Il mio migliore sbaglio
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Il mio migliore sbaglio

  1. 336 pagine
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Il mio migliore sbaglio

Informazioni su questo libro

Quello che era cominciato come uno scherzo – sedurre il Coach Wilder – divenne presto un colpo da mettere a segno.

Le selezioni per le Olimpiadi sono alle porte e l'ultima cosa che la diciannovenne Kinsley Bryant deve fare è distrarsi con Liam Wilder. Lui è un calciatore professionista, un bad boy adorato in America e ha tutte le caratteristiche del seduttore di talento: • un viso che fa piangere le ragazze √ • degli addominali su cui si potrebbe grattugiare il parmigiano (quello buono) √ • abbastanza fiducia in se stesso da sfuggire alla forza di gravità √√ Per non parlare del fatto che Liam è assolutamente off limits. Proibito. Gli allenatori lo hanno detto chiaramente a Kinsley e alle sue compagne: "concedetevi qualsiasi forma di fraternizzazione extra-allenamento con lui e verrete sbattute fuori da questa squadra più in fretta di quanto voi possiate contare i suoi tatuaggi". Ma ciò non ha fatto che renderlo ancora più attraente. E poi Kinsley ha già contato i tatuaggi visibili e non è certo il tipo di persona che lascia le cose in sospeso...

La chimica tra lei e Liam è innegabile e presto si trovano costretti a combattere per tenere segreta la loro storia – tra paparazzi invadenti, compagne di squadra invidiose, dubbi e fraintendimenti. Ma entrambi sono determinati a vivere il sogno sportivo quanto il loro amore e nulla riuscirà a dividerli o scoraggiarli...

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852072888
Print ISBN
9788804658399

1

Farsi mettere le corna una volta, passi. Ma farsi mettere le corna una seconda… si può sapere che cazzo succede? Come diavolo ho potuto scegliermi ben due traditori? No, non è che mi abbiano tradita l’uno con l’altro. Per quanto, sarebbe stato molto più romantico, e almeno avrebbero avuto la possibilità di far entrare nel mucchio anche me, o roba del genere.
La realtà era decisamente peggio.
«Wow. Ho interrotto proprio una bella festicciola» commentai in tono aspro mentre me ne stavo in piedi sulla soglia della camera da letto di Josh. Lui e la sua fighetta senza nome cacciarono un urlo e si staccarono con un balzo che fece cadere dal letto le lenzuola blu scuro. Gli occhi castani di Josh incontrarono i miei, e per un breve istante piansi la perdita di quel suo sguardo caldo, ma poi il mio campo visivo si allargò e la tristezza della scena che mi si apriva davanti fu come uno schiaffo in pieno viso.
Il ragazzo con cui stavo da quattro mesi mi tradiva. No, cancellate. Il ragazzo che era mio amico da quattro anni e con cui stavo da quattro mesi mi tradiva.
«Oh, per carità, non fermarti perché ci sono io. In fondo, sono solo la sua ragazza» sibilai alla tipa, cercando di controllare la rabbia. Ero famosa per la mia aggressività anche nei giorni buoni, perciò quello era niente rispetto alle mie possibilità.
Josh aveva i capelli castano scuro arruffati dalle mani della bambolona. Il viso spigoloso assumeva un’espressione patetica, ma era sempre bello. Gettai appena un’occhiata alla tizia. La chioma biondo platino fu l’unica caratteristica che notai. Forse perché era così abbagliante da bruciarmi le cornee. Prima mi ruba il ragazzo, e poi mi acceca. Fantastico.
La mia capacità di giudizio in fatto di caratteri è talmente sballata da non permettermi di distinguere i bravi ragazzi dai ragazzacci? No. È solo che mi capita di avere una preferenza per quelli che non sanno tenere le puttanelle fuori dai loro pantaloni. Conoscete il tipo: giovani e belli da paura.
«Kinsley! Non è…»
«… come sembra» concludo al suo posto. «Accidenti, Josh. Trey ha detto la stessa cosa, però lui non aveva lo sguardo angosciato che tu ti sei fatto venire giusto adesso. Davvero un ottimo lavoro.» Battei le mani, fissandolo con durezza. I miei applausi risuonarono nella stanza, e capii che era ora di andarmene.
Ragazzo diverso, ragazza diversa, stessa sensazione: il mio stomaco che si torceva come se fossi sul punto di crollare a terra lì dov’ero. Mi girai di scatto e mostrai a tutti e due il dito medio prima di tornare verso il salotto a prendere la borsa.
Sentii uno strascicare di piedi e qualche grugnito impacciato dietro di me, ma non mi voltai.
«Dove vai, Josh? Lasciala perdere, quella. Noi due non abbiamo finito!» Oh, bene, la fanciulla non aveva ancora avuto il suo orgasmo. Forse il mio tempismo non era poi così male.
«Kinsley! Aspetta!» strillò Josh alle mie spalle. Cos’è, credeva che fossimo nel bel mezzo di una telenovela?
«Josh, è finita. Non stare a disturbarti» dissi mentre mi gettavo la borsa sulla spalla.
Tese la mano per afferrare la mia, e io ebbi il mio bel daffare per resistere all’impulso di sferrargli un pugno sull’uccello. È davvero tanto difficile restare fedeli? Gli uomini ne sono fisicamente incapaci?
«Kinsley! Io ti amo. Ti amo!» Mi fece girare, tenendosi su il lenzuolo con la mano destra e agguantandomi un braccio con l’altra. Aveva gli occhi sbarrati, e per un attimo gli credetti.
Oddio. L’aveva detto. E sapete qual è la cosa triste? Che secondo me il povero bastardo non mi stava nemmeno raccontando balle. Secondo me il povero bastardo pensava sul serio di amarmi.
«Be’, se è così che dimostri il tuo amore, non riesco a immaginare quanto sia complicato dimostrarlo ai tuoi genitori.»
«Ti prego… lasciami parlare. Questo non significava niente.»
Non lo ascoltavo. Stavo già edificando un muro tra noi. «Ti ringrazio, Josh. Ti ringrazio per aver distrutto la mia capacità di fidarmi, per aver fatto in modo che qualsiasi altro ragazzo dopo di te parta automaticamente in svantaggio.»
Josh mi aveva sottratto un altro pezzo di cuore, di ingenuità, di innocenza, e l’aveva schiacciato sotto il suo corpo scolpito alla perfezione. Quando l’avevo conosciuto, tutte le manovre per uscire con qualcuno mi davano ormai la nausea. Ero già stata tradita una volta dal ragazzo con cui stavo da sei mesi, Trey, che guarda caso era anche il tizio che si era preso la mia verginità. (Lo so, lo so. Dovrebbero farci una cartolina prestampata per esperienze tanto scontate: “Oops, peccato che il tuo ragazzo delle superiori non riesca a tenerselo al guinzaglio… eccoti qui un bel cucciolo con il farfallino”.)
Ma adesso? Adesso ero ben oltre la nausea. Era arrivato il momento di scambiare i miei vestiti firmati con i camicioni a disegni vivaci e le pantofole da casa. Magari potevo entrare in un gruppo di sostegno per divorziate ultracinquantenni. Avete presente, no? Quelle donne che decidono di non aver bisogno degli uomini per essere felici. Sferruzzano, fanno viaggi di gruppo ai Caraibi, e dicono cose del tipo: “Ho sempre voluto uscire a cena, ma Jeff insisteva perché cucinassi per lui. E adesso, per la miseria, ho intenzione di uscire a cena tutte le sere!”.
Vedo solo un problema: io ho diciotto anni. Probabilmente penserebbero che cerco di fare l’alternativa al contrario.
Pazienza, una soluzione la troverei.
Josh continuò a gridare il mio nome mentre uscivo dall’appartamento. Una parte enorme di me avrebbe voluto distruggere tutto quello che trovava sulla sua strada, ma il verme avrebbe traslocato il giorno dopo e non mi sembrava giusto prendermela con il padrone di casa. Preferii gettarmi i capelli castani oltre la spalla e godermi la consapevolezza che, con quei jeans tagliati cortissimi, le mie gambe erano uno sballo.
Continua a strillare, Josh, tanto non tornerò mai indietro.

2

«Non c’è furia all’inferno pari a quella di una donna derisa!» urlai prima di scolarmi il quinto bicchiere della serata. Il superalcolico mi scivolò sulla lingua, ma ormai non ne sentivo quasi più il gusto.
Compivo diciannove anni, quindi ero autorizzata a scatenarmi un po’. Per non parlare del fatto che erano passate due settimane da quando avevo beccato Josh in flagrante, e io stavo giusto raggiungendo il culmine della fase “che-vadano-a-farsi-fottere-i-ragazzi”. Poi sarebbe arrivata la fase “che-vadano-davvero-a-farsi-fottere-i-ragazzi”, lo stadio ultimo e decisivo nel processo di elaborazione del lutto da tradimento.
«Non so, Kinsley. C’è una furia piuttosto temibile anche nella tequila.» Accigliata, Emily mi tolse di mano il bicchierino da liquore e lo sostituì con un bicchiere d’acqua. Conoscevo Emily solo da qualche giorno, ma capivo già che il nostro sarebbe stato un rapporto simbiotico. Lei era il paradigma della timida ragazza della porta accanto, io l’esatto contrario.
Emily e io eravamo due delle cinque matricole entrate nella squadra di calcio femminile dell’Università di Los Angeles. Si era all’inizio di giugno e il ritiro sarebbe iniziato la mattina seguente, praticamente all’alba. Sapevo di giocare con il fuoco ubriacandomi la sera prima, ma le anziane mi avevano garantito che sarebbe andato tutto bene.
Dicevano che il primo giorno era dedicato principalmente a questioni tecniche; in sostanza, consisteva in un mucchio di discorsi e di riunioni su quello che il programma pretendeva da noi. Gli allenamenti veri e propri, di solito, non cominciavano prima del secondo giorno.
Diedi una sbirciata a Emily, chiudendo un occhio per vederne una sola. Era carina, con quei capelli né lunghi né corti, di un rosso abbastanza chiaro da farmi venir voglia di chiamarla Pesca per il resto della serata.
«Em, sei molto carina. Te l’ho detto che sei molto carina? No, perché sei molto carina.»
Lei arrossì e io mi feci un appunto mentale di instillarle un po’ di fiducia in se stessa. Dio sa che la mia basta e avanza per tutte e due messe insieme. Penserete che il fatto di essere stata tradita due volte abbia minato in maniera irreparabile la mia sicurezza, ma ci vorrebbe molto più di un paio di deficienti per cancellare la quantità di sguardi allusivi e attenzioni non richieste che mi seguono da quando sono nata.
Presi Emily per mano e la trascinai lungo il corridoio fino alla toilette. Di lì a poco ce ne saremmo andate a una festa privata e volevo accertarmi di non essermi bevuta anche il trucco. Per fortuna, non era difficile tenersi addosso mascara e lucidalabbra.
«Credi che sia una buona idea? Andare a questa festa appena prima di cominciare ad allenarci con la squadra?» chiese Emily, fissandomi nello specchio immacolato.
Increspai le labbra e agitai l’indice come se fossi sul punto di spiegarle in che modo andavano le cose. «Staremo benissimo, e poi chi se ne frega? È il mio COMPLEANNO!» strillai così forte che Emily arricciò il naso, disgustata. Cavolo, come eravamo diverse. Mi chiesi se la nostra amicizia nascente sarebbe sopravvissuta all’estate. Lei era una piccola provinciale del Midwest mentre io ero nata e cresciuta nel mondo calcistico di Los Angeles.
«D’accordo. Andremo a divertirci e torneremo in tempo per dormire un po’ prima dell’allenamento» disse, facendo cenno di sì con la testa. La stavo già corrompendo.
«Come fai a essere così bella dopo cinque drink? Sul serio, come fai?» chiese Emily.
Distolsi lo sguardo da lei per dare un’occhiata al mio aspetto. Era tutto come doveva essere: viso a forma di cuore, naso piccolo, labbra piene, pelle abbronzata e occhi azzurro chiaro che sembravano quasi finti contro la mia lunga criniera castano scuro.
Ero più o meno di altezza media e, grazie al calcio, in forma smagliante. Avevo braccia snelle ma toniche e gambe da corridore di corsa campestre.
«Scherzi? Ucciderei per quelle lentiggini. Sembri la pastorella della filastrocca!» Risi, le afferrai la mano e la obbligai a girare in tondo come una prima ballerina. Quanto ero sbronza, ormai?
Emily rise a sua volta e piroettò su se stessa, inciampando sui propri piedi e facendomi sghignazzare ancora più forte. «Cosa c’entrano le lentiggini con la pastorella della filastrocca?»
Prima che potessi rispondere, qualcuno bussò fragorosamente alla porta.
«Andiamo, pivelle! Se non partiamo adesso, alla festa non resteranno alcolici che valga la pena bere!»
Quelle parole mi fecero rizzare le orecchie. La festa era esattamente il posto che mi serviva. La mia ultima speranza di passare un bel compleanno. Fin lì era stato un po’ deprimente. Avevo piantato il mio ragazzo fedifrago due settimane prima, i miei mi avevano scaricato a favore della neve e del Country Club di Aspen, e tutti i miei amici delle superiori si erano trasferiti al college. Mi ero comprata una fetta di torta alla crema e l’avevo mangiata per conto mio in un caffè, osservando gli altri clienti e sentendomi molto sola.
Questa festa era l’occasione che avrebbe riscattato la mia giornata, e dovevo fare in modo di approfittarne al massimo.
«Fai strada, Pastorella!» Strizzai l’occhio a Emily e la presi a braccetto prima di uscire dalla toilette.
Tornammo in salotto ed esaminai il gruppo di ragazze che sarebbero state le mie compagne di squadra per i prossimi quattro anni. Molte le avevo incontrate quando mi avevano reclutata. Sembravano tutte abbastanza gentili e sapevo che sarei arrivata a conoscerle meglio, una volta iniziati gli allenamenti.
In apparenza, le anziane erano le uniche che avrebbero potuto crearmi problemi. Tara era il capitano della squadra e tutto, in lei, denotava chiaramente un’attitudine alla tirannia. Le sue accolite la seguivano dappertutto come cagnolini, solo meno graziosi. C’era da sperare che avrei fin...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. IL MIO MIGLIORE SBAGLIO
  4. 1
  5. 2
  6. 3
  7. 4
  8. 5
  9. 6
  10. 7
  11. 8
  12. 9
  13. 10
  14. 11
  15. 12
  16. 13
  17. 14
  18. 15
  19. 16
  20. 17
  21. 18
  22. 19
  23. 20
  24. 21
  25. 22
  26. 23
  27. 24
  28. 25
  29. 26
  30. 27
  31. 28
  32. 29
  33. 30
  34. 31
  35. 32
  36. EPILOGO
  37. EPILOGO DELL’EPILOGO (PERCHÉ IO POSSO)
  38. Copyright