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Principesse del Regno della Fantasia - 2. Principessa dei Coralli
- 280 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
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Principesse del Regno della Fantasia - 2. Principessa dei Coralli
Informazioni su questo libro
Nell'antica città sommersa, la principessa Kalea conserva una strofa della Canzone del Sonno: versi segreti che uniscono il suo destino a quello delle altre principesse del Regno della Fantasia. Ma con l'arrivo a corte del misterioso Kaliq, la strofa scomparirà, mettendo in pericolo il Regno dei Coralli.
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Sì, puoi accedere a Principesse del Regno della Fantasia - 2. Principessa dei Coralli di Tea Stilton,Silvia Fusetti,Iacopo Bruno,Silvia Bigolin,STEFANO SCAGNI,Carla De Bernardi in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.
Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2010Print ISBN
9788856604344eBook ISBN
9788858500675PARTE PRIMA
1
Il cercatore d ’alghe
L’oceano era una distesa calma e rassicurante, uno specchio pronto a riflettere le prime luci dell’alba. Sotto la sua superficie, immerso nelle profondità del mare, un giovane nuotava più agile di un pesce. Il suo corpo snello e scattante guizzava svelto tra una roccia e l’altra, sicuro della sua direzione. Riemerse più volte per prendere aria, gonfiò i polmoni facendo un respiro profondo e tornò sott’acqua. Il fondale roccioso era popolato di pesci e piante multicolori. La barriera di coralli racchiudeva un mondo variopinto, ricco di vita, ma anche di segreti. Il ragazzo nuotò attraverso banchi di pesci minuscoli e più grandi, che davanti a lui formavano insolite figure argentee: una faccia che sorrideva, una conchiglia, un anemone. Vedendolo arrivare, un grosso pesce giallo provò a nascondersi in un tappeto di alghe brune alte come alberi, ma il giovane non era interessato a lui.
Continuava a nuotare senza fermarsi. Si fece largo in quella vegetazione fin troppo rigogliosa fino a quando non superò la roccia che lo divideva da Pietralga, la città sommersa.
Sprofondata tra i coralli, sembrava senza fine. Sul fondale giacevano statue raffiguranti donne con vesti lunghe e drappeggiate, guerrieri con elmo e scudo, aquile e draghi marini. E più in là i ruderi dei palazzi. I marmi erano ancora brillanti, anche se le colonne dei templi erano state coperte da un sottile strato di verde, che ne velava l’originaria maestosità.
Il ragazzo nuotò costeggiando resti di colonne accatastati come tessere di domino, si fermò proprio davanti all’ingresso di un edificio ancora intatto e, veloce come un’anguilla, passò il portone, che ormai conservava un solo battente in ferro massiccio. Superato l’architrave decorato con tralci e frutti, si aprì davanti ai suoi occhi un’enorme sala circondata da un colonnato. I polmoni cominciavano a bruciargli, ma attraversò ancora più veloce il salone, e percorse a nuoto un lungo corridoio che si snodava per diversi metri a formare un labirinto.
Finalmente raggiunse un piccolo spiazzo quadrato, delineato da massicce lastre di marmo. Solo una piccola pianticella di alga rossa spuntava tra di esse. Gli occhi del giovane si illuminarono appena la vide. Estrasse un coltello dalla cintola di cuoio che portava in vita e con infinita delicatezza ne tagliò qualche foglia. Quindi chiuse gli occhi un istante e bisbigliò mentalmente una preghiera di ringraziamento.
Poi, con le foglie di alga in pugno e i polmoni che gli scoppiavano, percorse a ritroso la via da cui era venuto. Si lasciò alle spalle la città sommersa di Pietralga e risalì velocemente in superficie.

Finalmente respirò. Poi controllò dove si trovava la sua barca, si rituffò, lasciandosi trasportare dalla corrente, e riaffiorò poco dopo, sotto l’ombra della sua piccola imbarcazione. Si aggrappò al bordo della barca e vi salì sopra.
I suoi movimenti erano agili e veloci. Aveva un fisico snello ma muscoloso. La sua pelle, scurita dal sole, era lucida e imperlata di gocce di sudore. Si fermò un istante per riposare. Il respiro affannato si stava calmando a poco a poco, e quando il battito tornò normale, il ragazzo issò l’ancora, afferrò una pagaia e spinse la barca nella direzione del sole. I suoi occhi scuri fissarono l’alba, il momento del giorno che preferiva. L’orizzonte si tinse d’oro.
Oh, sì. Quel giorno lo emozionava particolarmente. Era l’alba di un grande giorno, quello della gara più importante delle isole: la gara del Pesce d’Oro. E lui, Purotu, era deciso a vincerla.
2
La principessa Kalea
Purotu percorse a passo regolare il lungo viale di palme che conduceva all’ingresso della reggia del Regno dei Coralli: un imponente portale rosso corallo, decorato con motivi ornamentali, affiancato da due enormi vasi di ibiscus arancione. La reggia si chiamava Fiordoblio: un nome dal sapore un po’ malinconico, che era stato scelto dal Re Saggio, il padre di Kalea, attuale Principessa del Regno dei Coralli. E non a caso.
Molti anni prima, il Re Saggio aveva ordinato che fosse piantata una siepe di protezione tutto intorno al palazzo. Una siepe del tutto diversa dalle altre, perché sembrava composta unicamente di fiori e perché era cresciuta formando un intricato labirinto. Alcuni di questi fiori emettevano un profumo inebriante capace di stordire e far perdere i sensi a qualunque ospite non gradito. E si diceva che fossero le siepi stesse a scegliere chi lasciar passare e chi, invece, respingere lasciandolo intontito per effetto delle essenze.
Di certo questa era solo una leggenda (si è mai sentito di fiori che scelgono chi lasciar passare e chi no?), ma Purotu faceva parte della corte, e non aveva nulla da temere.
La siepe incombeva subito dietro il viale di palme, con il suo profumo dolce e intenso... e niente di più.
Non appena varcò il portone di corallo, Purotu la vide. La principessa Kalea era pochi passi davanti a lui.
– Purotu!
– Kalea...
– Per fortuna sei qui! Cominciavo a preoccuparmi – sorrise lei, andandogli incontro.
Anche Purotu sorrise: nonostante la principessa si fosse appena svegliata, il suo viso era fresco e radioso. I capelli rossi pieni di riccioli impertinenti suscitavano simpatia solo a vederli. Dai suoi occhi verdi, luminosi come pietre preziose, e dal sorriso dolce e carezzevole, l’allegria si trasmetteva contagiosa.
– Ti sei alzata presto stamattina – osservò Purotu.
Il suo costume di foglie d’alga lasciava cadere ancora qualche goccia salata.
– Ero in pena per te, fratellino...
Purotu corrugò la fronte al di sopra del naso lungo e affilato.
– Fratello – precisò ironico. – Lo sai che non mi piace quando mi chiami così... sorellina.
– Permaloso – rispose sorridendo Kalea. – Molto permaloso.
Sapeva quanto Purotu tenesse al suo ruolo di giovane adulto, soprattutto in un regno senza re come era quello delle isole.
– Allora, hai trovato l’alga? – chiese.
Senza dir nulla, Purotu aprì il pugno sinistro. Teneva in palmo le preziose foglie di alga rossa.
– Sei stato fantastico! – esultò Kalea.
– Avevi dubbi?
– No, certo che no!
– Ora sei più tranquilla, non è vero?
Gli rispose un guizzo negli occhi di Kalea.
– Dì la verità, sorellina... tu eri molto più preoccupata che io non trovassi l’alga per l’esca del Pesce d’Oro, di quanto non lo fossi per me...
– Purotu! Ma che dici? – rise Kalea. – Certo che ero preoccupata per te! Ma per fortuna, adesso che tu sei tornato sano e salvo, e soprattutto hai trovato l’alga per impastare le esche, posso andare a prepararmi come si addice a una principessa!
– Non credo a una sola parola di quello che hai detto.
– È un problema tuo, fratellino.
– Sei tremenda.
– Senti chi parla!
Senza smettere di battibeccare a distanza, i due fratelli si separarono. Kalea e Purotu avevano due caratteri molto forti e determinati. A volte si scontravano tra di loro, forse più per gioco che per discutere veramente.
Kalea si diresse alle sue stanze, nell’ala sud della reggia, mentre Purotu prese la direzione delle cucine.

Il palazzo di Fiordoblio era stato progettato molti anni prima con l’idea che fosse una dimora in perfetta armonia con la natura che lo circondava. Ricco di spazi aperti e porticati, in qualunque stanza ci si mettesse, a Fiordoblio era possibile vedere il mare. Anche la Sala del Trono era all’aperto, un porticato e un giardino circondavano il trono stesso, costruito con la pietra dei grandi scogli su cui si infrangeva il Mare dei Passaggi. Le camere erano poste a sud, nell’area più soleggiata e mite nella stagione umida, mentre i saloni e le cucine stavano a nord, più ventosi e spettacolari, grazie alla vista che si poteva godere sulle altre isole.
Nelle cucine c’era già Emiri, il cuoco di corte, con una montagna di frutti succosi da tagliare a pezzi per preparare la macedonia con cui tutte le mattine la principessa faceva colazione.

Era un uomo enorme, alto e grosso, con le mani talmente grandi che riusciva a tenere nel palmo una noce di cocco intera. I suoi occhi erano altrettanto grandi, buoni e limpidi, come il suo famoso brodo di pesce. Così diceva sempre lui.
– Buongiorno, Emiri – lo salutò Purotu.
– Buongiorno, ragazzo! Scusami, ma oggi non posso dare retta a nessuno. Sono in ritardo, terribilmente in ritardo... – poi si rivolse ai suoi quattro lorichetti blu, i suoi aiutanti pappagallini fedeli e laboriosi. – Veloci con quei pistacchi! Devono essere finissimi!
I pappagalli si diedero subito da fare per triturare i pistacchi con i loro becchi gialli e affilati, diffondendo nella cucina un ritmico rumore di gusci spaccati a gran velocità.
Gli uccelli aiutanti di Emiri non erano, però, la cosa più sorprendente delle cucine del palazzo. Più stupefacente ancora era la grazia con cui il cuoco componeva piatti incredibilmente raffinati con le sue dita enormi e all’apparenza maldestre.
Purotu si scelse un cantuccio tutto suo, lontano dal cuoco e dai suoi pappagalli tritapistacchi, si procurò un vaso capiente e cominciò a preparare un complesso impasto a cui aggiunse, solo alla fine, le foglie di alga rossa che aveva raccolto a Pietralga. I suoi gesti erano precisi e attenti, come quelli di un rituale.
Da quando aveva ricevuto l’incarico di custodire la ricetta per la preparazione del cibo per il Pesce d’Oro, doveva assicurarsi che la sua alimentazione fosse gradevole. E che il pesce, una volta catturato, godesse di buona salute per tutto il suo anno di vita. Quindi sminuzzò l’alga rossa con grande accortezza perché fosse perfetta.
3
Naehu
Anche Naehu si era svegliato di buon’ora e si stava dirigendo nelle cucine del palazzo. Lui non avrebbe partecipato alla gara. Tutti i suoi precedenti tentativi di pescare il Pesce d’Oro erano falliti miseramente. Solo un pesce, una volta, era finito nel suo retino per caso. Sentiva comunque l’emozione di un evento straordinario, a cui avrebbe contribuito a modo suo: Naehu era un poeta.
Lo aveva sempre saputo, ma solo negli ultimi mesi aveva trovato il coraggio di leggere pubblicamente le sue poesie. Lui e Purotu erano gemelli, ma a differenza del fratello, Naehu aveva un temperamento mite e riservato, non amava la fama e la popolarità. Purotu era impulsivo e coraggioso, amava la pesca e il mare, mentre Naehu era meditativo e placido, e preferiva trascorrere le ore a leggere e a scrivere poesie. Nessuno sapeva esattamente che età avessero: dimostravano tredici, quattordici anni al massimo, ed erano stati trovati su una barca al largo dell’Isola della Luna, quando erano ancora in fasce. Si diceva che fossero gli unici sopravvissuti di una battaglia avvenuta in mare tanti anni prima, o di un naufragio o, ancora, che fossero figli del mare. Qualunque fosse la verità, nessuno l’aveva mai scoperta, e i due erano cresciuti a palazzo, come fratelli della principessa Kalea.
– Buongiorno Emiri, buongiorno fratello mio – salutò, entrando...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- Parte Prima
- Parte Seconda
- Conclusione
- Indice