Tornano i personaggi di Vorrei che fossi tu La prima vacanza da sola con il proprio ragazzo è il sogno di tutte, ma per Bea la settimana in tenda con Andrea si è rivelata un vero disastro. Non sa nemmeno bene il perché, eppure in Corsica sono nate delle incomprensioni e, tornati a casa, i due ragazzi si sono allontanati. Per fortuna lei può aggrapparsi ai suoi storici amici e ai suoi amati libri. E quando per caso entra in Mitubùk, una community di lettori che si scambiano pareri e consigli, conosce un misterioso utente che, guarda caso, le ricorda tanto Emanuele, il ragazzo conosciuto a una festa in discoteca...
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Bea, con un abitino rosso, scollato a barchetta e le maniche trequarti, si dedicò agli ultimi dettagli per la cena con nonna Lia e i suoi genitori.
Il cellulare squillò con una notifica. Era E.B.
E.B: Ciao, sei incasinata?
Bella: Un po’, sto preparando la tavola per la cena con gli apostoli
. Come va?
E.B: Dopo hai un po’ di tempo?
Bella: Sì, me lo ritaglio.
E.B: Ho bisogno di te.
Bea rimase senza fiato.
Bella: Anch’io.
E.B: A dopo, allora.
Zampettò verso la sala da pranzo. Mentre Diego cucinava il pesce, lei e la madre apparecchiarono la tavola con i piatti rossi della festa.
Per un attimo Bea si fermò a guardare suo padre chino sui fornelli, sua madre che piegava i tovaglioli in modo artistico, e chiuse gli occhi, cercando di imprimersi addosso, come un tatuaggio, l’atmosfera che da sempre l’aveva fatta felice. Era felice ora?
Forse sì.
Suonarono alla porta.
«Nonna!» urlò Bea, andandole incontro sul pianerottolo. Si lanciò a darle un bacio, inebriata dalla guancia che sapeva di cipria e dai capelli che emanavano profumo di lacca.
La nonna, fresca di parrucchiere nonostante il probabile pomeriggio trascorso a cucinare, allontanò bonariamente Bea col gomito, visto che le mani erano impegnate a tenere la teglia di lasagne. «Sciocchina, i capelli!»
«Ma se sei meravigliosa!» esclamò Bea. «Anzi, una gran gnocca.»
«Ma che parole dici, pensa te!» esclamò la nonna Lia, scandalizzata.
«Eh, lo so che ti fai sempre bella per il signor Nardo, tu!»
«Basta, Bea! Lascia entrare la nonna!» la redarguì Eleonora in un raro slancio di difesa materna. Le due donne non andavano molto d’accordo, ma a Natale si firmava una sorta di armistizio.
Bea scherzava: adorava usare parole un po’ forti con sua nonna, attentando alla sua educazione all’antica.
La nonna, passando accanto alla nipote, sussurrò a denti stretti: «Comunque io e il signor Nardo siamo solo amici, due vedovi che si fanno compagnia».
«Eh! Come no!» rispose Bea, mulinando una mano in aria.
«Beeeeeaaa!» la sgridò di nuovo Eleonora.
Nonna Lia posò la teglia sul tavolo della cucina. Era una cuoca sopraffina e Bea attendeva sempre con ansia i suoi piatti succulenti.
Diego emerse dai vapori dei fornelli trasportando un vassoio con quattro calici di prosecco. «Alla famiglia Zanardi!» esclamò, alzando il suo calice.
«…E Menegatti» puntualizzò nonna Lia.
«Certo. E Menegatti.»
La nonna sfoderò un sorriso soddisfatto.
«Cin cin!» dissero in coro.
Bea mandò giù il prosecco lasciandosi accarezzare la gola dalle bollicine dolci, dal sapore fruttato, dal fresco dell’ambrosia che divenne subito fuoco in pancia. Quello era uno dei vantaggi del diventare grandi: concedersi ogni tanto un brindisi frizzante.
PLIN. Bea si allungò verso il cellulare sulla credenza, accorgendosi che le gambe avevano già accusato il vino. Sorrise tra sé, per poi tornare subito seria una volta letto il mittente del messaggio.
Andrea: Buon Natale, Bea.
Rimase senza parole, la mente troppo incasinata per formulare un qualsiasi pensiero.
Diego la riprese. «Beeea, il telefono!»
«Scusa, è solo un messaggio di auguri. Niente di importante.»
E rimise il cellulare a posto.
All’improvviso si sentì la testa anestetizzata, la lingua secca e formicolante, le voci le arrivavano lontane e rallentate, la vista era offuscata, l’ambiente deformato, come se si trovasse in una boccia di vetro.
Le sembrava di essere ubriaca, sì.
Ma non di prosecco.
Alla fine non rispose. Per tutto il tempo cercò di concentrarsi sui regali, sugli abbracci, sugli auguri, su Garibaldi che alla sera le si accoccolò sulle ginocchia mentre lei beveva una tazza di camomilla. Però il pensiero rimaneva lì, su Andrea.
«Oh, ciccia, che hai?» le chiese Diego, facendole una carezza sulla guancia.
«Niente, papà. Sarà un po’ di nostalgia» sorrise. «Hai presente l’emozione che si prova a Natale da piccoli? Ecco, mi dispiace averla persa. Mannaggia al giorno in cui ho scoperto che Babbo Natale non esisteva.»
«Se vuoi ti rispondo come ti risposi allora: se ti fa piacere che esista, continua a crederci.»
«Già.» Fece un sospiro. «Be’, io vado a nanna.»
Si alzò dal divano con Garibaldi in braccio e baciò sulla guancia papà, mamma e nonna. Poi andò in camera.
Bella: Io ci sono.
E.B: Anch’io. Ero impaziente. Mi sento incasinato, Bella.
Bella: La tua famosa decisione da prendere?
E.B: Sì.
Bella: Vorrei tanto aiutarti.
E.B: Be’, sei qui con me, ora.
Bella:
E.B: Vivere una vita che senti non tua è terribile. Sto ingannando tutti, soprattutto me stesso. Mi sembra di essere il protagonista del libro di Cameron, quando vorrebbe tanto tornare indietro dopo aver combinato il casino con John.
Bella: Allora l’hai letto!
E.B: Ma certo.
Bella: Be’, se hai già preso coscienza del tuo casino, perché non torni sui tuoi passi?
E.B: Fosse facile.
Bella: Parlane con i tuoi genitori!
E.B: Sono proprio loro il problema…
Bella: Ah, come non detto
E.B:
Mi sento imprigionato, vorrei fuggire da tutti.
Bella: … Anche da me?
E.B: Sì… Nel senso che volerei DA TE. Subito. Ora.
Bea arrossì.
E.B: Voglio vederti, Bella, parlarti di persona. Ne ho davvero bisogno. Basta comunicare così.
Bella: Sei proprio deciso…
E.B: Sì. Lo sono. È ora.
Bella: E… quando? Come? Dove sei tu?
Sussultò. Non le sembrava vero di fare domande per rend...