A Kilmore Cove succedono delle cose strane: c'è la statua di un re mai esistito, i binari del treno non portano da nessuna parte, è impossibile collegarsi a Internet e usare i telefoni cellulari. Sembra che il paese sia stato cancellato da tutte le carte geografiche apposta per custodire un segreto. Ulysses Moore ne sa qualcosa? Questa volta l'indagine di Jason, Julia e Rick parte dalla Casa degli Specchi: nella misteriosa abitazione di Peter Dedalus, il geniale inventore sparito da anni senza lasciare traccia, niente è ciò che sembra...

- 256 pagine
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Ulysses Moore - 3. La casa degli specchi
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9788856614237
Lentamente, strisciante, si diffuse nell’aria l’odore di bacon fritto con le uova. Julia si rigirò tra le lenzuola, arricciando il naso. Sorrise, ancora addormentata, e affondò il viso nel cuscino. Rimase immobile per alcuni minuti, poi, quando terminò l’aria disponibile, spalancò un occhio e si guardò intorno.
Dove si trovava?
I ricordi le arrivarono piano piano, e con un ordine tutto particolare. Era a Kilmore Cove, a Villa Argo, in una camera da letto.
E come ci era arrivata?
Mentre osservava i particolari della stanza, il cuore cominciò a batterle sempre più forte.
Bacon fritto con le uova.
In fondo al letto c’era un mucchio di vestiti, che aveva rilasciato intorno a sé una pozza d’acqua. Erano i suoi vestiti.
Riconoscendoli, altre immagini rapidissime le turbinarono in testa: la tempesta, l’incursione di Manfred, la scogliera, e infine il balzo nel vuoto con cui lo scagnozzo di Oblivia Newton era stato inghiottito dal mare...
Julia balzò fuori dalle lenzuola come una molla.
– Jason! – gridò.
Sentì sotto i piedi nudi la confortevole morbidezza di un tappeto. Si accorse di indossare un pigiama che non ricordava di essersi mai messa. Si chinò tra i vestiti e frugò nelle tasche dei pantaloni, constatando che le quattro chiavi della Porta del Tempo erano ancora lì, intatte.
Le prese e le appoggiò sul letto, cercando di capire che ora fosse.
Bacon fritto con le uova.
Dalle fessure della persiana penetravano luminose lame di luce. Mattina. O pomeriggio?
Incapace di dominare la tensione, Julia uscì dalla camera da letto vestita così com’era.
– Jason? – domandò al corridoio deserto.
L’intero piano della casa era ancora al buio, fatta eccezione per una camera da letto, in cui era stata aperta la persiana. Julia si avvicinò alla porta camminando sulla punta dei piedi scalzi, e sbirciò dentro. C’erano un letto completamente sfatto, alcune paia di scarpe da ginnastica sparpagliate sul pavimento e una montagna di magliette ammucchiate su un tavolino rotondo.
Avrebbe saputo riconoscere quel disordine anche a occhi chiusi: era quello di Jason.
Con un tuffo al cuore, attraverso la finestra spalancata, Julia sentì la voce di suo fratello provenire dalla cucina.
– Sì! – esultò la ragazza, pazza di felicità. – Mio fratello è tornato!
Si voltò, attraversò di corsa il corridoio, si buttò giù dalle scale e si catapultò in cucina.
Jason e Rick stavano armeggiando tra i fornelli.
– Jason! Rick! – esclamò Julia, balzando loro incontro e abbracciandoli. – Siete tornati! Siete tornati! Oh, ero così preoccupata per voi...
– Ehi, sorellina... – le sorrise Jason, scostandosi. – Certo che siamo tornati... Calma, va tutto bene!
Rick, invece, le restituì l’abbraccio con piacere e si prese anche un bacio sulla guancia. Appena incrociò lo sguardo di Julia, gli vennero le gambe molli per la gioia.
Si voltò di scatto, per non farle capire che stava arrossendo.
Julia squadrò entrambi come se fossero stati lontani vent’anni o come se, dai loro vestiti, avesse potuto capire che cos’era accaduto oltre la Porta del Tempo. Ma non guadagnò molte informazioni: Rick era vestito come il giorno prima, mentre Jason aveva tirato fuori dalla valigia una maglietta e un paio di pantaloni nuovi e assolutamente incompatibili tra di loro.
– Come state? – domandò alla fine di quella prima ricognizione.
– Siamo incavolati neri! – rispose Jason.
– Perché?
– Non riusciamo a scoprire il tempo di cottura del bacon. Prima è crudo. E l’attimo successivo è carbonizzato! – esclamò Rick, usando un cucchiaio di legno per verificare la consistenza della pancetta abbrustolita. – Io dico di provare a mangiarlo così.
La ragazza non smetteva di guardarli, come per assicurarsi che fossero davvero loro. Li seguì ridendo fuori dalla cucina, in giardino, dove Rick scodellò per tutti pancetta e uova strapazzate. Julia, però, cedette volentieri la sua porzione al fratello: aveva ancora lo stomaco chiuso per la tensione. – Si può sapere che cosa vi è successo, dietro quella porta?
Jason alzò le spalle. Si sedette sulla sedia di ferro nero da giardino e assaggiò la pancetta. – Nucleare, Rick! Assolutamente nucleare –. Quando si accorse della bocca vibrante della sorella, le rispose, un attimo prima che lei esplodesse per la rabbia: – Oh, Julia, è talmente lungo da raccontare che mi si freddano le uova! –. E cominciò a mangiare furiosamente, senza aggiungere altro.
– Abbiamo visto un posto incredibile – bofonchiò Rick, inghiottendo un boccone, che gli andò di traverso.
– Vedrai che la ritroveremo, quella cavolo di mappa! – aggiunse Jason, mentre l’amico saltellava intorno al tavolo tossendo. Si concesse di spazzolare il piatto con un pezzo di pane del giorno prima, si versò un bicchierone di latte e se lo ingollò in quattro sorsi. – Non è vero, Rick?
– A costo di cercarla in tutto il paese! – confermò quest’ultimo, tutto rosso e con i capelli spettinati.
Julia respirò a fondo. L’aria era umida e fresca.
Per il momento ritenne più opportuno non insistere con le domande, lasciando che le cose venissero a galla naturalmente. Avvicinò le dita a un bicchiere per versarsi un po’ di latte, e si accorse che le mani le tremavano.
– Qualcosa non va? – le domandò Rick.
Lei scosse il capo. – No, è solo che sono contenta di rivedervi.
– Anche noi – disse Rick. – Non sai quanto. È stato pazzesco... Ma a giudicare da come è ridotto il giardino, direi che anche qui non siete stati con le mani in mano.
– Sembra che sia passato un ciclone! – esclamò Jason.
Julia si guardò intorno: i fiori e le piante secolari sembravano ancora storditi dalla pioggia e spettinati dal vento. C’era un non so che di desolante nelle foglie e nei piccoli rami caduti un po’ ovunque sull’erba e sui vialetti di ghiaia.
In mezzo al cortile, poi, erano ancora visibili le tracce dell’automobile di Manfred.
Julia sentì il cuore che accelerava, mentre fissava quei segni e riviveva, attimo dopo attimo, il momento in cui aveva fatto lo sgambetto a Manfred e gli aveva sottratto la chiave. Guardò verso il ciglio della scogliera, il mare ingannevolmente azzurro e la sagoma lontana del faro.
Chiuse gli occhi.
– Che cosa ti succede, Julia? – le domandò Jason, accorgendosi che la sorella era sbiancata di colpo.
– Non è stata colpa mia: è volato nel vuoto... – mormorò lei.
– Chi è volato nel vuoto? – domandò Jason, con un baffo di latte sotto il naso.
Julia riferì tutto quello che era successo a Villa Argo, parlando con voce lenta e priva di inflessioni, come se stesse ripetendo una lezione. Riferì le confessioni di Nestor sul vecchio proprietario e sui suoi viaggi a bordo della Metis. E raccontò del tentativo di Manfred di entrare in casa e di come lei e Nestor gli avessero resistito, fino al tragico finale.
– Mi dispiace... – concluse Julia, domandandosi per quale motivo avesse deciso di gettare in mare la chiave che Manfred voleva a tutti i costi.
– Ben gli sta, invece – commentò Jason, soddisfatto.
– Dopotutto, era un ladro come la sua padrona – rincarò Rick, che si era svegliato particolarmente astioso nei confronti di Oblivia Newton, forse perché la prima volta che l’aveva vista l’aveva trovata assolutamente... stupenda. E questo non gli andava giù.
Julia si rinfrancò un po’ e riuscì finalmente a servirsi un bel bicchiere di latte. Poi aspettò di sentire la parte di storia dei ragazzi.
Interrompendosi a vicenda, Jason e Rick raccontarono della Casa della Vita, di Maruk, e di come avessero trovato la nicchia dei Quattro Bastoni un attimo prima che la trovasse Oblivia.
– Oblivia Newton era lì? – domandò Julia, stupefatta. – E... com’è possibile?
– Lascia stare. Non puoi immaginare la nostra sorpresa di incontrarla laggiù, in Egitto... o dovunque ci trovassimo.
– Questa mattina Jason ha elaborato una nuova teoria – spiegò Rick. – Non è convinto di aver realmente viaggiato nel tempo.
– Già – confermò lui. – Una volta ho letto un fumetto del Dottor Mesomero che parlava di qualcosa del genere: non si chiama viaggio nel tempo, ma viaggio nel continuum spazio-qualcosa... ora non mi ricordo bene, ma so che era sul numero quindici.
– E perché non dovresti aver viaggiato nel tempo?
Jason fece una smorfia, come lo studioso a cui viene fatta una domanda imprecisa: – È solo una sensazione, ma... non mi sentivo in un’epoca completamente diversa dalla nostra. Mi sentivo quasi a casa...
– Adesso non esagerare!
– Figurati che non solo parlavamo la stessa lingua di quelle persone, ma Rick e io leggevamo perfino i geroglifici.
Julia spalancò gli occhi.
Rick prese dal tavolo il Vocabolario dei linguaggi dimenticati, un grande libro ormai piuttosto malconcio, con la copertina sporca e i bordi strappati. Lo aprì sulla pagina delle lingue dell’Antico Egitto, fece passare l’indice della mano destra su alcuni geroglifici e disse: – Mentre se proviamo a leggerli adesso... non ci capiamo più niente.
Julia cercò di non perdere il filo del racconto. – E Oblivia? Vi ha riconosciuti? – domandò a Jason.
– Non proprio. Noi eravamo nascosti. Ma è stato in quel momento che ha nominato Ulysses Moore...
– E la mappa.
– Quale mappa?
– Quella che ci ha rubato.
– Quale mappa? – insistette Julia.
– Prima e unica accurata mappa di quel paese della Cornovaglia chiamato Kilmore Cove – recitò a memoria Rick. – Di Thos Bowen. Londra, mille...
Fu interrotto da un violentissimo starnuto, che proveniva direttamente dalla scogliera.
– Siete svegli, allora! – esclamò Nestor, sbucando dalle scalette e fermandosi a riprendere fiato.
– Nestor! – lo salutarono i ragazzi. – Da dove arrivi?
Il giardiniere zoppicò fin davanti a loro, senza rispondere. – Da dove arrivate voi, semmai? Non si offre più un posto a sedere a un povero... EEEETCIÙÙÙ!... vecchietto?
– Ti sei preso un bel raffreddore – disse Jason.
– Colpa della pioggia – mormorò Nestor, guardando Julia con un sorriso carico di sottintesi. – Come va? – Mi stavano raccontando di Oblivia Newton e della mappa.
Lo sguardo di Nestor si rabbuiò di colpo. – Ah, già. Il fattaccio – disse, sedendosi al tavolo.
Jason e Rick ripresero il loro racconto, descrivendo per filo e per segno la Stanza che non c’è e l’altare sotto cui era nascosta la mappa.
– Avessi visto che serpenti, Julia!
– Tu saresti svenuta all’istante!
A mano a mano che il racconto proseguiva, Nestor si incupì.
– Dovevamo immaginarlo – commentò, alla fine. – Quella donna è molto più pericolosa e intelligente di quanto pensassimo.
– Ma perché quella mappa era così importante, Nestor?
– Non ne ho idea – bofonchiò il giardiniere.
– Ma il vecchio proprietario sì – replicò Jason. – Se lui ci ha mandato laggiù per trovarla, doveva esserci un motivo. E sono convinto che lui era convinto che l’avremmo trovata prima di Oblivia Newton.
– Tecnicamente l’abbiamo trovata prima di lei – puntualizzò Rick. – Il fatto è che lei ci ha fregati subito dopo.
Jason sospirò. – Che delusione! Chissà se avremo mai una seconda possibilità...
– In che senso? – domandò Julia.
Jason si piegò sul tavolo della colazione e sussurrò: – Forse adesso il vecchio proprietario non si fiderà più di noi.
– Come fai a essere tanto convinto che sia ancora vivo?
– I casi sono due: o vive ancora a Villa Arg...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- 1. Colazione
- 2. Una telefonata da Londra
- 3. Cacciatori di segreti
- 4. Senza freni
- 5. Il telefono di bachelite nera
- 6. Sulle tracce della mappa
- 7. Questioni di look
- 8. Lontano da Kilmore Cove
- 9. La distruttrice
- 10. Owl Clock
- 11. La Casa degli Specchi
- 12. Tutto si muove
- 13. Il sopravvissuto
- 14. La porta segnatempo
- 15. Il guardiano del faro
- 16. Scacco al re
- 17. Vecchie e nuove scoperte
- 18. Una voce dal passato
- 19. La scelta
- 20. L’uomo che osserva
- 21. In soffitta
- 22. Un nuovo inizio
- 23. Sulla collina
- Indice