Piccoli Brividi - Mano di mummia
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Piccoli Brividi - Mano di mummia

  1. 196 pagine
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Piccoli Brividi - Mano di mummia

Informazioni su questo libro

Allora non poteva sapere che mamma e papà sarebbero partiti senza di lei e che sarebbe finita nelle viscere della piramide. In trappola, prigioniera, forse per sempre.

Ma Gabe non era sola.

Qualcuno si aggirava nella piramide.

Qualcuno,.. o qualcosa.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852070808
Print ISBN
9788804659747

1

Vidi la Grande Piramide e mi venne una gran sete.
Forse per colpa del mare di sabbia arida e giallastra che sembrava estendersi all’infinito, e che formava un tutt’uno con il cielo. Mi attaccai al braccio della mamma, per richiamare la sua attenzione.
«Mamma, ho sete.»
«Non è il momento, tesoro» rispose. Ammirava incantata la piramide, e teneva una mano sulla fronte per proteggersi gli occhi dal sole.
Non era il momento? Cosa significava: “Non è il momento?”. Io avevo sete, guarda caso, proprio in quel momento.
Qualcuno mi diede una spinta, e mi chiese scusa in una lingua diversa dalla mia. A dire il vero, non avrei mai pensato di trovare tutti quei turisti davanti alla Grande Piramide. Si vede che proprio quell’anno la metà della popolazione di questa Terra aveva deciso di trascorrere le vacanze di Natale in Egitto.
«Ma mamma, io...»
Giuro che non avevo nessuna intenzione di mettermi a piagnucolare. Avevo sete e basta.
«Mamma, io ho sete sul serio.»
«Non possiamo andare a bere adesso» rispose, gli occhi incollati sulla piramide. «E smettila di comportarti come una bambina, tesoro. Hai dodici anni, ormai.»
«Anche a dodici anni si può morire di sete» borbottai. «Colpa di tutta questa sabbia nell’aria. Non mi fa respirare, e ho la gola secca.»
«Guarda la piramide, piuttosto» rispose, alquanto irritata. «Siamo venuti qui per questo, se non sbaglio. Non per bere.»
«Ma io sto soffocando, lo vuoi capire o no?» gridai, stringendomi la gola con le mani.
E va bene, non stavo soffocando. Diciamo che avevo esagerato per avere almeno un briciolo della sua attenzione. Ma, per tutta risposta, la mamma si calò il cappello di paglia sugli occhi e continuò a guardare la piramide, che splendeva sotto il sole cocente.
Decisi di provare con papà. Come al solito, era intento a studiarsi le guide che portava sempre con sé, ovunque andasse. Secondo me, non aveva ancora avuto il tempo di dare un’occhiata alla piramide. Papà si perde sempre tutto, per questa sua mania di tenere gli occhi incollati sulle guide.
«Papà, ho tanta sete» dissi con un lieve sussurro, come se la mia gola non ce la facesse a restituire all’esterno il messaggio che le avevo appena inviato.
«Accidenti! Lo sai quanto è grande la piramide?» fu la sua risposta.
«Papà, ho sete.»
«È larga almeno cinque ettari, Gabe» rispose tutto eccitato. «E lo sai di che cosa è fatta?»
“Di stupido gesso” stavo per rispondere.
Papà mi metteva sempre alla prova. Quando andavamo a visitare un posto nuovo, mi faceva sempre un milione di domande come questa. Credo di non averne mai imbroccata una.
«È fatta di pietra?»
«Esatto.»
Mi rivolse un bel sorriso, e tornò a consultare la sua guida. «È fatta di pietra calcarea. Interi blocchi di pietra calcarea. Secondo la guida, ci sono blocchi che pesano più di mille tonnellate.»
«Mamma mia!» esclamai. «Più di te e la mamma messi insieme!»
«Non sei affatto divertente, Gabe» rispose papà. Alzò gli occhi dal libro e mi fulminò con lo sguardo.
«Stavo solo scherzando» dissi.
Papà è molto sensibile all’argomento “peso e forma fisica”, così non perdo occasione per stuzzicarlo.
«Secondo te come facevano gli Egizi a trasportare i blocchi di mille tonnellate?»
Uffa, che noia!
«Con i camion?» tirai a indovinare.
«Camion?» scoppiò a ridere papà. «Ma se non avevano nemmeno le ruote!»
Mi misi una mano sulla fronte per proteggere gli occhi dal sole, e guardai la piramide. Era enorme, ancora più grande di come appariva nelle foto e nelle illustrazioni. E, soprattutto, aveva un aspetto drammaticamente arido.
Non riuscivo proprio a immaginare come avevano fatto a trasportare quelle pietre enormi sulla sabbia, senza le ruote.
«Non, lo so, papà. Però ho tanta sete.»
«È un mistero, nessuno lo sa» rispose papà.
“Tipica domanda trabocchetto” pensai.
«Papà, ho bisogno di bere. Dico sul serio.»
«Non è il momento» rispose, alzando finalmente gli occhi in direzione della piramide. «Dà una strana sensazione, vero?»
«A me fa venire ancora più sete» insistetti, nel disperato tentativo di perorare la mia causa.
«Volevo dire che mi fa una certa impressione pensare che i nostri antenati – i miei e i tuoi, Gabe – abbiano probabilmente camminato su queste pietre, o addirittura abbiano collaborato alla costruzione delle piramidi stesse. Non so perché, ma mi vengono i brividi. A te non fa lo stesso effetto?»
«Sì, forse» risposi. Papà aveva ragione. Anche a me venivano i brividi.
Dovete sapere che noi siamo egiziani. Nel senso che i miei nonni, sia dalla parte di papà che dalla parte della mamma, erano nati in Egitto. Si trasferirono in America alla fine degli anni ’30, nel periodo delle grandi immigrazioni. Mamma e papà, infatti, sono nati nel Michigan. Ecco perché eravamo così eccitati all’idea di visitare il Paese dei nostri antenati.
«Chissà se in questo momento lo zio Ben è all’interno della piramide!» esclamò papà, proteggendosi gli occhi dal sole.
Papà alludeva allo zio Ben Hassad. Mi ero quasi dimenticata di mio zio Ben, il noto archeologo, una delle ragioni che ci avevano spinto a trascorrere le vacanze in Egitto. L’altro motivo del nostro viaggio, infatti, erano certi affari che mamma e papà dovevano concludere. Loro vendono frigoriferi e apparecchi di refrigerazione, il che è decisamente poco eccitante. Ma a volte il loro lavoro li porta in posti fantastici come l’Egitto, e io li seguo volentieri.
Guardai di nuovo la piramide, e non potei fare a meno di pensare allo zio Ben.
Con la sua squadra di operai, lo zio stava scavando intorno alla Grande Piramide, immagino alla scoperta di nuove mummie. Era sempre stato affascinato dalla terra dei suoi padri, e aveva vissuto per molti anni in Egitto. Era un grande esperto di mummie e piramidi, ed era famoso in tutto il mondo. Una volta ho visto perfino la sua fotografia sul National Geographic.
«Quando lo incontriamo, lo zio Ben?» chiesi, tirando papà per un braccio. Forse tirai un po’ troppo, e così la guida gli cadde di mano. Dispiaciuta, lo aiutai a raccoglierla.
«Non oggi, comunque» rispose risentito. Papà mal sopportava di doversi chinare a terra per raccogliere le cose, perché a causa della sua grande pancia faceva molta fatica. «Al Cairo, fra qualche giorno.»
«Perché non andiamo a cercarlo dentro la piramide? Forse sta scavando là dentro.»
«Non si può entrare, è proibito» rispose papà.
«Guardate! I cammelli!» esclamò la mamma, dandomi uno strattone per attirare la mia attenzione.
Alcuni turisti erano arrivati in groppa a dei cammelli. Sembrava che uno di loro stesse per soffocare, povera bestia. Chissà, forse aveva sete, proprio come me. Anche i turisti, comunque, non se la passavano un granché bene, visibilmente a disagio in groppa ai cammelli, e soprattutto preoccupati di come scendere.
«Sai qual è la cosa più difficile, per un cammello?» chiesi a papà. Stava guardando la piramide, impegnato a studiarne la cima.
«No» rispose. «Qual è?»
«Passare attraverso la cruna di un ago.»
E va bene, lo so che è uno giochetto vecchio e stravecchio, ma io e papà ne andiamo matti.
«Hai visto i cammelli?» chiese la mamma.
«Non sono mica cieca» risposi bruscamente. Quando ho sete, divento intrattabile. E comunque, qualcuno dovrebbe spiegarmi cos’hanno di così eccitante i cammelli.
«Avanti, qual è il problema?» chiese la mamma, giocherellando con il cappello di paglia.
«Te l’ho già detto» dissi, cercando di non perdere la calma. «Ho sete.»
«Gabe, ti prego!» esclamò, lanciando un’occhiata a papà. Dopodiché tornò a concentrarsi sulla piramide.
«Papà, pensi che lo zio Ben possa farci entrare nella piramide?» chiesi. «Sarebbe fantastico.»
«Credo proprio che non sia possibile, Gabe.»
Si mise la guida sotto il braccio, per poter guardare dentro il binocolo.
«Non credo proprio. Non credo proprio che sia consentito» continuava a ripetere.
Non riuscivo a nascondere la mia delusione. Da tempo sognavo di esplorare le piramidi in compagnia dello zio Ben, alla scoperta di mummie e antichi tesori, lottando contro gli antichi Egizi che tornavano dall’aldilà per difendere le loro sacre tombe, salvandomi in extremis dopo una fuga rocambolesca, alla maniera di Indiana Jones.
«Mi spiace, Gabe, ma credo che dovrai accontentarti di ammirare la piramide dall’esterno» aggiunse papà, cercando di mettere a fuoco il binocolo.
«Già fatto, grazie» risposi. «Possiamo andare a bere, adesso?»
Allora non potevo sapere che mamma e papà sarebbero partiti senza di me e che io sarei finita nelle viscere della piramide. In tra...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. Copyright