Il cerchio del lupo
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Il cerchio del lupo

  1. 372 pagine
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Il cerchio del lupo

Informazioni su questo libro

È da quando è scomparsa nel 1993, uscendo da un supermercato, che Marie Gesto è una spina nel cuore per Harry Bosch. Ai tempi l'indagine era stata affidata proprio a lui, ma non c'era stato verso di ritrovare la ragazza, né il suo cadavere. Negli anni Bosch ha preso in mano il fascicolo più volte, battendo ogni pista come un lupo a caccia della sua preda. E ora che è tornato all'Unità Casi Irrisolti, gli incartamenti su Marie Gesto sono di nuovo sulla sua scrivania. Così, quando lo chiamano dalla Omicidi per chiedergli proprio quel fascicolo, sente una morsa allo stomaco. È il pubblico ministero O'Shea a informarlo degli sviluppi: Raynard Waits, un serial killer da poco arrestato per duplice omicidio, si attribuisce anche il delitto di Marie Gesto, più una serie di altri, che in passato non avevano mai trovato soluzione. Waits è disposto a confessare, ma vuole patteggiare: l'ergastolo anziché la pena di morte. A Bosch però non piace scendere a patti, e la storia del serial killer non lo convince, forse anche perché fa troppo gioco a uno come O'Shea, che è in corsa per l'elezione a procuratore distrettuale e farebbe carte false per appuntarsi l'intero caso come un fiore all'occhiello.
Ma dare la caccia alla verità sarà più dura questa volta, perché quando emerge un indizio trascurato che avrebbe potuto fermare l'assassino anni prima, Bosch deve fare i conti soprattutto con il suo senso di colpa.

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Informazioni

Anno
2010
Print ISBN
9788838475436
eBook ISBN
9788858500859
PARTE PRIMA

L’ASSASSINO

1

LA CHIAMATA ARRIVÒ mentre Harry Bosch e la sua partner Kiz Rider erano seduti alle loro scrivanie presso l’Unità Casi Irrisolti, intenti a preparare il rapporto sul caso Matarese. Il giorno prima erano rimasti sei ore chiusi in una stanza con Victor Matarese a interrogarlo sull’omicidio di una prostituta di nome Charisse Witherspoon avvenuto nel 1996. Il dna che era stato prelevato dal liquido seminale rinvenuto nella gola della vittima e conservato per dieci anni era stato confrontato con quello di Matarese. Corrispondeva. Il Dipartimento di Giustizia aveva archiviato il profilo genetico di Matarese in seguito a una condanna per violenza carnale risalente al 2002. C’erano voluti altri quattro anni prima che Bosch e Rider riaprissero il caso Witherspoon, riprendessero in mano il dna rinvenuto nella gola della vittima e lo mandassero con procedura d’urgenza al laboratorio di Stato. Il caso era stato riaperto sulla base delle sole prove indiziarie. Tuttavia, visto che Charisse Witherspoon era una prostituta in attività, il confronto del dna poteva non fornire risultati certi. Quelle tracce potevano appartenere a qualcuno che era stato con lei prima che il suo assassino arrivasse e la colpisse ripetutamente alla testa con un’asse spessa cinque centimetri per dieci.
Le prove scientifiche non erano sufficienti a chiudere il caso. Ma quello che erano riusciti a farsi dire da Matarese fu determinante. Lo avevano prelevato alle otto di mattina dal centro di recupero dove era stato mandato in libertà vigilata dopo l’accusa di stupro e lo avevano portato al Parker Centre. Nella stanza degli interrogatori le prime cinque ore erano state estenuanti. Alla fine, durante la sesta ora, era crollato e aveva confessato tutto: aveva ammesso di aver ucciso Charisse Witherspoon e aveva aggiunto altri tre omicidi, tutti di prostitute, commessi nel sud della Florida prima di trasferirsi a Los Angeles.
Per questo, quando sentì che lo cercavano sulla linea uno, Bosch pensò che si trattasse di una chiamata da Miami. Ma si sbagliava.
«Bosch» disse dopo aver sollevato il ricevitore.
«Freddy Olivas. Omicidi, Divisione Nord-Est. Sto cercando un fascicolo in archivio e mi hanno detto che l’hai preso tu.»
Bosch rimase un attimo in silenzio cercando di allontanare dalla mente il caso Matarese. Non conosceva Olivas, ma il nome gli suonava familiare. Solo che non riusciva a collocarlo. Quanto ai fascicoli, era il suo lavoro esaminare i vecchi casi e sfruttare i progressi della medicina legale per cercare di risolverli. In media, lui e Rider erano sempre in possesso di oltre una ventina di fascicoli prelevati dagli archivi.
«Ne ho presi parecchi» disse Bosch. «Di quale fascicolo stiamo parlando?»
«Gesto. Marie Gesto. Un caso del ’93.»
Bosch non rispose subito. Sentì una morsa allo stomaco. Gli succedeva sempre quando pensava a Marie Gesto, anche a distanza di tredici anni. L’immagine di quei vestiti piegati in modo così ordinato sul sedile anteriore della macchina gli tornava in mente di continuo.
«Sì, ce l’ho io. Che cosa succede?»
Si accorse che al cambiamento del suo tono di voce Rider aveva sollevato lo sguardo. Le loro scrivanie erano all’interno dello stesso cubicolo. Lui e Kiz Rider lavoravano l’uno di fronte all’altra.
«È una questione piuttosto delicata» disse Olivas. «Da tenere riservata. Riguarda un processo in corso e il pubblico ministero vuole rivedere il fascicolo. Posso fare un salto lì a prenderlo?»
«Sospetti qualcuno, Olivas?»
Olivas non rispose e Bosch lo incalzò con un’altra domanda.
«Chi è il pubblico ministero?»
Di nuovo nessuna risposta. Bosch decise di non arrendersi.
«Ascolta, il caso è aperto. Io sto cercando di risolverlo e ho un sospetto. Se vuoi parlare con me, parliamo. Se stai lavorando a qualche indizio, la cosa riguarda anche me. In caso contrario, sono molto occupato e ti auguro una buona giornata. Intesi?»
Nel momento in cui Bosch stava per riagganciare, Olivas finalmente parlò. Il tono amichevole era svanito.
«Sai cosa ti dico? Fammi fare una telefonata, campione. Ti richiamo immediatamente.»
Riagganciò senza salutare. Bosch guardò Rider.
«Marie Gesto» disse. «Il procuratore distrettuale vuole il fascicolo.»
«Quel caso è tuo. Chi era al telefono?»
«Un tizio della Divisione Nord-Est. Freddy Olivas. Lo conosci?»
«Non lo conosco, ma ne ho sentito parlare. Segue il caso Raynard Waits. Hai presente qual è?»
A quel punto Bosch capì dove aveva sentito quel nome. Il caso Waits era importante. Probabilmente Olivas lo considerava la chiave per la sua promozione. Il Dipartimento di Polizia di Los Angeles era suddiviso in diciannove divisioni geografiche, ciascuna con una stazione di polizia e un ufficio investigativo. Chi era in servizio presso le diverse sezioni Omicidi lavorava ai casi meno complessi e quella posizione costituiva un trampolino di lancio per essere ammessi nelle squadre d’élite della Divisione Rapine e Omicidi che aveva sede al Parker Center, fuori dal quartier generale della polizia. Una di quelle squadre d’élite era proprio quella che si occupava dei casi irrisolti. Bosch sapeva di dover difendere gelosamente la sua posizione dall’intromissione della Rapine e Omicidi nel caso l’interesse di Olivas per il fascicolo Gesto fosse stato anche lontanamente collegato al processo Waits.
«Non ti ha detto di che elementi dispone?» chiese Rider.
«Non ancora. Ma dev’essere qualcosa di grosso. Non mi ha neppure detto con quale pubblico ministero sta lavorando.»
«Ricochet, la palla che rimbalza.»
«Cosa?»
Lo ripeté scandendo bene il nome. «Rick O’Shea. Il processo Waits è suo. Dubito che Olivas abbia altro per le mani. Hanno appena finito l’istruttoria e stanno per cominciare il dibattimento.»
Bosch in silenzio considerò le diverse possibilità. Richard “Ricochet” O’Shea dirigeva la Sezione Processi Speciali dell’ufficio del procuratore distrettuale. Era un pezzo grosso e la sua carriera era in ascesa. O’Shea era uno dei pochi pubblici ministeri e avvocati esterni a essersi candidato a prendere il posto del procuratore distrettuale in carica, che in primavera aveva deciso di rinunciare alla possibilità di essere rieletto. Nelle primarie O’Shea aveva ottenuto il maggior numero di voti, ma non la maggioranza assoluta. Il ballottaggio si profilava più difficile, ma lui era in vantaggio comunque: aveva il sostegno del procuratore uscente, conosceva il lavoro in tutti i suoi aspetti e vantava un invidiabile curriculum di vittorie nei processi importanti, una caratteristica che nell’ufficio del procuratore distrettuale nell’ultimo decennio si era manifestata raramente. Il suo avversario si chiamava Gabriel Williams. Si trattava di un candidato tecnico che era stato procuratore, ma negli ultimi vent’anni aveva optato per l’attività privata, concentrandosi soprattutto sui processi per i diritti civili. Era nero, mentre O’Shea era bianco. Il suo programma elettorale prevedeva il controllo e la riforma delle procedure all’interno delle forze dell’ordine della contea. Mentre nei sondaggi la posizione di Williams guadagnava punti per il fatto che non era un politico e aveva proposto un coraggioso programma di riforme, i sostenitori di O’Shea facevano di tutto per mettere in ridicolo sia il programma sia le capacità dell’avversario di rivestire il ruolo più alto nella pubblica accusa. Il divario di voti fra i due candidati si era assottigliato.
Con un interesse mai manifestato prima, Bosch questa volta aveva seguito le elezioni locali ed era al corrente di quello che stava succedendo nella campagna elettorale Williams-O’Shea. Aveva sostenuto un candidato di nome Martin Maizel nel confronto molto acceso per un seggio nel consiglio comunale. Maizel era al suo terzo mandato come rappresentante di uno dei distretti occidentali della città, lontano da dove viveva Bosch. In genere veniva considerato un politico consumato che lavorava dietro le quinte, favorendo gli interessi del governo centrale anche a costo di sfavorire la zona di sua competenza. Nonostante tutto, Bosch aveva contribuito con generosità alla sua campagna elettorale e sperava che venisse rieletto. Il suo avversario era un ex comandante aggiunto di polizia di nome Irvin R. Irving e Bosch avrebbe fatto qualsiasi cosa in suo potere pur di vederlo sconfitto. Al pari di Gabriel Williams, anche Irving prometteva riforme e il Dipartimento di Polizia di Los Angeles era l’obiettivo costante dei suoi comizi. Quando era in servizio al dipartimento, Bosch si era scontrato diverse volte con Irving. Non voleva vedere quell’uomo seduto in consiglio comunale.
Bosch si era tenuto aggiornato sugli altri confronti elettorali, oltre a quello Maizel-Irving, leggendo le notizie e gli articoli che quasi ogni giorno venivano pubblicati sul «Times». Sapeva tutto sulla battaglia in cui era coinvolto O’Shea. Il pubblico ministero continuava a sostenere la sua candidatura tramite iniziative che promuovevano la sua immagine e azioni legali che mettevano in luce il valore della sua esperienza. O’Shea aveva sfruttato l’udienza preliminare del caso Raynard Waits, che si era tenuta il mese precedente, e per giorni aveva ottenuto titoli in prima pagina e servizi nei maggiori programmi televisivi. L’uomo era imputato per duplice omicidio ed era stato fermato a Echo Park durante un posto di blocco notturno. Gli agenti avevano notato sul fondo del suo furgone alcuni sacchi della spazzatura da cui colava sangue. Una successiva perquisizione aveva rivelato che nei sacchi c’erano pezzi dei corpi di due donne. Un candidato pubblico ministero desideroso di attirare l’attenzione dei media non poteva trovare di meglio che occuparsi del processo all’Uomo dei sacchi di Echo Park.
Il guaio era che in quel periodo i titoloni in prima pagina avevano subito una battuta d’arresto. Alla fine dell’udienza preliminare Waits era stato rinviato a giudizio e, ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Il cerchio del lupo
  4. HIGH TOWER 1993
  5. PARTE PRIMA. L’ASSASSINO
  6. PARTE SECONDA. LA GITA
  7. PARTE TERZA. TERRA CONSACRATA
  8. PARTE QUARTA. IL CANE CHE HAI SCELTO
  9. PARTE QUINTA. ECHO PARK
  10. Ringraziamenti
  11. Copyright

Domande frequenti

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