Noi, ragazze senza paura
eBook - ePub

Noi, ragazze senza paura

  1. 184 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Noi, ragazze senza paura

Informazioni su questo libro

Margherita Hack, Denise Garofalo, Franca Rame, Franca Viola, le maestre marchigiane, Ilaria Alpi, Alda Merini, Teresa Mattei... scienziate, giornaliste, maestre, rivoluzionarie: donne italiane molto diverse tra loro, ma tutte indipendenti, fuori dagli schemi, coraggiose. Note, meno note o sconosciute, le ragazze che hanno ispirato le otto storie di questo libro un giorno hanno guardato in faccia le loro paure e hanno detto "no". A volte pagando un prezzo altissimo, a volte semplicemente scegliendo di vivere la propria vita così come desideravano. Il loro gesto ha rotto con il passato, abbattuto muri, scardinato pregiudizi e, soprattutto, tracciato la strada per il più grande sogno di ogni ragazza a venire: la libertà.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

eBook ISBN
9788858519264
Anno
2017

Franca Rame

Quella del teatro viaggiante
Franca Rame
Paff. Come al solito Franca crollò con la testa sul banco. Stecchita.
– “Quella del teatro” dorme, signora maestra!
E tutte giù a ridere. La “signora maestra” si chiamava Marisa Sterza. Aveva pazienza, una brava maestra.
Andò verso il terzo banco dove era seduta Franca. La chiamò con dolcezza. Niente. Le toccò una spalla per scuoterla con delicatezza. Silenzio. La maestra si spaventò. E fu a quel punto che chiamò a gran voce: – FRANCAAA!
– Oddio che è successo? –. La ragazzina balzò su come una marionetta tirata dall’alto. Le diciotto compagne di classe sghignazzavano rumorosamente. – Tocca a me andare in scena? –. Poi si guardò intorno e capì che no, non era a teatro, ma a scuola. Si tappò la bocca con le mani e spalancò gli occhi, mortificata. – Dormivo, signora maestra? – chiese con un filo di voce. Rossa come una mela matura.
– Eh sì, cara – rispose la maestra. Franca le faceva un po’ pena in effetti. – A che ora sei andata a dormire ieri sera?
– Un po’ tardi – ammise l’alunna.
– Tardi quanto?
– Alla una e trenta credo, ma forse le due.
– Finite tanto tardi la sera?
– È che ci chiedono il bis. E papà dice che bisogna concederlo. Ieri abbiamo recitato tre volte l’ultimo pezzo, che è quello con zio Tommaso, divertentissimo. Se ti diverti alla fine dello spettacolo, dice lo zio, ti ricordi il nome della compagnia di teatro. E poi eravamo lontano dal paese. Sa, noi ci spostiamo in tutta la Lombardia, signora maestra. Con la Balorda ci abbiamo messo quasi due ore a tornare. Ecco.
La maestra Marisa sapeva cos’era la Balorda. Il piccolo pulmino che trasportava la famiglia Rame da un posto all’altro, nelle cittadine e nei paesi dei dintorni. Quando i Rame recitavano in casa, però, la Balorda scorrazzava anche in città per fare pubblicità allo spettacolo serale. E la maestra l’aveva vista più di una volta. Il padre di Franca guidava il pulmino verde pistacchio per le vie del paese elencando il titolo della commedia e i nomi degli attori. E non mancava di ricordare quanto fossero bravi e quanto fosse imperdibile lo spettacolo. Naturalmente.
Ma l’attenzione della maestra fu attirata da un altro pensiero. Mentre Franca parlava, aveva notato uno strano livido sulla sua fronte. Di nuovo.
Le era capitato altre volte di intravedere sulla fronte della sua alunna un livido bluastro, in parte coperto dai capelli, ma non ci aveva dato troppo peso. In effetti, la ragazzina aveva una lunga frangia che scendeva quasi fino sugli occhi. Aveva notato quel piccolo ematoma perché Franca, sorpresa a dormire, si era alzata di scatto dal banco e i capelli erano rimasti scompigliati.
– Senti Franca, vorrei parlare con tua madre. La fai venire la prossima settimana, diciamo martedì?
Non chiese niente a lei, perché sapeva che avrebbe alimentato le chiacchiere maliziose delle compagne. La ragazzina era già tenuta sempre in disparte dalla classe, i sospetti avrebbero solo aumentato la distanza tra “quella del teatro” e il solito manipolo di pettegole.
– Ma è proprio necessario? Poi la mamma si preoccupa – si lamentò Franca.
– Non la farò preoccupare. Però mandamela – troncò la maestra intimando alle altre di zittirsi.
A Franca non piaceva quella storia. Non sapeva da che parte stare, ecco. Immaginava la maestra che insisteva con la madre per farla dormire di più perché potesse seguire le lezioni. E certo che la maestra aveva ragione a lamentarsi! Una che ci va a fare a scuola, se poi non sente quasi niente perché è stanca?
Però cosa c’entrava la mamma? Non li decideva lei l’orario degli spettacoli e le trasferte e i bis. Era così. Era il teatro.
Insomma, avevano ragione tutte e due.
«E adesso che racconto a mamma?»
Lasciò passare la settimana, poi il lunedì mattina le disse: – La maestra chiede se domani entri alla ricreazione. Ti vuole parlare. Solo per dieci minuti.
La reazione della madre fu esattamente come Franca si aspettava: – Perché? Cos’hai combinato a scuola?
– Niente – rispose prontamente la ragazzina.
«La sottoveste l’avevo, mamma» avrebbe voluto aggiungere, per ridere.
Era la domanda immancabile di mamma Emilia quando la vedeva uscire di casa: «Ce l’hai la sottoveste?». Sempre. A lei e alle sorelle. «Non si esce senza la sottoveste, una ragazza perbene la si riconosce da queste cose.»
«Invece a scuola le ragazze perbene le riconoscono da altre cose» avrebbe voluto ribattere Franca. Infatti, lei non era considerata tanto perbene, visto che la chiamavano “quella del teatro”. E quelle del teatro, si sa, sono fanatiche, leggere, superficiali. Ma non perbene.
Però non glielo disse. Perché si sarebbe dispiaciuta.
– È impossibile che non hai fatto niente: se la maestra mi manda a chiamare un motivo ci sarà – insistette la madre.
– Forse è perché mi stavo quasi per addormentare in classe… ero stanca e lei se n’è accorta.
– Addormentare? Addirittura? Così noiosa è la maestra?
Certe volte mamma non voleva capire.
– No, non è noiosa. È che io sono stanca perché non dormo tanto di notte.
– Ma tutti noi andiamo a dormire tardi – ribatté la madre. – Si può essere stanchi, certo, ma le cose da fare ci sono e le facciamo in silenzio.
– Oh, per quello anche io. Il silenzio però poi mi mette un sonno… – aggiunse Franca seria seria.
Ma la madre era più seria di lei. – Domani vado a sentire cos’hai combinato.
Il pavimento della scuola di Franca era fatto di grandi mattonelle bianche punteggiate da tantissimi puntini neri; poi, al centro delle aule e nel corridoio, c’era un grande cerchio disegnato con altri puntini, ma rossi. Certe volte i bambini alla ricreazione facevano il girotondo mettendosi in ordine lungo il cerchio di puntini rossi in corridoio, così il girotondo era perfetto. Si girava, si girava, si girava… fino a “tutti giù per terra”!
Mentre la maestra e la mamma di Franca parlavano fuori dall’aula, le ragazzine erano in corridoio con la bidella Patrizia per l’ora della merenda. Siccome la bidella era buona, loro se ne approfittarono e cominciarono a fare il girotondo intorno ai puntini rossi. Ma Franca no. Un po’ perché nessuna l’aveva invitata, un po’ perché era nervosa.
«Chissà cosa avrà da dire a mamma la maestra…»
– Signora Rame, Franca a scuola è stanca e a volte si addormenta in classe, lo sapeva?
– Dorme? Addirittura? – chiese Emilia. – So che è un po’ stanca, sa… noi teatranti andiamo a dormire più tardi degli altri, ma…
– Lo capisco – intervenne Marisa. – Io amo moltissimo il teatro e vi ho visto recitare. Siete dei professionisti. E Franca è favolosa sulla scena. Niente timidezza, niente imbarazzi. A scuola qualche volta lo è… timida e un po’ imbarazzata di fronte alle compagne che non capiscono il vostro lavoro. Ma sul palcoscenico è così espressiva, così spontanea.
– Eh sì, – disse la madre orgogliosa – ci dà tante soddisfazioni Franca. Nessuno sa improvvisare come lei, ed è importante nel nostro teatro saper improvvisare. Lei è la migliore, lo dice anche mio cognato Tommaso.
– Però, – ricominciò la maestra cambiando tono – in realtà ho voluto incontrarla perché sono un po’ preoccupata.
– Per Franca? Perché? Sempre per la storia del sonno? – domandò Emilia.
Faceva uno strano effetto vederle insieme nel corridoio della scuola: la mamma di Franca era alta, slanciata, bellissima anche se non più giovane. Aveva una figura da nobildonna, camminava eretta e gesticolava pochissimo. La maestra invece era il contrario. Bassa, cicciotta, il collo corto e le gambe tozze. Parlava accompagnando le parole con i gesti delle mani. Sembravano messe accanto apposta, l’una perché risaltasse la propria bellezza, l’altra per mostrarne la mancanza. Eppure, anche la maestra Marisa era bella, a modo suo. Franca lo aveva capito e le voleva bene. La maestra si preoccupava sul serio se qualcuna di loro aveva un problema. E in quel momento era convinta che Franca avesse un problema con il livido che nascondeva, volutamente, dietro la frangia. Anche se, a vedere la madre, le sembrava strano che la famiglia c’entrasse qualcosa.
– Senta, – disse a Emilia senza girarci ancora intorno – Franca ha un brutto livido in fronte che diventa ogni giorno più nero. Come se fosse battuta sempre nello stesso punto, mi capisce?
– Come battuta? –. La mamma di Franca aveva gli occhi spalancati. – Guardi che si sbaglia, signora maestra. Lei pensa che Franca venga picchiata con i lividi? Ma davvero ci crede capaci? Ma poi dove ce l’ha questo livido? Io lo voglio vedere, dove sta Franca? – concluse accesa in viso come una lampadina bollente mentre si guardava intorno alla ricerca della figlia.
– Lo vedrà il livido, a casa però… perché se facciamo venire qui Franca, poi le altre ragazzine chissà quanto ci ricamano sopra.
– Senta signora maestra –. Anche Emilia la chiamava così, come le alunne. – Io le dico solo che si sbaglia. A Franca vogliono bene tutti. Nessuno osa toccarla, ci mancherebbe.
– Va bene signora Rame, – disse Marisa per farla calmare – a casa però controlli il livido, poi ne riparleremo. Dobbiamo chiarire questa faccenda, non crede?
In quel momento passava di lì un’alunna che era andata al bagno. La maestra Marisa non se n’era accorta, ma Elisa aveva sentito tutto, volutamente. Una volta raggiunte le compagne, spifferò subito al gruppetto il bottino dell’ascolto. Franca si accorse che stavano parlando di lei perché la sbirciavano curiose. Qualcuna rideva, altre la guardavano sdegnate.
Franca restò immobile accanto alla finestra, cercando di fare finta di niente, ma dentro il cuore era in accelerazione. E in testa si agitavano mille voci che facevano rumore. Le sembrava di essere Giordano Bruno giudicato dalla Santa Inquisizione: era lo spettacolo che stavano portando nelle piazze in quei giorni e mai come in quel momento si sentì così vicina al protagonista.
«Giordano amico mio, vorrei avere il tuo coraggio e resistere, resistere, resistere.»
Ma poche ore dopo, a casa, tutto precipitò.
– Aveva ragione la tua maestra allora. E questo come te lo sei fatto?
Appena la ragazzina aveva messo piede dentro casa, la madre l’aveva portata in camera da letto. Franca si sentiva perduta. Che vergogna. Sarebbe stato meglio essere sgridata perché dormiva in classe.
– Ah questo… – borbottò cercando una scusa che non veniva.
Ma la madre la conosceva troppo bene. – Signorina, qui non stai sul palcoscenico. Non si improvvisa. Hai un brutto livido nero sulla fronte. I...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Introduzione
  4. Margherita Hack. Il ciclone Margherita
  5. Denise Garofalo. Tutto il futuro che verrà
  6. Franca Rame. Quella del teatro viaggiante
  7. Franca Viola. Tu metti una mano, io ne metto cento
  8. Le maestre marchigiane. Donne tutte, sorgete!
  9. Ilaria Alpi. Un sorriso come il mare
  10. Alda Merini. La poesia fa la vita
  11. Teresa Mattei. Coraggio, Teresa!
  12. Copyright