La mia vita da zucchina
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La mia vita da zucchina

  1. 240 pagine
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La mia vita da zucchina

Informazioni su questo libro

Da quando il papà è sparito, il mondo del piccolo Icaro, soprannominato Zucchina, ruota intorno alla mamma, una donna depressa e alcolizzata che vive sul divano del salotto. Un giorno, giocando con una pistola trovata in casa, per sbaglio Icaro fa partire un colpo e la uccide… E la sua vita cambia per sempre. I servizi sociali lo affidano a una casa famiglia, sotto la guida della severa ma giusta signora Papineau, ed è qui che finalmente Icaro scopre che un'altra vita è possibile. Una vita fatta di amici e litigi, di scuola e divertimenti, di problemi e soluzioni, di amore…

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Informazioni

Anno
2016
eBook ISBN
9788858517024
Print ISBN
9788856657081

1

È da quando sono molto piccolo che voglio uccidere il cielo, per colpa della mamma che mi dice sempre: – Il cielo, Zucchina mia, è grande per ricordarci che noi, qua sotto, non siamo un granché. La vita assomiglia al cielo con le sue schifose nubi che pisciano solo infelicità. Tutti gli uomini hanno la testa fra le nuvole. Dunque, che ci restino. Come quell’imbecille di tuo padre, che è partito per fare il giro del mondo con una gallina.
A volte la mamma non sa quello che dice. Ero troppo piccolo quando il papà è partito, ma non vedo perché avrebbe dovuto portarsi la gallina del vicino per fare il giro del mondo. La gallina è stupida: beve la birra che mischio alle sementi e poi barcolla fino al muro prima di finire a terra.
E non è colpa sua se la mamma racconta stupidaggini simili, ma di tutte quelle birre che beve mentre guarda la tele.
Sbraita contro il cielo e mi picchia anche se non ho fatto niente. E alla fine penso che il cielo e le botte vanno insieme. Se uccido il cielo, la mamma si calma e io potrò guardare tranquillamente la tele senza prenderle di santa ragione.
Oggi è mercoledì.
La maestra dice che “è la domenica dei bambini”.
Io preferisco andare a scuola. La mamma guarda la tele e io ho voglia di giocare a biglie con Gregory, ma Gregory abita lontano e non può più fermarsi a dormire da quando le nostre mamme hanno litigato per colpa del pallone e della finestra rotta. La mamma ha detto al telefono che Gregory era «un mascalzone» prima di riattaccare con un «brutta puttana» alla signora, che nel mentre sbraitava: «Sempre meglio di un’alcolizzata».
Dico alla mamma: – Vieni a giocare a biglie con me.
E la mamma dice alla tele: – Attento, è dietro di te, sta per ucciderti.
Allora io insisto e la mamma parla alla tele: – È veramente un idiota quello.
E io non so se l’idiota sono io o il signore che si è appena fatto accoppare, anche se la mamma lo aveva messo in guardia.
Salgo in camera mia e guardo dalla finestra il figlio del vicino che non ha mai bisogno di nessuno per divertirsi. Lo vedo salire su un maiale come se fosse un asino e ridere da solo. Mi sento triste, allora vado nella camera di mia madre: il letto è sfatto e i vestiti sono per terra. Rifaccio il letto e ho bisogno di una sedia per mettere le sue cose sulla montagna del cesto della biancheria sporca, ma dopo non so più cosa fare, allora frugo in giro e in un cassetto della cassettiera, sotto il mucchio di camicie non stirate, trovo una pistola.
Sono super felice e mi dico ‘‘vado a giocarci in giardino’’. Esco, l’aria indifferente, con la pistola nascosta nei pantaloni.
A ogni modo, la mamma non mi guarda e dice alla tele: – Quella non fa per te ragazzo mio!
Una volta fuori, devo solo prendere la mira. È grande il cielo.
Sparo una volta e cado per terra.
Mi rialzo e sparo una seconda volta e cado di nuovo.
La mamma esce di casa. Zoppica a causa della gamba malandata e urla: – Cos’è questo casino? –. E mi vede con la pistola in mano e mi grida dietro: – Ma cosa ho fatto al buon Dio per avere una Zucchina come te! Sei proprio figlio di tuo padre! E dammela, piccolo stupido –. E prova a togliermi la pistola dalle mani.
Io dico: – È per te, non voglio più che mi sgridi –. E non lascio la pistola, e la mamma cade all’indietro.
Lei sbraita: – Schifoso – tenendosi la gamba malata.
E io dico: – Ti fa male?
E lei mi dà un calcio con l’altra gamba, quella buona, e mi grida: – Dammela immediatamente, non te lo dirò due volte.
E io dico: – Con questa sono due volte che me lo dici –. E non lascio la pistola, lei mi morde la mano e io non mollo e mi aggrappo a quello che posso.
Il colpo parte e la mamma barcolla all’indietro e va giù.

2

Per molto tempo resto disteso nell’erba a guardare le nuvole. Cerco la testa di mio padre che mi dica cosa fare.
Non ho ucciso il cielo.
Ho solo bucato le nuvole che non fanno che pisciare infelicità o forse è il papà che mi manda delle lacrime per pulire il sangue dalla vestaglia della mamma.
All’inizio, credo che dorma o che faccia finta per farmi uno scherzo, anche se non è il tipo che fa scherzi, soprattutto dopo l’incidente.
La scuoto un po’.
Assomiglia a una bambola di pezza tutta molle e i suoi occhi sono spalancati. Penso ai film polizieschi dove un mucchio di donne si fanno uccidere e dopo sembrano delle bambole di pezza tutte molli e mi dico ‘‘è così, ho ucciso la mamma’’.
In quei film, non si sa mai cosa diventano le bambole di pezza, allora aspetto e la notte arriva e ho super fame e vado in casa a mangiare una fetta di pane e maionese e dopo non oso più uscire.
Penso ai morti viventi che si rialzano e che mi fanno paura con le asce e gli occhi che penzolano.
E salgo sul granaio dove sono sicuro che la mamma non verrà a cercarmi, con quella gamba tutta rigida.
Mangio le mele: non ho il coraggio di giocarci a football.
E mi addormento.
Quando apro gli occhi, ci sono molti rumori in casa e ho paura dei morti viventi e delle bambole di pezza tutte molli che mi chiamano per nome.
Nessuno mi chiama più Icaro, a parte la maestra. Per tutti sono Zucchina.
E poi la porta del granaio si apre e c’è un signore che non conosco e che non ha l’aria di un morto vivente, ma a volte quelli sono molto furbi, si travestono da esseri umani come in Visitors. Così lancio tutte le mele che ho sottomano e il signore finisce per terra.
Poi riconosco il figlio del vicino che si precipita con un mucchio di gendarmi.
Uno di loro dice: – Attenzione alle mele – scivolandoci sopra. Mentre il figlio del vicino si abbassa sul signore gridando: – Hai ucciso il mio papà!
E un altro gendarme dice: – No, il tuo papà è solo tramortito – e il papà si rialza e tutto quel piccolo mondo laggiù si avvicina, e io mi dico “è la fine del film”.
Mi nascondo il viso con le mani e aspetto di prenderle di santa ragione ma sento che mi accarezzano la testa e apro le dita e il papà è seduto sui talloni vicino a me e mi dice: – Hai visto il signore che ha fatto questo, ragazzo?
Tutti i gendarmi mi guardano e anche il figlio del vicino.
Tutti quegli occhi su di me mi fanno un po’ paura e tremo, poi sento un vocione che dice: – Lasciatemi solo con il ragazzo, non vedete che è terrorizzato?
Tutti se ne vanno, tranne il gendarme con la voce grossa che si siede per terra, allontanando le mele con le mani.
Una pancia grande tutta bianca gli esce dalla camicia.
– Quanti anni hai, Icaro?
Conto sulle dita come la maestra mi ha insegnato e dico: – Nove anni.
Tira fuori un piccolo quaderno dalla tasca e scrive qualcosa. Poi il suo vocione si fa sottile sottile e mi chiede cosa è successo e io gli parlo dei morti viventi e delle bambole di pezza tutte molli e dei Visitors che si travestono da esseri umani.
Il gendarme si gratta la testa sollevando il kepi e mi dice che si chiama Raymond e che posso chiamarlo così.
– D’accordo, – rispondo – ma tu chiamami Zucchina.
Non dice niente, poi piano piano (così piano che gli chiedo di ripetere la domanda): – E la tua mamma, cosa è successo?
– Ah quello, è per colpa del cielo.
Il gendarme si guarda le scarpe piene di fango e dice con voce curiosa: – Il cielo?
Allora parlo del mio papà che ha la testa fra le nuvole e della sua 404 che ha detto buongiorno alla vecchia quercia rompendo la gamba alla mamma e del signore che spediva i soldi tutti i mesi per la spesa e le camicie della mia misura.
– E il tuo papà, dov’è? – domanda Raymond.
– Il mio papà è partito per fare il giro del mondo con una gallina.
– Povero piccolo – dice il gendarme accarezzandomi la testa, e mi sembra molto strana tutta quella gente che mi accarezza, così mi sposto un po’.
– E la tua mamma, lei era gentile con te? – dice il signore togliendo il kepi, che gli lascia un segno sulla fronte e i capelli tutti appiccicati.
– Be’, sì, fa un buon purè, e a volte scherziamo.
– E quando non scherzate?
Rifletto e dico: – Quando salgo sul granaio?
– Sì, quando sali sul granaio.
– È perché ne ho combinata una e non voglio prendere un sacco di botte e sfregarmi la guancia per levare le sue dita, e con la sua gamba tutta rigida. Qui non rischio.
– E quand’è l’ultima volta che ne hai combinat...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. 1
  4. 2
  5. 3
  6. 4
  7. 5
  8. 6
  9. 7
  10. 8
  11. 9
  12. 10
  13. 11
  14. 12
  15. 13
  16. 14
  17. 15
  18. 16
  19. 17
  20. 18
  21. 19
  22. 20
  23. 21
  24. 22
  25. 23
  26. 24
  27. 25
  28. 26
  29. 27
  30. 28
  31. 29
  32. 30
  33. 31
  34. 32
  35. 33
  36. 34
  37. NOTA DELL’AUTORE
  38. Copyright