Ulysses Moore - 4. L'isola delle maschere
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Ulysses Moore - 4. L'isola delle maschere

  1. 288 pagine
  2. Italian
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Ulysses Moore - 4. L'isola delle maschere

Informazioni su questo libro

Jason, Julia e Rick sono pronti per un altro viaggio: Peter Dedalus, l'unico che può aiutarli a trovare la Prima Chiave, ha infatti oltrepassato la Porta del Tempo e si nasconde a Venezia, nel Settecento. La perfida Oblivia Newton è già sulle sue tracce e i ragazzi devono agire in fretta. Per prima cosa dovranno scoprire chi è il misterioso Gondoliere Nero, ma nessuno sembra averlo mai sentito nominare...

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Informazioni

Anno
2010
eBook ISBN
9788858500729
Print ISBN
9788838432941
art
Rick scoprì che sotto il panno del signor Caller era nascosto un libro. Fece in tempo a dare un’occhiata solo al frontespizio, che recitava:
ENCYCLOPÉDIE
OU DICTIONNAIRE RAISONNÉ
DES SCIENCES, DES ARTS,
ET DES MÉTIERS
– Rick! – lo rimproverò Julia. – Rimetti subito a posto quel panno!
Rick era senza parole. L’oggetto segreto che il signor Caller teneva nascosto con tanto scrupolo era una banalissima enciclopedia, per di più dal titolo decisamente comune. Ma quello che lasciò Rick senza parole non fu la scoperta del titolo del libro, quanto piuttosto il carattere con cui era stato stampato. E in particolare la lettera “d”.
Era la stessa “d” stampata sui documenti che aveva in tasca, quelli sputati fuori dalla Vecchia Civetta di Kilmore Cove, un’invenzione di Peter Dedalus.
– Cavolo, Julia! – esclamò, ricoprendo l’enciclopedia con il panno. – Qui le cose si complicano.
La ragazza gli concesse poca attenzione, riconoscendo tra la folla i volti sorridenti, ma decisamente tesi, dei signori Caller.
Appena Alberto li raggiunse, il libro tornò rapidamente nelle sue mani.
– Grazie – disse lui recuperandolo.
– Scusateci per questa cosa. Uno spiacevole contrattempo – aggiunse Rossella come per giustificarsi.
– Chi era quel tizio vestito di grigio?
– Lo chiamano il Conte Cenere – rispose Alberto. – È un membro della guardia segreta di Venezia.
– Non mi sembra poi tanto segreta, se l’avete riconosciuto subito…
– Riconosciamo la maschera quando la indossa. Ma non sappiamo chi si nasconde sotto.
– E cosa vuole da voi?
– Cerca in tutti i modi di venire a ficcare il naso in casa nostra – rispose Alberto.
Vedendo che il marito si stava accalorando, Rossella lo prese sottobraccio e gli domandò: – Dove andiamo, adesso?
Alberto lanciò un’occhiata al quadro che la moglie teneva sottobraccio e disse: – Direi di proseguire per le cornici –. Poi indicò il libro nascosto nel panno e aggiunse: – Volevo portare questo da un amico, ma ora può essere troppo pericoloso. Chissà quante guardie segrete abbiamo alle calcagna…
– Bene, allora. Ragazzi, continuiamo a cercare il vostro amico Peter.
– Io credo di aver trovato un altro indizio – disse Rick a quel punto.
– Quale?
– Il libro che nascondete – rispose il ragazzo. – L’ha stampato lui.
– Rick! – lo rimproverò Julia.
Alberto si fermò in mezzo alla strada, come trasformato in una statua. Diogo si schiantò contro la sua caviglia. Rossella guardava ora il marito ora il ragazzo, senza sapere cosa dire.
– Ho dato solo un’occhiata – si giustificò Rick. – Non mi interessa cosa c’è scritto dentro e non l’ho letto, giuro. Ma…
– Ma…? – domandò Alberto.
– Le “d” sulla copertina! – esclamò Rick.Tirò fuori dalla tasca i fogli che aveva fatto stampare da Fred Dormiveglia e glieli mostrò. – Sono uguali. È lo stesso segno tipografico. La firma di Dedalus.
– Da dove arrivano questi fogli?
– Da Kilmore Cove, in Inghilterra. Come vi dicevo, sono stati stampati da una macchina tipografica progettata da Peter Dedalus.
– Cielo, Alberto! – intervenne Rossella, guardando i documenti. – Il ragazzo ha ragione.
– Fatto sta che nessuno gli aveva dato il permesso di sbirciare.
– Ci scusi, signor Caller – intervenne Julia. – Rick non voleva…
– Se mi sa dire dove è stato stampato quel libro, forse potremmo scoprire qualcosa di più – insistette invece il ragazzo dai capelli rossi.
Alberto sollevò il panno e accarezzò il frontespizio dell’enciclopedia con amore. Poi la aprì e ne scorse le pagine, odorose di carta e di inchiostro. – Non credo che sia così semplice, ragazzo. L’ho stampato io, questo libro.
Tornarono di gran carriera a Santa Marina ma, anziché entrare nella casa padronale dei Caller, imboccarono una stradina laterale, decisamente in stato di abbandono.
– Fate attenzione a non scivolare – si raccomandò Alberto, facendo scendere i ragazzi verso il canale, la cui acqua scura aveva lo stesso colore di un pavimento lurido.
Si chinarono per entrare in una rimessa per barche e camminarono in alcuni centimetri d’acqua su un pavimento viscido di alghe. Uno squittio di topi in lontananza servì a peggiorare ulteriormente l’atmosfera.
– Da quando le guardie segrete si sono messe a pattugliare la città… – mormorò il signor Caller, spiegando dove li stava portando – noi stampatori abbiamo dovuto escogitare mille modi per nasconderci. Ma siamo arrivati, ormai.
Il pavimento della rimessa cominciò lentamente a salire, tornando asciutto. Un corridoio conduceva a una stanza coperta di segatura.
Rossella fece segno ai ragazzi di stare zitti e Alberto si assicurò che da fuori non provenisse alcun rumore se non il lento sciabordio dell’acqua. Poi infilò una chiave in una serratura nascosta nel legno e fece accomodare i suoi ospiti nella stanza oltre la soglia.
– Benvenuti nella mia stamperia clandestina.
– Uau! – fece Julia, non appena Alberto accese alcune lampade a olio appese alle pareti.
Dentro c’era una serie di macchine nere, grandi ognuna quanto un toro, sommerse da fogli di carta, alcuni bianchi, altri sporchi di inchiostro o parzialmente stampati. Altri ancora erano stesi ad asciugare per tutta la stanza, appesi a fili per il bucato. Per terra c’erano pallottole di carta macerata, tinozze di inchiostro e trucioli di legno. Sui tavoli regoli, squadre, taglierini e le matrici rettangolari su cui venivano composte le pagine dei libri. Nell’aria c’era odore di colla.
– Siamo a poca distanza da casa nostra… – disse Rossella, guidandoli tra le pagine appese come federe di cuscino.
– E questa macchina tipografica mi fu venduta insieme alla casa di Penelope – aggiunse Alberto.
Mostrò ai ragazzi la cassettiera che conteneva i caratteri mobili: lettere incise su rettangoli di metallo, da disporre a mano una dopo l’altra, con grande pazienza, fino a comporre tutte le parole della pagina che si voleva stampare.
Il signor Caller cercò il cassetto con le lettere “d” e ne tirò fuori un paio. – Le lettere sono queste.
Alberto adagiò il carattere su un tampone imbevuto di inchiostro, poi lo appoggiò su un ritaglio di carta bianca. Ne uscì una “d” perfetta, senza alcun segno particolare.
– Non è la “d” che cerchiamo! – protestò Julia.
– Infatti – sorrise Caller. – Quella è colpa del torchio. Vedete quella macchina? Dopo che ho composto una pagina con questi caratteri, la inserisco là dentro e tiro quella leva. Il torchio imbeve la pagina di inchiostro, fa passare un foglio e imprime le parole sulla carta con una forte pressione dall’alto. Quando la pagina esce, per poi essere tagliata e rilegata, però… tutte le “d” si trasformano in quelle che avete visto stampate sull’enciclopedia.
– La firma di Dedalus – sorrise Rick.
– Di cui si sono già accorti alcuni collezionisti di Anversa – proseguì Alberto. – Le mie edizioni sono molto ricercate. Ma non è facile continuare a stampare in questo buco, evitando che le guardie segrete mi scoprano…
– Perché dovete nascondevi?
– È una storia lunga… – sospirò Alberto.
– Fino a poco tempo fa, a Venezia c’erano i migliori stampatori del mondo e tutti venivano qui a stampare i loro libri… – spiegò Rossella. – Alcuni però erano libri di magia, libri proibiti. Così il Consiglio dei Dieci decise di controllare l’attività dei vari tipografi, per verificare ciò che veniva stampato.
– E quell’enciclopedia è un libro proibito?
– Per persone ignoranti come il Conte Cenere sì – sbottò Alberto. – In realtà è un’idea straordinaria, che viene dalla Francia.
Rick lo guardò perplesso. – Da noi si compra a fascicoli.
– È già arrivata anche in Inghilterra? – esclamò Alberto, sorpreso.
– Altroché.Te la portano direttamente a casa, e poi la paghi poco per volta.
– Lo vedi, Rossella? – disse Alberto battendo le mani. – Gli inglesi sono sempre un passo avanti a noi!
Rick si era avvicinato al torchio, accarezzandone l’armatura metallica. Riconobbe la mano di Peter da alcuni dettagli: le ruote dentate di diverse dimensioni, l’uso degli ingranaggi e dei sostegni di legno… Era sua, non c’erano dubbi. Peter era stato lì quando Penelope viveva a Venezia… quando ancora era amico di Ulysses Moore.
– Rick? Hai qualche idea? – lo chiamò Julia, dall’altra parte della stanza.
– No. In realtà no. E tu? Julia stava rileggendo il foglio stampato dalla Vecchia Civetta. – Dunque… per contattare Peter dobbiamo usare la chiave giusta e scrivere: DEDA.
– Ho già provato a scrivere DEDA, a Kilmore Cove… – disse Rick, continuando il suo giro intorno al torchio. – Ma non ne è uscito niente.
– Forse non avevi la chiave giusta.
– Credo che quella ce l’abbia Oblivia Newton – rispose Rick, pensando alla chiave che apriva la Porta del Tempo della Casa degli Specchi.
– Se volete possiamo provare a scrivere DEDA su questa macchina – propose Alberto. – Forse il vostro geniale inventore ha lasciato dietro di sé un modo per trovarlo, dovunque sia.
Il signor Caller indossò un grembiule che una volta doveva essere bianco, prese una matrice vuota e vi allineò le quattro lettere che componevano la parola DEDA. Poi inserì la matrice nel torchio, lo caricò ruotando un’apposita carica a molla e tirò una leva. Attese che accadesse qualcosa. La macchina sbuffò, poi con uno scatto afferrò la matrice, la intinse nell’inchiostro e sputò dall’altra parte una pagina bianca su cui era scritto: DEDA.
Alberto prese il foglio ancora lucido di inchiostro e lo mostrò agli altri. – Direi che non è successo niente. Idea sbagliata, mi dispiace.
Rick guardò quella pagina con la stessa delusione con cui aveva guardato quella sputata dalla macchina di Kilmore Cove.
– Qui ci vorrebbe Jason – disse, pensando alle geniali intuizioni dell’amico. Poi, un po’ scoraggiato, mormorò: – In effetti, forse Peter voleva davvero lasciare una traccia dietro di sé…
– Forse voleva essere trovato dai suoi amici nel caso lo avessero perdonato. Ti ricordi cos’ha lasciato detto sul disco? – aggiunse Julia. – Che fuggiva perché si vergognava. Perché non aveva il coraggio di ammettere davanti a loro cosa aveva rivelato a Oblivia.
– Già – disse Rick.
– Ma né Ulysses, né Penelope, né Oblivia hanno trovato quel disco. L’abbiamo trovato noi. Nessuno poteva sapere cosa gli era successo, né che fosse fuggito attraverso la porta di casa sua, rimanendo prigioniero a Venezia.Ti ricordi? Dopo aver aperto la porta, lui ha spedito la chiave del leone a Ulysses.
Rossella borbottò: – Che storia bizzarra.
– Ma in realtà voleva essere trovato, Rick! – proseguì Julia, senza badare ai Caller. – Altrimenti perché avrebbe nascosto il disco nella scacchiera su cui da due anni stava giocando la sua lunga partita contro Ulysses? Aveva fatto apposta la mossa sbagliata per costringere Ulysses a fare quella decisiva, in modo che si aprisse il cassetto segreto. E se ha spedito la chiave a Ulysses, io dico che l’ha fatto perché voleva che lui lo seguisse. E forse… forse… Ha lasciato altri indizi nel posto in cui si apre la sua porta qui a Venezia.
– Già! – ripeté Rick prima di domandare ai Caller: – Voi sapete dove si trova calle dell’Amor degli Amici?
I due signori si guardarono stupefatti.
– Mai sentita.
– ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Cavalieri in soffitta
  5. Il conte cenere
  6. L'annuncio delle campane
  7. Porte chiuse e porte aperte
  8. La stanza segreta
  9. La vecchia civetta
  10. Segni di passaggio
  11. Il canto del mare
  12. La corte dei viaggiatori
  13. Separazioni
  14. Gli intrusi
  15. La casa vecchia
  16. Magre Soddisfazioni
  17. La camera della ragazza
  18. Al faro
  19. Dietro la cornice
  20. Il parco delle tartarughe
  21. Il pozzo e i piccioni
  22. Il libro proibito
  23. Il Mastro Orologiaio
  24. Il capitano
  25. Il Gondoliere nero
  26. L'isola delle Maschere
  27. L'incontro
  28. Fuoco e fiamme
  29. Ritorni a casa
  30. Gli insonni