"Brian Freeman sa come si racconta una storia." Michael Connelly Non sempre l'apparente tranquillità di Duluth, la cittadina del Minnesota immersa nella nebbia in cui il detective Jonathan Stride ha vissuto tutta la sua vita, corrisponde alla realtà. Specie nel giorno più atteso, quello della maratona cittadina, che riserva sempre qualche sorpresa. Ci sono più nubi del previsto, quella mattina piovosa di giugno in cui la folla si raduna per guardare i maratoneti esausti che tagliano il traguardo. Anche Stride è tra loro, in attesa del passaggio di sua moglie, Serena, tra i corridori. Ma lui è un poliziotto, e sa bene che un'occasione come questa non è fatta per rilassarsi. E non solo perché tutti gli abitanti della cittadina sulle rive del Lago Superiore sono in strada. C'è anche Dawn Basch a correre la maratona di Duluth: una donna che deve la sua enorme popolarità alle idee razziste e islamofobe di cui da tempo si è fatta portavoce, sfruttando i media per la sua propaganda demagogica. E Dawn Basch è sinonimo di guai. Ma quando, con la corsa ancora in pieno svolgimento, Stride riceve la segnalazione dalla collega Maggie, che lo avvisa di uno zaino sospetto, lui sa che la vera gara è appena cominciata. Perché quella che inizia con una caccia all'uomo, con gli echi sinistri dell'attentato della maratona di Boston a complicare le cose, si rivelerà qualcosa di molto diverso e ancora più grosso, che metterà a dura prova Jonathan Stride e la sua squadra.
Forse il caso più complesso e avvincente del de-tective Stride, Il giorno più buio è una corsa concitata verso un finale spettacolare. Una lettura che vi lascerà senza fiato, da uno dei maggiori autori di genere degli ultimi anni.

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Il giorno più buio
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9788856663921
MARTEDÌ
33
Cat sapeva che Curt Dickes avrebbe chiamato lei, e non Serena, non appena avesse scoperto dove si nascondeva Eagle. E così fu.
Passò la mattina a spiare Drew Olson e suo figlio, dal parcheggio dietro il campo da basket delle elementari. Li guardava con il binocolo, seduta sul cofano della sua Civic ammaccata. Anche da lontano, vedeva molto di sé in suo figlio. Vedeva il sorriso del piccolo e le sembrava di guardarsi allo specchio. Gli occhi erano i suoi. E anche la forma delle orecchie, con gli orli sottili come punte d’ali, le ricordavano delle foto che aveva visto di se stessa da piccola.
Sì, Michael era suo figlio. Aveva una casa, e questo era più di quanto potesse offrirgli lei. Aveva un padre e una madre. Aveva tutto ciò di cui poteva aver bisogno. Lei avrebbe dovuto esserne felice, invece provava soltanto un gran senso di solitudine.
Mise giù il binocolo. Non voleva più guardare.
Era estate, e l’estate la rendeva inquieta. Quando era a scuola aveva sempre cose da fare. Era intelligente e Serena la sorvegliava come un falco perché facesse i compiti. Ora non aveva nulla a cui dedicarsi fino a settembre. Serena continuava a procurarle lezioni private e volontariato, ma c’erano giorni in cui Cat aveva una voglia matta di fare qualcosa di brutto. Rubare, ubriacarsi, fumare, scappare al Graffiti Graveyard. Lei era così. Non aveva senso tentare di cambiare.
«Cat?»
Alzò la testa di scatto. Drew Olson, con Michael in braccio, era al bordo del campo da basket, a meno di venti metri. L’aveva vista dal cortile dietro la casa.
«Oh, merda» mormorò Cat, scendendo dal cofano e aprendo la portiera.
«Cat, aspetta!»
Lei non lo ascoltò. Mise in moto e partì nella direzione opposta, gettando solo un’occhiata nel retrovisore al padre e al figlio. Drew cercava di richiamarla a gesti, una parte di lei desiderava fare marcia indietro, ma continuò senza fermarsi. Loro scomparvero dallo specchietto. Era contenta di non vederli più e che loro non vedessero lei. Aveva il viso rosso dall’imbarazzo.
Mentre voltava su Grand Avenue il suo cellulare prese a squillare. Pensò che fosse Drew, ma quando rispose udì la voce fin troppo famigliare di Curt Dickes.
«Ciao, pasticcino.»
Cat accostò e si fermò. La cosa giusta era dirgli di chiamare Serena e riattaccare. Ma parlare con Curt la faceva sentire di nuovo nel suo vecchio mondo, dove si sentiva a proprio agio. Inoltre Curt le piaceva. Era pieno di idee pazze, ma era divertente e sapeva farla ridere.
«Ciao» rispose.
«State ancora cercando Eagle?»
«Sì. Hai saputo qualcosa? Sai dove si trova?»
«Forse.» Il tono era seducente.
«Dai, cosa vuoi dire?»
«Voglio dire che forse posso darti una mano, e tu puoi dare una mano a me.»
Cat si mosse a disagio sul sedile. «Aiutarti come? Di cosa si tratta?»
«Ecco, il punto è che la gente si annoia. L’intera città è chiusa per via dell’attentato. Mi ha chiamato un mio cliente, che abita in Congdon Park Drive, e mi ha chiesto di organizzare un party per stasera. Una cosa di classe, con champagne e tutto il resto. Ha detto che pagherà duecento dollari a ogni bella ragazza che suonerà il campanello.»
«E tu cosa ci guadagni?»
«Una piccolissima commissione. Il grosso dei soldi va alle ragazze.»
«Grazie, no.»
«È solo una festa! Nient’altro!»
«Nient’altro? Niente azione?»
«Allegria, atmosfera amichevole, persone carine. Nient’altro. Lo giuro sulle mie cinque sorelle. Se qualcuno allunga le mani, dagli un ceffone.»
Cat si morse un’unghia, dibattendo con se stessa. Aveva già percorso quella strada con Curt. Era stata a uno dei suoi party sulla Charles Frederick, e sapeva che gli uomini si aspettavano qualcosa di più di allegria e atmosfera amichevole. Ciononostante, duecento dollari erano un bel po’ di soldi. E in più aveva quella voglia di fare cose cattive.
«Non lo so.»
«Dai, Cat. È arrivata l’estate!»
«Ci penso. Dov’è Eagle?»
«Ci pensi? Kitty Cat, stiamo parlando di vasche idromassaggio, deejay, aragoste e compagnia. Passo a prenderti alle dieci, va bene? Esci dalla finestra e ci vediamo in Lafayette Park.»
Cat si odiava per essere così debole, ma non assaggiava un drink da settimane. E l’aragosta le piaceva. Ed era bello vedere gli uomini ronzarle intorno. E Curt aveva ragione. Era estate, dopotutto.
«Voglio i soldi in anticipo.»
«Li avrai in borsa prima ancora di suonare il campanello.»
«E chiariamo una cosa: vengo solo come elemento decorativo. E basta. Non scopo con nessuno, Curt, mi hai sentita? Quelle cose non le faccio più. Se qualcuno mi mette una mano sotto il vestito, si becca una ginocchiata nelle palle.»
«Capito. Sei la migliore.»
«Dov’è Eagle?»
«Non lo so.»
«Curt, piantala» scattò Cat.
«Non so dov’è, ma so dov’era. Almeno fino a venerdì scorso. Un tizio lo ha visto camminare sui binari dalle parti di Becks Road.»
«Venerdì?» protestò Cat. «Sono passati quattro giorni. Ora potrebbe essere ovunque. È un’informazione inutile.»
«È più di quanto sapevi prima» le fece notare Curt.
«Scordati il party.»
«Dai, non fare così. Hai tutta la giornata per controllare i binari, e stasera puoi divertirti e fare un po’ di soldi.»
Cat sospirò. «Dove esattamente è stato visto Eagle?»
«A cinque o seicento metri dalla I-35. Era diretto a nord.»
Un vantaggio della vita precedente di Cat, era che conosceva zone di Duluth che molti ignoravano. I parchi. I binari della ferrovia. Gli edifici abbandonati. E se li conosceva lei, li conosceva anche Eagle. Uno dei posti più inquietanti in quella zona si trovava proprio a un tiro di sasso da Becks Road e dalla I-35.
«È vicino al sanatorio Nopeming» disse. «Non hai detto che Eagle a volte lo frequenta?»
«Sì.»
«Allora forse quando l’hanno visto stava andando lì.»
«Forse, Kitty Cat. Ma se vuoi entrare tra quelle rovine, fa’ attenzione. Dicono che ci siano i fantasmi di tutti i pazienti morti di tubercolosi. Non farti prendere.»
«Cat è venuta qui?» chiese Serena a Drew Olson.
«Sì, ci stava osservando dalla scuola. Ho provato a convincerla ad avvicinarsi, ma non appena si è vista scoperta è scappata via.»
Serena guardò il campo da basket deserto dall’altro lato del vicolo. «Non è la prima volta. Era lì anche domenica scorsa. Comunque il fatto che continui a tornare può essere una buona cosa.»
«Spero solo di non averla spaventata troppo» disse Drew.
«Non credo. Cat è forte. Il suo problema non è la paura.»
Drew fece ballonzolare Michael tra le braccia. Serena faceva fatica a spostare lo sguardo dal bambino. Ma stavolta non fece nessun tentativo di prenderlo in braccio.
«Allora, come sta andando?» chiese Drew. «Ci sono novità? L’incendio a Woodland è stato una brutta cosa. Anche se quel Rashid è colpevole, perdere la moglie e il figlio in quel modo è orribile. Krista ha pianto, quando l’ha saputo.»
«Sì, è spaventoso.» Serena esitò. «Ascolta, Drew, devo chiederti una cosa.»
«Certo, dimmi pure.»
«Come mai tu e Krista avete aggiunto alla polizza assicurativa del negozio una copertura contro il terrorismo?»
Drew spalancò gli occhi. Poi si incupì. Mise giù Michael nel passeggino e incrociò le braccia sul petto. «Puoi davvero pensare…»
«Non penso nulla, Drew. È solo una domanda che devo farti. È stata l’FBI a chiedermelo. Dicono che il negozio aveva delle difficoltà, l’anno scorso, e ciononostante hai acquistato una copertura assicurativa contro un’eventualità che quasi tutti qui avrebbero considerato molto improbabile.»
«Eppure è successo» disse Drew.
«Esatto. È proprio la cosa che ha incuriosito l’FBI.»
Drew aveva un’espressione rabbiosa, ma poi si calmò. Sospirò. «Va bene, so che stai solo facendo il tuo lavoro. E non mi sorprende che qualcuno si sia posto questa domanda. Il fatto è che l’aggiunta non è costata molto. Anche gli assicuratori pensavano che un attentato qui fosse molto improbabile.»
«Allora perché assicurarsi?»
«Non è ovvio? L’abbiamo fatto dopo Boston. Il nostro negozio si trova dietro il traguardo di una maratona importante, Serena. Dopo Boston, abbiamo pensato che se a Duluth poteva capitare qualcosa di così terribile, il posto più logico era davanti al nostro negozio. Non penso di scusarmi per aver preso delle precauzioni. Tutti l’hanno fatto. Anche la polizia ha triplicato la sorveglianza alla maratona per lo stesso motivo.»
«Hai ragione» disse Serena.
Drew le posò una mano sulla spalla. «Per favore, di’ all’FBI che Krista e io non abbiamo assolutamente nulla a che fare con ciò che è successo.»
«Contaci.»
Drew riprese Michael dal passeggino, come se il bambino avesse la capacità di calmarlo. Non disse altro. Serena lo capì. Ogni volta che c’era un crimine la fiducia era sempre una vittima. E Duluth era una piccola città, il che era peggio. Era difficile pensare che i tuoi amici ti credessero colpevole di un atto malvagio.
«Devo andare Drew» disse. «Stammi bene.»
Si domandò se non avesse passato un limite, e se lui l’avrebbe mai invitata di nuovo. Drew capì cosa stava pensando. «Tu sei sempre la benvenuta qui, Serena» disse. «E anche Cat, naturalmente.»
«Grazie.»
Mentre si allontanava, Drew le chiese: «Hai trovato quell’uomo? Il senzatetto che ha avuto un attacco nel nostro negozio?»
Serena si voltò e scosse la testa. «No. Lo stiamo ancora cercando.»
«Credi che s...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- IL GIORNO PIÙ BUIO
- SABATO
- DOMENICA
- LUNEDÌ
- MARTEDÌ
- MERCOLEDÌ
- EPILOGO
- Nota dell’autore
- Ringraziamenti
- Copyright