Oltre la soglia
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Oltre la soglia

Messaggi, consigli e aiuti dall'Aldila'

  1. 168 pagine
  2. Italian
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Oltre la soglia

Messaggi, consigli e aiuti dall'Aldila'

Informazioni su questo libro

Esiste un'altra dimensione? Com'è fatta? Possiamo conoscerla? Cosa c'è, se c'è qualcosa, oltre tutto ciò che possiamo vedere, toccare, sentire? Dal 1979 Evi Spedicato, di professione avvocato, ha potuto conoscere questa dimensione "oltre" e sperimentarla, grazie alla comunicazione assidua con il suo spirito guida, Enrico. E in queste pagine racconta la sua esperienza, con naturalezza e razionalità, consegnando ai lettori la testimonianza di un percorso di crescita spirituale cui ciascuno può avvicinarsi.

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Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2016
eBook ISBN
9788852072925
Print ISBN
9788804648222

SECONDA PARTE

Per rispondere alle domande sulla natura di Enrico e sulla sua “utilità” ho detto nella Prima parte che mi sarei affidata alle sue parole.
La strada più ovvia perché si presenti – e permetta a noi di conoscerlo – credo infatti sia proprio quella di riportare le sue risposte ai quesiti che, nei settori più disparati, gli vengono quotidianamente posti.
Perciò, come anticipato, racconto alcune delle esperienze di chi si è avvicinato a lui e ha fatto in sua compagnia un percorso, lungo o breve, allo scopo di acquistare fiducia in sé o riscoprire una fede dimenticata; per incontrare se stesso al di fuori del livello intellettuale e all’interno di quello spirituale o anche per aprirsi al mistero libero da chiusure e pregiudizi.
Sarà lo stesso Enrico, quindi, a spiegare il senso della sua presenza tra noi. Prima, però, è giusto che anch’io esprima il mio personale giudizio su di lui, benché non mi sia agevole riassumerlo in pochi attributi. Molti sono gli aspetti della sua personalità che di volta in volta rivela e... tra l’altro, non ama parlare di sé se non come energia... a parte qualche scarno accenno a quella che, presumibilmente, è stata la sua ultima esistenza terrena.
È un indovino, un amico, un confidente, un giudice, un angelo custode, un protettore, uno psicologo, un teologo?
È un po’ di tutto questo ma è anche molto di più – ed è – l’ho constatato nel corso di tutti questi anni, diverso per ciascuno di coloro con i quali viene in contatto. Perché diverso è lo spirito e lo scopo dell’incontro, diverso il livello di interesse, diversa la capacità di intendere e l’apertura mentale, diverso il bisogno, diversa la fede.
Ogni volta che lo interrogo su una persona nuova mi trovo di fronte a una sorpresa perché anche il linguaggio muta, si fa più semplice o più complesso per adattarsi alla comprensione dell’altro, anche se, pure in risposta alle domande più elementari e più pratiche, non manca mai di introdurre qualche accenno alla personalità del richiedente, perché il rapporto non si esaurisca nella risposta spicciola o nella “previsione”, ma provochi, sfiorando l’analisi, almeno una qualche riflessione.
Raramente l’ho sentito irritato per la banalità delle richieste: sono io che a volte mi irrito (ma mi sforzo di non dimostrarlo), benché tenda, di fronte alle “ripetizioni” eccessive, a sottrarsi, a puntualizzare di meno, anzi decisamente a scivolare nel vago: non per non assecondare le richieste, quanto piuttosto per indurre a non dimettersi da una propria volontà decisionale, con l’affidarsi totalmente e pedissequamente a un aiuto esterno che alla lunga, invece di rafforzare l’autostima e l’autodeterminazione, finirebbe con l’annullarle.
Questo però non è automatico perché – e l’ho capito nel tempo – la sua capacità di penetrazione gli suggerisce, a volte, di tornare ossessivamente, quasi con le stesse parole, sullo stesso concetto, fino alla completa assimilazione da parte del soggetto che, evidentemente, ha bisogno di più tempo per elaborare e metabolizzare e, nei casi estremi o in particolari condizioni psicologiche, necessita solo di un placebo.

Le testimonianze

Le storie che seguono sono raccolte a caso, senza ordine cronologico e solo attingendo alla memoria: la mia e quella degli interessati che mi hanno aiutata a ricordare i dettagli delle loro esperienze, in parte dimenticati. In alcuni casi ho riportato integralmente i loro racconti, senza alcuna aggiunta né alcun commento.
Alcune sono brevi e sintetiche, altre molto più lunghe e articolate. Qualche volta l’incontro si esaurisce in una previsione, altre volte si fa materia di studio, di riflessione e introspezione: si ripete e diventa percorso comune, non monologo ma dialogo.
La differenza, come accennato, è solo nella diversità dell’approccio.
Mentre alcuni sono interessati unicamente a ciò che accadrà, indipendentemente dal contributo personale in termini di volontà, di impegno, di fatica, altri sono convinti della necessità di conoscersi più a fondo e di approfondire la conoscenza degli altri, quindi sono più disponibili a lasciarsi condurre per mano, non (o non solo) per sapere ciò che accadrà ma soprattutto per contribuire affinché “ciò che accadrà” sia la cosa migliore e la più giusta per le loro reali esigenze a volte fraintese.
Le prime due storie sono simili nella brevità, opposte nei contenuti. Protagoniste: due giovani donne che, al tempo del nostro unico incontro, avevano circa trent’anni.
La prima non venne da me personalmente. Fu una comune conoscente a contattarmi per suo conto, dietro sua richiesta.
Voleva – mi disse – un quadro del suo futuro a grandi linee: il lavoro, l’amore... come se fosse facile riassumere in poche righe l’iter e soprattutto “il significato e lo scopo” di una vita!
La risposta fu altrettanto lapidaria: “Nella vita di questa donna non c’è niente”.
Per motivi facilmente intuibili pregai l’intermediaria di non riferirgliela. E così fece.
Quella donna era di aspetto molto piacevole, simpatica e intelligente. Eppure, a distanza di tanti anni, continua a fare la vita che faceva a trenta. La stessa casa in periferia, lo stesso lavoro, nessun incontro, nessun amore, niente di niente. Credo viva ancora con suo padre che oggi sfiora i cento anni, da tempo ammalato e bisognoso di assistenza costante.
La seconda capitò per caso e – come sinceramente dichiarò – solo per curiosità. Non aveva niente da chiedere, niente su cui indagare. Ed Enrico confermò; anzi andò oltre. Non aveva niente da dirle o rivelarle, niente da insegnarle. Era un’anima elevata che aveva già percorso tutto il cammino in ascesa che un essere umano può compiere... Era tornata solo per provare ancora una volta il piacere dell’esperienza umana. Ma era felice e aveva tutto ciò che poteva umanamente desiderare.
Lei sorrise e annuì. Era vero: genitori straordinari, un marito perfetto, un lavoro soddisfacente, molto denaro, salute ottima e una assoluta serenità nel cuore.
Non ci fu un seguito né per l’una né per l’altra.
Forse la prima mi giudicò poco disponibile o troppo impegnata per risponderle. O forse dimenticò di essere in attesa di risposta. Comunque non chiese né fece chiedere più nulla.
La seconda aveva esaurito, con quell’incontro, la sua unica curiosità. Tutte le altre risposte, chiare ed esaurienti, erano già nel suo cuore.
Perché il racconto di queste due storie?
Non perché siano particolarmente indicative e di utilità per altri, ma per spiegare come le ragioni che inducono a cercare i “contatti” siano le più svariate e a volte, come nel primo caso, piuttosto vaghe, frutto di curiosità modeste e prive di reale interesse per le modalità, i contenuti e il significato “ultimo” delle comunicazioni.

La salute

Ecco un argomento che affronto con disagio. Rispondere a domande su questo tema mi ha sempre procurato, e ancora mi procura, non poca ansia perché temo di interpretare in modo imperfetto le parole di Enrico. Mi sento gravata di una responsabilità grande, della quale farei volentieri a meno: ma non posso sottrarmi selezionando i temi a mio piacere.
Preciso che Enrico – che medico non era – non formula diagnosi né suggerisce terapie, ma gli capita – quindi mi capita – sia di esprimere pareri sullo stato di salute di qualcuno, sia di prevedere l’andamento di una malattia o l’efficacia di una cura, azzardando una ipotesi di diagnosi. Aggiungo che spontaneamente Enrico non parla mai della salute e so che non rivela nulla che possa allarmare l’interlocutore direttamente interessato, se non per “prevenire”, quindi aiutare a “evitare”.
Insomma, a domanda risponde, ma sempre tenendo conto dello stato psicologico e del grado di “preparazione” del richiedente, che lui solo conosce.
I due casi che riporto sono di segno opposto.
Il primo risale a molti anni fa. Il secondo è più recente.
Un piano dello stabile nel quale abitavo anni addietro era occupato da uno studio notarile nel quale lavorava un giovane praticante che incontravo, a volte, per le scale, ma che di fatto non conoscevo e con il quale scambiavo solo brevi saluti.
Un giorno venne a trovarmi il suo dominus, titolare dello studio. Sapeva delle mie facoltà, ma si era sempre dimostrato piuttosto scettico benché incuriosito.
Quel giorno, però, era preoccupato per il suo praticante – poi collega – che stimava e amava come un figlio. Sapeva che gli avevano diagnosticato un tumore e che a breve avrebbe dovuto affrontare un intervento. Lui, il dominus, voleva conoscerne in anticipo l’esito.
Mi sono chiesta più volte, in seguito, cosa avesse spinto il mio amico notaio a superare l’incredulità e a rivolgermi quella difficile domanda. Certo non la curiosità, forse neppure l’esigenza di una verifica. Più semplicemente, scetticismo a parte, la ricerca di un conforto e di una speranza.
Il verdetto, inappellabile, lasciò entrambi costernati.
“Il male procederà a singhiozzo. Sarà un lungo calvario.”
E così fu.
Il giovane affrontò con successo quella prima operazione. Riacquistò la salute e si sposò.
Dopo una parentesi serena il male tornò ad aggredirlo. Nuovo intervento. Nuova guarigione.
Tra un’operazione e l’altra, anni di vita normale e felice, apparentemente in buona salute. Nacquero due gemelli.
Nuova caduta. Nuovo intervento. Nuova guarigione, ma questa volta incompleta.
Poi la fine.
Il lungo calvario si era concluso.
Il secondo caso, di segno contrario e opposta conclusione, è quello di una donna che non ho mai conosciuto personalmente e di cui, solo di recente, ho visto l’immagine in una fotografia.
Fu la figlia a chiamarmi al telefono. Era stata la prima ragazza importante di mio figlio, poi si era stabilita a New York mentre la madre viveva in Svizzera con il secondo marito.
Con me la ragazza aveva mantenuto rapporti affettuosi e credeva in Enrico al quale più volte in passato si era rivolta.
Mi disse che la madre era stata colpita all’improvviso da una malattia inspiegabile che la stava paralizzando progressivamente, a partire dagli arti inferiori.
Tutti gli specialisti interpellati, italiani e non, non avevano saputo fare una diagnosi.
Fu trasportata negli Stati Uniti e sottoposta a ogni sorta di esami che non rivelarono nulla che potesse indicare una patologia precisa.
I medici temevano il peggio e il più illustre di essi decretò che, nella migliore delle ipotesi, la donna sarebbe rimasta su una sedia a rotelle.
Solo Enrico continuava a rassicurarla e a ripetere che avrebbe riacquistato la funzionalità degli arti perché il suo era – con ogni probabilità – solo un disturbo di natura nervosa ed emotiva.
Nel corso dei mesi successivi, più volte mi sforzai di trasmetterle fiducia e serenità benché – lo confesso – confusa a mia volta e anche timorosa perché la voce di Enrico era la sola discordante nel coro di quelle che la davano per persa o quantomeno per invalida permanente.
Ma la sua fu, per fortuna, l’unica voce veritiera.
Oggi quella donna sta bene, si è trasferita anche lei negli Stati Uniti e di quell’incidente inspiegabile conserva solo un brutto ricordo.

L’amore

È vero che all’amore nessuno si sottrae e nessuno vuole rinunciarvi; ma l’amore è anche il sentimento che più e meglio di tanti altri si presta a infinite sfumature e innumerevoli chiavi di lettura.
Non ricordo qualcuno che non abbia rivolto almeno una domanda sull’amore, sia esso vissuto o sognato, inseguito o conquistato, sereno o travagliato, legittimo o no.
In prima battuta – e semplificando – viene da pensare all’amore tra un uomo e una donna; e a questo proposito ho molti casi cui riferirmi e molti “incontri” da raccontare. Ne riferirò alcuni.
L’amore, però, non è solo questo e oggi, passando in rassegna i tanti casi che ho conosciuto attraverso la mia Guida, posso affermare che esso ha così tante facce da obbligare a sospendere ogni pregiudizio in mancanza di una conoscenza approfondita delle persone e delle situazioni.
Ricordo, per esempio, una madre buona e generosa alle prese con un marito despota e due figli che per molti anni le avevano dato grossi dispiaceri.
Uno, più dell’altro, la teneva costantemente in ansia.
Faceva uso di stupefacenti ed era uno di quei consumatori coscienti e lucidi che smettono per un po’ quando stanno per superare la soglia del non ritorno.
La donna era disperata; avrebbe fatto qualsiasi cosa per il recupero del figlio, ma lui era pervicacemente recidivo, per il piacere di aggiungere alla sua vita – per sua stessa ammissione – “la ciliegina sulla torta”: una torta che le possibilità economiche del padre e la generosità umana della madre gli assicuravano, permette...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Oltre la soglia
  4. PRIMA PARTE
  5. Cronache di viaggio
  6. SECONDA PARTE
  7. Ringraziamenti
  8. Copyright