Confessioni di un ciclista mascherato
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Confessioni di un ciclista mascherato

  1. 276 pagine
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Confessioni di un ciclista mascherato

Informazioni su questo libro

L'autore di questo libro è un corridore di alto livello, che ha preso parte con successo a tutti i grandi Giri - Francia, Italia, Spagna -, alle Olimpiadi e a tutte le classiche più importanti. Ha raccontato la sua storia ad Antoine Vayer, ex allenatore professionista, ora giornalista di spicco, già collaboratore di Le Monde e Libération, considerato uno dei più grandi conoscitori di questo mondo. Il motivo per cui il ciclista deve restare anonimo è facile: è ancora in attività e non vuole restare disoccupato. Perché quel che racconta non fa piacere a nessuno.
Un girone infernale, così viene descritto il sistema del ciclismo professionistico. Il carrozzone festante delle gare, i tifosi lungo le strade e tutta l'epica che accompagna le tappe sono solo uno scenario, dietro cui si svolgono i veri giochi. Molto di quello che va in scena è concordato, sia all'interno delle squadre che tra corridori di squadre avversarie. I ruoli, dal leader al gregario alla nuova promessa, e a volte i risultati, sono spesso assegnati preliminarmente e ben poco è lasciato al caso. I ciclisti, vittime e complici di questo sistema, sanno che la carriera ad alti livelli dura poco, un anno vale due per loro, e che non ci vuol molto a venire estromessi dal gioco e perdere valore. Per questo la concorrenza è spietata e ogni atleta è disposto a qualunque sacrificio per restare al top. Vita famigliare, divertimento, vacanze, amicizie, la vita del ciclista è una rinuncia continua. Compresa la salute, perché il doping è dato per scontato da tutti, ciclisti, manager, sponsor. Sono gli stessi che, quando qualcuno viene beccato, gridano allo scandalo.
Non lascia nulla all'immaginazione, l'autore. Con aneddoti personali e una scrittura diretta che chiama le cose con il loro nome, prende forma un mondo oscuro fatto di scommesse, compravendite - si impara anche a leggere certi gesti che si vedono tra i ciclisti nelle grandi gare - enormi e non sempre puliti giri di soldi, egoismi, ipocrisie, invidie. E molta paura.

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Informazioni

Anno
2017
eBook ISBN
9788858516713
Print ISBN
9788856657302

La Francia lava più bianco

I medici di federazione sono i peggiori. Sono lì dalla notte dei tempi. Passerò sotto silenzio, per il momento, le relazioni con il dottor Zorzoli, che è almeno riuscito a farsi cacciare via, ma con eleganza, dall’Unione ciclistica internazionale. Lui sì che ne sa di cose! Ma anche noi. Siccome questo libro uscirà prima in Francia, faccio riferimento a Madiot. Restiamo francesi! Ma attenzione, altrove è più o meno la stessa cosa, cambia solo il casting.
La Francia, con i suoi dirigenti, tutti ex corridori, che da trent’anni attraversano ogni tempesta, dal 1998 lava più bianco del bianco dando innumerevoli dimostrazioni di purezza. La sua federazione ha un giovane presidente, che sogna di essere il prossimo presidente dell’Unione ciclistica internazionale. Per il momento, è solo il presidente dell’Unione europea di ciclismo. Come Platini alla UEFA, in un certo senso. È un bretone di Bretagna, là dove si allevano i maiali. Perché del maiale non si butta via niente. Contrariamente a Platini, non penso che abbia praticato molto il suo sport. È un eletto che sta facendo anche una carriera politica. In ogni caso, sigla notifiche ai corridori francesi se i loro tassi sanguigni sono sospetti. È al corrente di tutto ciò che succede, così come il direttore tecnico nazionale e il presidente della Lega, l’inamovibile Madiot.
È su impulso francese che è stato creato il Movimento per un ciclismo credibile (MPCC) che tutte le squadre lasciano, come i topi abbandonano una nave. L’MPCC è tutto un programma. Uno dei suoi cavalli di battaglia è la medicina del lavoro. Detto per sommi capi, se ne frega della salute del corridore in generale, ma se certi parametri sono stati messi a soqquadro perché si sono prese sostanze dopanti come i corticosteroidi iniettati, si dice che sono anormali. Fa bene a tutto il teatro dare l’impressione di lottare. Ma attenzione! Non si punisce chi imbroglia. Gli si manda una “notifica di controindicazione medica alla pratica del ciclismo, ciò in applicazione del regolamento FFC sulla sorveglianza medica regolamentare”, firmata dal presidente. Il corridore deve restituire la licenza, come si fa quando si toglie una patente, ma per non più di quindici giorni, perché viene di nuovo sottoposto a test subito dopo, ben sapendo con cognizione di causa che i suoi tassi di cortisolemia bassi in modo anormale saranno risaliti, naturalmente… o artificialmente. Per farla breve, gli si dice: «Torna a casa e ricarica i tuoi tassi, sei in pericolo! E anche noi, se non facciamo finta di agitarci. Fa bene alla tua salute e alla nostra! Alla tua! Sei tu che paghi!».
Tra molte squadre si è instaurata una sorta di accordo: convengono che è meglio non esagerare con i corticosteroidi, perché comunque rischi di finire nei casini! Ci si dopa perché gli altri si dopano. Se non si dopano, allora si fa la stessa cosa. Ora, chi controlla tutto questo e passa le carte al presidente perché le firmi? Un altro bretone, il medico della federazione che è stato nominato in seno al gruppo di lavoro interministeriale “Medicina dello sport e lotta antidoping” nel settembre del ’98, in seguito al caso Festina, dopo essersi fatto le ossa nella Mutuelle de Seine-et-Marne, attiva dal 1995 al 1998.

Bicicleptomania

Ahimè, pochi giorni dopo, era costretto a dimettersi. Si era scoperto che aveva prescritto dei corticosteroidi a un corridore, nonostante figurassero sulla lista dei prodotti proibiti. Lui non ha negato, si è limitato a spiegare che il suo atto era giustificato da un punto di vista terapeutico. Quindi, da allora, non si proclama più promotore della lotta antidoping, ma ora veglia sulla salute prescrivendo delle sospensioni per controindicazione alla pratica sportiva se certi valori ematologici non sono buoni. Lui rappresenta la salute. A vedere cosa produce il suo lavoro sul campo viene da scuotere la testa. Ma sentite piuttosto questa storia.
Cinque anni fa i doganieri hanno perquisito un autobus, proprio prima dell’inizio di un Tour de France. È una cosa consueta, talmente frequente da diventare stancante.
Ma, quando si sa di non essere coinvolti, più che preoccupati si è curiosi delle disgrazie altrui. Allora sono andato a trovare i bravi francesi per farli cantare e scoprire cos’era tutta quell’agitazione. Durante la presentazione delle squadre, uno di loro se ne stava piuttosto livido in un angolo.
«Hai qualche problema, ragazzo mio? Sei molto pallido e nervoso, invece dovresti sorridere perché c’è la presentazione delle squadre. Domani per voi è un gran giorno, inizia il Tour!»
«Eh, però io e un mio compagno ci siamo fatti un buon vecchio corticosteroide… per curarci le ginocchia, ovviamente…»
«Ovviamente…»
«Ma abbiamo ricevuto una telefonata di Rompicoglioni, il medico federale. Anche se è un amico, non è andata bene. Il nostro tasso di cortisolemia è crollato, non potremo fare il nostro lavoro, ha detto con la sua vocina melliflua. Ci imporrà una sosta di quindici giorni per motivi di salute! In realtà, ho paura che non potremo fare il Tour.»
«Che ipocriti! Però lo sei un po’ anche tu, no? La salute è l’unica scusa che hanno trovato per impedire che si parli di imbrogli… Sono gli stessi che dicono che il doping non rientra nelle loro competenze.»
«È davvero una brutta situazione, un usciere è venuto a portarci la notifica firmata dal presidente della federazione francese, per coprirsi, come dice Rompicoglioni!»
«E allora perché siete ancora qui? Non siete andati a casa a riposarvi per tornare in salute?»
«Be’, sai, in via eccezionale ci ha autorizzati a fare un altro test domani mattina.»
«Non è normale, siete fortunati! Immagino che sia per via della vostra notorietà, giusto?»
«Non so. Cosa possiamo fare?»
«Sai bene che non c’è nessun problema, il vostro tasso di cortisolemia sarà risalito… Altrimenti va’ dal tuo medico e digli che tasso vuoi avere domani mattina. Per lui sarà uno scherzo, ci sa fare, sa giocare con i tassi al momento del controllo, no?»
Il giorno dopo, alla partenza, era lì, l’ho rivisto.
«Allora, dormito bene?»
«No, eravamo preoccupati nonostante l’aiutino.»
«Sì, ma il controllo del controllo?»
«Nessun problema! Pulito, chiaramente. Abbiamo ricevuto un sms da Rompicoglioni: “Tasso di cortisolemia ok. Ok per la partenza del Tour!”. Siamo coperti.»

Radio Plotone

Il problema è che io mi sono “lasciato” sfuggire la cosa con i miei compagni, ovviamente a portata d’orecchi di qualche francese scelto apposta. Tutti i francesi si guardano in cagnesco. Ma per Madiot, così come per gli altri direttori sportivi francesi, essere il primo francese al Tour o fare un exploit con un rischio minimo è sufficiente, è meglio che vincerlo: perché arrivare in maglia gialla a Parigi sarebbe davvero troppo losco.
Quel che doveva succedere successe. Il giochino del “perché loro sì e noi no?” è cominciato. È stato un fuoco d’artificio blu, bianco e rosso. I corridori che credevamo troppo vecchi ci hanno dato dentro alla grande, dietro i loro portabandiera. La storia non è finita lì. All’indomani della giornata di riposo ho rivisto il tizio “coperto”, che non riusciva più letteralmente a pedalare e se ne stava con i calzini che parevano di piombo in mezzo al gruppo anche quando quello non andava granché forte. Era contrito, è la parola giusta. Il suo compagno nella stessa situazione aveva semplicemente rinunciato. Ci si può anche mostrare solidali nella sventura. Una forma di complicità si è insediata e ha rafforzato i nostri legami. Il tutto mi sarebbe servito per Radio Plotone, di cui gestivo le frequenze, anche se a tutti la loro cazzata era sembrata benigna, e loro due non meritevoli di biasimo.
«Cosa succede, non sei in forma?»
«Be’, non voglio farla lunga, il fatto è che mi vergogno, mi sento un idiota. Sono coperto, ma non riesco ad approfittarne. E la sai la cosa più forte? Sono fregato. L’altro ieri, verso le undici di sera, ho ricevuto un’altra telefonata di Rompicoglioni.»
«Voleva fermarti un’altra volta per la tua salute?»
«No, mi ha buttato lì: “Ciao, volevo solo avvisarti che domani c’è un nuovo controllo FFC della cortisolemia nella giornata di riposo”.»
«E allora?»
«Ho detto ok, ma perché mi telefoni per avvertirmi? Mi ha risposto: “Avete rifatto qualcosa? Sei sempre compromesso? Perché se avete rifatto qualcosa, sei ancora in tempo per dirmelo e modificare il controllo. Possiamo evitare di venire da te!”»
Per farla breve, grazie alla loro storia, quell’anno abbiamo letto meglio la gara dei francesi. Se Rompicoglioni li aveva avvertiti, doveva essere lo stesso per gli altri, no? È allora che, al termine di tre settimane di Tour, ai piedi dell’ultimo colle, siamo rimasti stupefatti. Sei corridori della stessa squadra francese, di solito sempre indietro in alta montagna, facevano parte dell’ultimo gruppo ed erano tutti scoppiettanti. Dopo cinque ore di sforzi e tre scalate e discese nelle gambe, c’erano ancora quasi tutti! Uno di loro ci ha persino fregato il traguardo di prestigio! Che incredibile rinnovamento! Una cosa mai vista! Per un pelo il loro leader non ci ha scippato l’alloro del podio!
La mattina di quella tappa, da perfetto ipocrita, ero andato a trovare uno dei suoi gregari per congratularmi per il loro Tour, mentre il leader era ancora in giallo, il che era incredibile. Sapere il francese serve.
«Complimenti, dimmi un po’!»
«E non hai ancora visto tutto! Ci ha detto che se è come in questi giorni, e non c’è ragione per cui debba cambiare, visto com’è sicuro di sé, la maglia gialla la riporterà a Parigi!»
Però non l’ha mica riportata! E non può più riportarla. Altrimenti ci sarà da ridere. Radio Plotone ha i suoi archivi.

O la va o la spacca?

Alcuni francesi vengono a chiederci consiglio. Andrà bene? O andrà male? Parlano dei controlli, ovviamente, e dei dosaggi di cortisone, di ormoni della crescita, di testosterone ecc. Se vuoi imbrogliare, devi prevedere tutto in anticipo e non farlo quando sei troppo vicino alla partenza. Poi devi eliminare per bene, sudare, pedalare molto, perché l’organismo metabolizzi il prodotto. È quando il prodotto viene assimilato che i tassi non sono più né troppo bassi né troppo alti ma proprio al livello giusto a cui devono trovarsi per fare contenti gli ispettori. Gli scienziati parlano di “finestre di individuazione” del prodotto. Quindi bisogna evitare di lasciarle aperte, e fare bene i calcoli perché nessuno ci controlli quando sono open. È questione di ore. Sappiamo tutti che non cercano il prodotto o la molecola dopante, così come Rompicoglioni, che copre sciovinisticamente le sue pecorelle, non si occupa di doping ma della salute, di un tasso. Giusto la reazione dell’organismo in relazione al prodotto iniettato. Il tasso di ipocrisia e di corruzione legato alle connivenze (perché ci si tiene tutti per i cojones, è risaputo) è altissimo! A proposito di tassi e di imbrogli associati, esiste un’altra storia, recente, sul medesimo registro, con lo stesso medico francese.
Nel giugno 2015, il tizio che tre mesi più tardi sarebbe diventato campione del mondo Under 23 in una squadra bretone, figlio di un direttore sportivo di un’altra squadra del World Tour, ha avuto un problema proprio alla vigilia del campionato di Francia.
Il medico federale bretone, evidentemente, non ha tenuto a mente gli insegnamenti del passato e può sempre sistemare le cose. Ha prontamente risolto il problema. Il corridore è stato convocato dal suo direttore tecnico nel primo pomeriggio. Il controllo della federazione francese, quella stessa mattina, aveva rilevato un tasso anormalmente basso, che avrebbe dovuto impedirgli di partire. Era a meno di 30, mentre la norma minima è a più di 80. Tutto a posto. Il buon dottore l’ha autorizzato a partire. Per quale motivo? Sarebbe simpatico se ce lo dicesse.
Questo Rompicoglioni ce li rompe veramente. Segreto professionale? Lo credo bene! È trasparente come il fango. Aspettiamo solo una cosa, noi corridori: la trasparenza! Così permette al francese di battere i nostri cuccioli tre mesi dopo al Mondiale! Suo padre è direttore sportivo e allenatore di un’altra squadra. I cani non partoriscono gatti, si sa, ma comunque! Da anni i francesi sono regolarmente campioni del mondo nelle categorie Juniores e Under 23. Dopo, raggiungono il limite massimo. Non vorranno per caso dirci che è colpa degli stranieri che barano e vengono coperti a casa loro!
I francesi non sono amati perché alcuni di loro superano i limiti. Non sono chiari. Fuggono, non si assumono le loro responsabilità. Neanche noi, ma almeno non facciamo finta di farlo. Stiamo zitti o mentiamo in un modo che non inganna nessuno tranne il nostro pubblico, che se ne frega.
Al Tour de France 2015, un altro francese di quella generazione Under 23 piena di belle speranze, da “Ne vedrete delle belle!”, ha evitato per un soffio di finire in tribunale. Nel suo organismo sono state trovate tracce – infinitesimali, beninteso – di ormoni femminili. Roba che non doveva esserci, nel corpo di un maschio. Sulla stampa non è uscito nulla: incredibile, eh? Avrebbe dovuto ricevere almeno un’ammonizione, invece no, le autorità sportive devono aver pensato che una sanzione fosse sproporzionata! La cosa ha fatto il giro del mondo al più alto livello. È andata, viva la Francia! I Giochi Olimpici del 2024 si avvicinano. Non bisogna fare cilecca.
Dei modelli di virtù ci diranno che ci sono diverse ipotesi per spiegare questa presenza femminile nelle urine di un maschio. Una indica l’intenzione di imbrogliare ma, siccome ne esistono altre, si preferisce scegliere quelle. In più, quel francese è il tipo di persona che, dopo una delle clamorose vittorie che hanno fatto la sua gloria e la sua fortuna, ti telefona alle 3 del mattino completamente stressato per chiederti se le dosi limite di efedrina + caffeina passano o no nei tassi. Finirà male, il ragazzo. Questo è sicuro. La va, d’accordo, ma anche la spacca. Non sarà sempre coperto. O almeno si spera. È avvisato.

L’angoscia della vittoria

D’altronde, al momento di festeggiare la propria vittoria, molti sono ben lungi dallo sfoggiare la gioia e la serenità che ci si aspetta da un vincitore. Basta guardare il viso degli ragazzi sul podio: inquieti, nervosi, solcati di rughe. Certi perdono il faccino liscio da bebè, invece di essere raggianti e di saltare dalla gioia. Corrugano le sopracciglia, preoccupati. È la paura del gendarme a posteriori, che impedisce di avere un sorriso ampio e sincero ai vincitori? Sì. L’ultimo francese campione del mondo senior, Laurent Brochard, era stato coperto con un’ordinanza retrodatata dopo che aveva preso della Lidocaina, ma è successo nel 1997. Si presume che i tempi siano cambiati. Brian Cookson, il nuovo presidente dell’UCI, protegge i suoi pupilli inglesi? Il president...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. CONFESSIONI DI UN CICLISTA MASCHERATO
  4. I cani non partoriscono gatti
  5. Un anno = due anni
  6. La mia bottega
  7. Bici e baci
  8. Uccidere il padre
  9. Protocolli
  10. L’Italia farà da sé!
  11. L’essenza della mafia
  12. La giostra
  13. Passione o mestiere?
  14. Precarietà dell’impiego
  15. Forza di vendita
  16. Cosa c’è di nuovo, dottore?
  17. Lo chef
  18. La Francia lava più bianco
  19. Il nastro salvabuco del doping
  20. Tic-Tac
  21. Management
  22. Trafficone
  23. La caffeina? Tutta salute!
  24. Hold-up
  25. Doping meccanico
  26. I nuovi virtuosi
  27. Stage in quota
  28. Multinazionale, monoculturale
  29. L’allenamento
  30. “Tapamaloku”
  31. Parole chiave
  32. Tutti in riga
  33. Radio Plotone
  34. Festina 1998: e uno, e due, e tre… zero
  35. Lance
  36. La “veloruzione” Sky
  37. Il rinnovamento?
  38. Scalatore, passista, velocista?
  39. I vecchi tengono le redini
  40. “Il” Tour de France
  41. Primo potere, altro che quarto
  42. Riconversione
  43. Sesso
  44. ADAMS senza Eva
  45. No future?
  46. Copyright