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Orme sulle rive dell'ignoto
- 126 pagine
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Orme sulle rive dell'ignoto
Informazioni su questo libro
Un libro nel quale il celebre maestro indica la vita come un grande gioco al quale È necessario abbandonarsi con fiducia, creatività, amore, affrontando la religiosità e la spiritualità con gioia, naturalezza e spontaneità.
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Informazioni
1
«Vivo nel paese della serietà, imprigionato dai suoi confini. Puoi disegnarmi una mappa che conduca alla terra del gioco che tu dici essere il naturale destino nostro e della vita? Ho forse un gene difettoso? Non riesco a trovare la mia risata e la mia leggerezza. Le posso vedere attorno a me, ma non dentro di me.»
Una mappa che conduca alla terra del gioco non può esistere. Tutte le mappe conducono alla serietà. La giocosità subentra quando tutte le mappe sono state bruciate. Non esiste strada che possa portare alla giocosità, perché questa non è una meta, e non può esserlo. Quando ti dimentichi le mete, e non ti dirigi verso luogo alcuno, quando abbandoni l’idea stessa di andare da qualche parte, allora la giocosità del qui e ora comincia a crescere dentro di te, comincia ad accaderti. La giocosità non è là e allora: è qui e ora. Come può esservi una mappa? Non si deve andare da qualche parte: devi solo essere.
La serietà è orientata verso una meta. E quando una persona seria comincia a giocare, ne trasforma la qualità: perfino il gioco diventa una gara, non è più un gioco. Questa è la differenza. Quando un gioco diventa serio, diventa una gara.
La gente va ad assistere agli incontri di lotta libera e di pugilato, alle corride e al football americano: cose disgustose, violente, inumane. Gli spettatori sono immaturi, e un po’ perversi. Immaturi quanto i gladiatori in campo. In un certo senso è come se ambedue vivessero una catarsi: con la scusa del gioco si liberano del proprio pattume interiore, vomitano la propria violenza.
Questo è un mondo molto, molto violento! Ecco perché non può esserci amore. Quando gli esseri umani saranno davvero tali, non ci sarà posto per il pugilato e le corride, queste forme d’intrattenimento diventeranno parte della storia. La sola idea che la gente accorra a frotte per assistere a una corrida è abnorme, disgustosa. Ma la gente è seria; trasforma anche il gioco in serietà.
Nel gioco il risultato non conta, esiste solo la bellezza della condivisione! Il puro e semplice condividere è fine a se stesso! In un mondo migliore, e più comprensivo, non ci sarà posto per le competizioni; si giocherà e basta. Non ci saranno né vincitori né vinti, perché il concetto stesso di vincere e di perdere è inumano. Non ce n’è bisogno. Perché non godersi il semplice essere insieme, senza dover fare calcoli, senza bisogno di punteggi, senza dover raggiungere alcun risultato?
Se amate il calcio, giocate a calcio! Divertitevi! Non cercate risultati. Quando questo diventa il fine, si diventa seri, si distrugge il gioco: in pratica diventa un affare. Godetevi la vostra energia che si esprime. Godetevi il momento, non sacrificatelo a nulla.
Questo è il significato di lila, questo è giocosità. Ma voi vi innamorate e l’amore diventa una cosa seria, cominciate a pensare al matrimonio, ai bambini e alla famiglia: tutto si svilisce! Anche se quelle cose poi accadono, lasciate che siano una conseguenza, non risultati. Certo, se amate una donna, desiderate stare con lei: questo è il matrimonio, e non dovrebbero esistere altri modi di concepirlo. Ma è un’idea che non deve neppure sfiorare la mente, perché vi riporta a terra; ogni poesia viene distrutta. Il vostro incontro amoroso diventa una routine mondana, la storia d’amore ne viene distrutta.
Eppure, nel momento stesso in cui vi innamorate, la mente comincia subito a tessere e a filare… pensa alla famiglia, a come creare la tua famiglia. Che bisogno c’è di avere una famiglia tua? La gente possiede oggetti e perfino persone. Si può perdonare il possesso delle cose, ma come perdonare il possesso delle persone? Dite «mia moglie», «mio marito», «mio figlio»: cosa avete fatto per affermare che questo figlio è vostro? Chi siete? Cosa c’entrate? Siete in grado di creare un bambino? Potete concepirlo secondo i vostri desideri?
Un bambino arriva dall’ignoto, è un dono. Voi non ne siete i creatori, come potete possederlo? Il bambino non assume forma ed essere in base al vostro volere. Lo desideravate bellissimo e arriva uno gnao: e malgrado ciò continuate a chiamarlo «il mio bambino». Siete stati un mero canale, un passaggio nel grande gioco dell’esistenza.
Alla stregua di tutti i movimenti di liberazione, come per esempio quello femminile, se ne dovrebbe istituire uno nuovo: il movimento di liberazione dei bambini. A nessuno dovrebbe esserne concesso il possesso. Dovrebbe essere vietato! Nessuno dovrebbe poter dire «il mio bambino». Tutti i bambini sono di Dio. Vi è solo concesso esserne i custodi, potete solo prendervene cura, null’altro. E dovreste essere grati per essere stati nominati custodi di una nuova vita che si schiude. È più che sufficiente! Godetevi questo gioco! Il gioco del custode: prendetevi cura del bambino, non siate possessivi… ma la vostra mente lo è. Il possesso si è radicato profondamente dentro di voi, fino a diventare il più grosso deterrente alla crescita dell’essere umano.
Quando l’amore è possessivo, diventa esclusivo. Porta a dire: «Questa donna è mia, e solo mia!», per cui non le è più concesso ridere con nessun altro, né stare mano nella mano con nessun altro, né guardare nessun altro negli occhi. Che assurdità! Perché? Chi sono io per possedere? E come può l’amore essere possessivo?
L’amore include sempre, non esclude mai. Se amo una donna, amerò anche vederla gioire in mille modi, con mille persone diverse. Vorrò vederla felice. Sarà la mia gioia. Non sarò geloso se ballerà felice con un altro. Io l’amo! Come posso essere geloso? La sua felicità mi inebria. Ma se affermi che lei è tua moglie, non puoi permetterlo. Cominci a menomarla. E lei ti paralizza di rimando, per vendicarsi. Vi distruggete a vicenda.
L’amore è la più potente energia creativa, ma finora è stato una gran sfortuna, la più grande disgrazia. La gente non è stata uccisa dall’odio: è stata uccisa dall’amore. La vita non è diventata amara a causa della rabbia: lo è diventata a causa dell’amore.
Combattete per amore di una donna o di un uomo; combattete in nome dell’amore della famiglia o del clan. Combattete in nome dell’amore di un ideale o di una religione; combattete per la madrepatria. Continuate a combattere per amore! Tutti gli omicidi, tutte le uccisioni, tutte le sofferenze, di qualsiasi tipo esse siano, esistono a causa del vostro presunto amore.
C’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel vostro amore. Il vostro amore è una fissazione, non un fluire giocoso. È un affare serio, esclusivo, possessivo. Colmo di stupidità. Dovreste essere in grado di vedere tutte queste cose, e il semplice vederle vi permette di iniziare a rilassarvi. Iniziate a comprendere le conseguenze di quel punto di vista, e questo vi permette di rilassarvi: in voi sorgerà una consapevolezza nuova.
Certo… mi sorprende vedere un uomo cui è morta la moglie, che ancora piange e si dispera: la sua amata è morta. Ma perché questo monopolio? Con tante belle donne al mondo! Non ha senso. Perché trasformare il resto della tua vita in un incubo, solo perché tua moglie o tuo marito è morto; non riesci più ad amare? È davvero così piccolo il tuo amore? È una fissazione così ossessiva? Era un sentimento nevrotico, di certo non era un sentimento sano; altrimenti, quando il marito muore, sarà naturale essere tristi, ma comunque si dirà addio all’amato per continuare a vivere. Non si sacrificherà la propria vita… sacrificarla è pericoloso. Se lo fai, diventando un martire, ti vendicherai della vita stessa; creerai un senso di colpa nei tuoi figli, e in tutti coloro che ti circondano. Soffrirai! E quando si soffre, si creano intorno a sé vibrazioni di sofferenza.
Tutto ciò non ha senso! Il mondo è pieno di gente, perché crearsi una fissazione? Essa però è lì sin dall’inizio: nel momento stesso in cui il bambino dice «mia madre», e la rende felice, inizia la fissazione: da quel momento, il bambino resterà fissato, legato a lei per tutta la vita.
Quando si è piccoli si dipende dalla madre, è naturale; e i genitori sfruttano tale dipendenza a oltranza. Il bambino è inerme, ed è totalmente soggetto alla volontà dei familiari, non può sopravvivere da solo; pertanto deve appoggiarsi al padre e alla madre. Questa sua impotenza viene sfruttata. Il bambino sa che morirà, se la madre se ne va; senza la madre, sa di non poter restare in vita. Questa idea si annida sempre più in profondità… sostenuta dalla madre che gode di questa situazione che potenzia il suo ego: «Non puoi vivere senza di me». Spesso lo minaccia: «Ascoltami, altrimenti ti lascio, me ne vado per sempre, oppure muoio… allora vedrai!». Il bambino rimane profondamente scosso, perché senza di lei morirebbe.
A poco a poco, tutto ciò diventa un condizionamento. Più tardi, quando sarà un adulto, si rifletterà in tutti i suoi rapporti. Avrà gli stessi pensieri nei confronti della moglie: se non ci fosse, lui non potrebbe sopravvivere. Il pensiero diventa inconscio. Si rifletterà in ogni aspetto della vita: «Se perdo questo lavoro sono distrutto. Se perdo questa casa, dove andrò a finire? Se perdo tutti i soldi che ho in banca che ne sarà di me?». Tutta la sua vita diventerà una fissazione, e si trasformerà in una lunga e inutile sofferenza. Ora non è più un bambino, ma rimane infantile a causa di questo condizionamento.
Vi innamorate, ma diventate subito seri e il sentimento si trasforma in amarezza. Cominciate a pensare al futuro – al matrimonio, ai bambini, alla sicurezza – e così distruggete il gioco, lo trasformate in una gara: diventa una partita molto pericolosa. E sicuramente perderete; non vince mai nessuno.
Quando si gioca vinciamo sempre tutti. Quando si è seri non vince mai nessuno: perdiamo tutti!
Venite da me per imparare a meditare, e subito diventate seri. Io continuo a insistere: non siate seri. La meditazione può esistere solo nel gioco, nella giocosità più totale, quando non cercate nulla, quando state semplicemente ballando o cantando; quando non chiedete e l’attività è fine a se stessa, senza un futuro, senza una meta… allora accade. La meditazione è un accadere. Non potete strapparla dalle mani di Dio. Non potete né desiderarla né averla, ma fare soltanto un’unica cosa: divenire una mano aperta, pronta a ricevere, e questo accade quando si è giocosi.
La meditazione è divertimento! Il termine stesso, se associato alla meditazione, sembra assurdo: meditazione e divertimento? Fin dai tempi più remoti vi è stato insegnato che questa è la cosa più seria: andate in chiesa e diventate seri, anche se non lo siete; assumete una faccia di circostanza, un muso lungo, in modo che si veda che siete in chiesa. Non ridete, non danzate, non giocate, non siete scherzosi! È una cosa seria. Siete al cospetto di Dio!
Questo Dio è davvero strano! Non permette la risata, non permette la danza, non permette la gioia, non può neppure permettere l’amore. Il Dio dei vostri avi era vendicativo, geloso e violento: pronto a schiacciarvi, a distruggervi e a gettarvi nelle fiamme dell’inferno. Il concetto stesso di Dio era orribile.
Con me dovrete imparare un linguaggio nuovo: la meditazione è divertimento, la preghiera è amore e risate; il tempio, la chiesa e la moschea sono luoghi dove gioire e inebriarsi di vita; luoghi dove tenersi per mano e danzare, dove condividere ciò che Dio vi ha donato, luoghi dove essere totalmente immersi nel presente. Questo è il significato del divertimento, il significato della risata e della gioia: essere totalmente immersi nell’istante, come se non ne dovesse esistere un altro. Come potete mettervi alla ricerca di un risultato? Perché pretenderlo? Per poter esistere, il risultato necessita di un ulteriore momento nel futuro.
Siate come i bambini, che danzano, cantano e strillano, e Dio verrà a voi di soppiatto. Improvvisamente vi accorgerete che vi circonda; improvvisamente vi accorgerete che non tenete, fra le vostre, le mani di una donna: è Dio che tiene le vostre mani tra le sue; non tenete, fra le vostre, le mani di un uomo: si tratta di Dio. Immersi negli occhi dell’altro, nel gioco e nella gioia, cadrete all’improvviso in una profondità sconosciuta a voi, e anche alla vostra mente. Sparirete nelle profondità di un abisso.
Ecco cos’è Dio! Dio non esiste nelle Sacre Scritture; egli è negli occhi della gente, nei fiori, nei fiumi e nella Luna. Dio è iscritto ovunque! Non rivolgetevi alle Sacre Scritture. E se non riuscite a trovarlo nella vita degli alberi, verdi rossi e dorati non lo troverete neppure nella Bibbia, nel Corano e nei Veda. Come potete trovarlo là, se non siete in grado di trovarlo qui? Una volta che lo avrete trovato qui, lo troverete ovunque… egli sarà in ogni luogo.
Una volta trovato, Dio è dappertutto; ma dovrete trovarlo nella vita, nel gioco, nel divertimento. Il gioco vi rende vivi al massimo. La serietà è menomante; vi rattrappite, vi gelate; vi chiudete, vi isolate. Diventate egoisti. Questo è il motivo per cui la serietà è tanto cara alla gente: perché la serietà vi dà un ego, mentre la giocosità ve lo toglie.
Tu dici: «Vivo nel paese della serietà, imprigionato dai suoi confini».
In quanto “io”, puoi solo esistere nella terra della serietà; e in quanto “io” puoi solo esistere imprigionato dai suoi confini. Se vuoi giocare il gioco della vita, dovrai abbandonare l’idea dell’“io”. L’“io” non può giocare; resiste al gioco perché questi è la sua morte. L’“io” è sempre serio.
Non l’avete mai notato? Guardatevi dentro mentre ridete: l’“io” scompare. Questo è il motivo per cui le persone egoiche non ridono mai, è impossibile! Quando danzate, arriva un momento in cui l’“io” scompare. Ma le persone egoiche non ballano: non possono permettere all’“io” di scomparire. Naturalmente rimangono confinate, sono prigioniere. Ma è una loro scelta.
Se volete conservare l’ego, dovrete accettare la prigione, dovrete accettarne i confini. Se desiderate un ego sempre più grande, la prigione diverrà a sua volta sempre più angusta, e le sue mura sempre più strette. Se aspirate all’ego più grande del mondo, vi ridurrete a essere una prigione, sarete circondati da una muraglia cinese, vivrete in una camicia di forza, dietro a una cortina di ferro.
Ma se volete essere vivi, dovrete lasciar andare l’ego. L’ego distrae dalla vita.
Mi chiedi: «Vivo nel paese della serietà, imprigionato dai suoi confini. Puoi disegnarmi una mappa che conduca alla terra del gioco che tu dici essere il naturale destino nostro e della vita?».
E ancora mi chiedi una mappa… quella è una cosa seria. Io non ne ho. Se vuoi delle mappe dovrai rivolgerti ai preti e alla Chiesa: loro ne hanno. Non è una metafora! Nei templi indiani esistono diverse mappe del paradiso, dell’inferno, dei percorsi per arrivarci, e di tutto ciò che vi troverete… l’intera geografia celeste. È spiegato chi è chi, dove si trovano la dimora di Dio e quella dei santi; troverete tutto illustrato nei dettagli.
È stata disegnata l’intera cartografia: assolutamente immaginaria! Dio non può essere confinato in una mappa. Il paradiso non ha mappe, e neppure l’inferno; non si tratta di luoghi geografici, bensì di stati psicologici. Quando siete seri, vi trovate all’inferno; la serietà è l’inferno, la giocosità è il paradiso.
Mi chiedi: «Puoi disegnarmi una mappa che conduca alla terra del gioco che tu dici essere il naturale destino nostro e della vita? Ho forse un gene difettoso?».
No, nessuno ha un gene difettoso. E un gene difettoso non crea il problema: il problema deriva dall’ego. E l’ego non ha nulla a che fare con il corpo, è un atteggiamento mentale.
Tu hai una mente ed è questo il tuo difetto. Non voglio dire che tu abbia una mente difettosa:...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Orme sulle rive dell’ignoto
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- 6
- 7
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- 13
- 14
- Copyright
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