La trama della famiglia
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La trama della famiglia

Diventare madri, padri, nonni. Un'avventura infinita

  1. 264 pagine
  2. Italian
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La trama della famiglia

Diventare madri, padri, nonni. Un'avventura infinita

Informazioni su questo libro

La trama della famiglia · La donna che mette al mondo un figlio non è mai sola. Il primo a essere coinvolto è il suo compagno: coinvolto da lei e per lei, ma anche coinvolto in prima persona. Quando nasce un bambino, "nascono" anche una madre, un padre, dei nonni. Per lasciare spazio al neonato, sulla scacchiera della famiglia ognuno si ritrova collocato in una casella diversa, a interpretare un ruolo a cui non è preparato e nel quale talvolta deve improvvisare. Con la sua presenza, quel bambino che sconvolge i ruoli genera scompiglio. E lo sconvolgimento dei ruoli, a sua volta, produce sul bambino degli effetti che spesso non sono riconoscibili da chi gli è più vicino.

Basandosi su una lunga attività clinica di pediatra e sulla propria consapevole esperienza di figlio, padre e nonno, Franck Dugravier descrive, con eccezionale sensibilità, la catena di cambiamenti che la nascita di un bambino provoca.

Rovesciando la prospettiva usuale, l'autore guarda il bambino e partendo da lui ricostruisce le relazioni che un figlio "mette al mondo": senza sentimentalismi ma con uno stile di grande dolcezza Dugravier racconta così – da quelli più prevedibili ai più sorprendenti – i diversi modi di diventare genitori.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852070570
Print ISBN
9788804659389

Quando una donna diventa madre

Per quanto mi riguarda, ciò che scrivo mi viene dagli altri. Non affronterò in prima persona i mille modi di essere madre. Non lo sono mai stato, né mai lo sarò. Se ne parlo per esperienza, sarà attraverso quella altrui…
Si potrebbe dire «avere un bambino», il che corrisponde a un avvenimento della vita comune, alla definizione di una situazione familiare e sociale.
Si può anche dire «diventare madre». Sono due cose diverse.
Diventare madre mi sembra sia qualcosa di più strettamente legato alla vita intima, e riferito piuttosto a ciò che una donna intravede di questa novità in sé e dello sguardo nuovo che questa condizione le dà sulla propria vita e su ciò che la circonda.
Un punto di vista però non condiviso da tutti.
Il 29 Brumaio anno II, il «Moniteur Universel», che pure era un organo di stampa rivoluzionaria, assegnava senza mezzi termini alle donne un posto che non potevano in alcun modo mettere in discussione: «La donna non può essere altro che sposa o madre; in caso contrario, sarebbe un mostro».
Ho conosciuto una giovane donna, più moderna, determinata a non dar credito al «Moniteur» e, a quanto pare, a voler fare di testa propria: «Come mamma» diceva «sono felice; ma una mamma non è solo una mamma, è anche una donna».
Aver portato un bambino nel grembo, averlo messo al mondo, essere madre possono certo dare conferma del proprio essere donna. Una conferma senza dubbio agli occhi degli altri, ma prima di tutto una conferma intima.

Un erotismo materno

Carne della mia carne.
Genesi 2,23
Da un pediatra si parla di bambini. È naturale.
O meglio, si pensa che si parli solo di bambini. Stranamente, perché nessuno se lo aspetta, parlare del proprio bambino fa anche pensare ad altre cose che a volte preoccupano un po’.
Clémence ha cominciato parlando di suo figlio. Ma l’emozione si faceva sempre più evidente, e così, attraverso brevi accenni più personali, ha iniziato a parlare di sé. Ne rimase molto sorpresa, perfino un po’ turbata.
Eppure era per lui che era venuta, ne era certa. Tra l’altro, il bambino stava bene! E allora perché, senza una ragione precisa, era scoppiata in lacrime? È un po’ confusa, e anche un po’ infastidita… Non avrebbe mai pensato…
Un giorno mi ha detto: «Veniamo per i nostri bambini, e ci ritroviamo a parlare di noi!». Ma in fondo si rende perfettamente conto che le cose si sono mescolate, e ingarbugliate, fino al punto da non riuscire più a distinguere le sue preoccupazioni da quelle che riguardano suo figlio. E così è passata, quasi impercettibilmente, da lui a sé, ed è così che ora, pur continuando a occuparsi di lui, parla di sé, intimamente di sé.
I confini diventano sfuocati. Si sente a tal punto vicina a lui, che a volte le sembra siano una cosa sola; lui ha così bisogno di lei, hanno talmente bisogno l’uno dell’altra! Ha ben chiaro che a volte i neonati portano su di sé le preoccupazioni degli altri. Ecco, solo non sanno parlare. Un bimbo appena nato non racconta niente, in ogni caso non a parole. Ha un suo modo di dire le cose: come sa fare un bambino. Se ha una lingua particolare, è prima di tutto quella del corpo. Ecco come si esprime.
Per un certo periodo i genitori condividono questa lingua con il loro bambino. Per farlo è necessario identificarsi un po’ con lui, altrimenti non riusciranno a comprenderne i balbettii, e i sorrisi non saranno uno scambio. Con un bambino nel periodo antecedente il linguaggio, e più ancora con un lattante, il legame si crea attraverso il corpo e il tatto, in un gioco di identificazioni in parte inaspettate. La natura di questo legame non è simile a nessun’altra. Ne derivano una libertà nuova, una naturalezza che nascono e fioriscono, una sorta di erotismo materno.
Molte donne lo avvertono immediatamente; si sentono bene e gioiscono di questa libertà, che permette loro di scoprire il loro bambino e di lasciarsi scoprire da lui.
Alcune non osano, o osano di meno. Hanno visto altre donne lasciarsi prendere, dedicarsi anima e corpo. Ma non sono sicure di essere in grado di farlo, e sono titubanti nel dare libero corso a qualcosa di tanto audace.
Dopo un periodo di esitazione, alla fine Clémence si è lasciata coinvolgere, lei e suo figlio hanno inventato insieme un nuovo linguaggio, tra corpo e pelle, tra pelle e parole, una lingua fatta su misura per quella loro nuova condizione.
Verrebbe allora da pensare che la maggior parte delle madri siano serene, radiose e talvolta esultanti, forti di questa nuova certezza.
D’altra parte è anche evidente come seguano percorsi diversi l’una dall’altra; e come, soprattutto, questi percorsi non siano sempre lineari. È possibile che una madre abbia atteggiamenti ambivalenti, che talvolta si senta triste, un po’ impacciata e spesso insicura. Tali sentimenti combattuti, che sembrano scontrarsi, inducono un turbamento e suscitano un forte senso di colpa.
Esso però non è percepito come tale; si traduce piuttosto nel timore di non fare bene, o di non sapere come fare.
Fino a quando si arriva al punto in cui il piacere e l’incertezza non sono più in contraddizione; il loro coesistere è necessario al raggiungimento di una posizione di equilibrio.
Ma per arrivare a questo non bisogna più temere di mostrarsi goffe o impacciate. Il sentirsi inadeguate sarà la leva dell’inventiva; è un sentimento che favorisce l’originalità dei legami che si creano, sebbene non sia facile da comprendere poiché da esso non deriva alcun benessere. Non è una posizione comoda.
Mille modi, e altri ancora, di diventare madre.
Esistono infiniti modi, tutti personali e diversi, di affrontare la maternità e di ritrovarsi donna, diversamente donna.
Si potrebbero tracciare delle linee guida, ma non sarebbero rappresentative di questa diversità: mille modi sono tanti.
San Paolo, nella Prima lettera a Timoteo, pronuncia un discorso davvero singolare: «Prima, infatti, fu formato Adamo e solo dopo Eva; e non Adamo fu sedotto, mentre la donna, che si lasciò sedurre, cadde nella trasgressione. Tuttavia ella si salverà mediante la generazione di figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santità, con modestia».La maternità rappresenterebbe dunque la salvezza per le donne sedotte, a patto, però, che abbiano la fede insieme ad alcune altre virtù!
Si può pensare che diventare madre contribuisca, per le donne che lo hanno scelto, alla costruzione dell’identità femminile. Ma sarebbe un azzardo fondere insieme identità femminile e identità materna, poiché non occorre essere madre per costituirsi come donna.
Non c’è alcun dubbio invece che a partire dal momento in cui tiene il suo bambino tra le braccia, forse in modo particolare se è madre per la prima volta, una donna non è più la stessa né ai suoi occhi, né agli occhi di chi la conosceva prima.
Eppure in questa avventura, in quel suo ruolo così nuovo, non ha ancora ben chiaro chi sia né ciò che l’attende.
Immaginiamo altre situazioni, altri modi di diventare madre, altri tra quei mille.
Si può diventare madre senza avere partorito, per esempio; le donne che adottano un bambino diventano madri in modo altrettanto profondo e intenso che le altre. Sono passate attraverso molte tribolazioni e delusioni, il cammino è stato duro. Forse è per questo che inizialmente una maternità di questo tipo molto spesso appare come cauta e incerta.
Ma a poco a poco ciascuno si apre all’incontro con l’altro. Le interazioni fioriscono, il bambino riesce a imporre la propria presenza, sollecitando con precisione crescente le cure di cui ha bisogno. Conduce la donna dentro a ciò che da lei si aspetta, la rende madre in modo sfrontato, così come lei si scopre madre senza più esitazione e con totale certezza.
Avere dei bambini. Averne sei. Era il desiderio di Maria sin da quando era piccola.
Ha avuto una bambina, tre anni dopo un maschio. Poi ha perso dei gemelli al quarto mese di gravidanza. Ci conoscevamo già, ma me ne ha parlato solo dopo aver dato alla luce un’altra bimba. Molto tempo dopo mi ha detto di aver sofferto di una forte depressione per quella perdita.
Ora spera che il tempo le dia l’occasione di avere un altro figlio.
Soltanto non vuole uomini, per nessuna ragione.
Gli uomini se ne vanno, oppure muoiono. E poi lei ha «visto i suoi zii, e questo è bastato a farle passare la voglia».
Suo nonno aveva lasciato la moglie e la loro unica figlia molto presto, era partito per una guerra lontana in un paese straniero. Così sua madre era cresciuta senza una figura maschile.
Già nella generazione precedente il padre era morto in un incidente, poco dopo il matrimonio e la nascita di una figlia. Anche il padre di lei era morto molto giovane lasciandola sola con la madre, che da quel momento in poi ha sempre vissuto con la figlia.
Nessuna di loro si pose mai il problema di conoscere un altro uomo.
Nella loro famiglia il nero della vedovanza, fino all’abbigliamento da notte, sostituisce i mariti sin dal giorno della loro morte, consacrando una teoria di ritiro e solitudine delle vedove. Il nero come barriera. Donne senza uomo, figlie senza padre, una dinastia di donne, un trionfo segreto.
Sfidando secoli di tradizione e religione severi, Maria ha scelto in segreto un uomo del villaggio in cui era nata che le sembrava potesse essere la persona adatta a fare da padre biologico, e per il quale non avrebbe dovuto, un giorno, portare il lutto; poiché anche lei ha scelto di essere sola, prima di rischiare di diventarlo. Hanno stabilito le regole del gioco, lui la metterà incinta e la cosa resterà un segreto tra loro, lei non gli chiederà niente, nessuno scambio, e lui non farà da padre ai suoi bambini. D’altra parte non li ha mai neanche incontrati, fa parte del loro contratto.
Così lei va a trovarlo, nel suo paese, concepiscono un bambino all’insaputa delle famiglie, quindi torna a casa per portare avanti da sola la gravidanza e partorire senza che lui ne venga informato.
Quando ha concepito il suo primo figlio, Maria era vergine; non ha mai avuto altri partner all’infuori di quell’uomo. Dice di non provare alcun desiderio, che è un pensiero che non la tocca e che d’altra parte fare l’amore non le dà alcun piacere. Non si pone neanche il problema; se si potessero avere dei figli con una compressa, farebbe volentieri a meno di tutte quelle formalità vincolanti e poco gradevoli.
Afferma anche di non essere mai stata innamorata, assolutamente, neanche quando era piccola.
Si può chiamare questo fare l’amore?
Un unico obiettivo: sei bambini.
Mille modi di diventare madre… Ne ho citati due.
Due donne, Eva, quella della Genesi, e Maria. Due donne, due nomi, emblematici di alcuni aspetti della maternità che, è vero, non sono i più comuni.
Ne rimangono novecentonovantotto. Ne dimenticherò certamente qualcuno.
Ogni donna diventa madre a modo suo, un modo intimo e originale.
Un’esperienza entusiasmante, certo, ma sempre sconvolgente.
Senza dubbio appassionante, ma anche alquanto disorientante.
Basta poco, quasi niente, perché da insolita si trasformi in una fonte di inquietudine.
Manon, di cui ho già parlato, da sei mesi mamma di Pénélope, mi ha detto che da quando era rimasta incinta e dal momento in cui aveva partorito – distingueva bene questi due stati – era cambiato il modo in cui guardava il proprio corpo e ha aggiunto, più precisamente, che non percepiva più il suo ventre nello stesso modo. Mi ha spiegato che prima il suo corpo conservava ancora ai suoi occhi qualcosa di infantile, che lei poteva ritrovare quando lo guardava. Ma quel frammento di infanzia aveva l’impressione di averlo donato a sua figlia, offrendole il grembo nel quale l’aveva portata, il seno che la nutriva e le braccia ch...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. La trama della famiglia
  4. Il furgoncino delle poste
  5. Essere genitori non è sempre facile
  6. In altre parti del mondo
  7. Quando una donna diventa madre
  8. Un uomo vede sua moglie diventare madre, e diventa padre
  9. Quando una donna vede sua figlia diventare madre
  10. Tramandare i gioielli di famiglia
  11. Quando i genitori diventano nonni
  12. Ringraziamenti
  13. Copyright