La ragazza del treno
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La ragazza del treno

  1. 312 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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La ragazza del treno

Informazioni su questo libro

*** Contiene l'anticipazione del nuovo romanzo UN FUOCO CHE BRUCIA LENTO *** Non fidarti di ciò che vedi dal finestrino di un treno. Le vite degli altri non sono mai come sembrano. La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata. Li osserva, immagina le loro vite, ha perfino dato loro un nome: per lei, sono Jess e Jason, la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua.
Ma una mattina Rachel, su quella veranda, vede qualcosa che non dovrebbe vedere. E da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione di Jess e Jason si sgretola, e la sua stessa vita diventerà inestricabilmente legata a quella della coppia. Ma che cos'ha visto davvero Rachel? Nelle mani sapienti di Paula Hawkins, il lettore viene travolto da una serie di bugie, verità, colpi di scena e ribaltamenti della trama che rendono questo romanzo un thriller da leggere compulsivamente, con un finale ineguagliabile.

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Informazioni

Print ISBN
9788856637779
eBook ISBN
9788858513477

Rachel

Martedì 16 luglio 2013
Mattina

Sono sul treno delle 8.04, ma non vado a Londra. Mi fermo a Witney, dove spero di ritrovare la memoria: una volta arrivata in stazione, mi sarà tutto chiaro e ricorderò quello che è successo. Non ci credo molto, ma non posso fare di più. Chiamare Tom è fuori discussione. Mi vergogno come una ladra, e poi lui è stato chiarissimo: non vuole più avere niente a che fare con me.
Megan è scomparsa da più di sessanta ore e la notizia è approdata alla stampa nazionale. Stamattina ne parlavano, tra gli altri, anche il sito della BBC e del «MailOnline».
Ho stampato gli articoli e li ho portati con me; li ho letti per ricostruire la vicenda.
Sabato sera Scott e Megan hanno litigato: un vicino ha sentito l’alterco. Scott ha ammesso la discussione e ha dichiarato che pensava che la moglie fosse andata a dormire da un’amica, Tara Epstein, che abita a Corly.
Megan non è mai arrivata da Tara, che dice di averla vista per l’ultima volta venerdì pomeriggio, alla lezione di pilates. (Lo sapevo che era una tipa da pilates.) Secondo la signora Epstein, «sembrava tranquilla, normale. Era di buon umore e parlava di organizzare qualcosa di speciale per il suo trentesimo compleanno, il mese prossimo».
Un testimone ha visto Megan incamminarsi verso la stazione di Witney alle sette e un quarto di sabato sera.
Nessun parente della donna vive in zona; i suoi genitori sono morti.
È disoccupata. Dirigeva una piccola galleria d’arte a Witney, ma ha chiuso l’attività nell’aprile dello scorso anno. (Lo sapevo che lavorava nel mondo dell’arte.)
Scott è un consulente informatico. (Non ci credo!)
Sono sposati da tre anni; abitano in Blenheim Road dal gennaio del 2012.
Secondo il «Daily Mail», la loro casa vale 400.000 sterline.
Dopo aver letto le notizie, mi rendo conto che la situazione non è facile per Scott, e non solo a causa del litigio. È così che funziona: quando succede qualcosa di brutto a una donna, la polizia sospetta subito del marito o del fidanzato. In questo caso, gli inquirenti non sono a conoscenza di tutti i fatti. Si concentrano sul marito, ma soltanto perché non sanno che c’è un altro uomo.
Forse sono l’unica a essere al corrente della sua esistenza.
Prendo un pezzo di carta nella borsa: è lo scontrino di due bottiglie di vino. Scrivo la lista delle spiegazioni più plausibili per la scomparsa di Megan Hipwell:
1. È scappata con l’amante, che chiameremo B.
2. B le ha fatto del male.
3. Scott le ha fatto del male.
4. Ha lasciato il marito e se n’è andata a vivere da un’altra parte.
5. Qualcuno le ha fatto del male, ma non è stato né Scott né B.
La prima spiegazione mi sembra molto probabile, così come la quarta, perché Megan è una donna indipendente e testarda, ne sono certa. Se davvero aveva un’altra relazione, forse ha avuto bisogno di allontanarsi per qualche giorno, per chiarirsi le idee. La quinta possibilità mi sembra poco realistica: non è così comune essere assassinati da uno sconosciuto.
La ferita alla testa mi fa male, e non posso fare a meno di ripensare al litigio di sabato sera: l’ho visto, ma forse l’ho immaginato, o soltanto sognato. Sollevo lo sguardo all’altezza della casa di Megan e Scott. Sento il sangue pulsarmi nelle tempie. Sono agitata e ho paura. Le finestre sembrano occhi spenti che riflettono la luce del mattino.

Sera

Il cellulare suona mentre sto per sedermi: è Cathy. Non rispondo e parte la segreteria telefonica.
Mi lascia un messaggio: «Ciao Rachel, ho chiamato per sentire se è tutto a posto». È preoccupata, dopo l’episodio del taxi. «Volevo farti sapere che mi dispiace per l’altro giorno, quando ti ho detto di andartene. Non avrei dovuto, ho esagerato. Puoi rimanere da me finché vuoi.» Fa una lunga pausa, prima di terminare. «Fammi uno squillo, va bene? E vieni dritta a casa senza fermarti al pub!»
Non ho intenzione di farlo. All’ora di pranzo volevo bere: ne avevo proprio bisogno, dopo quello che è successo stamattina a Witney. Però ho resistito, perché volevo restare lucida: è tanto tempo che non ho una motivazione valida per rinunciare a bere.
Il mio viaggio a Witney è stato davvero strano. Ci sono stata alcuni giorni fa, ma era come se non ci andassi da anni. Sembrava un posto completamente estraneo: un’altra stazione in una città diversa. Anch’io non ero più la Rachel di sabato sera: ero lucida e risoluta, attenta ai rumori, alla luce e terrorizzata da quello che avrei potuto scoprire.
Stavo oltrepassando un confine: è così che mi sono sentita stamattina, perché adesso è il loro territorio, di Tom e di Anna, di Scott e di Megan. Io non appartengo più a questo posto, anche se mi è molto familiare. Scendo gli scalini di cemento, supero l’edicola, giro a destra in Roseberry Avenue e percorro mezzo isolato fino all’incrocio a T; alla mia destra c’è un arco che immette nel sottopassaggio pedonale, sotto la ferrovia: lo supero e svolto a sinistra, in Blenheim Road. È una strada stretta, fiancheggiata da alberi e villette a schiera. È come ritornare a casa, nella via dove abitavi da bambina e che hai lasciato tanti anni fa. È come salire una scala e sapere in anticipo quale gradino scricchiolerà.
Non è soltanto una familiarità mentale, ma anche fisica: la sento nelle ossa, nei muscoli. Stamattina, quando sono entrata nel sottopassaggio, ho accelerato l’andatura. Non ho dovuto nemmeno pensarci, perché in quel punto ho sempre aumentato l’andatura. La sera, quando rientravo a casa, soprattutto in inverno, andavo spedita e mi guardavo intorno con circospezione, per evitare brutte sorprese. Non c’era mai nessuno, né allora né oggi, però stamattina mi sono fermata di colpo perché all’improvviso ho visto me stessa, nell’oscurità. Ero alcuni metri più avanti, appoggiata al muro, con la testa tra le mani, sporca di sangue.
Sono rimasta lì, tra la folla dei pendolari del mattino, con il cuore che batteva all’impazzata; qualcuno si è girato a guardarmi, ma poi ha proseguito verso la stazione. Non sapevo, e ancora adesso non so, se è successo davvero. Perché avrei dovuto infilarmi nel sottopassaggio? Perché avrei dovuto scendere là sotto, al buio, in mezzo all’umidità e alla puzza di piscio?
Mi sono voltata e sono tornata in stazione. Non volevo rimanere lì, né andare a casa di Megan e Scott. Volevo allontanarmi: in quel posto era accaduto qualcosa di brutto, ne ero certa.
Ho comprato il biglietto, poi sono salita fino al binario e il ricordo è tornato con prepotenza: non il sottopassaggio, ma gli scalini. Sono inciampata e un uomo mi ha aiutata, prendendomi per il braccio. Era il tizio del treno, quello con i capelli rossicci. Riuscivo a vederlo: un’immagine sfocata, senza sonoro. Ricordo di avere riso: di me stessa o per qualcosa che ha detto lui. È stato gentile con me, ne sono sicura. Quasi sicura. È successo qualcosa di brutto, ma non credo che lui sia coinvolto.
Sono salita sul treno e sono andata a Londra. Sono entrata in biblioteca, mi sono messa al terminale e ho cercato notizie di Megan. Secondo il «Telegraph», «un uomo sulla trentina sta collaborando alle indagini della polizia». Immagino si tratti di Scott. Non posso credere che le abbia fatto del male: io li ho visti insieme, so che non è possibile. Nell’articolo c’era anche un numero verde da contattare per fornire elementi utili agli investigatori. Chiamerò da una cabina, tornando a casa. Dirò di B e di quel bacio.
Il cellulare squilla mentre stiamo per entrare nella stazione di Ashbury. È ancora Cathy: poverina, dev’essere davvero in pena per me.
«Rach, sei sul treno? Stai tornando a casa?» Sembra nervosa.
«Sì, sto arrivando. Sarò lì tra un quarto d’ora.»
«Rachel, qui c’è la polizia» mi comunica. Mi si gela il sangue. «Vogliono parlare con te.»

Mercoledì 17 luglio 2013
Mattina

Megan ancora non si trova, e io ho mentito ripetutamente ai poliziotti.
Quando sono rientrata a casa, ieri sera, ero in preda al panico. Ho provato a convincermi che erano venuti a cercarmi per l’episodio del taxi, ma non aveva alcun senso: avevo già parlato con gli agenti intervenuti sulla scena dell’incidente e mi ero presa tutta la colpa dell’accaduto. Il motivo aveva probabilmente a che fare con sabato sera; devo aver combinato qualcosa, qualcosa di tremendo che non riesco a ricordare.
So che sembra improbabile. Che cosa posso aver fatto? Sono andata in Blenheim Road, ho aggredito Megan Hipwell, nascosto il cadavere da qualche parte e poi ho rimosso ogni cosa? È semplicemente ridicolo! Ridicolo! Ma so che sabato sera è successo qualcosa. L’ho capito quando ho guardato il tunnel buio sotto la ferrovia e mi è venuta la pelle d’oca.
Le amnesie sono una faccenda seria: non si tratta soltanto di non ricordare come sei tornata a casa dalla discoteca o perché ridevi così tanto al pub. È diverso: è il buio totale, ore perse che non verranno più recuperate.
Tom mi aveva comprato un libro sull’argomento. Non era un regalo romantico, ma lui era stufo di sentire le mie scuse del mattino dopo, quando non ricordavo nemmeno di cosa avrei dovuto giustificarmi. Forse voleva che mi rendessi conto dei danni che stavo facendo, e di quelli che avrei potuto fare. Il saggio era scritto da un medico, ma non sono certa che fosse attendibile; secondo l’autore, il problema non era tanto che ci si dimenticava di quello che era successo, quanto che non esistevano ricordi, di nessun tipo. Sosteneva che il cervello entrasse in uno stato che gli impediva di far funzionare la memoria a breve termine. In quelle condizioni, l’alcolista non si comporta come farebbe di solito, ma sprofonda nelle tenebre e reagisce all’ultima cosa che pensa gli sia accaduta, ma non sa quale sia, dal momento che non è in grado di accumulare nuovi ricordi. Il libro conteneva numerosi aneddoti. Un tizio del New Jersey si era ubriacato a una festa del 4 luglio, poi era salito in macchina, aveva percorso contromano parecchi chilometri di autostrada e si era schiantato contro un camper con a bordo sette persone. Il veicolo aveva preso fuoco e c’erano state sei vittime, mentre lui era rimasto illeso, come spesso succede. Non ricordava nemmeno di aver preso l’auto.
Un altro, a New York, era uscito da un bar, aveva guidato fino alla casa della sua infanzia, aveva pugnalato a morte gli inquilini, si era spogliato, era risalito in macchina, era tornato a casa e si era messo a dormire. Il mattino successivo si era svegliato in condizioni pessime, chiedendosi dove fossero i suoi vestiti e come avesse fatto a rientrare, ma soltanto la visita della polizia gli aveva permesso di scoprire che aveva brutalmente ucciso due persone, senza alcuna ragione apparente.
Quindi è assurdo pensare che io sia coinvolta nella scomparsa di Megan, ma non è un’eventualità da escludere al cento per cento. Prima di arrivare a casa di Cathy, mi ero convinta di non essere del tutto estranea ai fatti.
I poliziotti erano accomodati sul divano del soggiorno: uno dei due avrà avuto quarant’anni ed era in borghese, mentre l’altro, più giovane e in divisa, aveva il collo pieno di brufoli. Cathy era vicino alla finestra e si torceva le mani, terrorizzata. I detective si sono alzati in piedi. Quello in abiti civili era molto alto, con le spalle un po’ curve: era l’ispettore Gaskill. Mi ha detto anche il nome del suo collega, ma non me lo ricordo. Non ero concentrata, riuscivo a malapena a respirare.
«Cosa volete? È successo qualcosa? Si tratta di mia madre? Oppure di Tom?»
«Signora Watson, va tutto bene. Dobbiamo parlarle di sabato sera» ha esordito Gaskill. Parlava come i detective della televisione: non sembrava reale. Vogliono parlare di sabato sera. Cosa cazzo ho combinato sabato sera?
«Devo sedermi» ho replicato, e l’ispettore mi ha invitata a prendere il suo posto, vicino a Collo Brufoloso. Cathy non riusciva a stare ferma e si mordicchiava il labbro inferiore: era nel panico.
«Signora Watson, si sente bene?» mi ha chiesto Gaskill, poi ha indicato il taglio sopra l’occhio.
«Sono stata investita da un taxi. È successo due giorni fa, a Londra. Sono andata in ospedale, può verificare.»
«Okay» ha ribattuto, con un cenno del capo. «Allora, che mi dice di sabato sera?»
«Sono andata a Witney» ho risposto, cercando di apparire tranquilla.
«Cosa ci è andata a fare?»
Collo Brufoloso aveva estratto il taccuino, pronto a scrivere.
«Volevo vedere mio marito.»
«Rachel!» ha esclamato Cathy.
Il detective l’ha ignorata. «Suo “marito”? Forse intende il suo “ex” marito? Tom Watson?...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. LA RAGAZZA DEL TRENO
  4. Rachel
  5. Megan. Un anno prima
  6. Rachel
  7. Megan
  8. Rachel
  9. Megan
  10. Rachel
  11. Megan
  12. Rachel
  13. Anna
  14. Rachel
  15. Megan
  16. Rachel
  17. Anna
  18. Rachel
  19. Megan
  20. Rachel
  21. Anna
  22. Rachel
  23. Anna
  24. Rachel
  25. Megan
  26. Rachel
  27. Anna
  28. Rachel
  29. Anna
  30. Rachel
  31. Anna
  32. Rachel
  33. Anna
  34. Rachel
  35. Anna
  36. Megan
  37. Rachel
  38. Megan
  39. Rachel
  40. Anna
  41. Rachel
  42. Ringraziamenti
  43. Estratto di "Un fuoco che brucia dentro"
  44. Copyright