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Voi siete qui
Perché proprio a me?
Dicono che quando succede qualcosa sarebbe importante capire prima di tutto perché è successa, quindi voi, barattolo del gelato alla mano, cd sfigato nel lettore, tuta grigia di ordinanza con tubolare sformato ai piedi, vi lanciate in profonde elucubrazioni sul senso della vita. Il risultato più probabile di questo simposio è che alla fine non riuscirete a capire perché è successo, ma sotto sotto vi convincerete che è stata colpa vostra. Brave, siete riuscite a passare dalla fase depressa a quella autolesionista. Un altro secondo e manderete l’sms che non vi perdonerete mai, in cui lo supplicate di tornare, oppure mestamente gli chiedete: «Perché?».
Meglio risparmiarsi la fatica e avvalersi di uno dei più sofisticati strumenti di autoanalisi prodotti dalla cultura moderna: il questionario da rivista patinata. Allora, perché vi ha lasciate? Barrate semplicemente la casella che più lo rispecchia nel seguente elenco di ottimi motivi.
Ha trovato una cubista ventenne che lo fa sentire Einstein.
Era stanco di avere delle responsabilità.
Voleva trovare se stesso.
Il bambino piangeva tutte le notti e voi, quando vi alzavate per farlo smettere, lo disturbavate.
Ha sempre desiderato vedere la Patagonia in moto da solo.
Gli avete rotto le balle con la vostra ossessione per pagare i conti in tempo.
La sua squadra ha perso il campionato.
Gli mancavano i suoi amici.
Gli mancava la sua mamma.
Non vi amava più, forse non vi ha mai amato.
Come vedete, sono tutti ottimi motivi per prendere una decisione come quella di lasciarvi e sono tutti motivi che, una volta manifestati, non vi faranno sentire meglio.
È un po’ come quando non vi hanno scelto a un colloquio e voi avete come da manuale mandato una corretta e-mail a quella stronza della selezione, chiedendole perché, per fare tesoro dell’esperienza.
Lei vi avrà detto che eravate perfetta, ma hanno scelto un’altra che era più perfetta di voi. E voi avrete continuato a pensare che lei era una stronza e che non vi ha capito.
Siete comunque delle irriducibili sostenitrici della verità? Siete di quelle che assolutamente devono sapere e volete comunque fargli la fatidica domanda? Benissimo, ma ricordatevi almeno che:
• qualsiasi cosa sia successa non permettetegli di farvi sentire in colpa. Interrompete con un colpo di tosse o un grido disumano ogni frase che inizi con “se solo tu avessi detto/fatto/evitato” o luoghi comuni tipo “tu non mi capisci, le colpe non sono mai da una parte sola”. Voi siete rimaste, lui è scappato: questo è l’unico elemento che conta;
• è abbastanza difficile che vi dica il vero motivo (ammesso che lo sappia e non sia un generico senso di insoddisfazione) e in ogni caso non sarà un motivo tale da farvi comprendere o accettare il suo gesto.
• Preparatevi quindi almeno una risposta brillante tipo: «Mi lasci perché non mi ami più? Meno male, ero convinta che fosse perché hai scoperto che ti ho tradito con tuo fratello»;
• tutte le amiche che sono state lasciate non hanno avuto il dubbio onore di persona. Generalmente quando l’uomo comunica la notizia tende a non esserci, avvalendosi furbescamente di un messaggino, di un’e-mail, di una telefonata, o semplicemente diradando le sue visite fino a che la sua mancanza non si nota neanche più. A volte semplicemente sparisce. L’unico modo per avere la notizia di persona (e quindi riuscire ad avere una risposta al grande quesito) è fare la domanda diretta. Vuoi lasciarmi? È finita? Però fatelo solo se avete una certa propensione al melodramma.
Oppure divertitevi a cercare di inserire tra le sue risposte stentate le frasi dei grandi film. Vince chi ruba per primo la battuta a Rhett Butler: «Francamente cara me ne infischio».
Ma attente, se la dice lui, vi ha fregato.
CONSIGLIO “COL SENNO DI POI”
Invece di farvi raccontare il dopo, cercate di stare attente al prima.
State tranquille: nessun uomo se ne va senza portarsi via, di nascosto, le sue cose. È solo dopo aver messo tutto al sicuro che abbandona la nave.
Per scoprire se lui vi sta lasciando controllate che la sua pila di cd non si assottigli e che le mutande non spariscano gradatamente dal cassetto. Provate a buttargli via qualcosa dal bagno e guardate se si lamenta. Mettete le sue T-shirt in una scatola sotto il letto e controllate quanto tempo passa prima che vi chieda dove sono finite.
Se tutti i vostri peggiori timori si avverano, usate il colpo segreto.
Portatevi a casa uno dei vostri spasimanti e fate sesso fino alla nausea.
Non risolverà niente, ma vuoi mettere che soddisfazione guardare il vostro ormai prossimo ex marito che russa nella sua parte di letto e pensare che solo poco prima lì c’era un altro? O guardarlo mentre cambia canale stravaccato sul divano e ricordarvi che quel cuscino vi ha aiutato a eseguire la posizione della tarantola assatanata? O riflettere con soddisfazione sul fatto che il tavolo dove lui si sta mangiando una lattina di tonno scaduto vi ha visto protagonista di un momento alla Nove settimane e mezzo? E se riuscite a fare tutte e tre le tappe in una volta sola forse lo spasimante di turno merita un po’ più di considerazione e sicuramente un turno più lungo.
A fronte di una mia angosciata serie di «perché» e «non capisco», che durava da ore, una mia amica ha seccamente risposto: «Perché, come canta De Gregori, non c’è niente da capire».
All’improvviso mi è sembrata la miglior risposta del mondo.
Nei rapporti spesso non c’è niente da capire.
Ho una notizia buona e una cattiva: quella buona è che vi ha lasciato. Quella cattiva è che nonostante tutte le sue dichiarazioni a riguardo (pagina uno-duemilacinquecento del manuale maschile: negate sempre) un’altra c’è.
Nel caso degli uomini c’è sempre, e più lui nega, più è probabile.
Sull’altra esistono due scuole di pensiero altrettanto autorevoli e a oggi non si è avuta la prevalenza di una sull’altra.
La prima detta “la Jolie” sostiene che sia meglio essere piantate per una strafiga, così almeno non si passa il tempo a chiedersi cosa aveva più di noi, perché la cosa è sotto gli occhi di tutti.
L’esempio a cui si ispira è la paradigmatica vicenda Aniston-Pitt-Jolie dove lui lascia la prima moglie per la donna più bella, più tosta, più impegnata e più fertile del mondo (però dai, ha un’aria così antipatica, anche se non esiste un uomo che lo ammetta).
La seconda detta “la Divine Brown” prevede che si venga lasciate per una donna dichiaratamente inferiore, più brutta, più scema, più insignificante, magari una prostituta. Il maestro del genere è Hugh Grant che tradisce Liz Hurley con un travestito.
A voi la scelta. Il mio consiglio personale è di scegliere la seconda e anche in caso di manifesta jolitudine della nuova compagna, trasformarla a tutti i costi in una Divine Brown. Ci sarà almeno un difettuccio, un tallone d’Achille a cui aggrapparvi. E se non lo vedete voi sicuramente se ne accorgeranno le vostre amiche, anche in brainstorming, se necessario.
In linea di principio quando scoprite dell’altra evitate sempre di parlarne con lui per non permettergli di difenderla (a questo punto potrebbe avere già voglia di scioglierla nell’acido, ma di fronte a voi non lo ammetterà mai). Se proprio dovete tirarla in causa fatelo sempre usando il suffisso “-etta”, per esempio: la tua segretarietta (anche se è sottosegretario alla difesa), la tua attricetta (infischiatevene se ha vinto la palma d’oro a Cannes), la tua sciacquetta (qui il suffisso è già compreso nel prezzo) o il postmoderno la tua zoccoletta usa e getta.
Ricorrete ampiamente anche alla critica stile zia zitella, velenosa ma così vaga da non fornire un punto di replica: se lui dice per esempio che «Pino esce proprio con una brutta donna», infilategli un sibillino: «Certo che detto da te...»; se lui sostiene che le prostitute andrebbero rimpatriate provate con: «È un pensiero molto altruista, bravo, i sacrifici si fanno partendo da se stessi»; ma se prova a impietosirvi con un: «Sai, non è che a letto con lei vada poi così bene» lanciategli in faccia di taglio la scatola di preservativi King Kong che tenete in borsa come portafortuna e quando lui commenterà acido: «Mi fa piacere sapere che tu invece hai una vita sessuale normale» sghignazzategli addosso: «Ti sbagli io non ho una vita sessuale normale» pausa a effetto: «Io ho una vita sessuale strepitosa».
L’altra in fondo non è un vostro problema: è un suo problema. Lasciate che se lo risolva da solo.
TRUCCO DA QUATTRO SOLDI
L’altra non è un vostro problema, ma molto spesso voi siete un problema per l’altra. Se si trascura il non irrilevante dettaglio che lui vi ha lasciate per lei, con una sindrome tipicamente maschile il fedifrago, nel momento in cui affronta in esclusiva la nuova relazione, smetterà di criticarvi e comincerà a citarvi come paradigma di perfezione e bellezza. Oppure vi utilizzerà come scusa per prendersi i suoi spazi dalla nuova fiamma, dicendo che siete terribilmente depressa perché lui vi ha lasciata e che è suo dovere dedicarvi un po’ di tempo per consolarvi. Poi userà il suddetto tempo per andare a ubriacarsi con gli amici o per cominciare a corteggiare una nuova sciacquetta. Poiché una brutta caratteristica dell’altra è spesso una malsana intraprendenza, questo fattore, unito a uno qualsiasi dei due precedenti (il vostro ex che vi idealizza e che vuole passare ancora del tempo con voi) la spingerà a telefonarvi per, nell’ordine:
• informarvi che il vostro lui ha una relazione con lei anche se ancora, dopo cinque anni, non ve lo ha detto;
• cercare di sapere dov’è lui visto che non lo vede da un po’;
• appellarsi al terribile “siamo donne e abbiamo tanto in comune” per conoscervi meglio ed esorcizzare il vostro fantasma.
Essendo la poco di buono che è, poi, la telefonata dovrebbe arrivarvi in un momento particolarmente inadatto tipo mentre siete a letto con il vostro, di amante, oppure mentre state ringraziando per il premio alla carriera i “Soci del Club del Pettegolezzo Infamante”.
Siate preparate. Sappiate che la telefonata prima o poi arriverà, quindi studiatevi un canovaccio di cose da puntualizzare, abborracciate una presentazioncina in PowerPoint, se è il vostro stile, oppure una schematica check list di cose da dire. Poi mandatela a memoria e quando arriva il momento recitatela con la pacatezza e la mancanza di enfasi di una star degli anni Venti in un filmone drammatico. Oppure date la miglior interpretazione di mogliettina altoborghese che si sia mai vista dagli anni Cinquanta. «Chi parla? La nuova compagna di mio marito? Sì, ma quale? Tesoro, cosa vuol dire che lui dovrebbe avermi parlato di te, che ne so... stessi a sentire di tutte... Come? Scusa, ma hai un accento terribile, che lingua parli? Romeno? Ah, sei di Caronno? Oh, mi dispiace, povera te... No scusa, ma se almeno non fai uno sforzo per non biascicare l’italiano io riattacco. Vuoi sapere dov’è mio marito? Perché, non lo sai? Non è un bel modo per vivere una storia clandestina, questa tua mancanza di fiducia nei suoi riguardi... lo sai che la fiducia è alla base di un rapporto adultero... come? Mamma mia, ma come si esprime questa...» E quando la poveretta dall’altra parte si è ormai convinta di essere su Candid Camera o di avere sbagliato numero, abbandonate il tono mellifluo e tirate fuori la Grande Megera che è in Voi: «Senti ciccia (ma se volete a questo punto usate pure una bella, liberatoria parolaccia, magari connessa con la professione che la signorina esercita), non ho tempo da perdere con te, non chiamarmi più e soprattutto fai in modo che mai, e dico mai, lui torni da me, perché come l’ho cacciato fuori una volta lo faccio anche la seconda, solo che questa volta ti mando il conto del buttafuori». Poi attaccate e lasciatela a domandarsi se lui è venuto a cercarla solo perché non aveva un altro posto dove andare. La risposta è sì, ricordatevelo, anche se adesso state vomitando per la tensione.
La prima cosa da fare dopo aver finito la confezione formato squadra-di-sumo di gelato è iniziare meticolosamente a far piazza pulita delle tracce del vostro ex. La cosa non è affatto traumatica se la prendete con lo spirito giusto. Scusate, avete passato anni a divorare sulle riviste articoli su come riorganizzare lo spazio secondo le più sofisticate tecniche orientali e tutto quello che vi viene in mente di fare quando lui se ne va è prendere il vecchio maglione che ha dimenticato e piangerci dentro disperate?
Guardate subito il lato positivo: avrete più spazio nell’armadio.
Per cui afferrate quel maglione, usatelo per pulirvi il naso e iniziate a organizzare le operazioni di decluttering, una tecnica inventata dagli anglosassoni per fare piazza pulita delle cose inutili e vivere meglio. Oppure abbandonatevi a un istinto tribale e fate un falò in cortile con quanto ha dimenticato, sulle note deliranti della Saga della Primavera di Stravinskij o la più commerciale Cavalcata delle Valchirie di Wagner, con citazione colta dal film Apocalypse Now: «Adoro l’odore del napalm di mattina». Ma attenzione! potrebbe esserci qualcosa di valore e così voi ve ne privereste. Nel caso il fuggitivo non si sia portato via tutto, infatti, ricordate che vi spetta la prima scelta. Sarebbe anzi consigliabile, nel momento di mezzo in cui non sapete ancora come andrà a finire, cominciare a sottrargli tutto quello che vi ha lasciato in casa, sostenendo di non averlo mai visto.
«Quale divano di pelle? Sicuro che ci fosse un televisore al plasma?»: sono posizioni un po’ estreme da sostenere, ma meritano un tentativo.
Per la richiesta di orologi, gioielli o altri capi di abbigliamento ci si può difendere dall’accusa di sottrazione indebita con la frase: «L’avrai lasciato dalla tua amichetta». E se lui, piccato, ribatte: «Evita per favore di definirla “la mia amichetta”» voi sbattete gli occhioni e dite: «Oh, certo scusa, intendevo puttana». A quel punto è probabile che segua una tale accalorata discussione che l’aspetto refurtiva passerà in secondo piano.
Il vestiario va accuratamente diviso in tre gruppi:
• da riciclare ad amici e parenti;
• da rivendere su eBay o nei negozi dell’usato;
• da regalare ai poveri.
L’appartenenza a una categoria piuttosto che a un’altra...