EVEREST
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EVEREST

Io c'ero

  1. 256 pagine
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EVEREST

Io c'ero

Informazioni su questo libro

PROTAGONISTA DELLA STORIA RACCONTATA IN EVEREST
FILM D'APERTURA DELLA 72a MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
CON JAKE GYLLENHAAL, JOSH BROLIN E KEIRA KNIGHTLEY
«Un racconto emozionante e terribilmente vero.» The New York Times B> Avanziamo a passo di lumaca nel turbinio di neve. Non riesco né a vedere né a fare nulla. Ci vogliono sforzi incredibili solo per rimanere dritti, per non parlare di spostare i piedi. È un terreno impossibile. Nessuno deve sedersi o rimanere indietro, perché sappiamo che fermarsi vuol dire morire. La bufera, la speranza della salvezza, l'irrealtà di questo incubo, ci fanno esclamare di tanto in tanto: "C'è una luce. Sento delle voci". Ma, tutte le volte, è una delusione. Gli sherpa non ci sono più. Dove saranno finiti? Nel pomeriggio del 10 maggio 1996 Lene Gammelgaard, membro della spedizione di Scott Fischer, è diventata la prima donna scandinava a raggiungere la cima del monte Everest. Il giorno dopo era sopravvissuta a uno dei più terribili disastri della storia dell'alpinismo, raccontato nel film Everest.
Nel corso della notte, una tremenda tempesta e una serie di errori umani hanno cospirato per mutare un trionfo in una catastrofe. Otto persone sono morte in quella notte d'inferno, che continua a interrogare e a far discutere. L'entusiasmo della preparazione, l'arrivo in Nepal, le difficoltà della scalata sulla montagna più alta del mondo, l'incubo di una tempesta che ha costretto gli alpinisti ad affrontare la discesa in condizioni impossibili rivivono, passo dopo passo, nell'emozionante racconto di Lene. La sua voce appassionata non si limita alla cronaca, ma rende conto di emozioni e sentimenti, si sofferma sui risvolti psicologici della tragedia e offre una prospettiva illuminante e personale. Sull'alpinismo. Sull'ebbrezza che porta a rischiare la pelle. Sulla vita stessa, nuda e cruda.

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Informazioni

Anno
2015
eBook ISBN
9788858514610
Print ISBN
9788838449383
PARTE TERZA

SULLA MONTAGNA

Everest – campo base

8 aprile 1996

È il primo giorno al campo base dell’Everest e sono felice della mia nuova casa di ghiaccio e neve. In questo momento mi sembra che non mi stancherò mai di stare qui. Non riesco a immaginare di lasciare questo luogo tra due mesi soltanto. Essere qui è la realizzazione del mio sogno.
Credo che le mie possibiltà di «conquistare» l’Everest dipendano dal mio stato mentale, di conseguenza devo assicurarmi di evitare le «brutte giornate». Non c’è spazio per conflitti che consumano energie, e i cali di umore sono qualcosa che semplicemente non mi posso permettere.
Fortunatamente ho le mie armi segrete per raggiungere un buono stato psicologico, quando ho l’autodisciplina per utilizzarle. Il Tai Chi e la contemplazione dell’I Ching, il libro cinese delle mutazioni, contribuiscono a calmare il mio spirito tutte le volte che il mondo esterno sembra troppo impenetrabile, o non vuole «comportarsi» come vorrei.
So che il livello di «successo» che raggiungo dipende dal mio equilibrio interno, e ho imparato che la mia serenità è una mia responsabilità. Posso decidere, perlomeno fino a un certo punto, il modo in cui la mia mente reagisce agli eventi esterni, e posso controllare gli sbalzi di umore utilizzando l’autodisciplina. Il mio onorato maestro di Tai Chi, Åge, è un insegnante fastidiosamente bravo. Se arrivo a un allenamento distrutta dopo una giornata di lavoro al Centro per le tossicodipendenze, il suo ordine sarà: «Concentrati sull’allenamento, focalizza le energie e rimuovi te stessa da qualunque cosa ti stia risucchiando energie».
Il suo metodo ha avuto un gran successo su di me. Così, sfortunatamente, il mio umore dipende da quanti sforzi io compio per mantenere l’equilibrio e non perdere la calma, a prescindere da dove sono e con chi mi trovo.
Scott appare leggermente più rilassato ora che siamo arrivati al campo base. Sembra avere la situazione ragionevolmente sotto controllo. Lo staff che si occupa della cucina ha costruito un rifugio in pietra, coperto di un telone azzurro brillante, che è diventato il cuore della vita sociale degli sherpa. Ngima, il sirdar del campo base, è un leader esperto e intelligente. Non ho memorizzato ancora i nomi degli sherpa addetti alla cucina, ma i loro visi sorridenti confermano il desiderio che provavo da tempo di tornare in Nepal: non era soltanto qualcosa che mi ero immaginata in tutti questi anni, il popolo degli sherpa ha davvero qualcosa di speciale...
La nostra tenda-mensa è stata assemblata, una tenda russa a tunnel in tre sfumature di malva, un bel posticino in cui ritornare quando si scende dalle montagne. Cerco di immaginare che aspetto avrà guardandola dalla seraccata: ma perché semplicemente non aspetto di esserci arrivata?
Dietro alla tenda-mensa c’è il centro comunicazioni: una tenda piena di apparecchiature che la NBC ha fornito a Sandy per fare i suoi rapporti quotidiani ed essere intervistata al sito nbc.com. Chissà quanti portatori extra ha pagato per trasportare tutta quella roba? L’ambulatorio di Ingrid occupa un quinto dello spazio predisposto per la tecnologia. Non so bene cosa pensare di questo circo tecnologico in cui Sandy è coinvolta, ma, come dice il detto evangelico, «Chi è senza peccato scagli la prima pietra», e io senza il potere della stampa danese non sarei qui. Il mondo è fatto così, a un livello ormai allarmante è controllato dai media. O ci si adatta o...
Sono soddisfatta di come «Ekstra Bladet» e io abbiamo deciso di comunicare. Il nostro motto è: fai le cose semplici, quindi la tecnologia è stata scartata perché comunque tende a non funzionare secondo i piani e a complicare le cose quando si è lontani dalla civiltà. Ho investito in tre blocchi per appunti e un’abbondanza di penne a sfera; Rud avrà il compito delizioso di decifrare la mia calligrafia mentre la spedizione progredisce. Il nostro corriere postale porterà i resoconti dell’ascensione giù a Namche, da dove verranno trasportati in elicottero fino a Katmandu e poi, con la motocicletta di P.B., fino al nostro uomo del dipartimento nepalese della Wilson Freight; lì la tecnologia moderna entrerà in gioco: consegna espresso a Rud Kofoed e Jan Unger all’«Ekstra Bladet», possibilmente entro quattro giorni!
Per quanto mi riguarda, ho organizzato le cose in modo che nessuno possa contattarmi se non per posta, che impiega circa tre settimane. Sono venuta qui a cercare pace e distacco da tutto ciò che si muove troppo velocemente nel mondo moderno.
Accanto alla cucina c’è la tenda-magazzino, che contiene tutta l’attrezzatura e le provviste della spedizione: deliziose salsicce italiane, gallette, riso, pasta, formaggio affumicato, müesli, carne di manzo essiccata, carne di tacchino essiccata, carne di camoscio essiccata, carne essiccata al peperoncino, carne essiccata affumicata, e un’orgia di affettati. Questo costituisce la base del nostro approvvigionamento calorico qui al campo base e forse al campo 2, ma al di sopra di quello vivremo di sostanze liquide, Gatorade, Reeload e PowerBars. La stessa tenda contiene anche: corde da arrampicata, paletti da neve, contenitori per l’ossigeno, sacchipiuma per i campi d’alta quota, il sacco di Gamow e... Jane, che si è ricavata un piacevole nido caldo tra l’attrezzatura sacche per un sonnellino pomeridiano.
«Ehi Ngima, hai idea di quando arriveranno le ultime sacche? Mi manca ancora una delle mie tende e farò fatica a stabilirmi finché non riesco a installare la mia casa mobile.»
«Forse oggi, sul tardi. Ma uno degli yak è scappato e Pemba lo sta cercando.»
Nessun problema. Continuerò semplicemente a togliere sassi e ghiaccio per preparare la piattaforma che ho scelto come base per la mia casetta. Le varie tende della squadra sono sparpagliate sul ghiacciaio e formano un grazioso villaggio dove siamo tutti a distanza d’occhio e d’orecchio. Ho scelto una collinetta sul ghiacciaio, lievemente spostata dal campo principale, per la sua vista magnifica sulla seraccata del Khumbu, e anche perché non volevo sentire il rumore degli altri. È un duro lavoro ricavare una piattaforma di ghiaccio della stessa dimensione della base della mia tenda: faccio del mio meglio per stare lontana dai pezzi di roccia più grossi. Il ghiacciaio si muove costantemente e si scioglie nelle ore più calde del giorno, quindi prima o poi le rocce potrebbero rotolare giù: preferibilmente non su di me. È un buon esercizio fisico lavorare tra queste rocce.
«Forte donna danese» commenta Anatolij dalla roccia su cui sta prendendo il sole. La sua tenda di cotone azzurro, punteggiata di giunchiglie bianche, ravviva questo posto, come un mazzo di fiori in una stanza spoglia, e sottolinea la differenza tra i paesi da cui veniamo. Il resto delle tende della spedizione è il meglio in fatto di alta tecnologia.
Non riesco a capire se Anatolij è sarcastico o dice davvero quello che pensa. In effetti non mi importa. Il tempo dirà se sono veramente abbastanza forte per raggiungere l’obiettivo che ho in mente: fino in cima e ritorno sana e salva, senza ossigeno!
Dopo tutto, ogni sua valutazione è soltanto sua. Non significa necessariamente che sia la verità. Ma il sostegno o la neutralità sono, in fin dei conti, meno «succhia-energie» della negatività.
Il pezzo forte del nostro campo è il fantastico bagno, ricavato ad arte dalla pietra, con pareti alte sui tre lati davanti a cui potrebbero passare degli «escursionisti». Il quarto muro, più basso, si affaccia sul Pumori: si gode la vista di quel picco e dei laghi del ghiacciaio accanto. Il cielo fa da tetto e la porta di telone è fissata con uno strano meccanismo di corde, in modo da assicurare una certa dignità anche quando il vento soffia forte. Il pavimento è formato da grosse pietre piatte, con un buco profondissimo che ricorda le latrine dei tempi andati. Però bisogna fare tutto stando in piedi.
Inizialmente la buca era troppo larga: un passo falso e scomparivi giù nel cumulo di escrementi. La costruzione è stata migliorata, con splendidi risultati, ma hanno dovuto alzare il pavimento, quindi adesso la parte superiore del corpo rimane all’aperto. Carino, dal momento che così si può vedere che il bagno è occupato e da chi.
Nella tenda-magazzino è disponibile anche la carta igienica. Carta preziosa, sotto tutti i punti di vista. Con una scorta abbondante di carta igienica, è possibile fare ottimi scambi con le spedizioni meno previdenti!
La mia tenda finalmente arriva, e Krishna, sorridendo, insiste per montare la più grossa, una tenda rossa Wild Country per due, con tutti gli optional, tra cui uno stenditoio da appendere al soffitto e paletti extra in caso di maltempo. Flemming, della Ski & Tøj, uno dei miei sponsor, è stato di grande aiuto nel procurarmi il miglior equipaggiamento possibile e ad aiutarmi a mettere su chili. È un cuoco eccellente, ospite perfetto e simpatico compagno di viaggi nelle sessioni di allenamento invernale a Chamonix. E in più ha una grande cura per i dettagli, quindi ho imparato molto da lui sulle ultime novità in fatto di equipaggiamento alpinistico.
Krishna, uno sherpa dall’aspetto distinto, parla un po’ d’inglese e rimarrà al campo base per tutta la durata della spedizione. Il suo compito, dalle prime luci dell’alba a notte fonda, è provvedere a tutto ciò di cui abbiamo bisogno in fatto di cibo e bevande. Lui e altri due sherpa si alzano presto, vanno a prendere l’acqua nello stagno più vicino del ghiacciaio, la riscaldano e portano il tè a tutte le tende per la sveglia mattutina.
«Buon giorno. Tè pronto.» Essere svegliata tutte le mattine da un dolce ragazzo che ti passa una tazza di tè fumante dall’apertura della tenda circondata dal ghiaccio, mentre te ne stai al calduccio, mezzo addormentata nel tuo saccopiuma, può diventare facilmente una dipendenza. Anche il caffè è disponibile. Molto tempo fa Scott ha insegnato al nostro team a preparare un ottimo caffè Starbuck, in stile Seattle.
Tutti noi – clienti, guide, sherpa – facciamo parte della famiglia allargata di Scott nella regione del Khumbu e veniamo trattati di conseguenza. Tutti conoscono tutti, e in un modo o nell’altro sono imparentati. In questa impresa avremo l’onore di essere accompagnati dal padre di Lopsang, Ngawang Sya Kya, uno degli sherpa scalatori. Il padre di Lopsang ha lavorato in varie spedizioni sull’Everest, ma non è mai stato in vetta, così Scott, che ha un cuore d’oro, gli ha dato l’opportunità di arrivarci adesso.
Il mio rapporto sulle condizioni dei membri della spedizione Sagarmatha è il seguente:
– Scott è in forma eccellente, anzi non l’ho mai visto così in forma e la tosse gli è passata. Nessun problema di stomaco o di altitudine.
– Anatolij è in condizioni super. È arrivato qui una settimana prima di noi e si è acclimatato perfettamente. Riesce a rilassarsi bene quando serve.
– Sandy è in ottima forma e umore, ma tossisce come una pazza. Prende medicinali piuttosto potenti e dice che si sente forte come un bue dopo averli ingeriti. Usa un inalatore per l’asma, ad alta quota.
– Charlotte è in gran forma. Donna di ferro. Ha la tosse e qualche disturbo per l’asma – provocato forse dall’attività. Utilizza un inalatore ad alta quota e pensa di prendere la stessa medicina che sta usando Sandy.
– Martin è super, ma tossisce violentemente durante la notte.
– Neal è in gran forma. Molto veloce. Ha una tosse catarrosa, che gli viene sempre ad alta quota.
– Tim è in buone condizioni fisiche. Dorme bene. Ha spesso il mal di testa e qualche disturbo da alta quota.
– Dale è abbastanza in forma. Non ha la tosse ma nemmeno appetito. Mal di testa. Qualche disturbo da alta quota.
– Pete è in forma. È un ragazzo tosto! Il suo unico problema sembra essere l’insonnia, causata anche da problemi respiratori. Tipico a questa quota: il respiro sembra cessare a intervalli regolari. Ti svegli di colpo, inspiri profondamente e ti riaddormenti fino alla prossima pausa. A livello del mare, la saturazione di ossigeno nei globuli rossi diminuisce durante il sonno a causa di una leggera riduzione nel ritmo e nella profondità del respiro, ma si tratta di una diminuzione non significativa. Ad alta quota, invece, la riduzione nel ritmo e nella profondità del respiro è notevole e la respirazione discontinua diventa molto più frequente. La mancanza di ossigeno che causa è definita ipossia del sonno. [Questo disturbo può anche spiegare perché i mal di testa e altri sintomi gravi del mal di quota sono più significativi al mattino, e perché l’edema polmonare da alta quota si acuisce durante la notte. A livello del mare, la saturazione di ossigeno nelle cellule del sangue è del 94-96%, e il contenuto di ossigeno diminuisce lievemente durante il sonno. A 4.300 metri il contenuto di ossigeno è dell’86% circa, ma può ridursi al 75% con abbassamenti periodici fino al 60%.] Pete non ne ha mai sofferto prima, quindi un cardiologo, cliente della spedizione di Rob Hall, si è offerto di fare alcuni esperimenti. Pete usa l’ossigeno per dormire di notte, il che significa che non avrà la possibilità di tentare la vetta.
– Klev è in condizioni eccellenti. Resistente, calmo, ma a volte non ha appetito perché, anche se non lo dice, la dissenteria lo indebolisce. Klev e Pete sono molto diligenti, fanno ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. EVEREST
  4. Premessa
  5. Membri della squadra
  6. Prologo
  7. Parte Prima. IL PUNTO DI NON RITORNO
  8. Parte Seconda. IN NEPAL
  9. Parte Terza. SULLA MONTAGNA
  10. Parte Quarta. LA SFIDA ALLA VETTA
  11. Parte Quinta. DOPO LA BUFERA
  12. Epilogo
  13. Postfazione
  14. Piccolo glossario di termini alpinistici
  15. Ringraziamenti
  16. INSERTO FOTOGRAFICO
  17. Copyright