Ulysses Moore - 1. La porta del tempo
eBook - ePub

Ulysses Moore - 1. La porta del tempo

  1. 224 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Ulysses Moore - 1. La porta del tempo

Informazioni su questo libro

Jason e Julia, due gemelli di undici anni, si trasferiscono a Kilmore Cove, un tranquillo paesino della Cornovaglia, dove fanno amicizia con il vicino Rick. Insieme si divertono a esplorare la loro immensa villa. Ben presto si imbattono in una porta nascosta dietro un armadio che non si riesce ad aprire in alcun modo. Perché qualcuno ha voluto nasconderla? I ragazzi sono decisi a scoprire il mistero. A tutti i costi…

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Informazioni

Print ISBN
9788838432774
eBook ISBN
9788858500323

Capitolo 1. La porta graffiata

La casa sulla scogliera apparve all’improvviso, dietro una curva. La sua torretta di pietra svettava contro il blu del mare, circondata dagli alberi.
– Caspita! – esclamò la signora Covenant non appena la vide.
Suo marito, alla guida, si limitò a sorridere. Oltrepassò il cancello di ferro battuto e parcheggiò la macchina nel cortile.
La signora Covenant scese. La ghiaia scricchiolò sotto i suoi tacchi e lei sbatté le palpebre, come se fosse ancora indecisa se credere o meno a quello che stava vedendo.
La casa era arroccata sul mare: si sentivano le onde sbattere contro gli scogli, l’aria pungente di salsedine. L’edificio era circondato d’azzurro, mare e cielo e, più da vicino, dagli alberi del giardino; lontana, alla base della scogliera, si intravedeva la baia di Kilmore Cove, disseminata di case.
Mentre restava immobile nel cortile, a bocca spalancata, la signora Covenant fu raggiunta da un uomo anziano, con il viso segnato da rughe pronunciate e una curatissima barba bianca. Aveva gli occhi mobili, irrequieti e profondi. Si presentò, facendola sobbalzare.
– Mi chiamo Nestor – disse. – Sono il giardiniere di Villa Argo.
Ritratto del signor Nestor
Dunque era così che si chiamava, pensò lei: Villa Argo.
Seguì suo marito e l’andatura zoppicante del giardiniere fino a un porticato affacciato sul mare.
– Siamo sicuri di non esserci sbagliati? – domandò la signora Covenant, sfiorando i muri di Villa Argo come per accertarsi che esistessero davvero.
Suo marito la prese per mano, poi le sussurrò: – Tieniti forte, adesso…
L’interno di Villa Argo era ancora più stupefacente dell’esterno: un dedalo di piccole stanze, arredate con mobili e oggetti che sembravano provenire da ogni angolo del mondo. Era tutto perfetto: tutto al suo posto. Per la prima volta in vita sua, la signora Covenant pensò che non avrebbe voluto spostare un solo mobile dal punto in cui era stato sistemato.
– Dimmi che è vero… – sussurrò al marito.
Lui si limitò a stringerle la mano.
Era vero, quindi: avevano realmente comprato quella casa.
La signora Covenant si lasciò guidare fino a un salottino con la volta e i muri di pietra, antichi ed eleganti. Vi si accedeva attraverso una piccola arcata e c’era un’altra porta d’uscita, di legno scuro, sulla parete orientale.
– Questa è una delle stanze più vecchie… – commentò il giardiniere, soddisfatto. – È rimasta così da più di mille anni, quando qui c’era ancora una torre medievale. Il signor Moore, il vecchio proprietario, si è limitato a chiudere gli spifferi della finestra e, naturalmente, a far passare i fili della luce elettrica –. Indicò loro il basso lampadario appeso al centro della volta.
– Jason ne sarà entusiasta… – disse il signor Covenant.
La moglie rimase zitta.
– Avete due figli, vero? – domandò il giardiniere.
– Sì: un ragazzo e una ragazza di undici anni – rispose automaticamente lei. – Sono gemelli.
– E immagino che siano intelligenti, allegri, pieni di vita… E che saranno felici di crescere in un luogo tagliato fuori dal resto del mondo e dalle reti Internet ultraveloci…
La signora Covenant sgranò gli occhi.
– Beh, immagino di sì… – rispose un po’ sorpresa. – Forse non è carino che lo dica io, ma… sì, sono molto indipendenti… –. Visualizzò per un istante Jason appiccicato allo schermo del computer, poi scrollò il capo. – Io credo che anche senza Internet ultraveloce sarebbero entusiasti di vivere in una casa come questa.
– Perfetto, davvero perfetto – annuì il giardiniere. – Allora, se alla signora la casa piace, direi che possiamo considerare fatto il nostro accordo.
Il signor Covenant spiegò alla moglie che era volontà del vecchio proprietario, il signor Ulysses Moore, che la casa fosse destinata a una famiglia giovane, con almeno due figli.
– Voleva che la casa fosse sempre piena di vita… – aggiunse il giardiniere, precedendoli fuori dal salottino di pietra. – Diceva che una casa senza ragazzi è come una casa morta.
– Aveva ragione – convenne la signora Covenant. Un attimo prima di uscire guardò meglio la porta di legno che si trovava sulla parete orientale. Si accorse che, in certi punti, il legno sembrava carbonizzato e che, nelle parti restanti, era rovinato da sfregi e profonde graffiature.
– Cosa è successo a quella porta? – domandò.
Nestor si fermò, guardò la porta, poi scosse il capo.
– Ah, mi scusi – borbottò. – Quella porta faccia finta di non averla mai vista. Le è successo di tutto, da quando si persero le chiavi per aprirla. Vede quei quattro buchi? Il signor Moore pensava che fossero serrature. Ha provato ad aprirla in tutti i modi, ma… inutilmente.
– E dove conduce?
Il giardiniere si strinse nelle spalle.
– Chi può dirlo? Un tempo forse portava alla vecchia cisterna per l’acqua, che oggi non credo neppure esista più…
La signora Covenant sfiorò il legno annerito e graffiato e avvertì una vibrante fitta di preoccupazione: – Forse sarebbe meglio metterci davanti qualcosa, così ai ragazzi non verrà in mente di provare ad aprirla… – commentò rivolta a suo marito.
– Ben detto… – mormorò il giardiniere, zoppicando fuori dalla stanza. – È la cosa migliore da fare: ai suoi figli non deve mai venire in mente di provare ad aprirla…

Capitolo 2. La corrente

Immobile in fondo alle scale, Jason ascoltò. C’era una strana corrente d’aria, che trasportava rumori lontani. Scricchiolii dei mobili, sibili del vento, zampettare di animali. Già altre volte, in quella settimana, Jason aveva immaginato che i mobili di Villa Argo fossero dotati di vita propria: non appena la stanza era vuota, si spostavano di un millimetro. Di un millimetro, non di più, per non essere sorpresi.
Ma questa volta era diverso. Non poteva essere stato un mobile che si spostava. E neppure i gabbiani appollaiati sul tetto o i ramarri tra l’edera rampicante o i topi sulla soffitta. Nossignore.
Questa volta aveva sentito un rumore importante: passi affrettati, al piano di sopra. Si era immobilizzato ad ascoltare, e i passi si erano ripetuti.
Jason strinse le labbra, preoccupato.
– Quindi sei di sopra… – mormorò al suo misterioso nemico, come se tra loro fosse in corso una specie di sfida.
Possibile che nessun altro della sua famiglia si fosse accorto della sua esistenza? Possibile che né suo padre, né sua madre, né sua sorella avessero capito che c’era anche qualcun altro in quella casa così enorme?
Jason l’aveva capito subito: dal primo istante in cui avevano scaricato le valigie nel cortile.
Villa Argo era una casa troppo grande per poterla conoscere tutta. Una casa piena di stanze e di segreti, di oggetti affascinanti e misteriosi.
Quando si erano guardati per la prima volta, era come se Villa Argo gli avesse sussurrato: «Non tutto è come sembra: scopri il mio segreto, Jason».
E lui aveva accettato.
Avvolto nella corrente d’aria, Jason guardò i ritratti appesi al muro che accompagnavano i gradini fino al primo piano e poi fino alla stanza della torretta, che, con la sua porta a specchio, faceva terminare le scale. Suo padre gli aveva spiegato che quelle vecchie facce incorniciate erano quelle dei precedenti proprietari della casa e che presto anche loro avrebbero avuto il loro ritratto appeso tra gli altri.
– Ah, no: io in posa non mi ci metto – aveva subito detto sua sorella Julia, cui metteva angoscia qualunque proposta che contemplasse l’idea di dover stare ferma in uno stesso posto per più di quindici minuti.
A Jason invece quell’idea piaceva. Faceva molto… personaggio importante. Molto esploratore. O cacciatore di fantasmi.
– Ok… chiunque tu sia… – mormorò.
Era possibile che i passi che aveva appena sentito appartenessero a un fantasma?
Tirò fuori dalla tasca il Manuale delle Creature Spaventose, compilato dal fantomatico Dottor Mesmero, eroe dei fumetti.
Trovò la pagina che cercava e lesse: – Non pensate che i fantasmi siano muti. Possono produrre rumori di ogni tipo (passi, catene strascicate, campane) e spesso possono parlare. Inoltre, non sempre sono incorporei.
Jason annuì rincuorato. Oltre a confermare i sospetti sull’identità del suo nemico, quelle poche righe risolvevano una sua grande perplessità. Si era sempre domandato come mai nei film i fantasmi passassero attraverso le porte e mai, per esempio, attraverso i pavimenti.
Continuò a leggere: – Di solito i fantasmi infestano le case in cui vi è ancora qualcosa di incompiuto da terminare.
Qualcosa di incompiuto, certo.
Poteva essere un fantasma, quindi, che si ag...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. La Porta del Tempo
  4. Nota per il Lettore
  5. Capitolo 1. La porta graffiata
  6. Capitolo 2. La corrente
  7. Capitolo 3. La salita
  8. Capitolo 4. Dentro casa
  9. Capitolo 5. La mappa
  10. Capitolo 6. Un tuffo in mare
  11. Capitolo 7. L’apertura
  12. Capitolo 8. Tra le bende
  13. Capitolo 9. La biblioteca
  14. Capitolo 10. Dietro l’armadio
  15. Capitolo 11. A Kilmore Cove
  16. Capitolo 12. Lampi
  17. Capitolo 13. Cose non dette
  18. Capitolo 14. La sorte
  19. Capitolo 15. Dove tutto inizia e finisce
  20. Capitolo 16. La scala buia
  21. Capitolo 17. Il piccolo capitano
  22. Capitolo 18. Di sopra
  23. Capitolo 19. Di sotto
  24. Capitolo 20. La grotta
  25. Capitolo 21. L’ultimo diario
  26. Capitolo 22. Verso i porti di sogno
  27. Capitolo 23. Il guardiano della soglia
  28. Copyright