Dietro i suoi occhi
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Dietro i suoi occhi

  1. 360 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Dietro i suoi occhi

Informazioni su questo libro

Il thriller che ha ispirato l'omonima serie Netflix. Da quando suo marito l'ha lasciata, Louise si è dedicata interamente al figlio e al lavoro part-time che li mantiene entrambi, ma tutto cambia quando incontra David. Giovane, affascinante, di successo: Louise non si sarebbe mai sognata che un uomo così potesse essere attratto da lei. Tutto però si complica quando Louise conosce per caso la moglie di David, Adele, e diventa sua amica. Dolce, bella, elegante, Adele sembra incarnare la perfezione. Risucchiata in un gorgo di bugie e segreti, divisa tra il suo amante e la sua nuova amica, Louise dovrà trovare il coraggio di guardare dentro il matrimonio di Adele e David.
Sapendo che le verità più spaventose si annidano nella mente, dietro quegli occhi che Adele, insonne, non chiude mai.

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Anno
2017
eBook ISBN
9788858517192
Print ISBN
9788856659207

PARTE TERZA

37

Adele

Siamo due estranei che vivono nella stessa casa, attenti a evitarci. David non si sforza neanche più di mantenere la messinscena del matrimonio. Abbiamo abbandonato anche le regole minime di civiltà. Lui grugnisce in risposta alle mie domande, come se fosse incapace di comporre frasi di senso compiuto, e si rifiuta con ostinazione di incrociare il mio sguardo. Penso che stia conservando tutta la sua “normalità” per il lavoro, e quando torna a casa è troppo stanco per continuare a fingere.
Sembra più piccolo, come se si fosse ristretto. Se fossi io lo psichiatra di casa, direi che è sull’orlo di una crisi di nervi. La mia amicizia con Louise gli ha dato il colpo di grazia. No, non è esatto. È stata l’amicizia di Louise con me a sconvolgerlo. Lei era il suo segreto speciale e adesso è tutto rovinato. Si sente raggirato.
Dopo la fase dello shock iniziale, però, adesso sta arrivando la rabbia.
«Sei sicura che non sapevi chi fosse?» mi ha chiesto ieri sera, in piedi sulla soglia della nostra camera da letto, deciso a non fare un solo passo avanti. «Quando l’hai incontrata, non lo sapevi?»
«E come avrei potuto sapere che era una tua paziente?» ho risposto, gli occhi spalancati in uno sguardo innocente. Una paziente. Questa è una sua bugia. Sarà anche stato ubriaco, ma non mi ha creduto. Non sa perché, non riesce a spiegarsi come io abbia fatto, ma sa che gli sto mentendo. Il mio modo di fare lo confonde, però. Non è esattamente nel mio stile. A Blackheath il mio comportamento era stato molto più diretto, ma d’altronde quella Marianne era solo una potenziale minaccia per il nostro matrimonio. Louise, invece… Louise è la nostra unica speranza di essere ancora felici. Louise è fantastica.
Odio ammettere i miei errori, ma in effetti avevo un po’ esagerato in quell’occasione. Non avrei dovuto lasciare che la rabbia avesse la meglio su di me, almeno non in modo così teatrale, ma era una situazione diversa. E comunque, è tutto nel passato. Non mi interessa mai il passato, a meno che non possa tornarmi utile nel presente. E c’è ancora una possibilità che Blackheath possa servirmi a qualcosa, nel qual caso il mio non sarà stato affatto un errore. Il passato è effimero quanto il futuro. È tutta una questione di prospettive, un gioco di specchi. Un fenomeno complesso. Se si chiede a due persone che hanno vissuto esattamente la stessa esperienza di descriverla, le loro versioni saranno simili, ma mai identiche. La verità non è mai unica.
Povero David. Il passato lo consuma, è come una pietra legata al collo che lo spinge verso il basso, rischiando di farci affogare entrambi. Un singolo istante lo ha trasformato nel relitto umano che è adesso. Una sola notte ha causato tutti i suoi problemi con l’alcol, l’ansia costante, l’incapacità di accettare l’errore e cercare di andare avanti, per il bene di entrambi. Provare a spiegarglielo è inutile. Nessuno lo sa, nessuno lo saprà mai. In un certo senso, visto che nessuno lo sa, è come se non fosse mai successo. Se un albero cade nel bosco e nessuno lo sente…
Presto, comunque, il nostro terribile segreto sarà svelato e finalmente ce ne libereremo. David sta per confessare, lo vedo. Immagino che la prigione gli appaia una prospettiva più desiderabile di questo eterno inferno. Fa male pensare che l’uomo che amo alla follia consideri la vita insieme a me un inferno, ma devo ammettere che nemmeno per me è stata una passeggiata, soprattutto negli ultimi tempi.
Confessare, però, gli garantirà soltanto un sollievo momentaneo. Non l’ha ancora capito. Dire la verità non gli basterà per conquistare Louise. Non gli permetterà di ottenere fiducia e perdono. E lui si merita entrambe le cose. Alcuni segreti devono essere sradicati, non solo confessati. E il nostro peccato è uno di questi.
Avrei potuto fare le cose in modo più semplice. Avrei potuto lasciarli a loro stessi, e forse a un certo punto David avrebbe raccontato a Louise la verità sul nostro matrimonio e su quel momento maledetto.
Lei gli avrebbe creduto, ma lui si sarebbe sempre chiesto se non le fosse rimasto un briciolo di dubbio. Sarebbe sempre stato attento a cogliere il minimo segno di sospetto. Non c’è niente di solido in una confessione.
Alla fine dipenderà tutto da Louise. Deve ricostruire il nostro sordido passato da sola. Deve liberarci entrambi grazie alla sua totale fiducia. Mi sto impegnando perché le cose vadano esattamente così. Lo sto facendo per David, anche se lui adesso non sopporta la mia vista.
Preparo una tazza di tè e, mentre si raffredda, estraggo il piccolo cellulare dall’armadio, lo accendo e invio un messaggio a Louise.
Volevo solo dirti che qui va tutto bene. Sto cercando di comportarmi normalmente. Ho svuotato le medicine in capsula, così quando lui è qui ingerisco soltanto dei gusci vuoti. Le altre pillole le metto sotto la lingua e poi le sputo. Ho guardato nel suo studio per vedere se ci fosse una cartella su di me, ma non l’ho trovata :-( Sono contenta che tu sappia della chiave di riserva. Mi sembra folle essere preoccupata per quello che potrebbe fare D., lui si è sempre occupato di me, ma hai ragione, il mio amore non è abbastanza. Forse contatterò un avvocato per il divorzio. Ah, ti ho sognata! Eravamo insieme sull’Orient Express, una fantastica vacanza tra amiche! Dovremmo farla una volta! Baci, Adele
È un messaggio molto lungo, che spezzetto in più parti, ma voglio comunicarle che mi manca e che ho bisogno di lei. Non mi preoccupo di far sparire il cellulare. Louise risponde sempre molto velocemente.
Mi fa piacere sapere che stai bene e… Ottimo lavoro con le pillole! Ero preoccupata per te. Ho fatto un sogno in cui attraversavo la seconda porta, e mi sono ritrovata nella stanza di Adam. C’erano delle cose fuori posto, e quando mi sono svegliata e sono andata a controllare era tutto esattamente come nel mio sogno. Strano, vero? A te capita mai? Forse ero solo sonnambula. GRANDE IDEA L’ORIENT EXPRESS!
Rispondo che in effetti è strano e no, io non ho una seconda porta, forse il suo cervello funziona in modo diverso dal mio. Le mani mi tremano mentre compongo il messaggio. Un’improvvisa scarica di adrenalina mi attraversa. Le sta già succedendo! Ancora non ha capito esattamente cosa sta facendo, ma sta bruciando le tappe. È velocissima. Un talento naturale. Devo darmi una mossa, adesso le cose non sono più totalmente sotto il mio controllo.
Darò di nuovo un’occhiata nel suo studio. Ma dove può essere la mia cartella? Devo andare. Stai bene. Baci, Adele
Non ho tempo di mettermi a chiacchierare via sms con lei adesso. Non riesco a contenere l’eccitazione. Con l’ultimo messaggio, però, spero di averla un po’ intrigata. Un altro minuscolo seme piantato nel suo cervello per infuocare le sue sinapsi, anche se la risposta è così fottutamente ovvia che solo un idiota non la capirebbe. Cosa penserà delle mie facoltà intellettive? Povera Adele. Così dolce e gentile, e al tempo stesso ingenua e sciocca. Questo è quello che pensa di me, senza dubbio.
Se solo sapesse.

38

Louise

Abbiamo trascorso una bellissima giornata nei boschi e poi al parco-avventura. L’aria aperta ci ha fatto proprio bene e siamo tornati a casa con il sorriso sulle labbra. Sono felice di aver sentito Adele stamattina, almeno so che le cose non sono peggiorate. Per fortuna ha smesso di prendere quelle pillole, farebbero male anche a una mente sana.
Passare qualche ora senza preoccupazioni mi ha rasserenato, e sto ancora sorridendo mentre rovisto nella borsa in cerca delle chiavi. Non sarà stato bello come la Francia, il mare e le lumache, ma so ancora far divertire il mio bambino. Abbiamo inscenato Doctor Who tra gli alberi. Adam naturalmente voleva essere il dottore, e io ero la sua fedele compagna. Gli alberi erano una razza aliena venuta sulla Terra per distruggerci, ma a un certo punto – sono certa che nella mente di Adam la cosa aveva un senso – abbiamo dovuto salvarli ed è tornata la pace. Eravamo pronti per un’altra avventura. Prima, però, ci siamo fermati per una pausa rinvigorente a base di gelato: Adam è convinto che sia l’unica cosa che il Dottor Who e la sua amica mangiano quando sono in viaggio, e non ho voluto contraddirlo. Ho dovuto fare uno strappo alle regole della dieta, ma direi che a farmi dimagrire ci pensa già lo stress di questi giorni. E poi, era così buono… La mia vita ha riacquistato sapore.
«Dov’è il mio portachiavi?» chiede Adam, leggermente deluso. «Avevi detto che l’avresti usato oggi.»
«Scusa, tesoro, la mamma è un po’ sciocca e l’ha dimenticato» rispondo. È ancora sul tavolino in salotto, dove l’ho lasciato ieri sera. Mi sono distratta pensando al sogno e l’ho scordato. «Lo attacco alle chiavi appena entriamo.» Gli scompiglio i capelli con un sorriso, ma sono delusa da me stessa. Come ho potuto dimenticarlo? Il suo regalo per me. L’unica persona al mondo che mi ami incondizionatamente mi fa un regalo e io lo dimentico.
Adam si mette tranquillo a giocare con il vecchio iPad di suo padre e io inizio a trasferire il mio mazzo di chiavi sul suo portachiavi. Soltanto allora realizzo che ho ancora le chiavi della clinica. Il cuore mi balza in petto. Se David avesse una cartella su Adele non la terrebbe a casa. La porterebbe in ufficio, l’unico posto dove lei non potrebbe trovarla.
Io sì però. Se solo ne avessi il coraggio.
Fisso le chiavi. Potrei entrare senza che nessuno se ne accorga. Conosco il codice dell’allarme, potrei farlo stasera stessa. Mi viene la nausea al solo pensiero, ma avverto anche una scarica di adrenalina. Devo sapere. Adele deve sapere. E poi glielo devo, dopo tutto quello che le ho fatto, anche se lei fortunatamente non sa che pessima amica io sia.
Adam è assorbito dal gioco, ancora stanco per la vacanza e per la giornata al parco, quindi sgattaiolo fuori dall’appartamento e vado a bussare alla porta di Laura.
«Ehi» dice con un gran sorriso, mentre il suo enorme televisore mi abbaglia. «Ciao, Louise. Cosa posso fare per te? Vuoi entrare?» Mi piace Laura, anche se di recente non l’ho vista molto. Provo una fitta di imbarazzo al pensiero che probabilmente mi ha sentita litigare con David l’altra sera.
«Ciao, Laura. Mi chiedevo se potessi fare da baby-sitter a Adam per stasera. So che non ti ho dato nessun preavviso, mi dispiace, ma è una cosa dell’ultimo minuto.»
«Un appuntamento?» chiede, con un sorrisetto d’intesa.
Annuisco. È una pessima idea. Adesso dovrò mettermi in ghingheri per introdurmi di notte nel mio vecchio ufficio. Mentre contemplo la possibilità di farlo davvero, una parte di me desidera che Laura mi dica di no.
«Certo» risponde, e io maledico la mia impulsività. «Non voglio ostacolare il corso del vero amore, o anche solo una bella nottata. A che ora?»
«Verso le otto?» Dovrò perdere un po’ di tempo in giro, ma se le dicessi più tardi suonerebbe molto strano. «Va bene? Sarà già a letto a quell’ora e, lo conosci, non si sveglia mai.»
«Davvero, non c’è problema» mi rassicura. «Non avevo programmi per la serata.»
«Grazie, Laura. Sei fantastica.»
Ci siamo, allora. Lo faccio.
La tensione aumenta con l’avvicinarsi dell’ora. Sono agitata, non riesco a smettere di pensare a tutte le cose che potrebbero andare storte. Potrebbero aver cambiato il codice di accesso, anche se mi sembra improbabile: è lo stesso da quando ho iniziato a lavorare lì, e nel frattempo sono cambiati diversi membri dello staff. In più, per quanto ne sa il dottor Sykes, potrei tornare al lavoro tra un mese. Perché dovrebbe preoccuparsi che io possa entrare? Alle otto e un quarto, però, quando Laura si è spostata a casa mia e io sono uscita in strada, ho ancora qualche dubbio. Forse non dovrei farlo. Se qualcuno mi scoprisse, potrei finire in guai seri. Poi penso alle pillole. E allo stato in cui era Adele quando sono andata a casa sua. Lei potrebbe trovarsi in guai ben più seri, se non faccio niente.
È ancora presto, non posso andare direttamente in clinica. Mi fermo in un ristorante italiano sulla Broadway, mi siedo in un angolo appartato e ordino un piatto qualunque, che non ho nessuna voglia di mangiare. Ho lo stomaco annodato per l’ansia, ma mi costringo a mandare giù metà del risotto. Accompagno il tutto con un generoso bicchiere di vino rosso, che spero mi aiuti a rilassarmi. Non funziona. Dopo averlo finito, sono ancora perfettamente sobria.
Alle dieci sono costretta a uscire, quindi vago ancora un’ora per le strade, fumando la sigaretta elettronica fino a farmi bruciare la gola. Provo a concentrarmi. A pensare a Adele. So che devo farlo. È importante. E comunque, non sto facendo irruzione in clinica. Non in senso stretto. Ho le chiavi. Se dovesse vedermi qualcuno, Dio, fa’ che non mi veda nessuno, posso sempre dire che sono passata a riprendere delle cose che avevo lasciato lì. Certo, Louise, perché le persone che non hanno nulla da nascondere di solito ci vanno di notte e di soppiatto, nei loro vecchi uffici.
L’oscurità della strada è quasi opprimente; non si sente alcun rumore, a parte i miei passi che risuonano sull’asfalto. Quasi tutti i palazzi qui ospitano uffici. Anche se ai piani alti c’è qualche appartamento, dalle tende pesanti non filtra luce. Dovrei essere felice che nessuno possa vedermi, ma ho la pelle d’oca e mi sento come se qualcosa nell’oscurità mi stesse fissando. Lancio uno sguardo alle mie spalle, sicura che qualcuno mi stia seguendo, ma la strada è vuota.
Con le mani tremanti, estraggo le chiavi da...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. DIETRO I SUOI OCCHI
  4. PARTE PRIMA
  5. PARTE SECONDA
  6. PARTE TERZA
  7. Ringraziamenti
  8. Copyright