Shadowhunters: Dark Artifices - 1. Signora della mezzanotte
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Shadowhunters: Dark Artifices - 1. Signora della mezzanotte

  1. 550 pagine
  2. Italian
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Shadowhunters: Dark Artifices - 1. Signora della mezzanotte

Informazioni su questo libro

Sono passati cinque anni da quando Emma Carstairs ha perso i genitori, barbaramente assassinati durante la Guerra Oscura. Ha dedicato la propria vita alla lotta contro i demoni ed è diventata la Shadowhunter più talentuosa della sua generazione. Non ha però mai smesso di cercare coloro che hanno distrutto la sua famiglia e, quando si rende conto che l'unico modo per arrivare ai colpevoli è un'alleanza con le fate, proibita dal Conclave, non si tira indietro. È una partita molto pericolosa, ma Emma ha intenzione di giocarla fino in fondo. Accanto a lei il suo parabatai, Julian Blackthorn, al quale la lega un sentimento che la Legge degli Shadowhunter non ammette.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852070389
Print ISBN
9788804654360
1

Un sepolcro in questo regno

«No, non sta funzionando» disse Emma. «Questa relazione, intendo.»
Dall’altro capo del telefono giunsero dei suoni sconsolati. Emma riusciva a malapena a decifrarli: sul tetto del Sepulchre Bar la ricezione non era il massimo. Stava camminando sul bordo guardando in basso, verso il cortile centrale. Gli alberi di jacaranda erano decorati con fili di luci, mentre il giardino era disseminato di tavolini e sedie eleganti dallo stile ultramoderno. Giovani uomini e donne altrettanto eleganti e ultramoderni affollavano il locale: i calici di vino scintillavano nelle loro mani come bolle trasparenti riempite di rosso, bianco e rosa. Qualcuno aveva preso in affitto il bar per una festa privata: uno striscione luccicante pendeva tra due alberi e i camerieri si facevano largo tra la folla offrendo vassoi di stuzzichini.
C’era qualcosa, in quello scenario così glamour, che faceva venire voglia a Emma di interromperlo calciando qualche tegola giù dal tetto o facendo una capriola sugli invitati. Peccato che, se ti comportavi così, il Conclave ti mandava in galera per un bel po’ di tempo: i mondani non dovevano mai nemmeno intravedere gli Shadowhunter. E comunque, anche se fosse veramente piombata in cortile con un balzo, nessuno degli ospiti si sarebbe accorto di lei. Era ricoperta di rune, disegnate da Cristina, che la rendevano invisibile a chiunque non possedesse la Vista.
Emma sospirò e si riportò il telefono all’orecchio. «Ok, la nostra relazione» disse. «La nostra relazione non sta funzionando.»
«Emma» la chiamò Cristina sussurrando forte dietro di lei. Emma si girò, con gli stivali in equilibro sul ciglio del tetto. Cristina era seduta sul pendio di tegole alle sue spalle, intenta a lucidare un coltello da lancio con un panno celeste abbinato ai nastri che impedivano ai capelli neri di ricaderle sul viso. Tutto, in Cristina, era ordinato e composto: con la sua tenuta nera da combattimento riusciva a sembrare professionale come la maggior parte della gente sarebbe riuscita a essere solo in un elegante completo da ufficio. Il suo medaglione d’oro portafortuna le scintillava nell’incavo del collo e l’anello di famiglia, percorso da un intreccio di rose simbolo dei Rosales, le brillò sul dito quando depose il coltello accanto a sé, avvolto nel suo panno. «Emma, ricordati. In prima persona!»
Cameron continuava a parlare a ruota libera all’altro capo del telefono, farneticando qualcosa a proposito di un incontro di chiarimento, che Emma sapeva sarebbe stato inutile. Lei si concentrò sulla scena sotto di sé: era un’ombra, quella che stava scivolando tra la folla, oppure si stava immaginando tutto? Forse era perché ci sperava troppo. Johnny Rook in genere era affidabile, e poi le era sembrato molto, molto sicuro su quella notte, ma lei odiava caricarsi e stare sulle spine per poi scoprire che non ci sarebbe stata una battaglia in cui sfogare tutta l’energia.
«Non sei tu, sono io» disse nel microfono. Cristina le fece i pollici in su per incoraggiarla. «E io sono stanca di te.» Fece un sorriso radioso mentre l’altra si prendeva il viso tra le mani. «Quindi cosa ne dici se torniamo a essere amici?»
Si sentì un clic. Cameron aveva riattaccato. Emma si infilò il telefono in tasca e scrutò di nuovo la folla. Niente. Scocciata, si arrampicò su per il pendio del tetto per sedersi con un tonfo accanto a Cristina. «Be’, sarebbe potuta andare meglio» disse.
«Tu credi?» Cristina si tolse le mani dal viso. «Che cosa è successo?»
«Non lo so.» Emma sospirò e prese lo stilo, il raffinato strumento di scrittura fatto di adamas che gli Shadowhunter utilizzavano per tracciarsi rune di protezione sulla pelle. Il suo aveva un’impugnatura intarsiata in osso di demone ed era un regalo di Jace Herondale, la sua prima cotta. La maggior parte degli Shadowhunter consumava gli stili come i mondani consumavano le matite, ma quello per lei era speciale, e lo custodiva con la stessa cura che dedicava alla spada. «Va sempre a finire così. Tutto ok, finché un mattino mi sveglio e basta il suono della sua voce a farmi venire la nausea.» Guardò Cristina con aria colpevole. «Ci ho provato» aggiunse. «Ho aspettato settimane! Ho continuato a sperare che le cose sarebbero migliorate. Ma non è successo.»
Cristina le diede una pacca sul braccio. «Lo so, cuata» disse. «È solo che non sei molto brava ad avere…»
«Tatto?» suggerì Emma. L’inglese di Cristina era quasi privo di accento, e a Emma capitava spesso di dimenticare che non fosse la sua prima lingua. D’altro canto, Cristina parlava sette lingue oltre al suo spagnolo. Lei invece parlava inglese, pochissimo spagnolo, greco e latino, sapeva leggere in tre linguaggi demoniaci e imprecare in cinque.
«Stavo per dire “relazioni”» ribatté Cristina. Un guizzo le balenò negli occhi castano scuro. «Sono qui da due mesi appena e tu ti sei dimenticata ben tre appuntamenti con Cameron, oltre al suo compleanno, e ora lo hai mollato perché oggi è una serata di pattuglia poco movimentata.»
«Voleva sempre giocare ai videogiochi. E io i videogiochi li odio.»
«Nessuno è perfetto, Emma.»
«Ma certe persone sono perfette l’una per l’altra. Non sei d’accordo?»
Sul viso di Cristina comparve una strana espressione, ma sparì così in fretta che Emma fu sicura di essersela immaginata. A volte rifletteva sul fatto che, per quanto vicina potesse sentirsi a quella ragazza, in realtà non la conosceva. Non la conosceva come conosceva Jules, come conosci qualcuno con il quale hai condiviso ogni momento della tua vita da quando eravate bambini. Quello che era successo a Cristina in Messico – qualunque cosa l’avesse spinta a scappare a Los Angeles, lontano da famiglia e amici – era un argomento che non avevano mai affrontato.
«Be’» fece Cristina. «Almeno sei stata abbastanza saggia da portarmi con te per ricevere supporto morale in questo momento così difficile.»
Emma la punzecchiò con il suo stilo. «Non avevo in programma di mollare Cameron. Eravamo qui, lui mi ha chiamata, ho visto la sua faccia sullo schermo del telefono – o meglio, ho visto la foto di un lama, perché di sue non ne avevo e così ho scelto quella – e mi sono talmente arrabbiata che non sono riuscita a trattenermi.»
«Brutto momento per essere un lama.»
«Ma, diciamocelo, è mai un buon momento?» Emma rigirò la punta dello stilo verso di sé e iniziò a disegnarsi sul braccio una runa Passo Sicuro. Si vantava di avere un equilibrio notevole anche senza rune, ma in cima a un tetto forse era meglio essere prudente.
Pensò a Julian, nella lontana Inghilterra, e provò una lieve fitta al cuore. Sarebbe stato felice di vedere che agiva con prudenza. Avrebbe detto in proposito qualcosa di spiritoso e adorabilmente autoironico. Sentiva tremendamente la sua mancanza, ma forse era così che doveva essere quando si era parabatai, legati dalla magia e dall’amicizia.
Tutti i Blackthorn le mancavano. Emma era cresciuta giocando in mezzo a Julian e ai suoi fratelli, andando a vivere con loro all’età di dodici anni, quando lei aveva perso i genitori e Julian, già orfano di madre, aveva perso il padre. E così, da figlia unica era stata catapultata in una famiglia grande, chiassosa e irresistibile. Non era stato sempre facile, però li adorava tutti, dalla timida Drusilla a Tiberius, appassionato di romanzi gialli. All’inizio dell’estate erano partiti per andare a trovare una loro prozia nel Sussex: la famiglia Blackthorn era di origini britanniche. Marjorie, aveva spiegato Julian, aveva quasi cento anni e sarebbe potuta morire da un momento all’altro, quindi dovevano rivederla il prima possibile. Era un dovere morale.
E così erano partiti per due mesi, tutti tranne lo zio, il capo dell’Istituto. Per Emma era stato un vero trauma. L’Istituto era passato dal caos al silenzio. Peggio ancora, quando Julian non c’era, lei lo avvertiva fisicamente, come un disagio costante, un dolore sordo al petto.
Uscire con Cameron non era servito, mentre l’arrivo di Cristina l’aveva aiutata moltissimo. Era normale, per gli Shadowhunter che compivano diciotto anni, andare in visita agli Istituti stranieri per imparare usi e costumi diversi dai propri. Cristina era venuta a Los Angeles da Città del Messico… Non che ci fosse niente di strano, però aveva sempre avuto l’aria di una che scappava da qualcosa. Lei, nel frattempo, stava scappando dalla solitudine. E così, nella loro fuga, si erano corse incontro, diventando migliori amiche più in fretta di quanto avrebbe mai potuto ritenere possibile.
«Diana sarà contenta di sapere che hai lasciato Cameron, almeno» le disse Cristina. «Mi sa che non le piaceva molto.»
Diana Wrayburn era la tutor della famiglia Blackthorn. Estremamente intelligente, estremamente severa, estremamente stanca di vedere Emma addormentarsi nel bel mezzo della lezione perché la sera prima era uscita.
«Diana pensa solo che qualsiasi relazione sia una distrazione dallo studio» ribatté Emma. «Perché frequentare qualcuno, quando potresti imparare un linguaggio demoniaco in più? Insomma, chi non vorrebbe sapere come si dice “Vieni spesso qui?” in purgatico?»
Cristina scoppiò a ridere. «Mi sembri Jaime. Lui odiava studiare.»
Emma drizzò le orecchie: capitava di rado che Cristina parlasse degli amici o dei parenti che aveva lasciato a Città del Messico. Sapeva che suo zio aveva gestito l’Istituto della capitale finché non era stato ucciso nella Guerra Oscura e quindi sostituito dalla madre di Cristina. Sapeva che suo padre era morto quando lei era piccola. Ma non sapeva molto altro.
«Diego invece no. A lui piaceva un sacco. Studiava anche cose in più per puro divertimento.»
«Diego? Il ragazzo perfetto? Quello che tua madre adora?» Emma riprese a passarsi lo stilo sulla pelle e a poco a poco la runa di Lunga Vista prese forma sul suo avambraccio. Le maniche della tenuta le arrivavano fino ai gomiti, e la sua pelle nuda era completamente segnata da pallide cicatrici di rune usate molto tempo prima.
Cristina si sporse per toglierle lo stilo di mano. «Qua, lascia fare a me.» Continuò lei la runa di Lunga Vista: aveva una mano eccezionale, attenta e precisa. «Non voglio parlare di Diego il Perfetto» disse. «Ci pensa già abbastanza mia madre. Invece posso chiederti un’altra cosa?»
Emma annuì. La pressione dello stilo contro la pelle era un contatto familiare, quasi piacevole.
«So che volevi venire qui perché Johnny Rook ti ha detto che sono stati ritrovati dei corpi coperti di scritte, e lui crede che ne spunterà uno anche stanotte.»
«Esatto.»
«E tu speri che siano le stesse scritte di quelle che c’erano sulla pelle dei tuoi genitori.»
Emma si irrigidì. Non poteva farne a meno. Qualsiasi vago accenno all’uccisione dei suoi genitori bruciava come se fosse successa il giorno prima, e questo anche se a parlarne era una persona gentile come Cristina. «Sì.»
«Il Conclave sostiene che sia stato Sebastian Morgenstern a ucciderli. È quello che mi ha detto Diana. È quello che credono loro. Ma non tu, vero?»
Il Conclave. Emma lasciò spaziare lo sguardo sulla notte di Los Angeles, verso la luccicante esplosione elettrica dello skyline e di Sunset Boulevard, con le sue file ininterrotte di cartelloni pubblicitari. Le era parsa una parola innocua, “Conclave”, la prima volta che l’aveva pronunciata. Il Conclave non era altro che il governo dei Nephilim, composto da tutti gli Shadowhunter attivi maggiori di diciotto anni.
In teoria ogni Shadowhunter aveva un voto a disposizione e la stessa voce in capitolo degli altri. In pratica, alcuni Shadowhunter erano più influenti di altri: come in qualsiasi partito politico, anche nel Conclave c’erano corruzione e pregiudizi. Per i Nephilim ciò significava un rigoroso codice d’onore e regole alle quali tutti dovevano aderire, pena conseguenze terribili.
Il Conclave aveva anche un motto: la Legge è dura, ma è pur sempre la Legge. E non c’era Shadowhunter che non ne conoscesse il significato. Le regole della Legge del Conclave dovevano essere rispettate, a prescindere da quanto fosse difficile o doloroso. La Legge era al di sopra di qualunque altra cosa: necessità, sofferenze, perdite, ingiustizie e slealtà personali. Quando il Conclave aveva chiesto a Emma di accettare il fatto che i suoi genitori erano stati assassinati nel corso della Guerra Oscura, il loro era stato un ordine.
Lei non lo aveva eseguito.
«No, infatti» rispose lentamente. «Non ci credo.»
Cristina se ne stava seduta con lo stilo immobile nella mano, senza aver completato la runa. L’adamas splendeva al chiaro di luna. «Ti va di dirmi perché?»
«Sebastian Morgenstern stava formando un esercito» spiegò Emma, con lo sguardo ancora fisso sul mare di luci. «Prendeva gli Shadowhunter e li trasformava in mostri al suo servizio. Non riempiva la loro pelle di scritte in linguaggio demoniaco per poi buttarli nell’ocean...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Signora della Mezzanotte
  4. Prologo
  5. 1. Un sepolcro in questo regno
  6. 2. E nemmeno gli angeli su nel cielo
  7. 3. Giacché mai raggia la luna che non mi porti sogni
  8. 4. E fu per questo
  9. Idris, 2007, Guerra Oscura
  10. 5. Nobili parenti
  11. 6. Altri di noi più savi
  12. 7. In riva al mare risonante
  13. 8. Un gran vento soffiò da una nube
  14. 9. Regno in riva al mare
  15. 10. E lei era una bimba
  16. 11. Viveva una fanciulla
  17. 12. Ma molto era più forte
  18. La Caccia Selvaggia, alcuni anni prima
  19. 13. Con non altro pensiero
  20. 14. Fulgenti occhi
  21. 15. Gli angeli, non sì felici in cielo come noi
  22. 16. Al fianco
  23. 17. I demoni dentro al profondo mare
  24. Idris, 2009
  25. 18. Nelle notti
  26. 19. Raggelando e uccidendo
  27. Los Angeles, 2008
  28. 20. Molto tempo fa
  29. 21. Un vento soffiò
  30. 22. Altri di noi più grandi
  31. 23. Amarmi ed essere amata
  32. 24. Col nome chiamerete di Annabel Lee
  33. 25. Sepolcro in riva al mare
  34. 26. Gli alati serafini in cielo
  35. 27. Separare la mia anima
  36. Epilogo
  37. CONTENUTI EXTRA
  38. Ringraziamenti
  39. Copyright