che papà non solo voleva, ma aveva bisogno di quel concerto, anche se ne era spaventato. Ora però provavo la tremenda sensazione che, se la cosa non si fosse fatta subito, non sarebbe successa mai più. Non mi serviva Prindabel a strillarmi nelle orecchie che bisognava far qualcosa: me lo urlavo da solo.
«Be’… ma… perché non… prenotiamo un altro posto… noleggiamo le apparecchiature che servono… Insomma, perché non andiamo avanti lo stesso?»
«Abbiamo già verificato ogni cosa, ragazzo» rispose papà, carezzandosi la fronte. «Per trovare una sala che tenga anche solo qualche centinaio di persone, con l’acustica giusta e l’impianto elettrico installato, devi prenotare con mesi di anticipo. Non ce ne sono di disponibili… Credimi, abbiamo cercato dappertutto. E, anche se trovassimo un posto, siamo ancora nel bel mezzo delle prove. Non abbiamo tempo per organizzare da soli la pubblicità, i biglietti e il resto. Per non parlare del fatto che abbiamo già anticipato migliaia di dollari di tasca nostra. D’altronde, non possiamo posticipare troppo la data perché poi viene Natale. E con questo è finito l’anno. Ma se non lo facciamo entro dicembre, non sarà più un concerto del ventennale, quindi che senso avrebbe?»
«Detesto ammetterlo, piccolo amico, ma penso che tuo padre abbia ragione» intervenne zio Ray. «Un po’ meno di quattro settimane: non c’è abbastanza tempo per ricominciare da zero. Quindi, a meno che tu non conosca un genio dell’organizzazione, che abbia voglia di lavorare come un matto e gratis, per aiutarci a mettere insieme il concerto – ah, preferibilmente uno che sia anche proprietario di un teatro – temo che, come dicono nel mondo dello spettacolo, possiamo dichiararci tutti fottuti.»
«Fregati» aggiunse Leo.
Ma io non li stavo più ad ascoltare, perché uno strano pensiero cominciava ad agitarsi e a prendere vita nel mio cervello. «Allora… quello di cui abbiamo bisogno è… una specie di… capo della Squadra d’Emergenza, giusto?»
«Be’» disse zio Ray, sospirando, «direi che sarebbe meglio se fosse il principe della Squadra d’Emergenza.»
«Bene… E aiuterebbe… se fosse anche un grandissimo fan dei Dugonghi?»
Zio Ray mi scrutò sospettoso. «Credo non guasterebbe.»
Forse lo strano pensiero che si agitava nella mia mente era destinato a sopravvivere. Era ancora un po’ barcollante, ma sembrava reggersi in piedi. Stavo meditando, quando mi accorsi che tutti mi guardavano come se avessi due teste. Probabilmente perché ero l’unico nella stanza che stava sorridendo.
«Conosco l’uomo che fa per noi» annunciai.
CAPITOLO SECONDO
CI PENSO IO (DUE VOLTE)
Il lunedì mattina, prima di scuola, andai a trovare il signor Barker nel suo ufficio. Per farla breve, non dovetti neppure chiedergli se voleva aiutarci a organizzare il concerto. Non appena ebbi finito di spiegargli cos’era successo ai Dugonghi, gli occhi del vicepreside cominciarono a sfrecciare all’intorno e a lampeggiare, per poi fermarsi e focalizzarsi nuovamente su di me.
«Possono farlo qui» disse. «In palestra. Ovviamente devo parlarne a Padre Jerome… e tre o quattro settimane sono un po’ poche… ma non è impossibile… Ci penso io.»
Quella sera Barker chiamò per dire che Padre Jerome aveva dato il suo okay e che non soltanto la palestra era disponibile ma, poiché pochi giorni dopo la data del concerto era prevista la tradizionale riunione/messa/cerimonia di premiazione/serata a sorpresa di fine anno, la maggior parte delle apparecchiature necessarie per allestire il palco, oltre alle luci e all’impianto audio, erano già sul posto.
Papà, però, non sembrava ancora completamente convinto.
«Stiamo parlando di un vicepreside… per dirla tutta, di un insegnante… non del manager di un gruppo musicale o di un organizzatore di concerti. La cosa può rivelarsi molto al di sopra delle sue capacità.»
Alla fine papà acconsentì, pur protestando, ma solo quando la mamma gli fece notare che Barker non doveva certo confrontarsi con precedenti particolarmente encomiabili, per quel che riguardava la gestione dei Dugonghi.
Solo due sere dopo ci ritrovammo tutti a casa nostra: papà, il resto dei Dugonghi, la mamma, Prue e io a guardare il signor Barker mentre tirava fuori dalla cartella un foglio dattiloscritto e lo posava sul tavolino davanti a sé. Si trattava di un riepilogo degli arrangiamenti per il concerto. «Come ho detto, la palestra è disponibile e così pure la maggior parte delle attrezzature per il palco e per gli impianti audio e luci. Abbiamo molti volontari tra il personale, i genitori e gli studenti, che ci aiuteranno a far funzionare ogni cosa e che sono abituati a gestire produzioni musicali e festival rock. Quindi tutto è sotto controllo.»
«Ma quanto ci costa affittare la sala?» domandò zio Ray.
«Niente.»
«Niente? E come la mette con il capo?»
«L’ho convinto che non spenderemo soldi, e che anzi ne ricaveremo un ragionevole profitto. Apriremo un parcheggio nel cortile ovale più in basso facendo pagare una piccola quota (la cosa sarà organizzata dal professor Guthrie e da alcuni Interni del decimo anno). In palestra non sarà possibile portare alcolici, ma permetteremo all’Associazione Genitori di allestire un bar ai bordi dei campi da tennis. Oltre al bar, apriranno anche un chiosco di bibite e panini in cortile. Inoltre, durante la serata, l’Associazione ha intenzione di organizzare una lotteria e di vendere una serie di ricordi della scuola. Zoe Tarango si occupa per me del coordinamento di questa iniziativa. Per quel che riguarda invece la percentuale sulle vendite dei biglietti, ho proposto che il dieci per cento del ricavato totale venga destinato alla scuola, per aiutarci a coprire eventuali costi aggiuntivi e imprevisti.»
Papà guardò gli altri membri della band, che annuirono silenziosi e stupiti.
«Senta, mi sembra… grandioso» disse poi. «Ma è sicuro di aver capito bene a cosa vi troverete di fronte? U...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- PARTE PRIMA
- PARTE SECONDA
- PARTE TERZA
- PARTE QUARTA
- PARTE QUINTA
- PARTE SESTA
- PARTE SETTIMA
- PARTE OTTAVA
- PARTE NONA
- RINGRAZIAMENTI
- Copyright