Il diavolo vince a Wimbledon
eBook - ePub

Il diavolo vince a Wimbledon

  1. 408 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Il diavolo vince a Wimbledon

Informazioni su questo libro

Sei pronta a stringere un patto col diavolo?
Gonnellino bianco, scarpe da ginnastica e racchetta: questa è la divisa di Charlotte Silver più o meno da quando le hanno tolto il pannolino. E infatti adesso Charlie, poco più che ventenne, è già una delle promesse del tennis mondiale. Ma quando, durante una partita a Wimbledon, costretta a indossare un paio di scarpe che non sono le sue, si rompe il tendine d'Achille, improvvisamente i suoi sogni sembrano andare in fumo.
Ed è allora che nella sua vita compare Todd Feltner: il coach dei coach, l'uomo che alleva campioni come fossero polli e che non ha mai sbagliato un colpo. Certo, è insopportabilmente arrogante, crudele e sadico, e sottopone i suoi atleti a sacrifici pazzeschi. Ma Charlie sa che farsi allenare da lui vuol dire tornare a vincere.
E così, per lei non c'è altra scelta che stringere un patto col diavolo. Peccato che il diavolo abbia una filosofia: non si vince restando buoni. Dunque addio alla vecchia Charlie, e largo alla nuova: nuovo look, nuova immagine, nuove frequentazioni. Nuovi flirt - ovviamente pilotati da Todd. Ma sarà disposta Charlie a rinunciare a se stessa per rincorrere il suo sogno? Soprattutto quando comincia a innamorarsi di qualcuno che Todd non approverebbe mai...
Scoppiettante come Il diavolo veste Prada, l'atteso ritorno di Lauren Weisberger è un'irresistibile commedia piena di personaggi indimenticabili e dialoghi frizzanti, oltre che una divertentissima esplorazione di un mondo sempre più glamour e scintillante: quello del tennis.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Il diavolo vince a Wimbledon di Lauren Weisberger in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati nelle sezioni relative a Letteratura e Letteratura generale. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

1

Non sono sempre fragole e panna

Wimbledon, giugno 2015

Non capita tutti i giorni che una signora di mezz’età, con uno chignon impeccabile e l’uniforme di poliestere viola, ti ordini di alzare la gonna. La voce della donna era asciutta, con un limpido accento britannico. Pura efficienza.
Dopo un’occhiata a Marcy, la sua allenatrice, Charlie sollevò l’orlo del gonnellino bianco a pieghe e aspettò.
«Più su, per favore.»
«Le assicuro che là sotto è tutto a posto, signora» replicò Charlie, il più educatamente possibile.
Gli occhi della funzionaria si strinsero in una linea d’acciaio, ma non disse una parola.
«Fin su, Charlie» disse severamente Marcy, ma era chiaro che si sforzava di non sorridere.
Charlie alzò il gonnellino fino a mostrare l’elastico dei calzoncini bianchi in lycra che indossava sotto. «Non porto biancheria ma questi hanno la doppia imbottitura. Per quanto possa sudare, non si vedrà niente.»
«Molto bene, grazie.» La funzionaria prese un appunto su un blocco. «Ora la maglietta, per favore.»
A Charlie venne in mente un’altra decina di battute (è come andare dal ginecologo ma con gli abiti sportivi, di solito non mostrava la biancheria al primo appuntamento, eccetera) ma si trattenne. A Wimbledon tutti avevano accolto lei e il suo entourage con grande gentilezza, ma non si poteva proprio dire che avessero il senso dell’umorismo.
Si sollevò la maglietta fino a coprirsi quasi completamente la faccia. «Il reggiseno è dello stesso materiale. Del tutto opaco, qualsiasi cosa succeda.»
«Sì, vedo» mormorò la donna. «C’è solo questa fascia colorata qui, in basso.»
«L’elastico? È grigio chiaro. Non sono nemmeno sicura che si possa considerare un colore» disse Marcy. Il tono era calmo ma Charlie sentì una punta di stizza.
«Sì, ma devo misurarla.» La funzionaria prese un metro giallo a nastro dal marsupio che portava sopra l’uniforme viola e lo avvolse esitando intorno al torace di Charlie.
«Abbiamo finito?» chiese Marcy, la cui irritazione ormai era evidente.
«Quasi. Dunque: cappellino, polsiere e calze sono tutti a norma. C’è un unico problema» disse la funzionaria con le labbra strette. «Le scarpe.»
«Quali scarpe?» si stupì Charlie. La Nike si era fatta in quattro per adattare le sue solite scarpe ai rigidi standard di Wimbledon. I suoi completi colorati erano stati sostituiti da indumenti bianchi: non panna, non avorio, non bianco sporco ma bianco. La tomaia in pelle era candida. I lacci erano bianchi, bianchi, bianchi.
«Le sue. La suola è quasi interamente rosa. È una violazione.»
«Una violazione?» ripeté Marcy incredula. «I lati, la tomaia, il tallone e i lacci sono completamente bianchi, come imposto dal regolamento. Il logo della Nike è perfino più piccolo di quanto richiesto. Non è possibile che le suole siano un problema!»
«Temo che zone di colore così ampie non siano consentite, nemmeno sulle suole. Il regolamento parla di una striscia di un centimetro.»
Charlie, con una punta di panico, guardò Marcy che alzò la mano. «Lei cosa suggerisce, signora? Questa ragazza deve giocare sul Centrale fra meno di dieci minuti. Mi sta dicendo che non può mettere le scarpe?»
«Certo che deve indossarle, ma secondo il regolamento non può indossare queste.»
«Grazie per il chiarimento» sbottò Marcy. «Adesso ci pensiamo noi.» Prese Charlie per il polso e la portò in una delle salette da allenamento private in fondo agli spogliatoi.
Vedere Marcy nervosa, per Charlie, era come stare su un aereo durante una turbolenza. Quando guardi gli assistenti di volo in cerca di rassicurazione, se li vedi preoccupati ti viene la nausea. Marcy era la sua allenatrice da quando Charlie aveva quindici anni, quando finalmente aveva superato in abilità suo padre. Era stata scelta tanto per la sua intelligenza quanto per il fatto che era una donna: la madre di Charlie era morta di cancro al seno solo qualche anno prima.
«Aspetta qui. Fai un po’ di stretching, mangia la banana e non ci pensare. Concentrati su come smonterai il gioco di Atherton punto dopo punto. Torno fra un minuto.»
Troppo nervosa per sedersi, Charlie camminò su e giù per la stanza cercando di stendere i polpacci. Era possibile che si stessero già contraendo? No, era impossibile. Karina Geiger, testa di serie numero quattro con il corpo di un frigorifero che le aveva procurato il poco lusinghiero ma affettuoso soprannome di Montagna Tedesca, si affacciò nella stanza.
«Tu sei al Centrale, vero?» chiese. Charlie annuì.
«È un manicomio» tuonò la ragazza con il suo forte accento tedesco. «Il principe William e il principe Harry sono in tribuna reale con Camilla, il che è strano perché non credo che si stiano molto simpatici; Carlo e Kate invece non ci sono.»
«Davvero?» disse Charlie, anche se lo sapeva già. Come se giocare sul Centrale di Wimbledon per la prima volta in carriera non fosse già abbastanza stressante, doveva affrontare l’unica testa di serie inglese del singolo. Alice Atherton era solo la numero cinquantatré del mondo, ma era giovane e già salutata come Grande Speranza Britannica, quindi tutto il paese avrebbe fatto il tifo contro Charlie.
«Sì. Anche David Beckham, ma lui va dappertutto. Non è una novità. C’è anche uno dei Beatles, qual è quello ancora vivo? Proprio non lo so. Ah, poi ho sentito che Natalya diceva di aver visto...»
«Karina? Scusa, ma stavo facendo un po’ di stretching. In bocca al lupo per oggi, eh?» Non le piaceva essere sgarbata, specialmente con una delle poche donne simpatiche del tabellone, ma non ce la faceva a sopportare altre chiacchiere. Non ne poteva più.
«Ma sì, certo. In bocca al lupo anche a te.»
Uscendo, Karina incrociò Marcy, che era ricomparsa con una borsa di tela piena di scarpe completamente bianche. «Presto» disse, tirando fuori il primo paio. «Queste sono un 41 stretto, una specie di miracolo. Provale.»
Charlie si sedette di colpo per terra – la sua treccia nera la colpì sulla guancia come uno schiaffo – e si infilò la scarpa sinistra. «Sono Adidas, Marce» obiettò.
«Non mi interessa affatto che cosa penserà la Nike se indossi Adidas. La prossima volta magari ti danno le scarpe giuste e nessuno si dovrà preoccupare. Ma ora ti metti quelle che vanno meglio.»
Charlie si alzò e fece un passo di prova. «Infila l’altra» disse Marcy.
«No, sono troppo grandi. Mi scivola il tallone.»
«Prossime!» esclamò Marcy lanciandole un’altra Adidas.
Charlie stavolta indossò la destra e scosse la testa. «Sono un po’ strette sulla punta. Già mi fa male il mignolo. Magari potrei mettere un cerotto e provare lo stesso...»
«Non se ne parla. Tieni» disse Marcy, slacciando un paio di K-Swiss e posandole ai piedi di Charlie. «Queste potrebbero andare.»
La sinistra sembrava calzare bene. Speranzosa, Charlie infilò e allacciò l’altra. Erano goffe e brutte, ma comode.
«Vanno bene» annuì Charlie, anche se aveva l’impressione di indossare due blocchi di cemento. Fece un paio di salti seguiti da una corsetta e uno scarto veloce a sinistra. «Ma sembra che siano fatte di mattoni. Sono pesantissime.»
Mentre Marcy stava tirando fuori l’ultimo paio, dagli altoparlanti sul soffitto arrivò un annuncio: «Attenzione prego. Alice Atherton e Charlotte Silver sono pregate di presentarsi al banco del torneo per essere accompagnate in campo. L’incontro inizierà fra tre minuti».
Marcy si inginocchiò e premette sulla punta della scarpa. «Qui hai spazio. Non è troppo, vero? Possono andare?»
Charlie fece un altro paio di saltelli. Erano pesanti, senza dubbio, ma erano le migliori delle tre. Probabilmente avrebbe dovuto provare l’ultimo paio, ma alzò gli occhi appena in tempo per vedere Alice, nella sua uniforme bianca, passare davanti alla porta mentre andava al banco del torneo. Bisognava muoversi.
«Andranno bene» disse Charlie sforzandosi di sembrare convinta.
Devono andar bene, pensò.
«Brava ragazza» mormorò Marcy con immediato sollievo. «Andiamo.» Marcy si mise in spalla l’enorme borsa delle racchette e uscì. «Ricorda, dai effetto alla palla, più che puoi. Lei è in difficoltà con i rimbalzi alti. Approfitta della tua statura e costringila a colpire palle alte, specialmente di rovescio. Questa partita la vinci con lentezza, costanza e perseveranza. La forza eccessiva non serve, tienila da parte per i prossimi turni.»
Charlie annuì. Si stavano solo avvicinando al banco del torneo e già le tiravano i polpacci. Il piede destro strusciava un po’? Sì, decisamente. Le sarebbero venute le vesciche, senz’altro.
«Credo che sarebbe meglio provare quell’ultimo...»
«Charlotte?» Un’altra funzionaria di Wimbledon, anche lei in completo di poliestere viola, la prese per il gomito e l’accompagnò per gli ultimi dieci passi. «Prego, una firma qui... grazie. Signor Poole, le signore sono pronte per essere accompagnate al Campo Centrale.»
Charlie e la sua avversaria incrociarono lo sguardo per un istante e si scambiarono un cenno della testa. Un piccolo cenno. L’unica altra volta che si erano incontrate era stato a Indian Wells, due anni prima, e Charlie l’aveva battuta per 6-2, 6-2.
Tutto il gruppo (Charlie, Marcy, Alice e la sua allenatrice) seguì Poole nella galleria che portava al più celebrato campo da tennis del mondo. Sulle pareti c’erano enormi fotografie lucide in bianco e nero delle leggende del tennis che erano tornate vittoriose dal Campo Centrale: Serena Williams, Pete Sampras, Roger Federer, Maria Sharapova, Andy Murray. Chi stringeva la coppa, chi la baciava; chi lanciava in aria la racchetta, chi alzava i pugni al cielo. Esultavano. Tutti vincitori. Anche Alice guardava le foto, prima di arrivare alla porta che le avrebbe condotte al centro della scena.
Una stretta all’avambraccio da parte di Marcy riportò Charlie al presente. Prese la borsa e se la mise in spalla come se fosse stata leggerissima, anche se dentro c’erano sei racchette, un rotolo di grip, due bottiglie di Evian, una di Gatorade, due completi identici a quello che indossava, un altro paio di calzini, polsiere, nastro kinesiologico per la spalla e il ginocchio, cerotti, un iPod, cuffie esterne, due visiere, lacrime artificiali, una banana, un pacchetto di Emergen-C e la foto plastificata e solitaria di sua madre, che abitava nella piccola tasca laterale e che assisteva a tutti gli allenamenti e ai tornei di Charlie.
Marcy e l’allenatrice di Alice andarono a sedersi ai loro posti. Anche se le due giocatrici entrarono in campo nello stesso momento, il pubblico esultò molto di più per Alice, la beniamina di casa. Ma non importava molto per chi esultavano: il cuore di Charlie accelerò come sempre prima di un incontro, importante o meno. Solo che stavolta avvertì anche un formicolio nel petto, uno sfarfallio di ansia ed euforia talmente forte che temette di sentirsi male. Il Campo Centrale di Wimbledon. Si concesse un rapido sguardo alle tribune, un istante per assorbire tutto. Folle di persone eleganti che applaudivano educatamente, in piedi. Bicchieri di Pimm’s. Fragole con panna. Cappellini con pizzi e velette. Aveva già giocato nel torneo di Wimbledon prima, per cinque fantastiche volte, ma questo era il Centrale.
Quelle parole continuavano a risuonarle nella mente, anche se lei cercava in tutti i modi di concentrarsi. Di solito la routine una volta arrivata alla sua sedia l’aiutava: la borsa delle racchette in una certa posizione, le bottiglie allineate, la polsiera ben sistemata. Faceva quelle cose sempre nello stesso ordine, ma oggi non riusciva a concentrarsi. Oggi notava tutti quei dettagli che sarebbero dovuti restare sullo sfondo: la telecronista sportiva che continuava a ripetere alla telecamera il nome della sua avversaria; l’annunciatore dell’incontro che presentava il giudice di sedia; ma soprattutto il fatto che i calzini scivolavano nelle scarpe, cosa che non succedeva mai quando indossava le sue solite. Aveva esperienza sufficiente per sapere che nessuno di questi era un buon segno: non riuscire a controllare i pensieri prima di un incontro non portava niente di buono, ma non ce la faceva proprio a isolarsi da tutti gli stimoli.
Il riscaldamento passò in una nebbia confusa. Charlie respinse distrattamente i diritti e i rovesci di Alice, le servì volée e smash su palle alte. Entrambe arretrarono per provare qualche servizio. Alice sembrava rilassata e a suo agio; le sue gambe snelle si muovevano fluidamente sul campo, il busto stretto, da ragazzo, si torceva senza sforzo per raggiungere la palla. A Charlie venivano i crampi solo a guardarla. Anche se le scarpe nuove tecnicamente calzavano, l’arco del piede già le doleva e il tallone cominciava a sfregare. Si costrinse a tornare al presente, alla scarica di adrenalina che sentiva ogni volta che colpiva la palla per farla girare e rimbalzare esattamente come voleva. E all’improvviso stavano giocando. Aveva perso al lancio della moneta e la sua avversaria stava facendo rimbalzare la palla a fondocampo. Perché c’era stato il lancio della moneta, giusto? Sì, le pareva di sì. Perché allora non ricordava nessun dettaglio? Whoosh! La pallina le sibilò oltre la spalla sinistra come un proiettile. Non era nemmeno riuscita a toccarla con la racchetta. Ace. Primo punto dell’incontro per Alice. La folla esultò per quanto lo permetteva l’etichetta britannica.
Alice impiegò quattro minuti e trenta secondi a vincere il primo gioco. Charlie mise a segno un solo punto e solo per via di un doppio fallo di Alice. Concentrati! gridò a se stessa. Se non ti riprendi, la partita sarà finita prima ancora che tu te ne accorga! Vuoi bruciarti sul Campo Centrale di Wimbledon senza averci nemmeno provato? Come una sfigata? Sfigata! Sfigata! Sfigata!
Le urla e gli insulti mentali funzionarono. Charlie mantenne il servizio, strappandolo ad Alice. Era in vantaggio di 2-1 e sentiva che cominciava a carburare. La tensione nauseante che l’aveva disturbata prima della partita si stava trasformando in quello stato di fluida beatitudine in cui Charlie non sentiva più l’irritazione data dai calzini che scivolavano, non vedeva le facce familiari nella tribuna reale e non sentiva gli applausi e l’esultanza discreta dell’educatissimo pubblico inglese. Non esisteva niente a parte la sua racchetta e la palla, e niente importava se non il contatto fra le due, punto dopo punto, gioco dopo gioco, netto, potente, determinato.
Charlie vinse il primo set per 6-3. Era tentata di congratularsi con se stessa, ma ne sapeva abbastanza da capire che l’incontro era ben lungi dall’essere finito. Nei tre minuti prima del cambio di campo, bevve con calma un po’ d’acqua a piccoli sorsi. Anche per quello ci voleva disciplina mentale (tutto il suo corpo richiedeva a gran voce grandi sorsate fredde), ma riuscì a controllarsi. Dopo essersi reidratata e aver mangiato tre morsi di banana, rovistò nella borsa e tirò fuori i calzini...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. IL DIAVOLO VINCE A WIMBLEDON
  4. 1. Non sono sempre fragole e panna
  5. 2. Il settore amoroso
  6. 3. E non è nemmeno roba buona
  7. 4. La ventitreesima tra le migliori
  8. 5. Camere comunicanti
  9. 6. Basta con la brava ragazza
  10. 7. L’America adora i cambiamenti
  11. 8. Picchia come una ragazza
  12. 9. La Principessa Guerriera non porta ballerine
  13. 10. Limonata sul red carpet
  14. 11. Cristalli
  15. 12. Avvistata nuova coppia sexy
  16. 13. La regina del tennis
  17. 14. Il piano diabolico
  18. 15. La mattina dopo
  19. 16. Chi è più bravo a letto?
  20. 17. Come si dice “disfatta” in francese?
  21. 18. La Lindsay Lohan del tennis
  22. 19. Bono in barca
  23. 20. Passare oltre
  24. 21. Ora di andare
  25. 22. Striscia, implora, supplica e corrompi
  26. 23. Charlie Silver pronta a giocare
  27. Ringraziamenti
  28. Copyright