Una chiamata anonima all'Unità Casi Irrisolti, dove Bosch lavora, spinge il detective a riaprire un famoso caso di omicidio rimasto insoluto per oltre vent'anni, il cosiddetto caso del Brown Derby. Nel 1992, un ragazzo senza fissa dimora era stato ferocemente accoltellato in un famoso ristorante abbandonato della vecchia Hollywood, il Brown Derby appunto. Già sette anni prima Bosch aveva provato a riprendere l'indagine, ma la mancanza di prove sul cadavere e sulla scena del crimine gli aveva impedito di procedere. Ora l'inaspettato informatore anonimo e la prova del DNA trovata sull'arma del delitto mettono Bosch sulle tracce di un assassino già condannato per un altro omicidio. Ma per incastrare il colpevole serve qualcosa di più di una prova scientifica facilmente contestabile da un bravo avvocato in un'aula di tribunale e il detective deve mettere in campo tutte le sue capacità, ma soprattutto il suo intuito infallibile, per ottenere una testimonianza fondamentale e soddisfare anche questa volta la sua sete di giustizia. Da uno dei maggiori maestri del thriller americano, un avvincente racconto inedito solo in digitale e, in esclusiva, le prime pagine del nuovo thriller di Michael Connelly, Il lato oscuro dell'addio, in uscita a gennaio 2018.

eBook - ePub
La seconda vittima
Un'indagine di Harry Bosch (con un estratto de "Il lato oscuro dell'addio")
- 35 pagine
- Italian
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La seconda vittima
Un'indagine di Harry Bosch (con un estratto de "Il lato oscuro dell'addio")
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEeBook ISBN
9788858519899
Anno
2018La speranza è dura a morire, dice il proverbio. Anche gli omicidi. Al Dipartimento di Polizia di Los Angeles, i dieci anni di successi da parte dell’Unità Casi Irrisolti, che era riuscita a portare a soluzione tanti vecchi casi di omicidio, spesso dimenticati, avevano provocato un flusso continuo di richieste da parte dei familiari delle vittime. Telefonate ed e-mail arrivavano quotidianamente da ogni parte del mondo, ovunque ci fosse un desiderio di giustizia insoddisfatto. A volte qualcuno si presentava di persona. La gente si augurava così di accendere l’interesse della squadra che setacciava il passato alla ricerca degli assassini che ancora vi si nascondevano.
La speranza di ottenere giustizia e di chiudere ogni caso era così forte che l’Unità non riusciva a gestire tutte le richieste e dedicare alle indagini il tempo necessario. Il Dipartimento decise così di intaccare le sue risorse e assumere una persona che vagliasse le domande; e cioè un impiegato civile che, lavorando nell’ufficio del capo della polizia, esaminasse le dozzine di istanze riguardanti i casi sepolti che arrivavano settimanalmente, se non ogni giorno.
Il suo nome era Emily Robertson e lo strumento di cui si serviva per gestire le richieste erano i registri degli omicidi riposti negli archivi del Dipartimento. Questi quaderni, con la copertina in cuoio, contenevano l’elenco cronologico di tutti gli assassinii commessi nella Città degli Angeli fin dal 1896. Una pagina, un omicidio. Gli scaffali dietro la scrivania di Emily ospitavano una cinquantina di questi tetri volumi. Quando le arrivava una richiesta, Emily scovava i riferimenti al caso contenuti nei registri. Una volta confermato l’omicidio e identificato l’anno in cui era avvenuto, Emily sapeva a quale squadra dell’Unità Casi Irrisolti doveva assegnarlo. Ognuna delle otto squadre dell’Unità era, infatti, responsabile di un periodo specifico e quindi qualsiasi caso irrisolto avvenuto in quell’arco temporale toccava d’ufficio a una determinata squadra.
A volte le ricerche duravano settimane, altre volte mesi. Ogni detective aveva un considerevole carico di indagini, in diverse fasi di lavorazione. Con più di seimila omicidi ancora in attesa di una soluzione, i detective non erano certo a corto di lavoro. Se un caso aveva le caratteristiche per essere riaperto, e cioè se esistevano elementi che potevano essere riesaminati alla luce delle tecnologie e delle tecniche investigative di nuova generazione, Emily usciva di scena, lasciando il campo libero ai detective. Se invece si rilevava che non c’erano prove da analizzare e che quindi era impossibile procedere, il caso ritornava a Emily, cui spettava il difficile compito di informare la famiglia o la persona cara in questione che si era giunti a un vicolo cieco e che l’omicidio sarebbe rimasto senza soluzione.
Il detective Harry Bosch era contento quando, ogni venerdì mattina, vedeva entrare Emily Robertson negli uffici degli investigatori con il suo carico di richieste. Non solo per la possibilità che gli portasse qualche nuovo caso su cui lavorare, ma perché gli piaceva parlare con lei. Emily era una donna attraente sulla quarantina. Troppo giovane per lui, anche se qualche volta gli capitava di farci un pensierino.
E tuttavia, quello che più lo attirava di lei era la passione con cui parlava dei casi che aveva selezionato e della gente che l’aveva contattata. Emily era il tramite tra persone le cui istanze erano state ignorate per anni e i detective che incarnavano ai loro occhi la speranza di una soluzione. In conclusione, nonostante non fosse lei a occuparsi delle indagini, coglieva fino in fondo il senso della propria missione. Tutti contano o non conta nessuno. Emily si prendeva a cuore ogni singolo caso e questo rappresentava per Bosch una dote ineguagliabile. Nella squadra girava voce che Emily avesse letto sul giornale l’annuncio per la nuova posizione nel Dipartimento e che avesse lasciato una carriera di successo come segretaria in uno studio legale per il nuovo impiego, a una paga notevolmente ridotta.
Per Bosch, Il caso Billy Ratliff era iniziato con lei. Un venerdì mattina, più o meno un anno prima, Emily era entrata negli uffici che ospitavano la squadra con la solita pila di cartellette verdi, una per ogni caso selezionato. Bosch era rimasto a osservarla dalla sua postazione, in attesa. Il suo partner quel giorno era in vacanza, quindi Harry, da solo, aspettava con pazienza di vedere se c’era qualcosa per lui. Emily girava per la stanza, distribuendo le cartelline, a volte fermandosi a scambiare due parole, altre depositando il documento sulla scrivania se il detective cui era destinato era fuori ufficio, in servizio o in permesso.
Tenne per ultimo Bosch che, quando la vide arrivare, notò che aveva in mano ancora una cartelletta.
«Buongiorno, detective Bosch.»
«Buongiorno, Emily. Quando comincerai a chiamarmi per nome e a darmi del tu?»
«Scusami, mi dimentico sempre. Buongiorno, Harry.» Annuì, quasi a sottolineare che il tentativo era riuscito.
«Cosa mi porti di bello?»
Lei gli porse il fascicolo.
«Non c’è dentro granché. Ieri è arrivata una richiesta anonima. Il tizio che ha chiamato non è stato molto loquace, ma sono riuscita lo stesso a trovare il caso. Risale al 1992. Uno degli anni di tua competenza.»
«Sì, è vero.»
Bosch aprì l’incartamento, che conteneva solo due fogli. Uno era la fotocopia della pagina del quaderno degli omicidi in cui il caso era stato registrato. Sull’altro era riportata qualche annotazione riguardante la telefonata anonima che Emily aveva ricevuto. Bosch iniziò a leggere il secondo foglio.
20/7/2012 – Telefonata da parte di un maschio anonimo sulla quarantina (?)Oggetto: ‘Billy’. Pugnalato a morte a Hollywood. 1992.Messaggio: ‘È stato Patrick Sewell a uccidere quel ragazzo’.
Non c’era altro. Bosch alzò gli occhi su Emily e sorrise.
«Sai, la prossima volta che ricevi una telefonata del genere dovresti passarla a noi» le disse. «Chi ha chiamato non è uno della famiglia. Questa è una soffiata, e come tale è d’obbligo che se ne occupi uno degli agenti preposti a raccogliere le informazioni e a porre le domande necessarie. Poi sarà lui, se si tratta di un vecchio caso come questo, a trasferirlo a noi.»
Lei annuì. «Lo so, lo so. Gli ho chiesto di restare in attesa per inoltrare la chiamata, ma non ne ha voluto sapere. ‘Le ho detto tutto quello che dovevo dirle’ ha commentato, poi ha riattaccato.»
Bosch agg...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- La seconda vittima
- Il lato oscuro dell’addio (estratto)
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