«Esiste una sorta di affinità fra lo psichiatra e il prete. Entrambi si occupano dell'uomo. Lo ascoltano, lo curano. Ne condividono il dolore». Vittorino Andreoli - da non credente, ma non ateo, come ama definirsi - compie un viaggio attento e rispettoso fra gli "uomini di Dio" del nostro tempo. Un'inchiesta rigorosa in cui si raccontano la quotidianità, le gioie e le fatiche di tanti sacerdoti di oggi. Storie di preti anonimi, che vivono nelle periferie delle grandi città e nelle parrocchie di montagna. Uomini generosi, talvolta in crisi d'identità, di vocazione, di solitudine. Preti che a volte fanno audience, e altre suscitano scandalo. Preti di cui lo psichiatra si è occupato anche in veste professionale. Sono pagine ricche di umanità, che non tralasciano domande scomode: perché seminari sempre più vuoti? Perché tanti preti stanchi e infelici, che non riescono ad avvicinare la gente, e in particolare i non credenti? L'apparente indifferenza religiosa del nostro tempo nasconde in realtà una forte "domanda di sacro". E tutti, pur ammirando il coraggio di una "scelta estrema" come quella sacerdotale, constatiamo le difficoltà a viverla in rapporto alla modernità e la fatica della Chiesa a rispondere. L'inchiesta contemporanea è impreziosita da una ricca antologia di pagine della letteratura italiana del Novecento dedicate ai preti. Figure nate dalla penna di grandi scrittori, che restano memorabili per approfondire un universo complesso.

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- Italian
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Argomento
Politica e relazioni internazionaliCategoria
Storia e teoria politicaPRETI DI CARTA
Un’antologia fatta di preti
Meditando sulla figura del prete del nostro tempo, mi è venuta la curiosità di rivedere le figure dei preti raccontati (i preti di carta, si potrebbe dire) per fare un confronto tra il prete che vedo in strada o nel tempio e quelli nati dalla penna degli scrittori.
E così ho scoperto che esiste una letteratura sconfinata sui preti, e che non era possibile realizzare un progetto sui preti con criteri di completezza, data la vastità del tema, anche rivolgendomi alla sola letteratura italiana, e soprattutto al Novecento.
Forse avrei dovuto segnare anche un confine netto tra grandi scrittori e letterati minori, ma la cosa mi appariva assurda, aleatoria, perché legata a criteri di scelta che sovente sanno solo di mercato.
Allora perché non fare una graduatoria di merito proprio sul tema del prete? Magari un grande prete diventa un prete minore e uno piccolo piccolo raggiunge vette inimmaginabili.
E poi ci sono preti che hanno scritto un solo libro, raccontando la loro vita in un diario.
Sono molte anche le storie riportate alla luce dagli storici: capolavori intriganti quanto un thriller. Dunque si poneva anche il problema di separare la narrativa dalla storia di casi talvolta persino fantastici.
C’era un solo modo per dare seguito a questo mio desiderio: accettare la incompletezza, rinunciare a ogni criterio “duro” e divertirsi invece a leggere un “sacco” di libri che avessero come tema il prete. In questa antologia ne presento sessantatré: uno più curioso dell’altro. In particolare, ho scelto di attingere a opere in cui il sacerdote fosse il protagonista, allo scopo di richiamare figure di prete che diventassero come degli specchi entro cui mostrare anche il prete del tempo presente.
Ho diviso le storie in due sezioni: Storie del Novecento e Storie di oggi. Ogni storia è suddivisa in tre momenti: una descrizione e collocazione dell’opera (La storia), un assaggio di “stralci” che mostrano particolare forza letteraria e che indicano anche lo stile (Frammenti) e infine un commento (Suggestioni).
L’ordine è quello della pubblicazione della prima edizione dell’opera.
Non si tratta certo di un lavoro critico, ma semplicemente di una documentazione per fare conoscere la trama, per far gustare i brani più significativi e per sottolineare il senso che mi è apparso più interessante e nuovo.
Forse per questa raccolta si dovrebbe usare il termine desueto di “spigolature”, come passare in un campo sconfinato di spighe di frumento e cogliere quelle più mature. Le più belle, che tuttavia hanno reso più difficile l’attenzione su quelle che vi stavano attorno.
Dopo i preti di oggi ecco un caleidoscopio di storie e figure indimenticabili: sacerdoti santi ed eretici, parroci martiri e briganti, curati esorcisti e guaritori, preti missionari e partigiani, ma anche sessantottini e anarchici...
Un binomio che mi pare presenti ancora più efficacemente la figura del prete, non solo del tempo presente ma anche della nostra cultura e tradizione. E ne sono contento perché così mi pare di avere meglio realizzato il desiderio di parlare di questo straordinario personaggio vestito di sacro e seguace di Cristo.
I.
STORIE DEL NOVECENTO
Leila di Antonio Fogazzaro
La storia
Leila è l’ultimo romanzo scritto da Antonio Fogazzaro. È del 1910 e lo scrittore muore il 7 marzo 1911 (era nato a Vicenza il 25 marzo 1842). È parte della tetralogia che inizia con Piccolo mondo antico e prosegue con Piccolo mondo moderno, Il Santo e appunto Leila. Questi quattro romanzi, pur avendo ciascuno una propria autonomia, si legano perché i personaggi presenti in uno si ritrovano poi in altri della tetralogia ed è come se continuasse l’azione.
Ne Il Santo, per esempio, il protagonista è Piero Maironi, un personaggio strano che a un certo punto a Subiaco cambia vita, prende il nome di Benedetto e, con una interpretazione personale del cristianesimo, fa proseliti, predica la necessità di un cambiamento della Chiesa e, ciò che è più importante, compie dei miracoli. Questo romanzo si era posto come provocazione nei confronti della Chiesa che lo ha visto come una espressione del Modernismo. Tant’è che venne messo all’Indice. Ebbene Piero Maironi, che muore a Roma, ritorna in Leila perché la sua salma verrà trasportata a Oria nella Valsolda per essere sepolta assieme a quella dei genitori, alla sorella e anche alla moglie Elisa. Nell’ultima parte di Leila si svolge questa funzione alla presenza di Massimo Alberti e di don Aurelio, i suoi due più cari discepoli.
Ma veniamo a Leila.
Leila è una ragazza che non ha ancora compiuto i diciotto anni e che vive nella villa di campagna (la Montanina) del signor Marcello Trento. Questi è il padre del “povero Andrea”, un giovane che era fidanzato con la ragazza e che muore prematuramente. Il signor Trento, di fronte alla perdita del figlio, sente in particolare la colpa di aver ostacolato in tutti i modi quella relazione: Leila viene da una famiglia non solo povera ma con un padre che è un malfattore e quindi che unisce alla povertà economica anche quella morale.
Dopo la morte del figlio convince Leila a vivere con lui e manifesta il desiderio di farne la destinataria di tutti i suoi beni. Una decisione concreta perché non ha altri parenti ed è seriamente malato.
In questa cornice, quella classica di una storia d’amore, se ne inserisce (e in maniera letterariamente non riuscita) un’altra: Massimo Alberti, seguace del Santo, laureato in medicina ma dedito a elaborazioni filo-teosofiche, giunge nel paese di Lago di Velo dove è curato don Aurelio. Il prete si trova nella diocesi di Vicenza poiché è cacciato da Roma per le sue idee e trova accoglienza dal vescovo che lo assegna a questo incarico di cura d’anime in un luogo “nascosto”. Massimo viene per stare un poco con l’amico prete che lo avrebbe dovuto ospitare nella sua modesta abitazione, ma proprio il giorno in cui egli arriva, il curato ha accolto in casa un povero “venditore di Bibbie” che girava per il paese mostrando comportamenti decisamente malati. Don Aurelio chiede al signor Trento di ospitare l’amico e così Massimo si trova alla Montanina dove c’è Leila e qui nascerà un intreccio amoroso.
Il signor Trento vede nel giovane, che era anche l’amico più caro di Andrea, la grande opportunità che egli possa sposare la ragazza, in tal modo avrebbe avuto anche la garanzia che alla sua morte imminente, le ricchezze lasciate a Leila non sarebbero state “rapinate” dal padre, in forza dell’esercizio della patria potestà.
Leila nasconde il proprio amore per Massimo, teme in realtà che non l’ami, ma che voglia approfittare della sua condizione. Solo nelle ultime pagine del romanzo lo reincontrerà e sarà lei a confessare l’amore. Ottiene anche il consenso del padre per il matrimonio e tutto lascia intendere che vissero “felici e contenti”.
In questo non riuscito romanzo c’è un personaggio, don Aurelio. Il prete, che conosce il Santo, trova nelle critiche che egli rivolge alla Chiesa lo spunto per auspicare una ecclesia più povera, più coerente al messaggio evangelico e si allaccia al pensiero di Rosmini che aveva parlato di “piaghe” della Chiesa. Un auspicio che alla fine dell’Ottocento ha anche il senso di contrapporsi alla critica che alla Chiesa viene sollevata dal positivismo, dal modernismo, dalla massoneria. Una posizione, quella di don Aurelio, onesta, convinta, che si impianta sul suo grande amore per la Chiesa.
Non le si scaglierà mai contro, accetterà ogni decisione e persino l’espulsione senza mai tradire le “promesse” che aveva fatto con la consacrazione, in modo particolare l’obbedienza. Non ha mai accettato la strumentalizzazione che i nemici della Chiesa tenderanno a fare di lui.
Dai fedeli di cui si occupa come pastore, è percepito come persona di fede straordinaria e quindi un vero esempio di Imitazione di Cristo.
Per avere accolto in casa il venditore di Bibbie, Carnesecca, considerato uno strano personaggio fuori della ortodossia, egli verrà nuovamente cacciato e dovrà chiedere asilo a qualche altro vescovo. Anche in questa occasione se ne va senza scandalo.
Le donne di questa parrocchia avevano promesso di non andare più alla messa, di non accostarsi più ai sacramenti fino al suo ritorno, e don Aurelio le prega di non farlo, anche perché avrebbero dimostrato che lui era un pessimo prete, incapace di instillare la fede in Cristo, che non può mai scioperare.
Frammenti
«[...] Mentre don Aurelio si voltava a dire Dominus vobiscum. [...] I suoi occhi mistici non parevano vedere le cose della terra. [...] Era dimagrato, invecchiato e più illuminato, nel viso, di spirito1.»
«Don Aurelio, sia per la mitezza del carattere, sia per il suo concetto dei particolari doveri impostigli dall’abito ecclesiastico, non era uomo di combattimento. Nelle questioni religiose non apriva la sua mente che a Dio, da Lui solo aspettava, pregando, il trionfo della verità e della Chiesa2.»
«I libri erano in grandissima parte di argomento religioso. Don Aurelio teneva molto alla sua collezione dei grandi mistici e alle opere complete di Antonio Rosmini e del padre Graty3.»
«Il messaggio dell’arciprete conteneva una lettera della curia vescovile di Vicenza con l’asciutto licenziamento di don Aurelio dentro il termine dei quindici giorni, dalla curazia di Lago di Velo. [...] Passato il primo momento di stupore e di dolore, don Aureli...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- UOMINI DI DIO
- PRETI
- PRETI DI CARTA
- Copyright
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