I codici del labirinto
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I codici del labirinto

  1. 672 pagine
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I codici del labirinto

Informazioni su questo libro

Quando Alice Tanner scopre due scheletri durante uno scavo archeologico nel sud della Francia, sente riemergere con forza un passato di violenza e di brutalità. Non è solo la vista delle ossa perfettamente conservate a farla rabbrividire, ma la percezione di un elemento di mistero, di un'incombente sensazione di pericolo da cui fatica a liberarsi. Turbata dalle parole e dai simboli incisi nelle pareti della grotta, Alice ha il presentimento di aver riportato alla luce qualcosa che doveva restare nascosto per sempre...

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Informazioni

Print ISBN
9788838489907
eBook ISBN
9788858500019

I CUSTODI
DEI LIBRI

CAPITOLO 26

BESIÈRS
Julhet 1209
Il sole stava tramontando quando Alaïs raggiunse le pianure fuori dalla città di Coursan.
Fin lì il viaggio era andato bene, aveva seguito la strada romana che attraverso il Minervois portava a Capestang, passando per sconfinati campi di canapa, i canabières, e smeraldine distese di orzo.
Da quando aveva lasciato Carcassonne, cavalcava ogni giorno finché il sole non iniziava a scottare troppo. Quindi cercava un riparo e si riposava insieme a Tatou, prima di rimettersi in marcia fino al tramonto, quando l’aria si riempiva di insetti che pungevano e del verso stridulo di ghiandaie, gufi e pipistrelli.
La prima notte aveva trovato asilo nella città fortificata di Azille, presso alcuni amici di Esclarmonde. Più si spingeva a est e meno gente trovava nei campi e nei villaggi, e le poche persone che incontrava sembravano sospettose, i loro occhi scuri rivelavano diffidenza. Le raccontarono delle atrocità commesse da bande di disertori francesi o da routiers, mercenari, banditi. I racconti diventavano sempre più sanguinosi e crudeli a mano a mano che andava avanti.
Alaïs portò Tatou al trotto, era indecisa se proseguire per Coursan o cercare riparo nei paraggi. Le nubi marciavano veloci nel cielo sempre più grigio e minaccioso, l’aria era terribilmente afosa. Da lontano si sentiva di tanto in tanto il rombo dei tuoni, simile al verso di un orso appena risvegliatosi dal letargo. Alaïs non voleva essere sorpresa da un temporale.
Tatou iniziava a innervosirsi. Aveva i tendini contratti sotto la gualdrappa e per due volte si era impennata al rumore improvviso di una lepre o di una volpe fra gli arbusti sul ciglio della strada.
Davanti a sé, Alaïs scorse un boschetto di querce e frassini. Non era abbastanza fitto per essere abituale residenza estiva di grossi animali, come cinghiali o linci. Ma gli alberi erano alti e folti e le estremità dei rami sembravano saldamente intrecciate fra loro, come tante dita: l’avrebbero riparata a sufficienza. Il fatto che ci fosse un sentiero ben marcato, un tortuoso lembo di terra arida, consumato da un’infinità di piedi, lasciava credere che il bosco costituisse una scorciatoia per la città, molto usata dagli abitanti del luogo.
Tatou sussultò quando un fulmine guizzò per un istante nel cielo che imbruniva. Il che la aiutò a prendere una decisione. Avrebbe aspettato che il temporale fosse passato.
Spronò la cavalla con un sussurro e la convinse a dirigersi fra le verdi braccia del bosco.
I due uomini avevano perso la preda un po’ di tempo prima. Soltanto la minaccia del temporale impedì loro di fare dietro front e tornare all’accampamento.
Dopo diverse settimane di marcia, la loro pallida pelle francese si era scurita a causa del forte sole del meridione. Avevano nascosto nel boschetto l’armatura da viaggio e il sorcotto, che recavano il blasone del loro signore. Speravano almeno di ricavare qualcosa dalla missione fallita.
Un rumore. Lo scricchiolio di un ramo secco, l’andatura dondolante di un cavallo imbrigliato, il ferro degli zoccoli che di tanto in tanto colpiva qualche sasso.
Uno dei due, con i denti storti e neri, strisciò in avanti per avere una visuale migliore. Non molto distante da lì, intravide una persona in sella a una piccola saura araba farsi strada attraverso il bosco. La osservò con un ghigno. Forse la loro sortie non sarebbe stata una totale perdita di tempo, dopo tutto. La donna indossava abiti ordinari e di scarso valore, ma una cavalla del genere poteva essere venduta a un buon prezzo.
Lanciò un sasso al compagno che si nascondeva dall’altro lato del sentiero.
«Lève-toi!» esclamò, indicando Alaïs con un cenno della testa. «Regarde
«Guarda guarda» mormorò. «Une femme. Et seule.» «Sei sicuro che sia sola?»
«Non sento nessun altro.»
I due tirarono le estremità della fune che giaceva a terra e andava da una parte all’altra del sentiero, nascosta sotto le foglie, e aspettarono che lei si avvicinasse.
Il coraggio di Alaïs cominciava a vacillare a mano a mano che si addentrava nel bosco.
La superficie del terreno era umida, anche se la terra sotto era ancora dura. Le foglie ai lati del sentiero stormivano al passaggio degli zoccoli di Tatou. Alaïs cercò di concentrarsi sul rassicurante cinguettio degli uccelli fra gli alberi, ma aveva i peli ritti sulle braccia e sulla nuca. Quel silenzio racchiudeva una minaccia, non tranquillità.
È soltanto la tua immaginazione.
Anche Tatou l’avvertiva. Tutto a un tratto, qualcosa si sollevò da terra con un rumore simile a quello di una freccia scoccata da un arco.
Una beccaccia? Un serpente?
Tatou si impennò sulle zampe posteriori, agitò furiosamente gli zoccoli in aria e nitrì terrorizzata. Alaïs non ebbe il tempo di reagire. Il cappuccio le calò sul viso e le mani si staccarono dalle redini mentre veniva disarcionata. Il dolore l’attanagliò alla spalla quando batté a terra con violenza, tanto da mozzarle il fiato. Ansimando, si girò su un fianco e provò ad alzarsi. Doveva riprendere Tatou prima che si imbizzarrisse.
«Tatou, doçament» urlò, con le gambe che barcollavano. «Tatou!»
Avanzò con passo malfermo, poi si fermò. C’era un uomo sul sentiero proprio davanti a lei. Sorrideva mostrando i denti marci. In mano aveva un coltello, con la lama opaca e la punta arrugginita.
Sentì qualcosa muoversi alla sua destra. Lanciò uno sguardo fulmineo. Un altro uomo, con il volto sfregiato da una cicatrice frastagliata che andava dall’occhio sinistro all’angolo della bocca, teneva le briglie di Tatou e agitava in aria un bastone.
«No» urlò Alaïs. «Lasciala.»
Nonostante il dolore alla spalla, riuscì a trovare l’impugnatura della spada. Dai loro ciò che vogliono e forse non ti faranno del male. L’uomo fece un passo verso di lei. Alaïs sguainò la spada e disegnò un arco nell’aria. Con gli occhi puntati sulla faccia dell’avversario, frugò nella borsa e gettò a terra una manciata di monete.
«Prendile. Non ho nient’altro di valore.»
L’uomo guardò le monete d’argento sparpagliate al suolo, quindi sputò con disprezzo. Si asciugò la bocca con il dorso della mano e fece un altro passo avanti.
Alaïs sollevò la spada. «Ti avverto. Non ti avvicinare» gridò, disegnando un otto nell’aria per tenerlo lontano.
«Ligote-la» ordinò quello al compagno.
Alaïs si sentì gelare. Per un istante il coraggio venne meno. Erano soldati francesi, non banditi. Le storie che aveva sentito raccontare durante il viaggio le tornarono alla mente come un fulmine.
Si ricompose e fece volteggiare di nuovo la spada.
«Non ti avvicinare» urlò, la voce che le tremava per la paura. «O ti ammazzo in un...»
Si voltò di scatto e si scagliò sul secondo uomo, che nel frattempo stava per prenderla alle spalle. Con un urlo, Alaïs gli fece volare via il bastone dalla mano. Lui estrasse un coltello dalla cintura e si tuffò su di lei con un ruggito. Alaïs afferrò il manico con entrambe le mani e gli conficcò la lama nella mano, trafiggendolo come un orso durante un combattimento. Il sangue cominciò a uscire a fiotti.
Tirò indietro le braccia per prepararsi a colpire ancora, quando a un tratto vide davanti agli occhi una pioggia di stelle viola e bianche. Barcollò in avanti per la forza del colpo subito, ma quando la tirarono indietro per i capelli il dolore le fece venire le lacrime agli occhi. Sentì la punta fredda di una lama sulla gola.
«Putain» sibilò il soldato, schiaffeggiandola con la mano sanguinante.
«Laisse-tomber.» Lasciala.
Messa con le spalle al muro, Alaïs lasciò cadere la spada. L’altro uomo la allontanò con un calcio, dopodiché estrasse un cappuccio di tela grezza dalla cintura e lo ficcò a forza sulla testa di Alaïs. Questa si dimenò per liberarsi, ma l’odore pungente della stoffa polverosa la prese alla gola e la fece tossire. Tuttavia, continuò a lottare, finché un pugno non la colpì allo stomaco e la fece cadere a terra piegata in due.
Non aveva più la forza di reagire quando le tirarono indietro le braccia e le legarono i polsi.
«Reste-là
Si allontanarono. Alaïs li sentì rovistare nelle bisacce, sollevando i lembi di cuoio e gettando tutto alla rinfusa. Parlavano, discutevano forse. Non riusciva a capire bene quella lingua aspra.
Perché non mi hanno uccisa?
Subito la risposta si insinuò come un fantasma nella sua mente. Vogliono prima divertirsi un po’.
Si adoperò con tutte le forze per sciogliere il nodo, nonostante sapesse che anche con le mani libere non sarebbe andata molto lontano. Le avrebbero dato la caccia. Adesso ridevano. Bevevano. Non avevano alcuna fretta.
Lacrime disperate le sgorgarono dagli occhi. Esausta, piegò il capo all’indietro sulla terra dura.
Dapprima, Alaïs non riuscì a distinguere da dove provenisse il frastuono. A un tratto capì. Rumore di zoccoli. Erano cavalli che attraversavano le pianure al galoppo. Schiacciò l’orecchio contro il suolo. Cinque, o forse sei cavalli, diretti verso il bosco.
Da lontano si udì il rombo di un tuono. Anche il temporale si avvicinava. Tutto sommato, c’era qualcosa che poteva fare. Se si fosse allontanata a sufficienza, forse avrebbe potuto cavarsela.
Un po’ alla volta, facendo meno rumore possibile, cominciò a strisciare fuori dal sentiero, finché non sentì i rovi pungerle le gambe. Si mise in ginocchio a fatica e cominciò a muovere la testa su e giù, finché non riuscì a slegare il cappuccio. Staranno guardando?
Nessun grido. Piegò il collo e scosse il capo a destra e a sinistra, dapprima con delicatezza, poi con più energia, fino a quando la stoffa non scivolò via. Tirò due respiri profondi, quindi cercò di orientarsi.
Dalla loro posizione i due uomini non potevano vederla, ma se si fossero voltati e si fossero accorti che era sparita, l’avrebbero acciuffata in un baleno. Alaïs premette di nuovo l’orecchio sul suolo. I cavalli arrivavano da Coursan. Un gruppo di cacciatori? O di esploratori?
Il fragore del tuono echeggiò per il bosco, mettendo in fuga gli uccelli dai nidi più alti. Sbattevano le ali in preda al panico, scendevano in picchiata e si rifugiavano di nuovo fra gli alberi. Tatou nitriva e scalpitava.
Mentre pregava che i rumori dell’imminente temporale mascherassero il frastuono dei cavalli fino a quando non fossero stati abbastanza vicini, Alaïs si infilò fra gli arbusti, strisciando su sassi e ramoscelli.
«Ohé!»
Restò impietrita. L’avevano scoperta. Trattenne un urlo quando gli uomini tornarono di corsa al punto in cui l’avevano lasciata. Il rumore assordante di un altro tuono li costrinse a levare gli occhi al cielo con sgomento. Non sono abituati ai violenti temporali della nostra regione. Persino da quella distanza, Alaïs leggeva paura nei loro volti. Paura che sprizzava da tutti i pori.
Approfittando della loro esitazione, si spinse più in là. Era in piedi adesso e aveva cominciato a correre.
Ma non fu abbastanza veloce. Quello con la cicatrice le si scagliò addosso e la buttò a terra, facendole battere la testa.
«Hérétique» urlava, mentre strisciava su di lei e la immobilizzava al suolo. Alaïs cercò di scrollarselo di dosso, ma l’uomo era troppo pesante e lei aveva i vestiti impigliati alle spine dei rovi. Sentiva l’odore di sangue venire dalla mano ferita, mentre le spingeva con forza la testa fra i ramoscelli e le foglie.
«Ti avevo detto di non muoverti, putain
Si slacciò la cintura e con il respiro affannato la buttò via. Speriamo che non abbia ancora sentito i cavalli. Alaïs cercò di divincolarsi, ma l’uomo pesava troppo. Lasciò uscire dalla bocca un grido disperato, avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di coprire il frastuono dei cavalli che si avvicinavano.
Il soldato la colpì di nuovo, spaccandole il labbro. Sentì il sapore del sangue in bocca.
«Putain
A quel punto si udirono altre voci. «Ara, ara!» Ora.
Alaïs sentì la corda di un arco vibrare e una freccia fendere l’aria, subito dopo una tempesta di dardi esplose dall’ombra dei sempreverdi, distruggendo qualunque cosa si trovasse in traiettoria.
«Avança! Ara, avança!»
Proprio quando il soldato francese balzò in piedi, una freccia gli si conficcò nel petto grosso e tozzo facendolo girare come una trottola. Per un attimo sembrò sospeso nell’aria, poco dopo cominciò a barcollare, lo sguardo pietrificato come quello di una statua. Una goccia di sangue comparve all’angolo della bocca e colò lungo il mento.
Le gambe cedettero. Cadde in ginocchio, quasi stesse pregando, poi molto lentamente crollò in avanti come un albero abbattuto in una foresta. Alaïs ebbe la prontezza di spostarsi, giusto in tempo per evitare il corpo che si schiantava pesante al suolo.
«Aval! Avanti!»
I cavalieri partirono alla carica dell’altro soldato. Si era riparato fra gli alberi, ma ci fu una nuova pioggia di frecce. Una lo colpì alla spalla e lo fece inciampare. Un’altra lo prese dietro la coscia. La terza, alle reni, lo abbatté. Il corpo cadde a terra con uno spasmo, quindi divenne immobile.
La stessa voce ordinò di fermarsi. «Arèst.» Alla fine, i cacciatori uscirono dal nascondiglio e vennero allo scoperto. «Tregua.»
Alaïs si alzò. Sono amici o anch’essi uomini da temere? Il capo indossava una casacca da caccia blu cobalto sotto il mantello, entrambi di buona fattura. Gli stivali di cuoio, la cintura e la faretra erano di pelle chiara, in linea con lo stile del luogo, e gli stivali erano pesanti e privi di segni. Sembrava un uomo di moderata ricchezza, un uomo del Midi.
...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Nota dell’autrice
  5. Prologo
  6. La cité sulla collina
  7. I custodi dei libri
  8. Il ritorno sulle montagne
  9. Epilogo
  10. Glossario di termini occitanici
  11. Glossario di termini specifici
  12. Ringraziamenti