Cosa sarebbe successo se Sherlock Holmes e Arsene Lupin fossero stati amici da ragazzini, prima di diventare l'investigatore e il ladro più famosi di tutti i tempi? Ce lo racconta Irene Adler, l'intelligentissima compagna di tutte le loro avventure. I tre amici si incontrano per la prima volta in vacanza al mare in Francia nell'estate 1868 e risolvono un intricato caso che mescola fughe sui tetti, partite di bridge e un cadavere portato dall'alta marea.

eBook - ePub
Sherlock, Lupin & Io - 1. Il trio della Dama Nera
- 272 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Sherlock, Lupin & Io - 1. Il trio della Dama Nera
Informazioni su questo libro
Scelto da 375,005 studenti
Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.
Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.
Informazioni
Print ISBN
9788856644692
Capitolo 1
TRE AMICI

Credo che nessuno potrebbe smentirmi se scrivessi di essere stata la prima e unica amica di Sherlock Holmes, il famoso investigatore. Quando ci conoscemmo, però, lui non era ancora un investigatore, né tantomeno era famoso. Io avevo dodici anni e lui era poco più grande di me.
Era estate.
Luglio, per la precisione. Il 6.
Ricordo ancora perfettamente il momento in cui lo incontrai per la prima volta. Era seduto in un angolo, tra le pareti di roccia dei bastioni, proprio in cima alle mura, la schiena contro l’edera rampicante. Dietro di lui c’era solo mare: una distesa blu scura e vibrante. E c’erano i gabbiani che volteggiavano nel cielo, in lente spirali.
Il mio amico aveva stretto le ginocchia sotto il mento ed era assorto, quasi corrucciato, sul libro che stava leggendo, come se da quella lettura dipendesse qualcosa di importantissimo per il mondo intero.
Non credo che si sarebbe mai accorto di me, e che ci saremmo mai conosciuti, se io non fossi rimasta incuriosita da tanta, furiosa concentrazione, e non fossi andata a disturbarlo.
Poiché ero appena arrivata a Saint-Malo, gli domandai se, invece, lui vivesse lì.
Mi rispose senza nemmeno staccare lo sguardo dal suo libro.
– No – mi rispose. – Vivo in una casa, in Rue Saint Saveur, al numero 49.
«Che razza di senso dell’umorismo!» pensai. Certo che non viveva lì, su di un bastione a picco sul mare! «Touché» mi dissi in ogni caso.
E capii che la sfida tra noi due aveva avuto inizio.
Ero una forestiera.
Ero appena arrivata a Saint-Malo dopo un lunghissimo viaggio in carrozza da Parigi. Eravamo in vacanza, e l’idea di trascorrerla tutta a Saint-Malo era stata di mia mamma.
Io non ero solo contenta: ero entusiasta. Fino ad allora avevo visto il mare solo una o due volte: nelle rare occasioni in cui avevo seguito mio papà a Calais, da dove si era imbarcato per l’Inghilterra, e una volta a Sanremo, in Italia. Dicevano che ero troppo piccola per ricordarmene, ma io me lo ricordavo, quel mare. Me lo ricordavo davvero.
L’idea di dover trascorrere l’intera estate del 1870 in una località di villeggiatura sul mare mi era quindi parsa magnifica. E avrei anche seguito il consiglio di mio padre, che diceva sempre: «Restateci ancora di più, se volete. Non avete nessun obbligo di tornare a Parigi!».
Ma la verità era che mia mamma preferiva vivere in città. E che io, dopo quell’estate, sarei dovuta tornare a scuola… se non fosse stata proprio quell’estate. L’estate che cambiò tutta, ma proprio tutta, la mia vita.
Il viaggio era stato terribile. La colpa non era certo della carrozza, che mio padre aveva affittato senza badare a spese, come sempre del resto, quando si trattava di prendersi cura di me o della mamma. Era una carrozza da re: con quattro cavalli neri, un cocchiere con il cappello a cilindro e i sedili ricoperti di cuscini di seta cinese.
Ma sei ore di viaggio, sotto lo sguardo incrociato di mia mamma e del signor Nelson, mi erano davvero parse eterne.
Il signor Nelson, Orazio, era il maggiordomo di colore di casa Adler. Era molto alto, molto taciturno e molto preoccupato di qualsiasi cosa io potessi fare. Gran parte della servitù di casa era partita la settimana prima, per preparare quella che sarebbe stata la nostra casa delle vacanze, e il signor Nelson era l’unico a essere rimasto insieme a noi.
Non mi staccava gli occhi di dosso.
E se poteva mi diceva: «Forse non è il caso, signorina Irene».
«Forse non è il caso», sempre così, mi diceva.
Forse fu per quel motivo che, alla prima occasione, tagliai la corda, e mi inerpicai per il ventoso sentiero che portava ai bastioni di Saint-Malo.
La nostra casa delle vacanze era una piccola villa di due piani. Piccola ma molto graziosa, con un ampio lucernario sul tetto e con quelle finestre che gli inglesi chiamano bow-window, “finestre ad arco”, e che io da bambina chiamavo invece “finestre panciute”.
C’era un pergolato di glicini e tanta edera rampicante che copriva la facciata. Mia mamma disse: «Oh, cielo, sarà sempre piena di bestie» e io ci misi un bel po’ prima di capire che cosa intendesse.
Lo capii alcuni giorni dopo, quando lasciai in camera le finestre aperte, e la mattina successiva trovai una biscia che strisciava sul pavimento.
– Forse non è il caso, signorina, di lasciare le finestre aperte durante la notte – disse severo il signor Nelson, entrando nella stanza.
Quindi prese l’attizzatoio del camino e io gridai: – Non ci provi neppure, signor Orazio Nelson!
Allora lui sospirò, posò l’attizzatoio, afferrò la biscia per la coda, e disse: – Mi lasci almeno riportare la sua ospite in giardino.
Nelson era un burbero, ma sapeva farmi ridere, di tanto in tanto.
Non appena se ne uscì dalla camera insieme alla “mia ospite” strisciante, la porta dell’armadio si aprì all’improvviso, e ne sbucò il volto affilato di un ragazzo.
Il secondo grande amico di quella lunga estate.
Si chiamava Arsène Lupin, come il famoso ladro gentiluomo. Solo che, in quei giorni lontani, non aveva ancora cominciato la sua folgorante carriera di ladro internazionale. Né tantomeno era un gentiluomo, dal momento che aveva solo un paio di anni più di me e qualcuno in meno di Sherlock Holmes.
Ma, come potrete facilmente immaginare ora che conoscete i nomi dei miei amici, quell’estate successero tante cose che meritano di essere ricordate.
Ed è meglio, quindi, se ricomincio dall’inizio.
Capitolo 2
L’ARTE DELLA FUGA

– Touché – dissi a voce alta.
Appoggiai le mani ai fianchi e inclinai leggermente la testa, come avevo visto fare a mamma, ogni volta che reclamava l’attenzione di mio padre. Ma Sherlock Holmes sembrava proprio non volermi dedicare nemmeno un po’ della sua.
– Che cosa leggi? – gli domandai.
– Un libro.
– Leggi tutte le parole, o solo una ogni tanto?
La mia battuta impertinente riuscì a innervosirlo. Infilò un dito in mezzo al libro, per non perdere il segno, e si voltò, puntando i suoi occhi fiammeggianti dritti nei miei.
– Tu lo sai chi è René Duguay-Trouin? – mi domandò.
– No.
– Ah, – fece lui – pessimo spirito d’osservazione.
E, detto questo, rituffò il naso tra le pagine.
Qualche anno più tardi gli avrei risposto per le rime, ma quel giorno non osai. Ero ancora troppo contenta di avere davanti a me un’intera estate da trascorrere in quell’incantevole luogo di mare e non mi andava di litigare con la prima persona che avevo incontrato uscendo di casa.
Immaginavo che mamma fosse impegnata a impartire ordini alla servitù su come disfare i nostri bauli da viaggio, ma io non avevo davvero intenzione di perdere un intero pomeriggio in quel modo! Avevo trovato un piccolo cancello sul retro del giardino, l’avevo aperto e, da lì, avevo raggiunto i vicoli tortuosi della città vecchia, sul promontorio, e le mura.
Quel ragazzo era la prima persona che incontravo. Non sapevo nulla di lui, a parte che era un gran maleducato, e che parlava inglese. Decisi così di ignorarlo.
Mi avvicinai al parapetto del bastione e guardai in giù. Una striscia di sabbia bianca si stendeva in una linea capricciosamente frastagliata, quasi a voler abbracciare il blu del mare. Osservai il piccolo porto, il promontorio e infine due isolotti, lontani dalla riva non più di un centinaio di metri.
Poi mi voltai e, solo allora, mi accorsi della statua in cima al piedistallo, a pochi passi da noi.
– René Duguay-Trouin – sussurrai, facendo schioccare la lingua.
Ecco chi era.
– È un eroe dei mari! – dissi ad alta voce, guardando bene la statua.
Saltai sul parapetto e mi ci sedetti sopra. Sentivo l’infrangersi delle onde dietro di me. E il senso di vuoto dato dall’altezza dei bastioni era inebriante.
– Era un corsaro – mi corresse.
Sfogliò un paio di pagine del suo libro, poi continuò: – Nacque in questa città nel 1673, ottavo di dieci figli. Cinque morirono quasi subito.
– Lui invece no.
– No. Lui si imbarcò e divenne uno dei più famosi bucanieri della sua epoca.
Lasciai dondolare le gambe nel vuoto, facendo finta di non ascoltarlo più. Lui, allora, smise di parlare e fece finta di leggere.
Passammo così alcuni minuti. Poi, però, lo sorpresi mentre mi spiava da sopra il libro.
Mi venne da ridere.
E risi.
– Be’? Che ti prende? – mi domandò lui.
– Rido perché mi stai guardando.
– Non è vero – mentì lui.
– Sì che è vero. Mi stavi guardando da sopra il libro.
– Umpf! – sbuffò, cercando una posizione più comoda nel suo angolino coperto d’edera.
– Io comunque mi chiamo Irene – gli risposi, allegra. Non riuscivo a fare altro che ridere, guardare la statua di quel signore con il cappello e la spada in mano e pensare a tutte le cose inutili che mi aveva appena detto quel ragazzo. Corsaro, bucaniere, bla bla bla… Le solite parole vuote dei maschi.
– E tu? Ce l’hai un nome?
– Ne ho addirittura due: William Sherlock – mi rispose lui, beffardo. – Ma tutti mi chiamano semplicemente William… Immagino che trovino Sherlock un po’ troppo eccentrico!
Ricordo distintamente di aver riflettuto a lungo, restando in silenzio. Infine dissi: – Be’, secondo me si sbagliano! William è un nome così ovvio… Sherlock ti si addice di più, sai?
– Se lo dici tu…
– Lo dico eccome. Anzi ho deciso: per me tu sarai Sherlock!
Il ragazzo diede una sc...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Il Trio della Dama Nera
- 1. Tre amici
- 2. L’arte della fuga
- 3. Casa Ashcroft
- 4. Tu sai giocare?
- 5. Naufragio
- 6. La spiaggia della paura
- 7. Un armadio parlante
- 8. Una visita insolita
- 9. I segreti di uno straniero
- 10. Hotel de la Paix
- 11. Voci nella notte
- 12. La Dama Nera
- 13. Hotel des Artistes
- 14. Una giornata movimentata
- 15. Un messaggio
- 16. Il signor Théophraste
- 17. O tutti, o nessuno
- 18. Passeggiata notturna
- 19. Oltre il buio
- 20. Ritrovo di gentiluomini
- 21. Acrobati sotto la luna
- 22. Rue des Mézières numero 6
- 23. A Parigi
- 24. L’uomo dai molti nomi
- 25. Tre amiche
- 26. Una sfortunata vicenda
- 27. L’ultimo mistero
- Copyright