Fan della vita impossibile
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Fan della vita impossibile

  1. 324 pagine
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Fan della vita impossibile

Informazioni su questo libro

«Eravamo tre corpi che non sapevano dove finiva l'uno e dove cominciava l'altro, tre corpi che respiravano all'unisono. Sapevamo che saremmo dovuti tornare a essere tre persone separate, costrette a respirare da sole. Ma non ancora. No, non ancora.» È un anno incredibile quello che stanno per vivere Mira, Sebby e Jeremy. Uno di quelli che non dovrebbero finire mai e che ti cambiano per sempre.

Nulla è semplice per loro tre: non lo è per Mira, che ha promesso ai genitori che cercherà di comportarsi come una normale studentessa di sedici anni, anche se preferirebbe rimanersene rannicchiata tutto il giorno nel proprio letto; non lo è per Sebby, che porta il sole ovunque ma continua a essere preso a calci dalla vita. E non lo è nemmeno per Jeremy, che rientra a scuola pieno di paure a un anno da "quel brutto incidente", e subito viene catturato dallo sguardo magnetico di Sebby.

La loro unica certezza, fin dall'istante in cui si incontrano e si scelgono, è che insieme sono capaci di crearsi un mondo tutto loro, fatto di luoghi speciali, piccoli riti e fughe segrete, dove aspettare che la notte finisca. Perché ogni notte finisce, prima o poi.

Fan della vita impossibile è una storia d'amore e d'amicizia bellissima e struggente, che racconta quanto sia importante incontrare qualcuno che ti vede per quello che sei realmente. Ma soprattutto cosa significhi sentirsi diversi e alla ricerca di un mondo in cui vivere una vita, forse, impossibile.

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852071850
Print ISBN
9788804654407

PRIMA PARTE

JEREMY

Il primo giorno del secondo anno, non so come, persi la capacità di farmi il nodo alla cravatta. Era una delle solite che portavo ogni giorno fin dalla terza media, quando la popolazione maschile della St Francis Prep aveva abbandonato le cravatte con la clip, ma quella mattina mi sembrava di avere un oggetto sconosciuto tra le mani.
«Jeremy?» mi chiamò mio padre dal piano di sotto. La sveglia sul comodino segnava le 7.49. Sarei arrivato a scuola in ritardo.
Papà salì le scale e fece capolino dalla porta della mia stanza.
«Vuoi un thermos di caffè da portare via?» chiese. «Dave ha appena preparato una caffettiera.»
«No, grazie.»
«Sicuro?»
«Sì.»
«Va tutto bene?»
«Non riesco a sistemare questa.»
Mio padre guardò il nodo ingarbugliato che pendeva dal colletto. «Vuoi una mano?»
Annuii. Lui si avvicinò, sciolse il nodo che avevo fatto io e ricominciò daccapo. Osservai il suo viso mentre si concentrava. Le labbra si muovevano leggermente, come se cercasse di ricordarsi qualcosa.
«Grazie» dissi.
«Non c’è di che.» Terminata l’operazione, fece un passo indietro per esaminare il risultato. «Impeccabile» sentenziò.
«È la stessa divisa che porto da dieci anni.»
«Ma è impeccabile.»
Indugiò ancora un istante e io mi allontanai con la scusa di mettere qualcosa nello zaino. Non mi andava di parlare. Non volevo che lui facesse commenti su quello che mi aspettava di lì a poco.
Fui salvato dalla gatta che sgusciò nella stanza e si mise a ondeggiare la sua lunga e morbida coda bianca fra le nostre gambe.
«Dolly-Parton-La-Gatta è venuta a salutarti» disse papà. Insisteva nel chiamarla così, come se qualcuno avesse mai potuto scambiarla per la vera Dolly Parton. «Grazie, Dolly-Parton-La-Gatta. Non vuoi cantare una canzoncina a Jeremy per il suo primo giorno del secondo anno?»
Mio padre si allontanò in corridoio cantando “And miao-aoaoaoao... will always love youuuu...”
Mi sedetti sul letto e posai lo zaino per terra. Dolly-Parton-La-Gatta mi saltò accanto e infilò la testa sotto la mia mano per chiedermi una grattatina alle orecchie.
«È ora di tornare a scuola» dissi.
Un quarto d’ora dopo mio padre fermò l’auto ai piedi della collinetta che portava all’edificio principale della St Francis. San Francesco, protettore di creature grandi e piccole, probabilmente non aveva pensato a un liceo di media importanza mentre spalancava le braccia agli uccellini affamati del bosco. Ma qui a Mountain View, nel New Jersey, era questa la sua eredità.
«Vuoi che ti accompagni dentro?» mi chiese papà guardando gli studenti che si riunivano sul pratino poco prima del suono della campanella. Le femmine con la polo azzurra e la gonna scozzese verde e blu, i maschi con i pantaloni di tela, la camicia con i bottoni al colletto e la cravatta con i colori della scuola, tutti in divisa come me.
«No, faccio da solo» dissi.
«Andrai subito nello studio di Peter?»
«Sì.» Ripresi lo zaino che avevo incastrato fra i piedi.
«Okay» disse papà. «Ci vediamo stasera. Sarò a casa per le sei.»
Scesi dall’auto, chiusi la portiera e mi voltai a guardarlo. Lui mi fece un cenno di incoraggiamento alzando il pollice e partì. Io rimasi ai piedi della salita ancora un istante, poi feci un respiro profondo e mi avviai verso l’edificio, varcai il portone d’ingresso e proseguii lungo quel familiare corridoio che portava all’ufficio di Peter.
Lo trovai seduto alla sua scrivania, intento a scrivere qualcosa al computer. Alzò lo sguardo e sorrise quando mi vide.
«Bentornato, Jeremy» disse.

MIRA

I primi giorni di scuola non erano mai facili e questo non faceva eccezione. Mira aveva pensato che la presenza di Sebby quella mattina avrebbe potuto essere di aiuto, ma non appena lo vide in attesa, sulla panchina in fondo alla salita che portava alla St Francis, capì che era stato un errore invitarlo. Sebby rappresentava un ricordo dell’altra sua vita, la sua vita reale, e non c’entrava nulla in quel luogo.
Era una giornata stranamente calda per essere settembre, e il kilt di lana pesante le pizzicava le gambe. I collant che aveva messo per evitare che le cosce si appiccicassero con il sudore non miglioravano certo la situazione. Quel clima sembrava ricalcare una visione idealizzata di un’estate dell’infanzia: cielo azzurro, sole splendente, ventotto gradi. Un giorno che sembrava fatto apposta per un gelato e una discesa sullo scivolo ad acqua, o per addormentarsi sull’erba con un ghiacciolo che si scioglie in mano.
«Questo posto non dovrebbe avere un grande cancello di ferro o qualcosa del genere per tenere fuori la gentaglia?» osservò Sebby. Era disteso con la testa in grembo a Mira e giocherellava con le pieghe del suo kilt.
«Mi sa che la gentaglia siamo noi» disse lei.
«Appunto.»
Se Mira avesse potuto scegliere cosa indossare quella mattina, le cose forse sarebbero state più facili. Magari il camicione hawaiano di seta con le maniche a sbuffo, rosso con una fantasia di bambù bianchi, abbinato a una cintura giallo fosforescente e a un paio di sneakers verdi senza lacci. Rossetto fucsia e smalto argentato sulle unghie. Vestita così, se non altro, si sarebbe sentita protetta nell’armatura di una delle sue visioni estetiche: “nonnetta appassionata di shuffleboard non rinuncia a un tocco glam”. O magari l’ampia camicetta di chiffon marrone con un fiocco intorno al collo e un leggero golfino di pizzo, in stile “intellettuale chic”, per festeggiare il suo ritorno nel mondo scolastico. La divisa, invece, era concepita per cancellare ogni traccia di individualità, per cautelarsi contro qualsiasi cosa potesse essere ritenuta “abbigliamento inappropriato per coloro che rappresentano l’istituzione della St Francis”, come veniva spiegato sulla guida dello studente. Così Mira aveva fatto come aveva potuto. Smalto argentato, ma niente rossetto. Trovava che il rossetto fucsia fuori contesto perdesse la sua carica ironica. Si era raccolta i capelli in una crocchia arruffata in cima alla testa con un nastro che le ricadeva sulla nuca, di un verde brillante che risaltava sulla sua pelle scura. I riccioli spuntavano scomposti dal nodo, pronti a liberarsi, tradendo il suo intimo desiderio di fuggire da quel posto il più presto possibile.
Nella sua vecchia scuola poteva vestirsi come le pareva, ma quella era una scuola statale. La Mountain View High, o MouVi, come la chiamavano tutti (o meglio, quelli che la amavano abbastanza da affibbiarle un nomignolo spiritoso) era la scuola pubblica regionale dove Mira aveva trascorso gli ultimi dieci anni. Peccato che non fosse pronta a trattare le sue “esigenze particolari”. Lo avevano messo bene in chiaro. E dopo nove mesi di assenza, la St F. aveva rappresentato il giusto compromesso.
«Guarda quegli stronzi» disse Sebby osservando gli studenti che si avviavano su per la collina.
«Non devi fare altro che considerarli dei bersagli facili» disse Mira. «Sarà più divertente.»
«Un bersaglio facile non è mai divertente» disse lui tirandosi su a sedere. «Non c’è gusto. Come faccio a migliorarmi?»
«Potresti provare ad andare a scuola anche tu. Pare che sia molto in voga.»
«Io ci vado a scuola. Come ti permetti?»
«E allora com’è che sei qui con me in questo preciso momento?»
«Mi piace tenerli sulla corda a proposito della mia frequenza scolastica. A ogni modo, sai che la scuola non fa per me.»
«Sì, be’, nemmeno io mi ci ritrovo granché.»
«Ma tu hai delle potenzialità.»
Mira alzò gli occhi al cielo.
«Non andrai mai da nessuna parte nella vita se fai così» disse Sebby.
«Oddio, non so se posso farcela.»
Lui le afferrò la mano e la guardò negli occhi. «Tu puoi fare...» disse, e dopo una pausa teatrale «... Qualsiasi cosa tu ti metta in testa di fare.» Poi iniziò a ridere istericamente.
«Okay, grazie.»
«Aspetta, non ho finito. Puoi realizzare... tutti i tuoi sogni.»
«No, hai finito.»
Mira si alzò in piedi e si mise in spalla il suo logoro zaino mimetico comprato al mercatino dell’usato. Era lo stesso che usava nella sua vecchia scuola, ma le toppe e le spillette che un tempo lo coprivano erano state eliminate.
“Non è consentito apporre slogan, né loghi, né immagini sul vestiario o sugli accessori” dichiarava la guida dello studente della St Francis. Siete pregati di eliminare ogni traccia della vostra personalità. Consegnatevi di buon grado alla terra dei droni senz’anima.
«E se mi proponessi di superare questa giornata senza farmi venire una crisi di nervi?» disse.
«È già un inizio.» Sebby si alzò e le diede un bacio sulla ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. FAN DELLA VITA IMPOSSIBILE
  4. PRIMA PARTE
  5. SECONDA PARTE
  6. TERZA PARTE
  7. Epilogo. JEREMY
  8. SEBBY
  9. RINGRAZIAMENTI
  10. Copyright