Tutta colpa di un cane
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Tutta colpa di un cane

  1. 160 pagine
  2. Italian
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Tutta colpa di un cane

Informazioni su questo libro

Amelia è la secchiona della classe, ha un carattere difficile e un fisico non proprio... snello. Umberto, al contrario, non è un genio ma è carino, simpatico e alle feste è il primo a essere invitato. Ma un giorno sono costretti a fare i compiti insieme e si accorgono che... l'apparenza inganna!

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Informazioni

Anno
2015
eBook ISBN
9788858514269
Print ISBN
9788856639964

1

Amelia

I GENITORI DI AMELIA hanno un enorme negozio di ferramenta proprio sotto casa, e quasi sempre Amelia fa i compiti nel retro, dove c’è un grosso tavolo pieno zeppo di roba: chiodi, limatura di ferro, chiavi, viti e attrezzi dagli usi più strani. Intorno, infiniti scaffali e, sugli scaffali, scatole ordinate ed etichettate. A furia di stare in negozio, Amelia ha imparato quasi tutto quello che c’è da sapere sulla ferramenta, e non è cosa da poco. Per esempio, tutti pensano che una vite sia una vite e basta. Ma, in realtà, ci sono mille tipi di viti: viti con la testa sagomata, viti a canalino, viti a testa zigrinata, viti per giunzioni mobili. Amelia sarebbe in grado di elencare decine e decine di viti. Per non parlare dei chiodi, delle pinze, delle chiavi inglesi.
Amelia frequenta solo la terza media, quindi non ha ancora deciso cosa farà da grande. Forse scriverà libri, perché in italiano è decisamente brava, o magari scoprirà una nuova galassia e la chiamerà Amelia. Anche in matematica se la cava bene. Potrebbe riuscire a spiegare uno di quei teoremi finora rimasti irrisolti. Ce ne sono parecchi. O magari si occuperà del negozio di ferramenta. Ha spesso immaginato la scena: in salotto, i suoi genitori seduti sul divano, e lei che annuncia: «Riposatevi, andate al mare o dove avete voglia di andare, perché d’ora in poi al negozio baderò io». È un’idea che non le dispiace, ma neppure le altre sono male.
Amelia è grassa, e per di più non è neanche molto popolare a scuola. È probabile che le due cose siano collegate, ma lei sa benissimo che c’è dell’altro. Alle elementari non era certo la cocca dei maestri. Amelia ha quel che si definisce un carattere difficile. Ovviamente lei non sarebbe affatto d’accordo, perché, a suo modo di vedere, il suo carattere è semplicissimo, se uno si sforza di capire quello che ha da dire. Ma è piuttosto raro che qualcuno si sforzi. E comunque il padre e la madre di Amelia la capiscono perfettamente, il che è magnifico. Inoltre è convinta che si possa benissimo fare a meno di sorrisi e smancerie: la gente, prima o poi, ti delude sempre.
I personaggi dei libri, invece, non deludono quasi mai. A volte si rivelano meschini, addirittura malvagi, ma raramente tradiscono chi li legge. Amelia è una buona lettrice. Ha la tessera della biblioteca e ci va tutte le settimane. Prende in prestito libri da leggere per conto proprio e libri che possano piacere anche a suo padre, di cui ormai conosce perfettamente i gusti. Spesso, dopo cena, si sistemano sul divano, mentre la mamma stira (ha sempre una montagna di roba da stirare). Le piace molto ascoltare suo padre che legge ad alta voce: papà legge benissimo, anche se non ha i suoi stessi gusti. Ovvio, al papà di Amelia piacciono i libri da maschio. Ma siccome alle femmine piacciono anche i libri da maschio, qualcosa che vada bene a tutti e due lo trovano sempre. E i libri con le storie d’amore se li legge da sola, o li legge forte alla mamma che intanto stira la sua montagna di roba e a volte si commuove. In quei casi papà fa finta di non ascoltare, ma Amelia sa che non è così.
Alle medie i professori non hanno cocchi o cocche: entrano in classe, chiamano per cognome, fanno quello che devono fare per un’ora o due, e se ne vanno. E ad Amelia va benissimo così.
Amelia ha un paio di amiche, ma come amicizie non sono un granché. Erano con lei anche alle elementari. Amelia è convinta che si frequentino perché già all’epoca nessun altro le voleva come amiche. Non è una cosa bella da pensare, ma è la pura verità, e Amelia ha una certa abitudine ad afferrare la verità, specie quando è sgradevole. Tiziana è così timida che diventa rossa appena qualcuno la chiama, e Beatrice sta con loro quando non ha niente di meglio da fare. Ultimamente Beatrice ha conosciuto un paio di ragazzine di terza C con cui va al corso di nuoto, quindi quasi sempre ha di meglio da fare. Tiziana la timida ci ha sofferto. Amelia ha alzato le spalle e le ha detto: «Peggio per lei», che non aveva granché senso ma serviva a mascherare il fatto che un po’ le dispiaceva.
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Quando frequentava la quarta elementare, Amelia ha visto un film che si intitolava La piccola principessa. È uno dei film preferiti di Tiziana, che ancora oggi, mentre lo guarda, piange come una fontana. Ad Amelia il film non è piaciuto: l’ha giudicato troppo melenso per i suoi gusti. Ma una frase le è rimasta impressa: Ognuna di noi è una principessa. Le è sembrata una gran bella frase. Ogni tanto, quando le cose girano storte, se la ripete in testa un paio di volte, e di solito funziona.
A un certo punto, per motivi che non dipendevano affatto dalla sua volontà, Amelia è stata costretta a frequentare Umberto. Al mondo non esistono due persone più diverse di Amelia e Umberto. Improbabile perfino che ce ne siano in tutto il resto dell’universo, che secondo Amelia è abitato, anche se non si sa da chi.

2

Umberto

UMBERTO non è un genio, e lo sa: non occorre essere un genio per capire che tutti quei segni rossi e blu che affollano i suoi compiti fin dalla prima elementare non sono variopinte decorazioni. Se gli capita di prendere un distinto, cosa di cui Umberto è il primo a stupirsi, la sua mamma gli fa un regalo. Non gli capita quasi mai di prendere un distinto, ma di regali lei gliene fa ugualmente, perché è il suo unico figlio, la gioia della sua vita, la luce dei suoi occhi eccetera.
Per essere il più gettonato della classe, e forse di tutta la scuola, non serve essere un genio. E Umberto in quanto a popolarità va veramente forte. Non se ne vanta mai, anche perché non si sforza affatto di essere popolare: è così e basta. Se qualcuno organizza una festa di compleanno, lui è il primo a essere invitato. Una volta è capitato che il giorno del compleanno di Sara Umberto avesse un appuntamento dal dentista: per assicurarsi la sua presenza, Sara ha addirittura spostato la festa. E poi Umberto è carino, con quel ciuffo castano chiaro e gli occhi blu che ha preso da suo padre. Suo padre è un uomo affascinante. Grazie a questo fascino, suo padre ha una fidanzata di undici anni più giovane, che Umberto non sopporta. Più di una volta ha pensato che se suo padre fosse stato basso, grasso e calvo, magari si sarebbe evitato quella storia della separazione, che non è stata per niente gradevole. Molti vorrebbero essere popolari come Umberto, ma naturalmente non ci riescono, perché Umberto non usa tattiche o roba del genere: è Umberto e basta. Da sempre provano a copiarlo. Umberto trova patetici quelli che lo copiano. La cosa strana, che non ha mai detto a nessuno, è che lui non è poi così entusiasta di essere Umberto. Insomma: non gli dispiace affatto essere popolare, ma non è quella gran cosa che gli altri pensano. Il fatto è che ci si abitua a tutto. Umberto non è così acuto da fare una pensata del genere, ma se lo fosse, Amelia sarebbe d’accordo con lui. Ci si abitua a essere popolari, così come a essere grassi e antipatici.
Prima che saltasse fuori la storia di quell’assurdo lavoro di squadra, in tre anni di scuola Umberto e Amelia avevano scambiato meno di dieci parole. Quelli come Umberto non socializzano con quelle come Amelia.

3

Socializzare

IN QUELLA CLASSE nessuno socializzava con nessuno. Uno come Umberto, per esempio, appena suonava la campanella dell’intervallo, si precipitava fuori per socializzare con ragazzi di altre classi. Così dopo un po’ erano cominciati i predicozzi dei professori: «Una classe è come un organismo in cui ogni parte collabora per il funzionamento del tutto...». Ma visti i risultati (nessuno dei ragazzi era riuscito a capire esattamente quale fosse il problema), furono convocati le madri e i padri, anche se alle cinque del pomeriggio si presentarono più madri che padri. Venne affrontata la questione della non-socializzazione. Anche molti genitori non capirono esattamente quale fosse il problema.
Qualunque fosse, i professori sembravano piuttosto preoccupati. E tirarono fuori la proposta del lavoro a coppie che, come si capì subito, era un ordine mascherato da proposta. Non fecero votazioni o cose del genere. Anzi, avevano un bel prospetto già pronto e fotocopiato, che distribuirono a tutti. Poi la riunione fu sciolta.
La mamma di Umberto arrivò a casa tardissimo e non fece in tempo a togliersi il cappotto che ricevette una telefonata da una sua conoscente che voleva invitare Umberto a una festa di compleanno. Era il terzo invito, quella settimana. Così decise che suo figlio socializzava fin troppo.
La mamma di Amelia arrivò in negozio dieci minuti prima della chiusura, fece un paio di chiavi per un cliente che andava di fretta, poi raccontò per filo e per segno a suo marito tutto quanto era stato detto alla riunione.
– Trovi che Amelia socializzi poco? – chiese lui.
– Poco? Trovo che Amelia non socializzi per niente – rispose tranquilla la mamma di Amelia.
– Tu socializzavi molto alla sua età?
– No. Andavo a scuola, aiutavo mia madre in casa e davo una mano a mio padre in negozio. Non è che mi rimanesse molto tempo. E tu?
– Ma sì, forse un po’. Giocavo a pallone in cortile, più che altro.
– Quindi pensi che quella dei professori sia una buona proposta?
Il papà di Amelia rilesse il foglio e corrugò la fronte. – A me pare un po’ una stupidaggine. E a te?
– Anche a me. Ma forse loro ne sanno più di noi in fatto di ragazzi.
– Forse. E comunque mica ci hanno chiesto se eravamo d’accordo.
Amelia e Umberto erano seduti da soli nell’aula di informatica, una stanza tristissima con due computer risalenti al pleistocene, una stampante della stessa epoca e un cestino per la carta straccia. Avevano un’ora a disposizione per completare un test di cultura generale perfettamente inutile, ma preparato appositamente per il programma di socializzazione.
Amelia sentiva il nervosismo salirle dai piedi e diramarsi in ogni parte del corpo. Leggeva quelle domandine assurde che saltavano da un argomento all’altro come pulci impazzite, e metteva le crocette nei riquadri. «Bel lavoro di squadra. Socializziamo come matti...», pensava mentre il nervoso saliva e saliva. Umberto stava seduto a due metri da lei e giocherellava con la cintura dei pantaloni, con una carta di caramella trovata in una tasca, con il suo ciuffo di capelli.
– “Quale di questi cinque nomi non si riferisce a un volatile?” – lesse forte Amelia. – “Strillozzo, saltimpalo, polena, chiurlo, cutrettola”. Allora?
Umberto lanciò la carta di caramella tentando di centrare il cestino, lo mancò per un paio di centimetri, poi sorrise. – Strillozzo! È ovvio che è un nome inventato.
– Lo strillozzo è un uccello che vive nelle paludi – disse Amelia con una smorfia.
– Ah. Com’era l’altro?
– Saltimpalo.
– Be’, allora è questo.
– No, il saltimpalo è un uccellino con la testa nera e un anello bianco sul collo.
– Ci rinuncio – disse Umberto.
– Anche chiurlo e cutrettola sono uccelli. Il nome sbagliato è polena. Neanche sto a chiederti se sai cos’è una polena.
– Meglio di no – borbottò Umberto. Finora il suo apporto al test era stato pari a zero. La cicciona invece sapeva tutto. – Come fai a conoscere tutti quei nomi... strillazzo e saltimbocca?
– Mio nonno vive in provincia di Mantova, vicino a un’oasi ornitologica – rispose Amelia senza guardarlo in faccia. – D’estate mi porta a osservare col binocolo gli uccelli selvatici. Birdwatching.
– Ah – rispose Umberto. Detta così sembrava una cosa noiosissima.
Amelia sbuffò. Era ovvio che di quel che lei faceva d’estate non gli importava nulla. Lesse la domanda successiva: – “Qual è la città italiana la cui forma ricorda un pesce?” Che idiozia – commentò. E fece per digitare la ris...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Tutta colpa di un cane
  3. 1. Amelia
  4. 2. Umberto
  5. 3. Socializzare
  6. 4. Genitori
  7. 5. Pomeriggi e mattine
  8. 6. La pinza più adatta
  9. 7. La visita
  10. 8. Dolori e caos
  11. 9. Ancora isole
  12. 10. (Non) gita scolastica
  13. 11. Che posto!
  14. 12. Bizzarre richieste
  15. 13. Vita nuova o quasi
  16. 14. Guglielmo
  17. 15. Simpatie trasversali
  18. 16. Bambola e strega
  19. 17. Un lancio fantastico
  20. 18. Vagabondaggi
  21. 19. Una colla prodigiosa
  22. Chi è Anna Vivarelli?
  23. Chi è Matteo Piana?
  24. Copyright