Il segno dei quattro
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Il segno dei quattro

  1. 140 pagine
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Il segno dei quattro

Informazioni su questo libro

Secondo romanzo della serie che Arthur Conan Doyle incentrò sul personaggio di Sherlock Holmes, Il segno dei quattro, scritto nel 1890, costituisce un'autentica pietra miliare della letteratura poliziesca. Un libro in cui l'eccentrico investigatore assume infatti molte caratteristiche che diverranno in seguito tipiche del personaggio, e il suo autore, per la prima volta, segue passo per passo il processo logico deduttivo usato dal detective per risolvere un enigma. Il caso in questione si presenta subito molto spinoso: una giovane, al cui fascino il dottor Watson non si mostra indifferente, chiede infatti aiuto per rintracciare il padre inspiegabilmente scomparso qualche anno prima. Da qui prende l'avvico un'intricata storia che affonda le sue radici nelle misteriose e torbide vicende della lontana India coloniale e che risulta collegata a un fantastico tesoro macchiato di sangue.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852050602
Print ISBN
9788804543183

1

Saggio di scienza deduttiva

Sherlock Holmes prese una bottiglia dalla mensola del caminetto e una siringa ipodermica da un lucido astuccio di marocchino. Con le lunghe dita, bianche e nervose, avvitò all’estremità della siringa l’ago sottile e si rimboccò la manica sinistra della camicia. I suoi occhi si posarono per qualche attimo pensierosi sull’avambraccio e sul polso solcati di tendini e tutti punteggiati e segnati da innumerevoli tracce di iniezioni. Infine si conficcò nella carne la punta acuminata, premette sul minuscolo stantuffo, poi, con un profondo sospiro di soddisfazione, ricadde a sedere nella poltrona di velluto.
Da molti mesi, per tre volte al giorno, assistevo al ripetersi di quella scena, ma ancora non mi ci ero potuto abituare. Anzi, quello spettacolo mi irritava sempre più, e spesso la notte la mia coscienza insorgeva dentro di me e mi rimproverava di non saper trovare il coraggio di protestare. Quante volte mi ero giurato di parlarne apertamente con lui, ma c’era qualcosa nell’aspetto distaccato e noncurante del mio compagno che lo rendeva l’ultimo uomo col quale era possibile arrischiarsi a usare una libertà qualsiasi. Le sue immense doti, i suoi modi autoritari e la mia esperienza delle sue straordinarie capacità mi rendevano estremamente cauto e restio a contrariarlo.
Tuttavia quel pomeriggio, fosse il Beaune che avevo bevuto a colazione, o l’eccesso di esasperazione che l’estrema sicurezza dei suoi gesti aveva provocato in me, capii a un tratto che non sarei più stato capace di continuare a tacere.
«Be’, di che cosa si tratta quest’oggi?» domandai «Di morfina o di cocaina?»
Alzò languidamente gli occhi dal vecchio volume in caratteri gotici che da poco aveva aperto davanti a sé.
«Di cocaina,» mi rispose «in una soluzione al sette per cento. Vorrebbe provarla anche lei?»
«No, grazie» replicai in tono asciutto. «La mia salute non si è completamente rimessa dalla campagna afghana, e non posso permettermi il lusso di strapazzarla inutilmente.»
Holmes sorrise di fronte a tanta irruenza. «Forse lei ha ragione, Watson» ammise. «Temo che, fisicamente parlando, l’influenza della cocaina sia perniciosa. Ma io trovo che stimoli e schiarisca l’intelletto in modo così trascendentale che, a mio parere, la sua azione secondaria è del tutto trascurabile.»
«Ma rifletta un momento!» protestai con foga. «Pensi allo sperpero di energie che tutto questo le costa! Può darsi che, come lei dice, il suo cervello ne sia eccitato e attivato, ma si tratta di un processo patologico, morboso, che comporta un accresciuto mutamento di tessuti, e può alla fine produrre una debolezza permanente. Lei, del resto, non ignora quale reazione ipocondriaca produce tutto questo nel suo organismo. Io trovo che il gioco non vale la candela. Perché vuole rischiare, per un piacere effimero, di perdere le facoltà meravigliose di cui è stato dotato? Si ricordi che non le parlo soltanto da uomo ad amico, ma nella mia veste di medico, giacché mi sento in un certo senso responsabile del suo benessere fisico.»
Non parve offeso. Tutt’altro: riunì insieme le punte delle dita e appoggiò i gomiti sui braccioli della poltrona, come chi si dispone con piacere a conversare.
«Il mio cervello» incominciò «si ribella di fronte a ogni forma di stasi, di ristagno intellettuale. Datemi dei problemi da risolvere, datemi del lavoro da sbrigare, datemi il più astruso crittogramma da decifrare, o da esaminare il più complesso intrico analitico e io mi troverò nel mio elemento naturale: allora non saprò che farmene degli stimolanti artificiali; ma detesto la grigia routine dell’esistenza quotidiana: ho bisogno di sentirmi in uno stato di esaltazione mentale costante. Ecco perché mi sono scelto questa particolarissima professione, o meglio me la sono creata, dal momento che sono unico al mondo.»
«Come? Non esistono altri poliziotti privati all’infuori di lei?» domandai stupito.
«Sono il solo poliziotto privato “consulente”» rispose. «Io rappresento l’ultima e suprema corte d’appello in fatto d’indagine poliziesca. Quando Gregson, o Athelney Jones non sanno più che pesci pigliare, il che, sia detto tra parentesi, è il loro stato abituale, portano la faccenda davanti a me, io esamino i dati, come un esperto, e pronuncio il mio parere di specialista. In casi simili non accampo nessun diritto, e il mio nome non appare in nessun giornale: la mia massima ricompensa consiste nel lavoro di per se stesso e nella soddisfazione di trovare un campo adatto all’esercizio delle mie specialissime facoltà. Del resto, lei ha avuto occasione di sperimentare direttamente il mio sistema di lavoro nel caso di Jefferson Hope.»
«Già, infatti,» riconobbi «e nulla mi ha colpito maggiormente, da quando sono al mondo. Anzi, ho voluto trascrivere i fatti più salienti in un libriccino cui ho dato il titolo alquanto fantasioso di Studio in rosso
Holmes tentennò il capo sconsolatamente.
«Gli ho dato un’occhiata» disse «e francamente non posso congratularmi con lei. L’investigazione è, o meglio dovrebbe essere, una scienza esatta, e come tale dovrebbe essere trattata con freddezza, senza interpolazioni emotive. Lei ha cercato invece di rivestire i fatti di colori romantici, il che produce più o meno lo stesso effetto che se avesse rappresentato una storia d’amore o una fuga romanzesca entro gli schemi del quinto teorema di Euclide.»
«Ma nel caso di cui parliamo, l’elemento romantico esisteva veramente» ribattei. «Io non potevo alterare i fatti.»
«Alcuni di questi fatti dovrebbero essere soppressi, o per lo meno bisognerebbe, nel discuterne, osservare un giusto senso delle proporzioni. Il solo punto degno di nota nel caso in questione è il ragionamento curiosamente analitico da effetti a cause che mi ha permesso di districarlo.»
Questa aspra critica a un lavoro che sembrava essere stato scritto apposta per interessarlo mi infastidì, e confesso che, inoltre, mi irritava il suo egoismo, in nome del quale sembrava quasi pretendere che ogni riga del mio libretto fosse dedicata esclusivamente alle sue gesta. Più di una volta, in tutti quegli anni, da quando abitavo con lui in Baker Street, avevo notato come sotto i modi tranquilli e didattici del mio compagno si celasse una piccola dose di vanità. Comunque non replicai, e me ne stetti seduto a strofinarmi la gamba ferita. Una pallottola me l’aveva bucata qualche tempo addietro e, sebbene questo non mi impedisse di camminare, la gamba mi doleva parecchio a ogni cambiamento di tempo.
«La mia clientela, in questi mesi, si è estesa anche sul Continente» riprese Holmes dopo una breve pausa, mentre riempiva la vecchia pipa di radica. «La settimana scorsa sono stato consultato da François de Villard, il quale, come lei probabilmente saprà, si è fatto recentemente una certa fama nel servizio investigativo francese. È magnificamente dotato del potere tutto celtico di intuire con rapidità, ma gli manca la vasta gamma delle conoscenze esatte che sono essenziali per gli sviluppi superiori della sua arte. Si trattava di un testamento, e il caso presentava un certo interesse. Mi è stato possibile sottoporgli due casi analoghi, uno avvenuto a Riga nel 1857, l’altro a St Louis nel 1871, che gli suggerirono la soluzione esatta. Ecco la lettera che ho ricevuto da lui questa mattina, in cui mi dà atto dell’aiuto prestatogli.»
Così dicendo gettò sul tavolo un foglio di carta sgualcito. Gli diedi un’occhiata e subito fui colpito da una profusione di frasi esclamative tutte punteggiate di “magnifique”, “coup de maître” e “tour de force”, che stavano a testimoniare l’ardente ammirazione del francese.
«Scrive come un discepolo al proprio maestro.»
«Oh, sopravvaluta il mio contributo» fece Sherlock Holmes in tono noncurante. «Personalmente ha doti notevoli: possiede due o tre qualità che sono indispensabili per un poliziotto ideale, cioè il potere di osservazione e il potere di deduzione; manca solo di cultura, ma può darsi che gli venga col tempo. In questo momento sta traducendo in francese i miei lavoretti.»
«Quali lavoretti?»
«Come? Non lo sa?» e scoppiò in una risata. «Già, mi sono reso colpevole di alcune monografie: trattano tutte di argomenti tecnici. Eccone qui una, per esempio: Sulla distinzione tra le ceneri dei vari tipi di tabacco. In essa enumero centoquaranta tipi di sigari, sigarette e tabacco da pipa, con tavole colorate che illustrano le varie differenze fra le ceneri dei diversi tipi. Si tratta di un particolare che ricorre continuamente nei processi penali, e che può essere talvolta di importanza capitale come indizio. Per esempio, se si riesce a stabilire con assoluta certezza che un determinato delitto è stato commesso da qualcuno che fuma una lunkah indiana, questo, evidentemente, delimiterà il campo delle nostre indagini. Per un occhio esercitato esiste, tra la cenere nera di un Trichinopoly e quella bianca dell’“occhio di uccello”, la stessa differenza che passa tra un cavolo e una patata.»
«Certo che lei ha un vero genio per queste minuzie» osservai.
«Ne apprezzo l’importanza. Ecco qua la mia monografia sul modo di rintracciare le orme, con qualche osservazione sull’impiego del gesso da scultori per fissare e conservare le impronte stesse. Ecco poi un curioso opuscolo sull’influenza di una determinata arte o mestiere sulla forma delle mani, con fotoincisioni riproducenti mani di conciatetti, marinai, sugherai, compositori, tessitori, sfaccettatori di diamanti. Tutto ciò è di enorme interesse pratico per il poliziotto scientifico, specialmente nei casi di cadaveri di sconosciuti, o quando si tratti di scoprire i precedenti di persone incriminate. Ma io la secco con le mie manie.»
«Niente affatto» protestai con forza. «Le sue osservazioni mi interessano enormemente, soprattutto da quando ho avuto l’occasione di constatarne l’applicazione pratica. Ma lei ha parlato proprio adesso di osservazione e deduzione. Mi sembra che la prima in un certo senso implichi la seconda.»
«Perché? Tutt’altro» replicò Holmes, sprofondandosi ancor più comodamente nella poltrona, mentre dalla sua pipa uscivano densi cerchi azzurrognoli. «Poniamo un esempio: l’osservazione mi dimostra che lei stamani si è recato all’ufficio postale di Wigmore Street, mentre la deduzione mi permette di capire che ha spedito un telegramma.»
«È esatto!» ammisi. «Esattissimo. Però confesso che non riesco a capire come sia arrivato a questa conclusione. È stato un impulso improvviso da parte mia, e non ne avevo fatto cenno con nessuno...»
«La cosa è di una semplicità elementare» replicò Holmes, ridacchiando del mio stupore. «È così ridicolmente semplice che ogni spiegazione è superflua, tuttavia potrà servire a definire i limiti tra osservazione e deduzione. L’osservazione mi dice che sull’incollatura della sua scarpa c’è una piccola macchia rossastra. Proprio di fronte all’ufficio di Wigmore Street hanno buttato all’aria il selciato e rimosso del terriccio in modo che è difficile evitarlo entrando. Questo terriccio è di una tinta rossastra inconfondibile e lo si trova, per quello che ne so, soltanto da quelle parti della città. Questo per quanto riguarda l’osservazione: il resto è deduzione.»
«Come ha fatto a dedurre che io ho spedito un telegramma?»
«Be’, naturalmente sapevo che lei non aveva scritto nessuna lettera, giacché le sono stato seduto di fronte tutta la mattina. Vedo pure che nel cassetto aperto della sua scrivania c’è un intero foglio di francobolli e un grosso pacco di cartoline. Per quale motivo, dunque, lei si sarebbe recato all’ufficio postale, se non per spedire un telegramma? Eliminato ogni altro fattore, quello che resta deve essere il fattore esatto.»
«In questo caso particolare ha ragione» riconobbi dopo aver brevemente riflettuto «e si tratta di un ragionamento in verità semplicissimo. Mi giudicherebbe impertinente se tentassi di mettere le sue teorie a una prova più severa?»
«Tutt’altro! Mi impedirà di prendere una seconda dose di cocaina. Sarò felice di esaminare qualsiasi problema che lei voglia sottopormi.»
«Una volta lei ha affermato che è difficile che un individuo si serva quotidianamente di un oggetto senza lasciarvi impressa qualche traccia della sua personalità, in modo che un osservatore esercitato non possa non decifrarla. Ecco dunque un orologio di cui sono venuto in possesso da poco tempo. Vorrebbe usarmi la cortesia di esprimermi un giudizio sul carattere e le abitudini del suo defunto proprietario?»
Così dicendo gli porsi l’orologio, non senza un lieve sentimento di incredulità, giacché si trattava di una prova secondo me impossibile, e volevo che risultasse piuttosto come una lezione verso il mio compagno, per il tono alquanto dogmatico che amava assumere di quando in quando. Holmes soppesò l’orologio tra le mani, ne fissò attentamente il quadrante, ne aprì la cassa e ne esaminò il congegno, dapprima a occhio nudo, in seguito servendosi di una potente lente convessa. Non potei trattenermi dal sorridere nel vedere l’espressione scoraggiata della sua faccia quando richiuse l’orologio con un colpo secco e me lo restituì.
«Non reca praticamente nessun indizio» disse. «È stato ripulito di recente, il che mi priva di ogni filo conduttore degno di nota.»
«Effettivamente» ammisi «lo hanno fatto pulire prima di spedirmelo.»
In cuor mio accusai il mio compagno di aver accampato una scusa molto magra e meschina per giustificare il suo insuccesso. Che indizi poteva aspettarsi da un orologio non ripulito?
«Tuttavia, per quanto incompleto, il mio esame non è stato del tutto infruttuoso» riprese Holmes, fissando il soffitto con occhi vacui, sognanti. «Salvo rettifiche da parte sua, io direi che quell’orologio è appartenuto a suo fratello maggiore, il quale a sua volta dovette ereditarlo da vostro padre.»
«Suppongo che questo lei lo abbia dedotto dalle iniziali “H.W.” incise nella cassa.»
«Precisamente. Quella “W.” mi fa pensare al suo cognome. La data dell’orologio risale a quasi cinquant’anni fa, e le iniziali sono vecchie quanto l’orologio, perciò appartiene alla generazione passata. Gli oggetti preziosi di solito vengono trasmessi al figlio maggiore, e accade spesso che questi porti il nome del padre. Suo padre, se ben ricordo, è morto da molti anni. Perciò l’oggetto in questione deve essere stato nelle mani di suo fratello maggiore.»
«Fin qui il suo ragionamento fila alla perfezione. Ma non ha altro da dirmi?»
«Suo fratello era un uomo di abitudini disordinate, molto disordinate e trascurate. Gli sono capitate molte buone occasioni, ma lui ha buttato via ogni probabilità di successo, vivendo a volte poveramente, a volte con brevi intervalli di prosperità, finché, datosi al bere, non è morto. Ecco tutto quello che ho potuto intuire.»
Mi alzai di scatto dalla seggiola e mi misi a zoppicare per la stanza, il cuore pieno di amarezza.
«Questo è uno scherzo indegno di lei, Holmes» esclamai. «Non mi sarei mai immaginato che lei potesse abbassarsi a certi trucchi meschini. Lei si è informato sui trascorsi del mio disgraziato fratello, e adesso finge di esserne venuto a conoscenza grazie a deduzioni fantastiche. Non pretenderà che io creda che lei abbia letto tutti questi particolari in un vecchio orologio. È proprio un’azione poco cortese da parte sua, e, se devo dirle tutta la verità, mi sa un po’ di ciarlataneria!»
«Mio caro dottore,» replicò affettuosamente il mio compagno «la prego di accettare le mie più profonde scuse. Considerando la cosa dal punto di vista puramente astratto, avevo dimenticato che per lei si trattava invece di un argomento strettamente personale e doloroso. Comunque, le garantisco che non sapevo neppure che avesse un fratello sino al momento in cui lei mi ha dato da esaminare l’orologio!»
«Ma allora mi sa dire, in nome di tutte le potenze occulte, come è riuscito a indovinare tutti quei fatti... che sono effettivamente esatti sin nei più minuti particolari?»
«Be’, in questo caso sono stato aiutato dalla fortuna: io non potevo dire se non quello che era il risultato di un calcolo di probabilità, ma non mi aspettavo di essere stato tanto preciso.»
«Non è stato forse un semplice tirare a indovinare?»
«No, io non tiro mai a indovinare: è un’abitudine odiosa e distruttrice delle facoltà logiche. Ciò che le sembra strano, è tale per lei unicamente perché non segue la mia linea di pensiero e non osserva i piccoli fatti da cui possono derivare grandi conclusioni. Per esempio, ho incominciato col dichiarare che suo fratello era una persona trascurata. Se osserva con attenzione la parte inferiore della cassa dell’orologio, noterà che questa non soltanto è intaccata in due punti, ma è tutta segnata e graffiata dall’abitudine di tenere insieme all’orologio, nella medesima tasca, altri oggetti duri, per esempio monete o chiavi. Naturalmente non ci vuole un genio per dedurne che un uomo che tratta così un orologio da cinquanta ghinee deve essere un tipo ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Il segno dei quattro
  3. 1. Saggio di scienza deduttiva
  4. 2. Esposizione del caso
  5. 3. In cerca di una soluzione
  6. 4. Il racconto dell’uomo calvo
  7. 5. La tragedia di Pondicherry Lodge
  8. 6. Sherlock Holmes dà una dimostrazione
  9. 7. L’episodio del barile
  10. 8. Gli irregolari di Baker Street
  11. 9. Si rompe una maglia della catena
  12. 10. La fine dell’isolano
  13. 11. Il grande tesoro di Agra
  14. 12. Lo strano racconto di Jonathan Small
  15. Copyright