Il mistero di Vera C.
eBook - ePub

Il mistero di Vera C.

  1. 192 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Il mistero di Vera C.

Informazioni su questo libro

PER LETTORI A PARTIRE DAGLI 11 ANNI Mentre Vera C. viene assassinata nella sua casa, Vivian è in classe, vicino alla cattedra, interrogata in storia. Dal suo banco Vivian ha sempre spiato le giornate di quella donna, che è diventata la protagonista di tutte le storie che le piace scrivere. Vivian, infatti, da grande vuole fare la scrittrice e si allena a osservare le vite degli altri. Ma il mistero di Vera C. non sarà l'unico con cui Vivian avrà a che fare. Da quel giorno, infatti, come chiamati a interpretare i personaggi misteriosi di una di quelle storie che si leggono solo nei libri, accanto a lei compariranno uno sconosciuto inquietante, una donna dalla mantella verde e un ragazzo che sembra un fantasma. Ma il mistero più difficile da svelare rimane sempre lo stesso: chi ci osserva quando ci guardiamo allo specchio, e Vivian capirà che la cosa più importante da fare è scoprire chi è davvero quella ragazza dai capelli sempre scarmigliati e i vestiti troppo grandi con cui deve fare i conti tutti i giorni.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Anno
2017
eBook ISBN
9788858518021
Print ISBN
9788856659375

CAPITOLO UNDICI

Sento nella mia stanza un amico senza forma.
Non c’è posa, né parola, a confermare la sua presenza,
non serve fargli posto:
è miglior cortesia l’Ospitale intuizione della Sua Compagnia.
E.D.
Il cuore mi martella nel petto. Devo trattenerlo dall’esplodere con una mano pressata sulla maglietta. Il grande salotto è luminoso, disordinato, pieno di oggetti fuori posto, ma non c’è tempo per osservarlo con attenzione. Do un’occhiata veloce al corridoio cercando di intuire dove possa trovarsi la camera di Sebastiano. Si sente solo un insetto che picchietta sul vetro della finestra con un ronzio furibondo. Nient’altro. Non c’è nessuno in casa, di questo sono certa.
Mi avventuro in punta di piedi in corridoio. La prima stanza che vedo è il bagno. Nella seconda stanza la porta semichiusa lascia intravedere un letto matrimoniale con un copriletto a tinte violacee e lilla; deve essere il letto della madre. Mi ricordo che in prima media Sebastiano mi ha raccontato che i suoi genitori sono divorziati, il padre non vive più con loro da molto tempo. La porta della terza stanza è spalancata.
«Eccola!» penso.
Sì, è senza dubbio la camera di Sebastiano. Lo capisco immediatamente dai poster attaccati alla parete, dal colorato disordine, dal letto sfatto e dalla coperta per terra, dai libri di inglese e di storia aperti sulla scrivania, dalla chitarra appoggiata al comodino, dalle scarpe da ginnastica una sulla sedia e l’altra dentro all’armadio aperto. Poso la lettera dentro al libro di storia e lo chiudo.
«E se non la trova?» penso immediatamente. Lo riapro e infilo la lettera tra pagina dieci e undici in modo che un lembo di carta sia visibile. Vado alla finestra, per salutare Ottavia, mostrarle che l’impresa è compiuta, ma la strada su cui si affaccia è un’altra, una stradina con pochi alberi e nemmeno l’ombra di un albicocco.
«Ora devo andare via» mi dico, ma è bello stare lì, mi sembra di aver ritrovato l’intimità che solo un anno fa ho vissuto con Sebastiano, quando pareva fossimo diventati amici. So che non mi ricapiterà di trovarmi in questo posto, e dopo solo un attimo di esitazione mi siedo sul letto e poi mi ci sdraio, lasciando fuori solo i piedi e allargando le braccia. Sorrido pensando che questa è un’avventura incredibile e alla faccia che farebbe Sebastiano se entrasse all’improvviso trovandomi lì. Il suo odore, così conosciuto ma anche estraneo, si sprigiona lieve dal cuscino. Mi lascio avvolgere mentre fantastico sull’incontro. Nella fantasticheria irrimediabilmente si va a finire stritolati in un violento abbraccio proprio su quel letto sfatto.
«Rewind» penso. «Da capo.» E ricomincio a costruire il mio film, però quel finale non previsto si affaccia sempre, perché in fondo a lui sono sempre piaciuta, anche se sono una spilungona piedacciuta nonché crespa di capelli; perché nei libri dell’Ottocento c’è un lieto fine. Improvvisamente un rumore inquietante, come uno scricchiolio proveniente dall’altra stanza, mi fa sobbalzare e saltare in piedi. Rimango in ascolto. Nessun rumore per qualche minuto poi un altro scricchiolio, come di una sedia girevole che si sposta o che ruota.
Premo la mano sul cuore e mi metto in ascolto dello scricchiolio che non tarda a insinuarsi nel silenzio della casa. Vado alla scrivania, prendo la lettera, voglio accertarmi che non ci sia davvero nessuno in casa.
Ma non va così. Proprio mentre mi avventuro nel corridoio lo scricchiolio mi fa di nuovo sussultare. Proviene dalla stanza di fronte a quella di Sebastiano.
«Tanto non c’è nessuno, non c’è motivo di agitarsi, è il vento. Ora torno in camera di Seba, lascio la lettera ed esco, il prima possibile, prima che sia troppo tardi.»
Ma è già troppo tardi.
La porta della stanza si apre all’improvviso e mi trovo faccia a faccia con un ragazzo, alto quanto me, pallido, con i folti capelli neri arruffati e le pupille dilatate ficcate nelle mie.
– Chi sei? – fa dopo qualche attimo, con voce sgradevole, roca, con una punta stridula.
– Sono una compagna di classe di Sebastiano – comincio balbettando, accavallando frasi senza senso, cercando di dare una giustificazione per quello che agli occhi di chiunque è ingiustificabile. – Ma tu chi sei? – chiedo.
Assomiglia a Sebastiano, certo non è bello come lui, molto più ombroso, scuro, accigliato e in disordine, ma Seba non ha fratelli, questo è certo.
– Ah, chi sono io? – fa con un sarcasmo evidente nella voce sgradevole, senza smettere di squadrarmi.
– Già, scusa, non sono fatti che mi riguardano. Per favore, ti posso spiegare tutto? È per via di una lettera… –. La mostro al losco figuro che, osservandolo meglio, è vestito con una tuta e una maglietta nera piena di teschi di varie forme e fogge. Poi me la rinfilo rapidamente in tasca, accartocciandola; mai nella vita permetterei a quel tipo di leggerla.
– E io dovrei crederti? –. La voce sgradevole è diventata del tutto stridula. Forse vuole urlare, ma si sta trattenendo.
Comincio a spiegare il possibile, gesticolando e sfidando lo sguardo impenetrabile del ragazzo, ma proprio quando sembra che sia riuscita a convincerlo che sono davvero una compagna di scuola di Sebastiano e che dovevo consegnargli una lettera e c’era l’albero di albicocco e la finestra aperta e tutto il resto… ecco, proprio quando la mia poco credibile versione dei fatti inizia ad apparire credibile, soprattutto a me stessa, lui mi afferra per un braccio trascinandomi nella stanza e chiudendo la porta con un calcio.
– Adesso aspetta lì seduta – ordina indicandomi una poltroncina rivestita di un telo pieno di teschi; gli stessi della maglietta.
– E tu che fai? –. Il coraggio comincia a cedere e la voce trema.
– Chiamo la polizia, cosa vuoi che faccia?
– La polizia? No, per favore, non lo fare! – scatto in piedi e mi avvicino di nuovo spiegando e gesticolando e aggiungendo dettagli, ma lui mi respinge con fermezza e afferra il cellulare sulla scrivania.
Torno a sedermi: – E adesso che faccio, che diamine faccio? –. Mi prendo la testa tra le mani sentendomi sopraffatta come un’eroina dell’Ottocento in fin di vita.
Il tipo sta già parlando con la polizia, sta spiegando che un’intrusa è entrata in casa, molto probabilmente per derubarli, non c’è altra spiegazione. No, non sembra pericolosa, ma può diventarlo… Lascia l’indirizzo, lo ripete due volte, ringrazia e riattacca.
– Pericolosa io? Sono l’antitesi del pericolo, tu non mi conosci!
– No, non ci tengo a conoscerti. Ora dobbiamo aspettare che vengano a prenderti.
– Chi, la polizia?
– E chi, sennò?
Rituffo la testa tra le mani, i gomiti sulle ginocchia.
Rimaniamo in silenzio per un po’, lo interrompo azzardando: – Posso avvisare la mia amica almeno? Mi sta aspettando qui sotto.
– Hai una complice? Andiamo bene…
– Ma quale complice! È stata solo una cosa stupida, stupidissima che ho fatto e l’ho fatta di testa mia, lei mi aveva avvisata, ma niente, ci ho voluto provare perché mi sembrava… –. Mi interrompo. Mi pare fuori luogo definire “romantica” la consegna di quella stupidissima lettera nella camera di Sebastiano.
– Comunque non se ne parla nemmeno; non puoi parlare con nessuno, tantomeno con la complice.
Rimaniamo ancora in silenzio, io con il mento sulle ginocchia e le ginocchia al petto, a ragionare su tutti i miei guai, lui sulla sedia girevole, davanti alla scrivania, assorbito da qualcosa sullo schermo del computer.
– Lo so che tanto non mi rispondi, ma ci provo comunque. Sei un cugino di Sebastiano?
– Sono il fratello.
– …Non è possibile! Sebastiano ha detto di non avere fratelli!
– E tu credi a tutto quello che dice, vero?
– Be’, sì, perché dovrebbe mentire su una cosa del genere?
– Secondo te?
– Cos’è, un indovinello? Cosa ne so, io? Tra l’altro io e il tuo presunto fratello non ce la intendiamo tanto, ci detestiamo, non ho idea di quello che gli passa per la testa, tanto meno delle balle che racconta.
– E tu sei venuta personalmente a consegnare la tua letterina, che gesto splendido… –. Ruota la sedia per guardarmi sprezzante e derisorio mentre mi dice: – Non mi sembra che lo detesti così tanto.
Mi sento avvampare: che figura da idiota che ho fatto di fronte al losco figuro. E tra non molto l’avrò fatta di fronte a Sebastiano, a sua madre, alla polizia, al commissariato, alla classe, alla scuola intera. Tutti si chiederanno: «Che fine ha fatto Vivian?».
«Come, in prigione?»
«No, in una casa di recupero, recupero di minori malviventi.»
«Oppure agli arresti domiciliari» dirà qualcuno.
«Una beffa per lei che odia stare a casa» dirà qualcun altro, e poi: «Sembrava così una brava ragazza, bruttina sì, ma così a modo e studiosa, voleva diventare una scrittrice… mah, chi lo avrebbe mai...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. PROLOGO UN ANNO FA
  4. CAPITOLO UNO
  5. CAPITOLO DUE
  6. CAPITOLO TRE
  7. CAPITOLO QUATTRO
  8. CAPITOLO CINQUE
  9. CAPITOLO SEI
  10. CAPITOLO SETTE
  11. CAPITOLO OTTO
  12. CAPITOLO NOVE
  13. CAPITOLO DIECI
  14. CAPITOLO UNDICI
  15. CAPITOLO DODICI
  16. CAPITOLO TREDICI
  17. CAPITOLO QUATTORDICI
  18. CAPITOLO QUINDICI
  19. CAPITOLO SEDICI
  20. CAPITOLO DICIASSETTE
  21. CAPITOLO DICIOTTO
  22. CAPITOLO DICIANNOVE
  23. CAPITOLO VENTI
  24. CAPITOLO VENTUNO
  25. CAPITOLO VENTIDUE
  26. Chi è Stefania Gatti?
  27. Chi è Alessandro Baronciani?
  28. Copyright