La resa di Piers (I Romanzi Classic)
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La resa di Piers (I Romanzi Classic)

  1. 364 pagine
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La resa di Piers (I Romanzi Classic)

Informazioni su questo libro

Denti bianchi come perle, voce da usignolo, un viso talmente perfetto da far piangere d'invidia gli angeli. Così le fiabe descrivono le loro protagoniste. Ma esistono davvero donne tanto incantevoli? Esistono: Linnet Berry Thrynne è una di queste rarissime creature che brillano più del sole. Ma, si sa, troppa bellezza genera invidia, cattiveria, pettegolezzi, e Linnet si ritrova additata come una donna di facili costumi. Tutta colpa della corte serrata del principe Augustus Frederick del Sussex che ne ha compromesso la reputazione. E così Linnet, "la Bella", si trova costretta a un matrimonio riparatore con un fidanzato scelto per lei dal padre: Piers Yelverton, conte di Marchant. Medico geniale ma dalla fama terrificante, soprannominato "la Bestia" per la sua durezza, Piers vive recluso nel selvaggio Galles e si dice sia del tutto insensibile al fascino femminile. Ma Linnet non si lascia intimidire e giura che riuscirà a domare la Bestia. Non sa di correre un grave pericolo: quello di innamorarsi di un uomo che non la potrà amare…

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852071256
Print ISBN
9788804659648

1

C’era una volta, non molto tempo fa…
Nelle favole le belle fanciulle sono comuni quanto i sassi su una spiaggia. Le lattaie dalla pelle di magnolia si affiancano alle principesse dagli occhi luminosi come stelle, e se tutte quelle damigelle dagli sguardi brillanti si mettessero insieme, si otterrebbe una galassia di iridi siderali.
Nella vita reale, però, le donne sono tristemente diverse. Loro, poverine, hanno i denti giallastri o la pelle piena di macchie, o ancora un accenno di baffi, oppure un naso così grande che un topo ci potrebbe scivolare giù.
Certo, ve ne sono di carine, ma a loro volta esposte “alle mille ingiurie naturali, retaggio della carne”, come soleva lamentarsi Amleto.
In breve, sono rare le donne che brillano più del sole. Non parliamo poi di tutte quelle storie riguardanti i denti simili a perle, la voce da usignolo o un viso talmente bello da far piangere d’invidia persino gli angeli.
Linnet Berry Thrynne aveva tutto ciò a eccezione, forse, della voce da usignolo, anche se era pur sempre molto gradevole. La sua risata, però, era spesso paragonata al tintinnio d’un campanellino d’oro o al dolce canto d’una femmina di fanello in amore.
Senza neppure guardarsi allo specchio, Linnet sapeva che i suoi capelli splendevano, gli occhi brillavano e i denti… be’, magari non emanavano bagliori accecanti, ma erano senza ombra di dubbio sufficientemente bianchi.
Era il tipo di ragazza in grado di spingere un semplice stalliere a compiere un atto eroico o indurre un principe a un’impresa meno intrepida come, per esempio, aprirsi un varco tra i rovi solo per darle un bacio.
Tutto questo, però, non poteva cambiare un dato di fatto: dalla sera precedente Linnet non era più una donna da sposare.
La calamità aveva a che fare con la natura dei baci e con ciò a cui essi possono condurre. In realtà, aveva più a che fare con la natura dei principi, in particolare con quella del principe Augustus Frederick, duca di Sussex.
Il nobiluomo aveva baciato Linnet più di una volta… parecchie volte, a onor del vero… le aveva appassionatamente dichiarato il suo amore e, una notte, aveva persino osato lanciare delle fragole contro i vetri della finestra della sua camera da letto (creando, come si può facilmente intuire, un gran pasticcio e facendo infuriare non poco il giardiniere).
L’unica cosa che non aveva fatto era stata offrirle la sua mano per sigillare la loro unione col matrimonio.
«È un peccato che non vi possa sposare» le aveva detto, contrito, la sera prima, al divampare dello scandalo. «Noi di sangue reale non possiamo, purtroppo, fare tutto ciò che ci aggrada. Mio padre è alquanto rigido al riguardo. Che sfortuna incresciosa è la mia. Di sicuro avrete sentito parlare del mio primo matrimonio, annullato perché Windsor non riteneva che Augusta, seppur figlia d’un conte, fosse alla mia altezza.»
In realtà il padre di Linnet non era un conte, ma un semplice visconte e, perdipiù, privo di agganci importanti. La giovane, inoltre, era completamente all’oscuro dell’episodio riguardante le prime nozze del principe, e tutti quelli che, negli ultimi mesi, l’avevano veduta amoreggiare con lui si erano stranamente dimenticati di riferirle che il nobiluomo era solito corteggiare fanciulle che non poteva, o non voleva, sposare.
Detto ciò, il nobiluomo si era prodotto in un secco inchino, le aveva dato le spalle e, senza aggiungere altro, aveva lasciato la sala da ballo per ritirarsi al castello di Windsor, o in qualunque altro posto cercano riparo i ratti quando la nave affonda.
La povera Linnet era rimasta sola, a eccezione della sua chaperon imbronciata e d’una sala piena di ospiti altolocati, circostanza che l’aveva indotta presto a rendersi conto dell’elevato numero di damigelle e signore londinesi assolutamente certe, se non addirittura gongolanti, del fatto che lei fosse una ragazza di facili costumi.
Non appena il principe si era congedato, nessuno aveva più osato rivolgerle lo sguardo e la poveretta si era dovuta confrontare con un mare di spalle voltate nella sua direzione, mentre il suono delle risatine altolocate le si era diffuso intorno come i sibili d’un branco d’oche sul punto di migrare verso nord. In effetti avrebbe fatto meglio a migrare lei… dove non aveva importanza. Le sarebbe bastato potersi allontanare dalla scena della disgrazia.
L’ingiustizia risiedeva nel fatto che Linnet non era assolutamente una ragazza di facili costumi. Be’, non lo era più di qualsiasi altra giovane.
Si era divertita ad accalappiarsi il premio più grosso, il principe biondo e affascinante, anche se non aveva mai pensato davvero di sposarlo e di certo non gli avrebbe concesso la sua verginità senza prima avere la fede al dito e l’approvazione del re.
Tuttavia aveva considerato Augustus un amico, e il fatto che lui non fosse andato a trovarla il mattino successivo alla plateale umiliazione l’aveva ulteriormente mortificata.
Il nobile, comunque, non era stato l’unico assente. E così, in quel momento, Linnet si trovava a fissare fuori della finestra sul prospetto principale della facciata, per meglio convincersi che nessuno avrebbe bussato alla sua porta. Neppure un’anima.
Sin dal debutto, avvenuto qualche mese prima, il portone della sua residenza londinese era stato come l’accesso al Vello d’Oro, vale a dire alla sua persona tanto ambita quanto dilettevole. Pletore di giovani camminavano con baldanza lungo la via, mettendosi in mostra, lasciandole biglietti da visita, fiori e doni d’ogni tipo. Persino il principe si era abbassato a presentarsi a casa sua quattro volte, un complimento che andava al di là di ogni possibile aspettativa.
In quell’istante invece… la strada non era altro che un’interminabile fila di lastre di pietra che brillavano sotto la luce del sole.
«Mi rifiuto di credere che tutto questo sia scaturito dal nulla! sbottò il padre, da qualche parte alle sue spalle.»
«Sì, ammetto di essere stata baciata dal principe» replicò, secca, Linnet. «Ma non avrebbe suscitato scalpore se non fossimo stati visti dalla baronessa Buggin.»
«Baci… puah! I baci non significano nulla. Ciò che voglio sapere è perché si vocifera, e con convinzione, che tu aspetti un bambino. Il suo bambino! Il visconte Sundon la raggiunse e guardò la strada deserta insieme a lei.»
«I motivi sono due e, come sarete felice di sapere, nessuno di essi riguarda un bambino.»
«Parla, dunque.»
«Giovedì scorso, alla matinée musicale di lady Brimmer, ho mangiato un gambero avariato.»
«E dunque? la incalzò il genitore.»
«Si è rivelato indigesto seguitò Linnet.» Non ho fatto in tempo a raggiungere la toilette e ho dato di stomaco nel vaso d’un alberello d’arance. Tremò impercettibilmente al ricordo dell’accaduto.
«Un comportamento poco accorto, da parte tua fu il commento del visconte, che detestava i processi corporali.» Suppongo che il malore sia stato considerato un sintomo del parto.
«Non del parto, padre, ma di ciò che lo precede.»
«Sì, certo. Rammenti quando Mrs Underfoot vomitò nella sala del trono, mancando per un soffio sua maestà, il re di Norvegia? In quel caso non si trattò né d’un gambero né d’un bambino, ma d’una sbornia colossale. Potremmo far correre la voce che eri alticcia.»
«Credete che basterebbe a risolvere il mio problema? Dubito, infatti, che esistano gentiluomini desiderosi di sposare un’ubriacona. Comunque sia, il colpevole non è solo il gambero, ma anche l’abito che indossavo.»
«L’abito?»
«Ieri sera sfoggiavo un vestito nuovo che, a quanto pare, ha indotto la gente che mi vedeva di profilo a pensare a una mia gravidanza.»
Il padre la voltò e la fissò all’altezza della vita. A me sembri la stessa di sempre. Forse un po’ troppo esposta alle correnti d’aria sulle spalle. È necessaria una simile mostra delle tue grazie?
«Sì, a meno che non voglia assomigliare a una grassa matrona ribatté Linnet, con asprezza.» La vista del mio décolleté è indispensabile.
«È proprio questo il problema. Sembri una merce in mostra alla fiera di San Bartolomeo. Dannazione, eppure mi ero raccomandato con il tuo chaperon che avessi l’aspetto più puritano della sala. Possibile che debba fare tutto io? Nessuno è capace di seguire delle banalissime istruzioni?»
«Il mio abito da sera non era affatto indecente! protestò Linnet.»
Il padre, però, non diede segno di averle prestato orecchio.
«Ho provato con tutto me stesso, Dio solo sa quanto ho provato! Ho rimandato il tuo debutto con la speranza che la maturità ti permettesse di mostrarti con un certo contegno allo scrutinio inevitabile al quale saresti stata sottoposta, considerata la reputazione di tua madre. Ma a che serve il contegno, se dalle scollature si capisce che sei licenziosa?»
Linnet respirò profondamente. «Questa storia non ha nulla a che vedere con le scollature. Il vestito che avevo ieri…»
«Una storia! esclamò il padre, alzando il tono di voce.» Ti ho cresciuta in base ai principi più rigorosi…
«Sì, padre. Una storia, ma non intesa come affaire in francese. Non c’è alcuna tresca di nessun genere, per quanto mi riguarda lo interruppe Linnet.» Intendevo dire che il disastro è stato provocato dal vestito. Il fatto è che ha due sottogonne e…
«Voglio vederlo tuonò lord Sundon, togliendole a sua volta la parola.» Vai a indossarlo.
«Non posso mettere un abito da sera a quest’ora del mattino!»
«Adesso! Subito! E fai venire qui il tuo chaperon. Vediamo cos’ha da dirmi Mrs Hutchins, assunta proprio per evitare simili inconvenienti. Stupido io che mi sono lasciato ingannare da tutte quelle arie puritane che si dava!»
A Linnet non restò che ubbidire.
L’abito era tagliato per aderirle al seno, sotto il quale la sopragonna si apriva per metterne in mostra una seconda in finissimo pizzo belga che, a sua volta, celava un terzo strato di seta candida. Il disegno ammirato sul catalogo dell’atelier di Madame Desmartins era apparso squisito e quando la giovane, la sera prima, l’aveva indossato, ne era rimasta deliziosamente soddisfatta.
In quel momento, però, mentre la domestica sistemava tutti quegli strati di stoffa sotto gli occhi attenti di Mrs Hutchins, lo sguardo della ragazza si posò là dove si sarebbe dovuta trovare la vita… che, ahimè, non c’era. «Santo cielo! sussurrò debolmente.» Sembro davvero incinta. Si girò di profilo. «Guardate come si gonfia. È colpa delle pieghe, qui, alla base del seno. Ci potrei nascondere due bambini, sotto tutta questa stoffa.»
L’espressione contrariata di Mrs Hutchins, che si rifiutò di accompagnarla nel salottino dove l’attendeva il padre, la dissuase dal commentare oltre. Non ho nulla a che fare con questa storia le disse. È il volere del cielo, riferitelo pure a lord Sundon. Ho fatto del mio meglio per instillare in voi dei sani principi, ma era già troppo tardi.

2

Castello di Owfestry, Pendine, Galles
Residenza dei duchi di Windebank
Piers Yelverton, conte di Marchant ed erede del duca di Windebank, era in preda a una fitta lancinante, ma aveva imparato da tempo che pensare alla sofferenza, una parola dannatamente stupida per quel genere d’agonia, equivaleva a darle un potere che lui, invece, non era disposto a riconoscerle. Così fece finta di nulla e si appoggiò un po’ più ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. La resa di Piers
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
  12. 9
  13. 10
  14. 11
  15. 12
  16. 13
  17. 14
  18. 15
  19. 16
  20. 17
  21. 18
  22. 19
  23. 20
  24. 21
  25. 22
  26. 23
  27. 24
  28. 25
  29. 26
  30. 27
  31. 28
  32. 29
  33. 30
  34. 31
  35. 32
  36. 33
  37. 34
  38. 35
  39. Epilogo
  40. Note storiche
  41. Ringraziamenti
  42. Copyright