La grandezza dell'umiltà
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La grandezza dell'umiltà

La virtù che salverà il mondo

  1. 180 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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La grandezza dell'umiltà

La virtù che salverà il mondo

Informazioni su questo libro

Sarebbe un errore considerare l'umiltà una virtù di dettaglio, come se fosse un ornamento prezioso, ma non necessario. Eppure, nonostante sia una caratteristica fondamentale del Figlio di Dio, essa non gode la fama di altre virtù ritenute più eccellenti. In realtà è il terreno sul quale crescono tutte le altre, tanto da poter dire che l'umiltà è la misura della santità. Infatti, se è vero che la carità è la regina di tutte le virtù, è per la presenza dell'umiltà che essa "non si gonfia", rischiando di corrompere se stessa.
Il direttore di Radio Maria rileva la messa ai margini di questa virtù da un contesto sociale che esalta l'arroganza e l'arrivismo, ma mette in guardia anche dalla "falsa umiltà", quella di coloro che fanno finta di sminuirsi per fare carriera, per compiacere il potente di turno, per piegarsi servilmente agli interessi altrui e ottenere guadagni personali.
Le riflessioni che si snodano nei vari capitoli hanno come scopo quello di portare il lettore nel santuario della propria interiorità, per conoscerne miseria e grandezza, per giungere a uno sguardo di verità su se stessi. L'uomo non è mai così grande come quando riconosce di essere un peccatore, guardando se stesso e gli altri con lo sguardo della compassione. Ma non è mai così in pericolo come quando si crede superiore ai suoi simili e si indurisce nell'incapacità di chiedere perdono. Solo la virtù dell'umiltà è la medicina che consente all'uomo di liberarsi dalla tirannia dell'"io" e di gustare la pace del cuore.

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Informazioni

1

L’UMILTÀ UNA PERLA RARA

L’umiltà è per sua natura una virtù nascosta, come i fiori che, sul finire dell’inverno, si celano sotto la neve, come se temessero di mostrarsi nel loro splendore. L’umiltà è schiva e non ama il palcoscenico, benché poche virtù più di essa meritino l’applauso. L’umiltà è silenziosa, perché non vuole attirare l’attenzione e preferisce mettersi in ascolto invece di salire in cattedra. L’umiltà, nella corsa sfrenata verso la visibilità, preferisce l’angolo di ombra, dove nessuno la nota. L’umiltà, alla scalata che porta alla gloria, preferisce la discesa nella valle oscura. L’umiltà cede volentieri il primo posto, dove tutti fanno ressa, e si sistema all’ultimo dove nessuno la spodesta. L’umiltà veste i panni dimessi della persona qualunque, perché desidera passare inosservata. L’umiltà tende la mano quando nessuno guarda, perché non si sappia a chi appartenga. L’umiltà più cresce e più diminuisce di statura, fino a perdersi fra la spazzatura. L’umiltà è operosa, ma fa sparire le tracce, lasciando una scia di profumo soave. L’umiltà ama l’oblio, per perdersi completamente in Dio. Fare l’elogio dell’umiltà è un’impresa ardua. Solo l’umilissima Vergine ne è stata capace. L’umiltà è una perla di inestimabile valore, ma è così rara che pochi la trovano.
Eppure l’umiltà dovrebbe essere la virtù più diffusa e la più normale. Nessuno dovrebbe esserne privo. Al contrario, il suo opposto, il vizio della superbia, dovrebbe essere del tutto sconosciuto. Invece la realtà smentisce la più logica delle considerazioni. Per quale motivo l’umiltà dovrebbe essere un atteggiamento congeniale a ogni persona, un tratto naturale della sua fisionomia? L’uomo nella sua essenza è una creatura, qualcuno che dipende nel suo essere e nel suo agire. La creatura dovrebbe per sua natura essere umile, in quanto tutto ciò che è e tutto ciò che ha sono un dono che ha ricevuto. Non c’è nulla in me che sia mio, perché in qualsiasi momento potrei perderlo. Quando Gesù afferma: «Senza di me non potete fare nulla» (Giovanni 15,5), dà alle sue parole un significato radicale, mostrando l’indigenza assoluta dell’uomo, che cadrebbe nel nulla se la divina Onnipotenza non lo sorreggesse. L’uomo viene al mondo senza essere interpellato: non è lui a decidere se esistere o meno, dove e quando nascere, quale identità avere, dove e quando morire, a meno che decida di impadronirsi di ciò che non è suo e che ha ricevuto in gestione.
Lo “status” di creatura pone l’uomo in un atteggiamento di dipendenza da Colui che lo ha creato e, nel medesimo tempo, di adorazione, di sottomissione e di gratitudine. Si tratta di uno sguardo di verità che la sola luce naturale della ragione sarebbe in grado di cogliere, se non fosse offuscata. Infatti l’umiltà non è affatto una negazione o una diminuzione della realtà, ma il suo riconoscimento. La grandezza dell’uomo è fuori discussione e sarebbe una falsa umiltà quella di negarla. È però una grandezza che non gli appartiene e che non può usare come strumento per la sua gloria. L’umile non nega l’immagine divina che risplende nella natura umana, ma non se ne appropria e non sale sul piedistallo. L’umile non compie la più ridicola delle rivoluzioni: quella di porre l’io al posto di Dio. Come Pietro, l’umile cammina sulle acque, ma nella consapevolezza che affonderebbe, se distogliesse gli occhi da chi lo tiene a galla. L’umile non si vanta, ma ringrazia. Non sale in alto, perché teme la caduta. Non dice «la vita è mia», perché il padrone potrebbe prima o poi tornare per chiedere il rendiconto. Sarebbe logico che tutti gli uomini si comportassero in questo modo. Immagina come sarebbe diverso il mondo se tutti tenessero a bada il proprio io! Invece succede il contrario: l’io è il tiranno che cresce dentro di noi, divorando tutto ciò che trova… L’umiltà è costretta a sloggiare, come una serva inutile e spregevole.
È logico chiedersi perché l’uomo bari in un modo così spudorato. L’io al posto di Dio? C’è qualcosa di più grottesco, di più miserabile, di più insensato? Perché l’umiltà, ovvero il riconoscimento della realtà, è stata bandita da questo mondo? La catastrofe, che ha rovinato la storia dell’uomo, si è consumata con questo gesto insensato della creatura che, perdendo il senso della sua dipendenza, si è emancipata dal suo Creatore. Ha deciso di farne a meno e di collocarsi al suo posto. Ha perso lo sguardo sulla realtà e la conoscenza di se stessa. Si crede quello che non è e si pone laddove non può stare senza cadere rovinosamente. Il rifiuto di dare gloria a Dio fa sì che gli uomini si diano gloria gli uni gli altri, o incensando o diffamando, nutrendosi di un cibo che li gonfia fino a scoppiare. Avendo rifiutato la sottomissione all’Altissimo, che li rende partecipi della sua umile grandezza, sono divenuti schiavi del proprio io e di quello degli altri, perdendo la dignità di figli e divenendo servi adulatori. Inquinati dal veleno del serpente antico, gli uomini guardano con disprezzo dall’alto in basso, oppure con invidia dal basso in alto. La voglia di eccellere li insegue come un’ombra, emanando, ovunque vadano, un fetore insopportabile. Non si rendono conto di quanto sia effimera, falsa e pericolosa la gloria umana, che li solleva per un momento come foglie secche per poi rigettarli nella polvere e nell’oblio.
Nella foresta degli alberi che si protendono sempre più in alto, si nasconde il fiore dell’umiltà, raro e prezioso come nessun altro. Come potrebbero gli uomini conoscerlo se guardano sempre in alto, invece di chinarsi e cercare sotto le foglie? Le persone umili, per loro natura, sono sconosciute. Nessuno si vanta della loro amicizia. Non fanno parte delle liste delle conoscenze importanti, quelle utili per salire in alto. Si direbbe che gli umili non sanno che farsene. L’Onnipotente, al contrario, ha ben presenti i loro nomi e li passa a uno a uno ogni volta che deve affidare una missione. Dio sceglie sempre gli umili, mentre scarta senza indugio i superbi. Il suo occhio fruga negli angoli più remoti, per trovare quelli che risponderanno prontamente, che combatteranno valorosamente, che serviranno fedelmente e che non attribuiranno a se stessi le grazie di cui li ricolma. L’umiltà è una grazia rara, di cui soltanto una creatura è stata rivestita senza lasciare ombra alcuna. La presenza della piccola ancella del Signore effonde un profumo che purifica la terra dal fetore insopportabile dell’angelo ribelle. Guardando a Maria il mondo può scoprire il miracolo incantevole dell’umiltà e immergersi in quell’acqua pura che lo lava dalle sue sozzure. Poiché è stata la più umile, è anche la più alta di tutte le creature.
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L’UMILTÀ LA VIRTÙ PIÙ DIFFICILE

L’umiltà, più che una virtù specifica, è un terreno su cui cresce l’albero di tutte le virtù, quelle teologali e quelle morali. È la condizione senza la quale una persona non può essere veramente virtuosa. A che ti giova metterti in prima fila a pregare, se poi lo fai con atteggiamento altezzoso? A che serve fare l’elemosina, se ti muove il desiderio di essere ammirato? Per essere autentica, ogni virtù deve essere accompagnata dall’umiltà, che impedisce all’io di esaltare se stesso e di ritenersi al di sopra degli altri. L’umiltà è la medicina che guarisce l’uomo dalla radice di tutti i peccati, che è la superbia. Infatti, il primo e più grave peccato che l’umanità ha commesso è stata la pretesa orgogliosa di non dipendere da Dio, illudendosi di mettersi al suo posto. Come dalla radice malefica della superbia proliferano tutti i vizi che inquinano il cuore dell’uomo, così dalla radice benefica dell’umiltà germogliano tutte le virtù che restituiscono alla natura umana la bellezza che aveva quando è uscita dalle mani di Dio. Questo è il motivo per cui il cammino di conversione, per essere autentico, deve incominciare con un atto di umiltà col quale riconoscersi peccatori davanti a Dio e davanti agli altri.
L’io è difficilmente controllabile. È un tiranno che soggioga e che esige una totale sottomissione. Si identifica con la nostra persona, ma la deturpa e la devia, nella misura in cui si allontana dalla luce di verità e si chiude in se stesso. Come un fiore che si apre alla luce del sole, l’io umano è autentico quando si apre a Dio e ne riverbera la bellezza e lo splendore. Allora riflette l’immagine purissima di colui che lo ha creato. Quando tu stai davanti a Dio, nell’adorazione, nella supplica e nel ringraziamento, dimentichi te stesso e ti perdi nel mare pacifico dell’amore. Sei sempre tu, nella tua identità, ma riportata alla sua purezza originaria di relazione filiale col tuo Creatore e Padre. L’io col quale però hai a che fare ogni giorno è qualcosa di diverso. Una malattia inafferrabile lo corrode e lo deturpa. Perverte se stesso, procurandosi sofferenze e angosce. Impone una dittatura che acceca la mente e spegne la libertà. Quante volte ti sei trovato alle prese con questo mostro che è cresciuto in te, imponendoti la sua legge, alla quale ti sei piegato come una gazzella alle fauci del leone!
Guardati attorno e considera gli uomini nella loro straordinaria diversità spirituale. Troverai le persone umili, generose e accoglienti, che ti guardano con la luce negli occhi e il sorriso sulle labbra. Sono le persone che hanno riportato il loro io alla sua bellezza originaria. Ti sarà più facile poi trovare delle persone superbe, che guardano dall’alto in basso, che si gloriano di quello che sono e di ciò che posseggono e che usano gli altri come sgabelli per i loro piedi. Sono come quei funghi velenosi che avvelenano tutti quelli che li assaggiano. In queste persone “il mostro” ha preso il sopravvento e la lotta per liberarsene è la più difficile che esista. L’umiltà è quella virtù che riguarda la parte più intima di te stesso, il tuo “io” e la collocazione che intendi dargli nella tua vita. Non si tratta di moderare ciò che hai e ciò che desideri, ma ciò che sei. Hai dunque a che fare con te stesso e con ciò che voi essere. Ti renderai conto che hai a che fare con una realtà difficilmente controllabile, che ha una tendenza sfrenata all’autoaffermazione. L’io umano ha dentro di sé una forza prorompente che lo porta a eccellere e a porsi al di sopra degli altri. Sappi che da lì nascono tutti gli sbandamenti e i guai della vita, se non sarai capace di imporre un freno. In quel caso, come un cavallo imbizzarrito, l’io cercherà di sbalzarti dalla groppa ogni volta che vorrai cavalcarlo. Si placherà soltanto se acconsentirai alle sue pretese.
L’io prevaricatore è la causa di tutti i mali che affliggono il genere umano. Se Eva fosse rimasta salda nell’umiltà, la storia del mondo avrebbe preso un’altra strada, ben più luminosa. Il suo cuore di creatura, posta al vertice della creazione, era pieno di tutto ciò che solo la generosità divina poteva donare. Eppure la perfida serpe ha trovato la fessura per introdursi in quella fortezza inespugnabile. Ha solleticato l’io, distogliendolo dalla fonte originaria della sua gioia, per ripiegarlo su se stesso. Quando l’occhio si distoglie da Dio per guardare il proprio io, si apre un abisso tenebroso nel quale precipita. Eva non si è più guardata in Dio ed è rimasta accecata. Non ha visto più se stessa nella sua dipendenza piena di amore, ma nella sua golosità insana di essere «come Dio». Il morso della serpe velenosa ha lasciato il suo segno nella natura umana, che è il terreno dove la mala erba della superbia prolifera e si espande. Caro amico, poiché il veleno dell’angelo ribelle inquina il cuore umano, comprendi perché l’umiltà è la prima e la più necessaria di tutte le virtù. Non vi è altra medicina con la quale guarire dalla malattia antica e sempre nuova, che ogni uomo porta con sé venendo al mondo.
La lotta contro il proprio io è la più lunga, la più estenuante e la più insidiosa che esista. Il veleno della serpe è una droga che lo gonfia e che non gli dà tregua. Il desiderio di eccellere è una delle spinte più forti che la natura umana porti in se stessa. Per quanto lo mortifichi, sempre risorge. Per quanto venga umiliato, non rinuncia mai alla rivincita. Lo cacci dalla porta, rientra dalla finestra. Dimenticare il proprio io è una grazia così grande che pochi l’hanno ottenuta. Non illuderti di prendere il toro per le corna, piegandolo con la tua forza. Basta un movimento di autocompiacimento per perdere la battaglia. Sappi che la vera umiltà è un quadro d’autore che conosce molte imitazioni. L’io superbo si veste volentieri con i panni della falsa modestia. L’umiltà recitata è una delle forme più detestabili di ipocrisia. Che cosa fare per uscire vittoriosi dalla più spossante delle battaglie? Come impedire al tuo io arrogante, borioso, sprezzante e mai soddisfatto di rovinarti la vita? Gesù ci indica la strada: «Se qualcuno vuole venire dietro a me rinunci a se stesso» (Matteo 16,24). Il primo passo da fare è quello di spodestare il tuo io dalla vetta delle tue considerazioni. Al primo posto colloca il tuo Creatore e in lui fissa i tuoi occhi, senza distoglierli mai. Più contempli Dio e più il veleno della serpe perde il suo vigore. Nella sua luce scopri le tue miserie, ma non te ne vergogni fino a nasconderle. Al contrario, le presenti all’Unico che le può guarire.
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L’UMILTÀ RADICE DI TUTTE LE VIRTÙ

Se paragoniamo la vita spirituale a un albero, l’umiltà è la radice dalla quale il tronco e i rami prendono il necessario nutrimento. «Umiltà» viene da «humus», che significa «terreno», la condizione senza la quale nessuna pianta potrebbe crescere. Quando guardi un albero che si eleva nel cielo, mostrando la sua maestosa bellezza, sei portato ad ammirare lo slancio del fusto e l’estensione dei rami, ma non consideri il terreno nel quale affonda le radici, anzi trovi naturale calpestarlo. La grande tradizione spirituale cristiana considera l’umiltà il terreno indispensabile perché il seme della vita cristiana possa essere piantato e crescere fino al suo completo sviluppo. Tuttavia, proprio perché si nasconde nell’ombra, l’umiltà è notata e ammirata meno di altre virtù. Chi non sentirebbe ardere il cuore ammirando il coraggio eroico, la carità sconfinata, lo zelo instancabile, la sapienza divina, il dono dei miracoli di cui sono ornati i santi? Eppure senza la radice dell’umiltà tutto si ridurrebbe a un luccichio ingannevole. Al contrario, più il terreno dell’umiltà è fecondo e più numerosi e profumati sono i fiori che crescono. Di colei che fu la Regina di tutte le virtù ci viene svelata dallo Spirito Santo la radice nascosta dell’umiltà.
Dobbiamo cercare di comprendere per quale motivo senza l’umiltà non sono possibili virtù autentiche, per quanto possano essere appariscenti. Per quale ragione Dio «resiste ai superbi e fa grazia agli umili» (1 Pietro 5,5)? Senza umiltà l’uomo perde la consapevolezza del suo “status” di creatura, che trae da Dio la sua consistenza, e fa del suo “io” il centro universale di gravitazione. Il superbo espelle il Creatore dall’orizzonte della sua vita e si appropria di ciò che non è suo. Che cosa possiede l’uomo che non abbia ricevuto? Nonostante questa evidenza, non esita ad appropriarsi del suo essere e della sua vita, come se lui fosse l’origine di se stesso. La superbia spinge l’uomo a sfrattare Dio come se fosse un usurpatore e a mettersi al suo posto, per quanto questa posizione lo renda alquanto ridicolo. Il superbo idolatra se stesso e vede gli altri in funzione del proprio io. Tutto ciò che esiste è considerato da lui come uno sgabello per i propri piedi. Anche se dice di credere in Dio, in realtà lo utilizza per le sue finalità. Si serve di Dio invece di servirlo.
Si comprende quindi per quale motivo l’Altissimo resista ai superbi. Dio non può lasciarsi strumentalizzare. Non può permettere che si usi il suo nome e la sua gloria per i propri fini. Non può neppure concedere quelle grazie che pure riverserebbe volentieri sui suoi figli, perché se ne approprierebbero e se le attribuirebbero come merito personale. In questa luce si comprende la severa affermazione di Gesù, che ha stroncato ogni velleità degli apostoli di competere per i primi posti nel Regno. Dicendo che «senza di me non potete far nulla» (Giovanni 15,5), Gesù ha indicato la fonte di ogni grazia, che viene concessa solo a chi è umile di cuore. La superbia è un veleno sottile che perverte tutto ciò che di buono c’è in un uomo. Non vi è dubbio che una persona che ha fatto del suo “io” il centro del mondo possa avere delle capacità e delle qualità che la fanno brillare dinanzi agli uomini. Tuttavia a che servono se, in ultima istanza, sono orientate alla celebrazione del proprio io? La radice dell’orgoglio riesce a inquinare una persona in tutto quello che ha e fa di buono, perché ogni cosa è orientata alla propria affermazione.
Ne consegue che anche le virtù finiscano per deturparsi e per cambiare natura. Gesù al riguardo non esita a smascherare la falsa carità degli scribi e dei farisei che fanno l’elemosina per farsi vedere dagli uomini. Vi è forse qualcosa di più lodevole della carità fatta a chi ha bisogno? Gesù stesso fa delle opere di misericordia la condizione necessaria per essere salvati. Eppure, egli afferma, a nulla giova l’elemosina fatta per essere lodati e riveriti. Questo è vero per ogni virtù e per ogni impresa compiuta, per quanto osannata dagli uomini. Quanti cosiddetti “grandi” di questo mondo hanno costruito il loro mito camminando sulle spalle degli altri? Quando la vita diventa un progetto per affermare se stessi e il proprio piccolo “io”, un veleno sottile inquina tutto, anche le cose buone, corrompendole irrimediabilmente. Per questo motivo la sapienza cristiana ha identificato nella superbia la radice di tutti i vizi, facendo di essa il primo gradino della scala dell’abiezione.
Al contrario l’umiltà è il primo gradino della scala della perfezione, la condizione necessaria perché tutte le virtù possano fiorire. Se infatti Dio resiste ai superbi, non esita nel medesimo tempo a riversare le sue grazie sugli umili. La ragione risiede nel fatto che la persona umile non si appropria dei doni di Dio: non si vanta, non li esibisce e non li usa come se fossero suoi. Tutto ciò che riceve lo rivolge, invece, alla gloria di Dio e all’utilità del prossimo. Più una persona è umile e più l’Onnipotente la ricolma di grazie. Dio non potrebbe mai affidare le missioni più grandi per il regno di Dio a coloro che additassero se stessi come protagonisti necessari. Gesù desidera che chi ha realizzato tutto ciò che gli è stato affidato alla fine professi di essere un servo inutile. Non chiederti quali meriti hai perché Dio ti ha fatto una grazia o ti ha rivolto una chiamata. Non pensare che sei un prescelto perché hai ricevuto un dono particolare. Se incominci a guardarti allo specchio e a gonfiare il tuo io, sappi che perderai tutto in breve tempo.
L’umiltà è la radice, la linfa e la condizione di tutte le virtù. È la vera misura del valore e della grandezza di una persona. L’umiltà ti accompagna come un’ombra nel cammino verso la salvezza. Non potrai fare neppure un passo senza che essa ti segua silenziosa e fedele. Se anche fossi arrivato alla vetta della perfezione, rischieresti di precipitare, se l’umiltà non ti tenesse per mano. Infatti l’amor proprio non muore mai del tutto e il tuo “io” ti segue come un fantasma ovunque tu vada. Se non sei vigilante, attira su di sé il tuo sguardo e lo distoglie da Dio. Non farti catturare dalla sua falsa luce, perché ti acceca e ti toglie la consapevolezza della tua miseria. A che ti giova essere apprezzato, lodato e glorificato dagli uomini, se la tua coscienza ti rimprovera e sei sgradito agli occhi del tuo Creatore? A che ti serve essere ritenuto santo, quando la tua coscienza ti rimorde? Stai saldo sul terreno fertile dell’umiltà e diventerai un albero frondoso che produce frutti per la vita eterna. Se l’orgoglio a...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. LA GRANDEZZA DELL’UMILTÀ
  4. Presentazione
  5. 1. L’UMILTÀ UNA PERLA RARA
  6. 2. L’UMILTÀ LA VIRTÙ PIÙ DIFFICILE
  7. 3. L’UMILTÀ RADICE DI TUTTE LE VIRTÙ
  8. 4. L’UMILTÀ LUCE DI VERITÀ
  9. 5. L’UMILTÀ FONTE DI GRAZIA
  10. 6. L’UMILTÀ È ADORAZIONE
  11. 7. L’UMILTÀ È PREGHIERA
  12. 8. L’UMILTÀ È CONSAPEVOLEZZA DI SÉ
  13. 9. L’UMILTÀ È RESPONSABILITÀ
  14. 10. L’UMILTÀ È SERVIZIO
  15. 11. L’UMILTÀ È PERSEVERANZA
  16. 12. L’UMILTÀ È SOPPORTAZIONE
  17. 13. L’UMILTÀ È OBBEDIENZA
  18. 14. L’UMILTÀ È CORAGGIO
  19. 15. L’UMILTÀ È FIDUCIA
  20. 16. L’UMILTÀ È MITEZZA
  21. 17. L’UMILTÀ È PERDONO
  22. 18. LE LACRIME DELL’UMILTÀ
  23. 19. IL SILENZIO DELL’UMILTÀ
  24. 20. L’ASCOLTO DELL’UMILTÀ
  25. 21. IL NASCONDIMENTO DELL’UMILTÀ
  26. 22. L’ULTIMO POSTO DELL’UMILTÀ
  27. 23. LA GRATITUDINE DELL’UMILTÀ
  28. 24. LA PACE DELL’UMILTÀ
  29. 25. IL CUORE APERTO DELL’UMILTÀ
  30. 26. IL DISCERNIMENTO DELL’UMILTÀ
  31. 27. LA SINCERITÀ DELL’UMILTÀ
  32. 28. LA FORZA DELL’UMILTÀ
  33. 29. LA TENEREZZA DELL’UMILTÀ
  34. 30. L’UMILTÀ DI GESÙ
  35. 31. L’UMILTÀ DI MARIA
  36. 32. L’UMILTÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA
  37. 33. L’UMILTÀ DI PIETRO
  38. 34. GUARDATI DALLA FALSA UMILTÀ
  39. Copyright