
- 300 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Bunker Diary
Informazioni su questo libro
Linus, 16 anni, insieme a quattro adulti e una ragazzina di nove anni, si trova intrappolato in un bunker, uno spazio claustrofobico, da cui nessuno può fuggire. Sono stati rapiti da qualcuno che si è presentato loro ogni volta in modo diverso e non sanno perché sono stati scelti. Spiati da decine di telecamere e microfoni perfino in bagno, dovranno trovare un modo per sopravvivere. Un incubo che il lettore vive sulla propria pelle attraverso le pagine del diario di Linus in un¿escalation di umiliazioni, meccanismi perversi e violenza fisica e psicologica innescati "dall'uomo di sopra"....
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2015Print ISBN
9788856644302eBook ISBN
9788858514214Mercoledì 1 febbraio
A volte la vita è strana. Cinque mesi fa sono scappato di casa per mollare la mia scuola di merda e il casino della mia famiglia. Non è stato facile e forse non era la cosa migliore da fare, ma l’ho fatto lo stesso. Ho dovuto lottare e faticare per trovare quello che cercavo e anche se non l’avevo ancora trovato mi ero finalmente abituato alla libertà del vivere per strada e stavo iniziando a mettermi a posto. E adesso invece sono qui, bloccato nel posto più merdoso al mondo, con tutte le mie emozioni fatte a pezzi.
Buffo?
Le matte risate, proprio.
Forse il mio karma. O il “garma”, come lo chiamava Orecchio. «È il tuo cazzo di garma, Linusetto! Eh, sì. Eh, già-già!» Orecchio, scemo ma simpatico. Chiamato così perché ne ha solo uno. Chissà cosa sta facendo adesso. Starà vagando per la metro con la sua vecchia giacca lurida, probabilmente. A borbottare sempre le stesse frasi-tic e a tracannare acqua del rubinetto da una bottiglia di sidro. La beve sempre da lì, a litri. Una volta gli ho chiesto perché.
«Eh?»
«Perché usi una bottiglia di sidro, se è acqua? Lo sai che gli alcolizzati vanno giù di testa quando ti vedono.»
«Giù di testa. Eh, già-già!»
«Lo fai per quello?»
«Faccio cosa? Echecazzo, eh!»
«Niente, lascia stare.»
«Eh?»
Felicità anche quando non connetti.
Libertà.
Karma.
Viene da pensarci su.
Quando stamattina le luci si sono accese, Jenny era già sveglia. Io ho tirato fuori la testa da sotto il lenzuolo e lei era lì seduta sul letto che mi fissava.
«Stavi sognando» ha detto.
«Davvero?»
«Anche il nostro cane sogna. Muove le zampe e piagnucola.»
«Lo stavo facendo anch’io?»
«Stavi piangendo, mi sembra.»
Perfetto.
«Come si chiama il tuo cane?»
«Vinny.»
«È un bel nome.»
«Però veramente si chiama Vinifredo.»
Era completamente vestita e indossava ancora il mio giubbotto. Il cappuccio le copriva quasi tutta la faccia. Sembrava un frate in miniatura.
«Posso farmi il bagno?» mi ha chiesto.
«No.»
«Perché?»
«Non c’è acqua calda.»
«Non fa niente. Lo faccio con l’acqua fredda.»
Non le ho ancora detto delle videocamere e dei microfoni. Non voglio spaventarla. Sono già abbastanza spaventato io per tutti e due. E il pensiero di quello di sopra che la guarda mentre fa il bagno, che le ruba l’intimità… Dio santo, mi viene da vomitare.
«Aspetta» le dico e mi alzo. «Vado a controllare se almeno un po’ ce n’è. Tu resta qui. Ci metto solo un attimo.»
Sono andato in cucina e ho acceso il fornello. Mentre si scaldava mi sono strappato una striscia dall’interno della camicia imbottita e ho tirato fuori dalla tasca la forchetta rotta. Quando la piastra è diventata incandescente ho avvicinato la forchetta, ho fatto fondere un po’ di plastica e poi ne ho spalmato delle gocce agli angoli della stoffa. Prima che potessero raffreddarsi mi sono lanciato nel corridoio, ho preso una sedia da una delle stanze e sono entrato nel bagno. Ho piazzato la sedia sotto la griglia e ci sono salito, per attaccare la striscia sopra la telecamera. La plastica si era quasi solidificata di nuovo e non mi sembrava aderire molto bene alla stoffa, ma forse premendo fortissimo avrebbe funzionato.
In ogni caso mi sono fermato prima.
Appena ho messo la striscia in posizione, le luci si sono spente. Il bagno è ripiombato nel buio e un attimo dopo qualcosa di caldo e acido è schizzato fuori dalla griglia e mi ha dato fuoco agli occhi. Non so cosa fosse. Mezzo gas, mezzo liquido, come lo spray di una bomboletta. Un sibilo caldo. Mi ha fatto un male bestia. Ho urlato, ho mollato la stoffa, mi sono messo le mani sugli occhi e sono caduto.
Devo aver battuto la testa contro qualcosa. La vasca, forse il lavabo, non mi ricordo.
Credo di essere svenuto per un po’.
Quando sono rinvenuto, le luci erano di nuovo accese e Jenny mi stava sciacquando gli occhi con la manica bagnata del mio giubbotto.
«Cos’è successo?» mi ha chiesto. «Riesci a vedermi? Hai gli occhi strani.»
«Strani?»
«Sono tutti rossi e gonfi.»
Mi sono toccato la testa con una mano. Appena dietro all’orecchio c’era un bozzo grosso quanto un uovo. Quando l’ho sfiorato è stato come se mi avessero accoltellato il cranio con una lama incandescente.
«Ti fa male?»
«Un pochettino.»
Poi però ho dovuto dirle dei microfoni e delle telecamere. Non volevo e non è che mi sia piaciuto, ma non potevo fare diversamente. Non c’era altro modo. Forse avrei potuto continuare per un po’, trovare qualche scusa, ma comunque lei si sarebbe lavata, si sarebbe seduta sulla tazza, credendo di essere da sola quando invece non lo era. D’altronde non posso tenerla d’occhio sempre. Mi inventerò qualcosa per mettere fuori uso le telecamere, non la do vinta a quel bastardo, ma ci vorrà del tempo. Intanto però abbiamo i nostri bisogni fisiologici a cui pensare.
Non so cosa fare.
Io qui sto dando di matto.
Quando le ho detto delle telecamere, lei per un po’ è rimasta zitta. Ha solo guardato la griglia, poi me, poi di nuovo la griglia.
«Ci guarda da sopra?»
«Credo di sì.»
«Sempre?»
«Probabile.»
«Ma anche…?» La voce le tremava, era sull’orlo delle lacrime. «Anche qui? Mentre… mentre sono…?»
«Non per molto» le ho detto per consolarla. «Lo sistemo io, te lo prometto.»
È rimasta zitta a lungo. Guardava per terra e tormentava la manica del giubbotto, mentre le lacrime le scendevano lungo le guance, in silenzio. Alla fine ha alzato gli occhi e mi ha detto: «È cattivo, vero?»
«Sì, è cattivo.»
Allora ha guardato verso la griglia e ha detto: «Lei è proprio cattivo, sa? Cattivissimo!».
12.30
Guarda un po’, quella di Jenny è stata una buona idea. Il foglio con la lista di cose da mangiare. Ha funzionato. Quando l’ascensore è arrivato, alle nove, per terra c’era un sacchetto di plastica, con dentro quasi tutto quello che avevamo chiesto. Del pane bianco a fette, del formaggio, due mele, due Mars, due pacchetti di patatine, una bottiglia di latte, delle bustine di tè, una saponetta, due asciugamani, due spazzolini da denti e un tubetto di dentifricio.
«Non ha risposto alla domanda. Non ci ha detto cosa vuole.»
Le ho sorriso. «Fa lo stesso. Mangiamo, dai!»
Abbiamo po...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Lunedì 30 gennaio
- Martedì 31 gennaio
- Mercoledì 1 febbraio
- Giovedì 2 febbraio
- Venerdì 3 febbraio
- Sabato 4 febbraio
- Domenica 5 febbraio
- Lunedì 6 febbraio
- Martedì (?) 7 febbraio
- Mercoledì 8 febbraio
- Giovedì 9 febbraio
- Venerdì 10 febbraio
- Sabato 11 febbraio
- Domenica 12 febbraio
- Martedì 14 febbraio
- Mercoledì 15 febbraio
- Venerdì 17 febbraio
- Domenica 19 febbraio
- Lunedì 20 febbraio
- Martedì 21 febbraio
- Mercoledì 22 febbraio
- Giovedì 23 febbraio
- Sabato 25 febbraio
- Martedì 28 febbraio
- Mercoledì 29 (?) febbraio
- Giovedì 1 marzo
- Domenica 4 marzo
- Martedì 6 marzo
- Giovedì 8 marzo
- Venerdì 9 marzo
- Domenica 11 marzo
- Lunedì 12 marzo
- Mercoledì 14 marzo
- Domenica 18 marzo
- Lunedì 19 marzo
- Mercoledì 21 marzo
- Sabato
- Domenica
- Lunedì
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