Il Cane Piero
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Il Cane Piero

  1. 160 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il Cane Piero

Informazioni su questo libro

Come ogni mattina il Cane Piero attraversa la strada
per andare al parco, quando un incontro “ravvicinato”
con un camion lo costringe a cambiare programma.
All’improvviso è tutto buio, poi si ritrova in uno strano tunnel pieno di luce. Cercando un angolo per un bisognino, però, torna indietro e... perché nessuno
sembra più vederlo? Che sia diventato un fantasma?

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Informazioni

Print ISBN
9788856604290
eBook ISBN
9788858500699

1

Tutta colpa
di un bisognino
(e di un camion
)

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QUESTA STORIA COMINCIA dalla fine.
Sembrava un giorno qualunque, e invece era il mio ultimo giorno da cane. Cane in carne e ossa, intendo.
Se mi avessero avvisato prima, avrei almeno sistemato i conti in sospeso con quel babbeo del pappagallo dei vicini. E sarei passato a salutare come si deve quella simpatica cagnolina che abitava in fondo alla strada.
La stessa strada che quel giorno non avrei attraversato, per raggiungere l’albero dall’altra parte, se non mi fosse scappata la pipì.
«Accidenti,» pensai «mi scappa da morire!». Mai espressione fu più azzeccata, purtroppo. (E avrei preferito avere un ultimo pensiero un po’ più poetico!)
Non capii cosa fu a distrarmi di preciso nel momento fatale. La pipì che mi scappava, oppure... uno strano prurito alla schiena, che mi fece voltare indietro.
In ogni caso, non mi accorsi che un camion stava arrivando a tutta velocità verso di me. Soltanto alla fine riuscii a vederlo, per un attimo. Da sotto.
Prima fu tutto nero, non saprei dirvi per quanto tempo, poi vidi una luce. Una luce in fondo a una specie di tunnel. E questo mi sembrò strano, dato che su quella strada non c’erano tunnel o roba del genere. Ma la strada era sparita, così come l’albero e il camion che avevo visto passarmi sopra.
Riflettendo su questo insieme di cose, cominciai ad avere uno spiacevole sospetto riguardo a quanto era appena avvenuto e alle mie attuali condizioni.
Non mi rincuorò vedere quei tipi attorno a me. Sorridevano tutti, beati, con i piedi che sfioravano appena il terreno. Sembravano soddisfatti di essere lì e desiderosi soltanto di raggiungere la luce in fondo al tunnel.
Anche a me quella luce sembrava interessante, non dico di no. Mi ispirava una piacevole sensazione. Ci sarei andato volentieri, laggiù. Però...
– Però c’è ancora questa pipì, che mi scappa da morir... oh, insomma, che mi scappa tantissimo! – borbottai fra me e me, guardandomi intorno.
Sulle prime fui tentato di farla contro una parete del tunnel, ma ci ripensai subito: per essere un tunnel, era un posto molto pulito. Mi sarebbe dispiaciuto imbrattarlo. E poi sarebbe stato imbarazzante, con tutte quelle brave persone e quegli animali che si trovavano lì.
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Mi passò accanto perfino un elefante. Ora che ci ripenso, il tunnel doveva essere piuttosto ampio. Ciò mi fece rinunciare del tutto alla tentazione di provvedere, sul posto, al mio bisognino. «Non si sa mai,» riflettei, scrutando l’elefante «meglio non dare il cattivo esempio».
A volte, so essere un cane saggio.
Fu così che mi girai e vidi un’altra luce, all’inizio del tunnel, abbastanza vicina.
Allora rivolsi un cenno di saluto all’elefante, sentendo la necessità di giustificarmi: – Torno subito, amico. Soltanto un attimo. Devo fare una... ehm... telefonata.
Dopodiché feci dietrofront, raggiunsi la luce all’inizio del tunnel e uscii. Ma non tornai dopo un attimo. E neppure dopo due attimi.

2

Un tizio con i piedi
per terra

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MI DIEDI UN’OCCHIATA alle spalle: il tunnel era sparito. Bel mistero! In compenso c’era ancora l’albero, dall’altra parte della strada, che però adesso mi sembrava lontano un milione di chilometri. Non ce l’avrei fatta a trattenermi fino a lì.
Il punto è che gli ultimi avvenimenti - a partire dall’incontro troppo ravvicinato con il camion - mi avevano un po’... scosso. Okay, diciamo pure spaventato. Così, oltre alla pipì che avevo già in attesa da un pezzo, lasciai sul marciapiedi un altro regalino.
Anche queste piccole cose a volte aiutano. Scoprii di sentirmi più leggero. Parecchio più leggero. Anche troppo. Come se fossi privo di peso. Una sensazione che, a pensarci bene, forse provavo già prima, quando ero dentro al tunnel.
Perso nelle mie riflessioni, non mi accorsi subito del signore in arrivo. Era un tipo dall’aria simpatica e pacifica, che puntava dritto verso il mio “regalino”. Ai piedi aveva un paio di scarpe nuove, lucidissime. Doveva andarne molto fiero.
Io detesto queste situazioni.
Va a finire che la gente se la prende sempre con noi cani, pronunciando parole poco gentili, mentre la colpa è dei padroni.
Così, per evitare che il nobile popolo canino fosse insultato pubblicamente, mi rivolsi a quel tizio dicendo: – Mi scusi, gentile signore, non per farmi gli affari suoi, ma le conviene guardare dove sta per mettere i piedi! –. Che, nella lingua dei cani, si traduce: – Bau, bau! Arf! –. Più chiaro di così...
Ma lui niente. Proprio niente. D’accordo, magari non conosceva la lingua. Non tutti hanno studiato. Però, accidenti, sembrava che non mi avesse nemmeno sentito.
Né sentito né visto, per dirla tutta. Provai perfino a saltargli davanti, ripetendo il concetto con parole più semplici. E lui tirò dritto per la sua strada, imperterrito. Come se non ci fossi.
Finché il piede destro non centrò il “regalino” con una precisione straordinaria. Sembrava che avesse preso la mira, neanche fosse uscito di casa con la ferma intenzione di trovare un bisognino di cane e pestarlo. Bravo, complimenti.
Mi preparai alla solita scarica di improperi. E invece...
Lui si fermò, perplesso. Poi abbassò lo sguardo, borbottando fra sé e sé: – Ho schiacciato qualcosa?
– Ma va’, non mi dire! Che cosa te lo fa pensare? – commentai io, con un sorrisetto ironico che lasciò presto il posto a un’espressione stupita.
L’uomo aveva alzato il piede per esaminare la suola, che io vedevo orrendamente imbrattata. Eppure esclamò: – Niente!
– Niente?! – ripetei io. Mi sentivo quasi offeso. – Fammi capire, amico! Per farti schiacciare “qualcosa” ci voleva la produzione di una mandria di bufali con il mal di pancia?!
Intanto lui aveva riabbassato il piede e aveva fatto un giretto sul posto, calpestando e spargendo per bene ciò che io avevo depositato sul marciapiedi. Con gli orribili risultati che potete immaginare da soli.
– Strano! – disse. – C’è questo odore! Come di...
Beh, almeno non aveva problemi di olfatto.
Guardò nella mia direzione per un istante, pensoso, e poi scosse la testa. – Ma no, non c’è proprio niente!
Dopodiché se ne andò, lasciandosi dietro una scia di impronte marroni. E un cane allibito.
C’era qualcosa che non quadrava, decisamente.

3

Verso casa

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LUNGO LA STRADA, passai accanto a un paio di cani. Musi nuovi, mai visti prima in quel quartiere.
– Ehi, salve! – dissi, sfoggiando un minimo di buone maniere. Ma loro non mi degnarono nemmeno di un’occhiata, troppo impegnati ad annusarsi reciprocamente la coda.
Ci sono aspetti della natura canina che non riuscirò mai a capire. Del resto, io non sono mai stato un cane come gli altri, nemmeno prima di entrare nel tunnel.
Per esempio, questa storia del “migliore amico dell’uomo” l’ho sempre ritenuta un’esagerazione: ci sono esseri umani simpatici, con cui si può andare d’accordo... magari portarli fuori a fare una passeggiata e lasciarli divertire a tirare bastoni, anche se poi è una noia riportarglieli indietro.
Con alcuni, in particolare i bambini, si può in effetti diventare amici. Ma non con tutti quanti, senza distinzioni. Mi risulta comunque più agevole frequentare esseri viventi che camminano su quattro zampe: è più facile intendersi. Con gli umani, in generale, preferisco fermarmi al livello di semplici conoscenti.
Quanto alla mia “padrona” (parola già odiosa, che mi fa rizzare i peli), negli ultimi tempi dovevo fare ricorso a tutta la mia pazienza per sopportarla. Una brava persona, intendiamoci. Ero certo che avesse anche dei lati positivi, anche se al momento non riuscivo a ricordarli. Si ostinava a darmi da mangiare soltanto quella robaccia alle vitamine che le aveva consigliato il veterinario. Peggio ancora, appena la temperatura calava di un grado, mi costringeva ad andarmene in giro con uno squallido cappottino a quadretti, per farmi deridere dal pappagallo dei vicini! Per fortuna non mi era difficile sfuggire alla sua sorveglianza per uscire di casa a fare un giretto da solo, in pace, e con addosso semplicemente la pelliccia che noi cani abbiamo già in dotazione, compresa nel prezzo. Però poi in quella casa ci tornavo sempre, perché il posto mi piaceva, era comodo e grande. E io sono un abitudinario.
La casa era ancora lì, al suo posto. Strano che ciò mi stupisse. E dove avrebbe dovuto essere?
Guardando meglio, però, notai alcune stranezze. Le tendine a fiori tanto amate dalla mia padrona erano sparite, sostituite da normalissime tende bianche. Non che la cosa mi dispiacesse.
Nell’insieme, poi, l’edificio aveva un aspetto più “vissuto”, sebbene fossero passati soltanto un paio di mesi da quando l’avevano riverniciato. Inoltre, appoggiate al muro lì vicino c’erano un paio di biciclette di bambini. Ma, con mio grande dispiacere, nessun bambino aveva mai frequentato quella dimora.
A quel punto fui certo che altre sorprese mi attendevano, anche all’interno della casa. Me lo diceva l’istinto, che in un cane non fallisce mai. Ma non avrei potuto immaginare quanto grandi sarebbero state tali sorprese.
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Se fossi rimasto ancora un po’ lì a rimuginare, mi sarebbe venuta voglia di fare dietrofront e scappare. Invece mi dissi: – Coraggio, Piero! Di cosa hai paura?
Mi infilai fra le sbarre del cancello, come facevo sempre, anche se quella volta mi risultò più semplice del solito, raggiunsi la porta d’ingresso e provai a spingerla con la zampa.
La zampa ci passò attraverso. Prima la zampa, poi anche tutto il resto.

4

Troppe emozioni
per un giorno solo

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SEMBRAVA IMPOSSIBILE, eppure era così. Avevo attraversato una porta chiusa. Sulle prime provai un misto di paura e stupore, poi cominciai a valutare gli aspetti positivi della faccenda.
– Uau! È un potere straordinario! – esclamai. – Sono diventato un super-cane! E da un grande potere derivano grandi vantaggi!
Se lo avevo fatto, potevo rifarlo: nessuna barriera mi avrebbe mai più fermato. Sorrisi, entusiasta, e...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Dedica
  5. 1. Tutta colpa di un bisognino (e di un camion)
  6. 2. Un tizio con i piedi per terra
  7. 3. Verso casa
  8. 4. Troppe emozioni per un giorno solo
  9. 5. Lo strano caso dell’orso Rufus
  10. 6. Nuovi arrivi
  11. 7. Quattro chiacchiere in cucina
  12. 8. Vita da fantasmi
  13. 9. Chi li capisce è bravo
  14. 10. Una straordinaria famiglia come tante
  15. 11. Un tragico annuncio
  16. 12. Intermezzo notturno
  17. 13. C’è qualcosa nell’aria
  18. 14. La prima sera di zia Mirna
  19. 15. Presenze
  20. 16. Il buongiorno si vede dal mattino
  21. 17. Uno di troppo
  22. 18. Agguato nella notte
  23. 19. Il futuro in pericolo
  24. 20. Un’idea abbastanza luminosa
  25. 21. Le pretese di Gina
  26. 22. Brrrividi!
  27. 23. Un’altra luce in fondo a un altro tunnel
  28. Epilogo
  29. Indice