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- Italian
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eBook - ePub
Avvocato di difesa
Informazioni su questo libro
Mickey Haller ha passato tutta la sua vita professionale con il terrore di non riconoscere l’innocenza nel caso se la fosse trovata di fronte.
Haller è un avvocato di Los Angeles che prepara i suoi casi dal sedile posteriore di una Lincoln a nolo, mentre si sposta da un tribunale all’altro per difendere piccoli criminali di ogni tipo. Truffatori, spacciatori, magnaccia, prostitute. Un intero repertorio di squattrinati che gli garantiscono solo la sopravvivenza.
Quando un playboy di Beverly Hills, accusato di aver aggredito una donna rimorchiata in un bar, lo incarica della sua difesa, Haller ha l’impressione di toccare il cielo con un dito. Finalmente un cliente pieno di soldi, che potrà risolvere la sua situazione finanziaria. E in più l’uomo ha tutta l’aria di non aver commesso il fatto.
Ma il giorno in cui Raul Levin, un investigatore privato che lavora a stretto contatto con lui, viene trovato ucciso, Haller scopre che la sua ossessione per l’innocenza l’ha condotto a scontrarsi con un abisso di malvagità.
Un gorgo pericoloso, da cui potrà salvarsi soltanto ricorrendo a tutte le sue armi, in una ricerca mozzafiato della verità.
Haller è un avvocato di Los Angeles che prepara i suoi casi dal sedile posteriore di una Lincoln a nolo, mentre si sposta da un tribunale all’altro per difendere piccoli criminali di ogni tipo. Truffatori, spacciatori, magnaccia, prostitute. Un intero repertorio di squattrinati che gli garantiscono solo la sopravvivenza.
Quando un playboy di Beverly Hills, accusato di aver aggredito una donna rimorchiata in un bar, lo incarica della sua difesa, Haller ha l’impressione di toccare il cielo con un dito. Finalmente un cliente pieno di soldi, che potrà risolvere la sua situazione finanziaria. E in più l’uomo ha tutta l’aria di non aver commesso il fatto.
Ma il giorno in cui Raul Levin, un investigatore privato che lavora a stretto contatto con lui, viene trovato ucciso, Haller scopre che la sua ossessione per l’innocenza l’ha condotto a scontrarsi con un abisso di malvagità.
Un gorgo pericoloso, da cui potrà salvarsi soltanto ricorrendo a tutte le sue armi, in una ricerca mozzafiato della verità.
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Informazioni
eBook ISBN
9788858500880Categoria
Letteratura poliziesca e gialliPARTE PRIMA
ISTRUTTORIA PRELIMINARE
1
Lunedì 7 marzo
IN TUTTA LA CONTEA di Los Angeles non si respira aria più pura e cristallina di quella che proviene dal deserto di Mojave nelle mattinate di fine inverno. È la brezza che porta con sé il profumo della promessa. Quando comincia ad alzarsi e sono in ufficio mi piace lasciare una finestra aperta. Sono poche le persone al corrente di questa mia abitudine e una di queste è Fernando Valenzuela. Il garante, non il giocatore di baseball. Mi chiamò mentre stavo arrivando a Lancaster per un’udienza fissata alle nove. Probabilmente riconobbe il sibilo del vento in sottofondo nel cellulare.
«Mick,» mi disse «stai andando a nord?»
«Indovinato» risposi rialzando il finestrino per sentirlo meglio. «Trovato qualcosa?»
«Sì, credo di sì. Ho un pesce grosso per le mani. Però la prima comparizione è alle undici. Ce la fai a rientrare in tempo?»
L’ufficio di Valenzuela è al pianoterra su Van Nuys Boulevard, a due passi dal centro civico dove hanno sede due palazzi di giustizia e le carceri di Van Nuys. Lui si definisce “Garante delle Cauzioni per la Libertà”. Il suo numero di telefono, una scritta al neon, in rosso, sul tetto del palazzo del suo ufficio, si riesce a leggere dall’ala di sicurezza al terzo piano del carcere. Lo stesso numero è inciso sull’intonaco dei muri vicino ai telefoni pubblici di tutti i reparti del carcere.
Il suo nome è inciso in maniera altrettanto indelebile nell’elenco dei destinatari dei miei regali natalizi. Quelli che a fine anno ricevono un barattolo di noccioline salate. Una confezione regalo di noccioline miste Planters. Tutte ben confezionate, con tanto di nastro e fiocco. Dentro però non ci sono noccioline. Solo soldi. Nella lista figurano i nomi di diversi garanti. Le noccioline che tolgo dai barattoli le metto in un contenitore Tupperware e mi durano fino a primavera. Dopo l’ultimo divorzio, capita che possano costituire tutta la mia cena.
Per rispondere alla domanda di Valenzuela dovevo ripercorrere la successione delle cause in calendario. Il mio cliente si chiamava Harold Casey. Se la lista delle chiamate avesse rispettato l’ordine alfabetico sarei riuscito a presenziare all’udienza delle undici a Van Nuys senza problemi. Ma erano le ultime udienze presiedute dal giudice Orton Powell prima che andasse in pensione. Ragione per cui, non dovendo essere rieletto, poteva permettersi di ignorare qualsiasi tipo di pressione, prime fra tutte quelle dell’avvocatura privata. Powell si divertiva a stravolgere l’ordine delle chiamate per dimostrare la propria autonomia e forse anche per un desiderio di affrancamento da chi lo aveva sostenuto politicamente per dodici anni. A volte procedeva in ordine alfabetico partendo dalla A, a volte cominciava dalla Z, altre ancora seguiva la data di archiviazione. Fino al momento in cui si veniva chiamati, era impossibile prevedere l’orario della convocazione. A volte, nell’aula di Powell, gli avvocati rimanevano a girarsi i pollici anche per più di un’ora. Al giudice piaceva così.
«Per le undici dovrei farcela» azzardai. «Di che caso si tratta?»
«Il tipo deve avere una montagna di soldi. Ha la residenza a Beverly Hills e l’avvocato di famiglia è piombato qui all’istante. I fatti sono questi, Mick, la cauzione fissata è di mezzo milione di dollari e l’avvocato della madre si è presentato pronto a fornire una proprietà di Malibu a copertura. Non ha neppure discusso la cifra. Evidentemente quanto costi tirarlo fuori non deve importargli granché.»
«Di cosa è accusato?» chiesi.
Mi sforzai di non alterare il tono della voce. Spesso il profumo dei soldi provoca un travaso di entusiasmo, ma mi sentivo tranquillo circa l’assenza di concorrenza diretta visto che Valenzuela era abbonato ai miei regali natalizi. Potevo permettermi di non manifestare particolari emozioni.
«La polizia lo accusa di aggressione, lesioni personali aggravate e tentato stupro» rispose il garante. «Ma per quanto ne so, il procuratore distrettuale non ha ancora passato le imputazioni agli atti.»
La polizia tende sempre a gonfiare l’entità dei capi d’accusa. Ciò che conta è quello che il pubblico ministero decide di portare in giudizio. Come mi piace dire, certe cause entrano da leoni ed escono da agnelli. Una causa iscritta per tentato stupro e aggressione con lesioni personali aggravate può venire derubricata come aggressione semplice. E quando l’imputato è una persona influente è cosa tutt’altro che insolita. Ragione per cui, dal mio punto di vista, è vantaggioso accordarsi con il cliente per una parcella calcolata sulla base delle accuse notificate prima che il procuratore le ridimensioni.
«Altri particolari?» domandai.
«Il fatto si è verificato ieri sera. A quanto pare un incontro in un bar finito male. Secondo l’avvocato della famiglia la donna sarebbe coinvolta per ragioni di soldi. Sai come funziona, prima la causa penale e a seguire quella civile. Ma non mi convince. Da quello che ho sentito la donna le ha buscate di santa ragione.»
«Come si chiama l’avvocato di famiglia?»
«Aspetta un momento. Da qualche parte devo avere il biglietto da visita.»
Mentre aspettavo che Valenzuela recuperasse il biglietto mi misi a guardare fuori dal finestrino. Ero a due minuti di distanza dal tribunale di Lancaster e mancavano undici minuti all’inizio delle chiamate per le udienze. Mi occorrevano come minimo tre di quei minuti per conferire con il mio cliente e comunicargli le cattive notizie.
«Ci sono» disse Valenzuela. «Si tratta di Cecil C. Dobbs, Esquire, così è scritto sul biglietto. L’indirizzo è in zona Century City. Te lo dicevo. Soldi a palate.»
Valenzuela aveva ragione. Anche se l’indizio di ricchezza non stava tanto in Century City, quanto nel suo nome. Conoscevo di fama C.C. Dobbs e immaginavo che fossero non più di un paio i suoi clienti che non abitavano a Bel Air o a Holmby Hills. La sua clientela poteva abitare esclusivamente nei quartieri dove di notte le stelle sembrano scendere dal cielo a sfiorare quei privilegiati mortali.
«Il nome del cliente?» gli chiesi.
«Louis Ross Roulet.»
Me lo sillabò e presi un appunto su un blocchetto del tribunale.
«Si scrive quasi come roulette ma si pronuncia Roo-lay» precisò. «Pensi di venire, Mick?»
Prima di rispondere trascrissi il nome di C.C. Dobbs sul taccuino legale. Quindi gli risposi con una domanda.
«Perché proprio io? Hanno chiesto espressamente di me?» gli chiesi. «O sei stato tu a suggerire il mio nome?»
Dovevo muovermi con cautela. Era presumibile che Dobbs fosse il genere di avvocato che se si imbatte in un avvocato difensore che foraggia un garante per recuperare clienti si precipita a denunciarlo all’Ordine degli avvocati. In realtà cominciavo a domandarmi se l’intera faccenda non fosse una trappola architettata dall’Ordine che Valenzuela non aveva interpretato nel modo giusto. Non ero uno dei membri più amati dell’avvocatura californiana. Era già successo che mi prendessero di mira. E più di una volta.
«Ho chiesto a Roulet se aveva un avvocato. Un difensore penalista, e lui ha risposto di no. Gli ho parlato di te. Non ho spinto la tua candidatura. Gli ho semplicemente detto che saresti stato adatto. Persuasione indiretta, mi spiego?»
«È successo prima o dopo che entrasse in campo Dobbs?»
«Prima. Roulet mi ha chiamato stamattina dal carcere. Devono averlo messo in sicurezza e immagino che abbia visto l’insegna con il mio numero. Dobbs è spuntato fuori dopo. Gli ho parlato di te, gli ho esposto il tuo curriculum professionale e lui non ha fatto commenti. Alle undici ci sarà anche lui. Potrai renderti conto tu stesso di che tipo sia.»
Rimasi in silenzio per qualche secondo. Mi domandai quanto Valenzuela potesse essere sincero con me. Uno come Dobbs doveva avere un avvocato di riferimento. Anche se lui si occupava d’altro, nel suo studio o tra le sue conoscenze non poteva mancare un penalista. La ricostruzione di Valenzuela smentiva questa ipotesi. Roulet era arrivato a lui senza proporre suoi nominativi. Il che mi faceva pensare che ci fossero ancora molte incognite.
«Pronto, Mick, ci sei ancora?» domandò Valenzuela.
Presi la decisione. Una decisione che mi avrebbe fatto riavvicinare a Jesus Menendez e della quale mi sarei pentito più di una volta. Ma a quel punto era presa, niente di diverso da una delle tante scelte fatte per necessità e abitudine.
«Ci sarò» dissi al telefono. «Ci vediamo alle undici.»
Stavo per chiudere la comunicazione quando tornai a sentire la voce di Valenzuela.
«E tu ti ricorderai di me per questa imbeccata, giusto, Mick? Non c’è bisogno di aggiungere altro, basta che ti ricordi che si tratta di un primo livello.»
Era la prima volta che Valenzuela voleva conferme sul suo compenso. La mia paranoia aumentò e pensai a organizzare una risposta prudente che avrebbe soddisfatto lui e l’Ordine degli avvocati, nel caso stessero ascoltando.
«Non ti preoccupare, Val. Sei segnato nella lista dei regali di Natale.»
Prima che potesse aggiungere qualcosa chiusi la comunicazione e dissi al mio autista di farmi scendere davanti al tribunale, all’ingresso del personale. Da quell’ingresso la coda al metal detector sarebbe stata più veloce perché in genere gli addetti alla sicurezza non perdevano tempo con gli avvocati, soprattutto gli abituali, e per non farli arrivare in ritardo in aula li facevano passare.
Con il finestrino abbassato per lasciar entrare ancora un po’ dell’aria fresca e pulita del mattino, mi misi a pensare a Louis Ross Roulet, ai rischi eventuali e ai possibili guadagni che avevo di fronte. Nell’aria si avvertiva ancora il profumo di una promessa.
2
AL MIO ARRIVO, l’aula del tribunale del Dipartimento 2A era affollata di avvocati che conversavano e avviavano trattative sia nell’area esterna alla barra sia all’interno. Guardai l’ufficiale giudiziario e ne dedussi che la sessione sarebbe iniziata in perfetto orario. Il fatto che fosse seduto alla scrivania significava che il giudice stava per prendere posto.
Nella contea di Los Angeles gli ufficiali giudiziari sono vicesceriffi giurati assegnati alla sorveglianza nelle carceri. Mi diressi verso la sua scrivania, collocata vicino alla barra per consentire al pubblico di avvicinarsi e parlargli senza interferire nello spazio riservato agli avvocati, agli imputati e al personale del tribunale. Sul blocco di fronte a lui era segnata la successione delle chiamate. Prima di parlare lessi il nome sul distintivo, R. Rodriguez.
«Roberto, a che punto è segnato il mio cliente? Harold Casey.»
L’ufficiale giudiziario cominciò a scorrere l’elenco dei nomi con il dito e si fermò quas...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Avvocato di difesa
- PARTE PRIMA. ISTRUTTORIA PRELIMINARE
- PARTE SECONDA. UN MONDO SENZA VERITÀ
- PARTE TERZA. CARTOLINA DA CUBA
- Ringraziamenti
- Copyright