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- Italian
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Il regno di Kensuke
Informazioni su questo libro
PER LETTORI A PARTIRE DAI 10 ANNI I genitori di Michael, perduto il lavoro, hanno venduto tutto per fare il giro del mondo in barca a vela. Una notte, la loro cagnolina cade fuoribordo e Michael si butta in acqua per salvarla. Dopo lunghe ore in mare, Michael e Stella Artois si risvegliano su un'isola tropicale, con la sola compagnia di Kensuke, un vecchio soldato giapponese convinto di aver perso tutta la famiglia nella distruzione di Nagasaki.
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2017Print ISBN
9788856657111eBook ISBN
9788858517673Il Diario di Bordo
20 settembre
Sono le cinque del mattino. Sono di guardia in pozzetto e sono l’unico sveglio. Siamo partiti da Southampton dieci giorni fa. La Manica era piena di petroliere che andavano su e giù, a decine. Perciò soltanto mamma e papà hanno fatto i turni di guardia le prime due notti. È evidente che non si fidavano di me, ma non capisco perché. Non c’era mica nebbia, e io ci vedo bene quanto loro.
Avevamo previsto di coprire circa duecento miglia al giorno, a una velocità media di otto nodi. Ma nella prima settimana ci è andata bene se abbiamo fatto cinquanta miglia al giorno.
Bill Tricheco ci aveva messi in guardia sul Golfo di Biscaglia, per cui eravamo preparati al peggio. Ed è stato così. Forza 9 burrasca forte. Forza 10, a volte. Siamo stati sballottati che non ti dico. Ho creduto che saremmo affondati. Sul serio. Una volta, nel risalire un’onda, ho visto la prua della Peggy Sue puntare dritta verso la luna. Sembrava che stesse per decollare. Poi siamo precipitati nell’avvallamento successivo con una tale velocità che ho pensato che saremmo andati sotto. È stata brutta. Voglio dire, è stata proprio orribile. Ma la Peggy Sue ha resistito e noi siamo arrivati in Spagna.
Mamma è molto pignola e si arrabbia se non facciamo le cose per bene. Papà non sembra prendersela, non qui, non in mare. Mi fa l’occhiolino e continuiamo a lavorare. Quando c’è calma, giocano a scacchi. Papà vince spesso, in una proporzione di cinque partite a tre. Mamma dice che non le importa, ma invece sì. Si vede.
Abbiamo sostato appena due giorni a La Coruña. Mamma ha dormito un sacco. Era stanca morta. Papà ha lavorato al cavo del timone, ma non è ancora soddisfatto. Siamo partiti alla volta delle Azzorre due giorni fa.
Ieri è stata la più bella giornata di navigazione avuta finora. Vento fresco, cielo azzurro, e sole caldo per asciugare la roba. I miei bermuda blu sono volati via mentre erano stesi, ma non m’importa. Non mi sono mai piaciuti granché. Abbiamo visto parecchie sule che giostravano fra le onde oggi pomeriggio. Che spettacolo! Stella Artois è impazzita.
Mi sono già stufato dei fagioli in scatola, ma in cambusa ne abbiamo ancora in quantità industriali.

11 ottobre
Oggi ho visto l’Africa! In lontananza, ma mamma ha detto che era l’Africa di sicuro. Stiamo scendendo lungo la costa occidentale. Mamma mi ha mostrato la rotta sulla mappa. Il vento ci spingerà lungo la costa per qualche centinaio di miglia, poi attraverso l’Atlantico fino al Sud America. Dobbiamo stare attenti a non scarrocciare, altrimenti andiamo a finire nella zona delle Calme Equatoriali. Lì non c’è assolutamente un filo di vento e potremmo restare in bonaccia per settimane, magari per sempre.
È la giornata più calda che abbiamo avuto finora. Papà ha la faccia rossa come un peperone e le orecchie gli si stanno già spellando. Io sono più abbronzato, come mamma.
Ho visto un pesce volante oggi e anche Stella. Poi mamma ha avvistato uno squalo in direzione del mascone di sinistra. Uno squalo elefante, pensa. Io ho subito preso il binocolo, ma non sono riuscito a vederlo. Lei ha detto che dovevo annotarlo comunque sul diario e disegnarlo. L’ho cercato su un libro. Sono enormi, ma non mangiano la gente, soltanto pesci e plancton.
Mi piace disegnare. Finora il disegno che mi è riuscito meglio è quello del pesce volante.

Ho spedito a Eddie una cartolina dalle Isole di Capo Verde. Quanto vorrei che ci fosse anche lui, ci faremmo un sacco di risate.
Stella adora inseguire il pallone per tutta la cabina. Sono sicuro che un giorno o l’altro me lo buca.
Oggi papà ha il muso, e mamma è scesa a stendersi un po’. Ha mal di testa. Mi sa che si sono bisticciati. Non so perché esattamente, ma credo sia per gli scacchi.
16 novembre
Abbiamo appena lasciato Recife. Che si trova in Brasile. Ci siamo rimasti quattro giorni. Abbiamo dovuto fare un sacco di riparazioni alla barca. C’era qualcosa che non andava nel generatore eolico e il cavo del timone ancora s’inceppa.
Ho giocato a calcio in Brasile! Mi senti, Eddie? Ho giocato a calcio in Brasile e col tuo pallone portafortuna. Papà e io stavamo tirando quattro calci sulla spiaggia, e in men che non si dica ci siamo ritrovati circondati da una decina di ragazzini. È stata una partita in piena regola. Papà e io ci siamo divisi per fare le squadre. Io ho chiamato la mia i Fangosi e lui la sua l’ha chiamata Brasile. Ovvio che volevano giocare tutti con lui. Ma poi alla mia squadra si è aggiunta mamma e abbiamo vinto. Fangosi 5 - Brasile 3. Mamma li ha invitati tutti a bordo per una Coca-Cola. Stella ha cominciato a ringhiare, per cui l’abbiamo dovuta chiudere sotto. I ragazzini si sono esercitati a parlare inglese con noi, ma conoscevano soltanto due parole: “goal” e “Manchester United”… che fanno tre parole, ora che ci penso.
Mamma ha fatto sviluppare i rullini. C’è una foto di un branco di delfini che saltano, e un’altra di me che manovro il winch. Una di mamma al timone, e una di papà che ammaina la randa e ci si incarta. Ce n’è una di me che mi tuffo da uno scoglio quando eravamo alle Canarie, e un’altra di papà che ronfa beato sotto il sole e mamma che ridacchia nell’atto di versargli la crema solare nell’ombelico. (Questa l’ho scattata io, la mia foto migliore.) E poi ce n’è un’altra di me che studio matematica, la fronte aggrottata e la punta della lingua che sporge da un angolo della bocca.
25 dicembre
Natale in mare. Alla radio papà è riuscito a beccare qualche canto natalizio. Abbiamo mangiato dei cracker, che però con tutta l’umidità che hanno preso non fanno “crack” per niente, e poi il pudding di Natale che ci aveva preparato la nonna. Io ho regalato ai miei due disegni: quello di un pesce volante a papà, e a mamma quello del nostro skipper al timone. Loro mi hanno regalato un bel coltello che avevano comprato a Rio. Allora gli ho dovuto dare una moneta. Si fa così quando si ricevono lame in regalo.
Quando eravamo a Rio abbiamo dato una bella pulita alla Peggy Sue. Sia fuori che dentro era piuttosto zozzetta, ma adesso non più. Abbiamo fatto rifornimento sia d’acqua che di viveri per la lunga traversata che ci aspetta fino al Sud Africa. Mamma dice che ce la caveremo benissimo, finché puntiamo verso sud e restiamo nella corrente brasiliana che spinge da ovest a est.
Qualche giorno fa siamo passati a sud di un’isola chiamata Sant’Elena. Non ci siamo fermati. Sarebbe un’isola come ce ne sono tante, se non fosse che lì ci venne mandato in esilio Napoleone. Che ci morì anche. Che posto squallido per morirci. Ovviamente, ho dovuto fare una ricerca di storia su Napoleone. Ho guardato sull’enciclopedia. È stato proprio interessante, ma a loro non gliel’ho detto.
Stella se ne sta mogia mogia sulla mia cuccetta. Forse perché nessuno le ha regalato niente per Natale. Le ho offerto un assaggio del pudding di mia nonna, ma lei gli ha dato solo un’annusatina. La posso capire.
Oggi ho avvistato una vela. Noi ci siamo messi a urlare: «Buon Natale», sbracciandoci per salutarli, e anche Stella si è sgolata a furia di abbaiare, ma erano troppo lontani. Quando la vela è scomparsa, l’oceano mi è sembrato ancor più deserto e sconfinato.
Stasera mamma ha vinto a scacchi. Adesso è in testa lei, ventuno partite a venti. Papà dice che l’ha fatta vincere perché è Natale. Ci scherzano su, ma si vede che in realtà tutti e due ci tengono a vincere.
1º gennaio
Di nuovo l’Africa! Città del Capo. La Table Mountain. E questa volta non la costeggeremo soltanto, ma ci fermeremo. Me l’hanno detto stasera. Non avevano voluto avvertirmi prima, perché non erano sicuri che ce lo saremmo potuti permettere. E invece sì. Resteremo un paio di settimane, forse anche di più. Vedremo elefanti e leoni che vivono allo stato naturale. Non ci posso credere. E nemmeno loro. Quando me l’hanno detto, sembravano due ragazzini tanto erano felici ed eccitati. Non sono mai stati così, a casa. In questi giorni si sorridono sempre.
Mamma soffre di crampi allo stomaco. Papà insiste perché si faccia visitare da un medico a Città del Capo, ma lei non vuole. Io dico che sono i fagioli. La buona notizia è che finalmente si sono esaurite le scatole di fagioli. La brutta notizia è che stasera a cena abbiamo mangiato sardine. Bleah!
7 febbraio
Siamo a centinaia di miglia dalla terraferma, in pieno Oceano Indiano, quando succede il fattaccio. Stella non sale quasi mai sul ponte, a meno che non ci sia calma piatta. Non so perché è salita questa volta. Non so perché era lì. Noi eravamo tutti molto impegnati. Papà stava sfaccendando giù in cucina, mentre mamma era al timone. Io stavo facendo pratica di navigazione, prendendo i rilevamenti col sestante. La Peggy Sue beccheggiava e rollava. Mi dovevo puntellare per mantenere l’equilibrio. A un certo punto ho alzato gli occhi e ho visto Stella in bilico a prua. Un momento era lì, e il momento dopo non c’era più.
Sotto la guida di Bill Tricheco, avevamo fatto dozzine di esercitazioni di “uomo in mare” nel Solent. Gridare e indicare. Continuare a gridare. Continuare a indicare. Mettere la prua al vento. Ammainare le vele. Accendere il motore. Tempo che papà ammainava la randa e il fiocco, stavamo già tornando indietro. Io continuavo a indicare e a gridare. Stella annaspava tra le onde. Papà si è sporto dalla fiancata per prenderla, ma non aveva l’imbracatura di sicurezza e mamma è andata su tutte le furie. Nel frattempo ha cercato di avvicinare il più possibile la barca, ma all’ultimo momento un’onda ha trascinato via la povera Stella. Abbiamo dovuto girare e tornare indietro un’altra volta. Per tutto il tempo, io non facevo altro che indicare e gridare.
Abbiamo fatto tre tentativi, senza successo. O andavamo troppo veloci o lei era troppo lontana. Ormai stava perdendo le forze, a malapena si teneva a galla. Stava per annegare. Avevamo un’ultima possibilità. Questa volta però ci siamo avvicinati con la giusta lentezza e alla giusta distanza perché papà riuscisse ad afferrarla. Tutti e tre abbiamo unito gli sforzi per issarla a bordo, chi tenendola per il collare, chi per la coda, e io mi sono meritato un: «Ben fatto, muso di scimmia» da mio padre, mentre lui si è beccato una partaccia da mia madre per non aver indossato l’imbracatura di sicurezza. Papà l’ha abbracciata e lei si è messa a piangere. Stella si è scrollata ed è scesa di sotto come se niente fosse.
Mamma ha imposto una regola severa. Stella non dovrà mai salire sul ponte - quali che siano le condizioni meteorologiche - senza l’imbracatura di sicurezza, come tutti noi. Papà ne realizzerà una appositamente per lei.
Ancora sogno gli elefanti del Sud Africa. Sono lenti, maestosi, e hanno l’aria di vecchi saggi con quei loro occhi umidi e pensosi. Vedo ancora le giraffe che mi adocchiavano sdegnose dall’alto in basso e il leoncino che dormiva con la coda della madre in bocca. Ho fatto un sacco di disegni che riguardo in continuazione per ricordare quei giorni. Il sole dell’Africa è così enorme, così rosso.
Prossima tappa: Australia. Canguri e opossum e vombati. Lo zio John verrà a incontrarci a Perth. L’ho visto in foto, ma non l’ho mai conosciuto di persona. Stasera papà ha detto che è un lontano parente. «Molto lontano» ha detto mia madre, e sono scoppiati a ridere tutti e due. Non ho capito la battuta finché non ci ho ripensato durante il mio turno di guardia.
Le stelle brillano, e Stella è sana e salva. Mi sento più felice di quanto lo sia mai stato in tutta la mia vita.
3 aprile
Al largo di Perth, Australia. Da quando abbiamo lasc...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Nota dell’Autore
- La Peggy Sue
- Acqua, acqua dappertutto
- Il Diario di Bordo
- Gibboni e fantasmi
- Io, Kensuke
- Abunai!
- L’eloquenza del silenzio
- Tutti morti a Nagasaki
- La Notte delle Tartarughe
- Arrivano gli assassini
- Post scriptum
- Glossario
- Copyright