"La storia del nostro Tom l'ho amata fin dai tempi delle mie prime letture e, dopo, l'ho preso per modello. Posso dirvi in breve che i motivi della mia ammirazione sono due: il primo è lo scorrere di avventure che ti tengono col fiato sospeso, il secondo il grande senso di comicità e umorismo che si trova in ogni pagina." dall'introduzione di Lia Levi

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Le avventure di Tom Sawyer
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9788856617375
1

TOOOM! - I DOVERI DI ZIA POLLY -
TOM E LA LEZIONE DI MUSICA -
LA SFIDA - INGRESSO RISERVATO
– Tom!
Nessuna risposta.
– Tom!
Silenzio di tomba.
– Che starà mai combinando quel benedetto ragazzo?! Tooom!

La vecchia signora calò di poco gli occhiali1 sul naso per guardarsi intorno nella stanza da sopra le lenti, poi li alzò appena e guardò da sotto.
Difficilmente vi avrebbe guardato attraverso per così poca cosa come un ragazzo, perché erano il suo paio buono, la luce dei suoi occhi, creati apposta per fare bella figura e non per essere usati. Se al loro posto avesse messo due cerchi da stufa, non avrebbe fatto poi tanta differenza. Restò incantata un attimo, e senza arrabbiarsi troppo ma abbastanza forte perché sentissero anche i mobili: – Giuro che se ti prendo, ti...
Non finì la frase perché nel frattempo si era chinata a passare la scopa sotto il letto, e a ogni colpo bisognava che tirasse il fiato. Riuscì a riesumare soltanto il gatto.
– Un lazzarone così non s’è mai visto!
Andò verso la porta aperta, e dalla soglia esplorò le piante di pomodoro e i ciuffi di stramonio che costituivano tutto il suo orto. Di Tom neanche l’ombra. Allora, con la testa appena un po’ inclinata, lanciò una voce: – Tooom!
Udì un lieve fruscio alle spalle e si voltò in tempo per agguantare un ragazzino per l’orlo della giacchetta e arrestarne la fuga.
– Eccoti qua, finalmente! Dovevo pensarci subito a quell’armadio. Che ci facevi là dentro?
– Nulla.
– Nulla, eh?! Guardati un po’ le mani, e guarda la bocca... che roba è questa?
– Non lo so, zia.
– Io sì, invece. È marmellata, ecco cos’è. Te l’ho detto mille volte che se non lasci perdere quella marmellata ti spello vivo. Dammi la bacchetta.
La bacchetta mulinava in aria: situazione disperata.
– Attenta, zia, dietro di te!
La vecchia signora si voltò tirandosi dietro le sottane, come a sottrarle da un pericolo, e il ragazzo sgusciò via, scavalcò lo steccato e sparì.
Per un momento zia Polly parve frastornata, ma presto le venne un po’ da ridere: – Che razza di birbante, possibile che non impari mai? Con tutti gli scherzi che m’ha fatto a quest’ora dovrei conoscerlo. Ma i vecchi bacucchi sono i bacucchi più bacucchi che ci siano. A cane vecchio non s’insegna, come dice il proverbio. Ma quello, santoiddio, una ne pensa cento ne fa, e come faccio io a stargli dietro? Sembra che sappia alla perfezione quanto tirare la corda prima di farmi uscire dai gangheri. E se fa tanto di cambiar discorso o se mi fa ridere finisce tutto in una bolla di sapone e non riesco nemmeno a dargli la ripassata che gli avevo promesso. Con quel ragazzo io non faccio il mio dovere, ecco la sacrosanta verità, e m’è testimone il Cielo. Chi risparmia la frusta, rovina il figlio, sta scritto nel libro santo. E, come se non lo sapessi, tocca a me portare questa croce e patire, per lui e per me. Lui poi c’ha il diavolo in corpo, ma come si fa... è il bambino della sorella che m’è morta, poveretta, e mi manca il coraggio per dargliele sode. Ma tutte le volte che gliene perdono una c’ho i rimorsi di coscienza, e le volte che lo picchio sento che questo vecchio cuore mi si spezza. Come dice la Bibbia, chi è nato da donna ha vita breve e piena di tormenti, ed è proprio vero, secondo me. Va a finire che questo pomeriggio mi salta la scuola e domani mi tocca metterlo a lavorare, per punizione. Sarà un’impresa farlo lavorare di sabato, mentre gli altri ragazzi fan baldoria, ma siccome il lavoro per lui è fumo negli occhi, io il mio dovere bisogna lo faccia, in un modo o nell’altro, se non lo voglio rovinare, quel benedetto ragazzo.
Come volevasi dimostrare, Tom quel giorno marinò la scuola e se la spassò un mondo. Tornò a casa giusto in tempo per aiutare Jim, il ragazzino di colore, a segare la legna per l’indomani e a spezzare i rami prima di cena. O, per essere più precisi, tornò in tempo per raccontare a Jim le sue avventure mentre il poveretto faceva i tre quarti del lavoro.
Il fratello minore, o meglio il fratellastro di Tom, Sid, aveva già fatto la sua parte, raccogliere le schegge, perché in fondo era un ragazzo tranquillo e senza tanti grilli per la testa.
A cena, quella sera, mentre Tom mangiava, sgraffignando un po’ di zucchero tutte le volte che poteva, zia Polly gli rivolse domande piene d’insidie e molto precise... per prenderlo in castagna e costringerlo a qualche rivelazione compromettente.
Come molte anime semplici, zia Polly si credeva dotata d’un gran talento diplomatico nel risolvere le questioni più oscure e intricate, e le piaceva considerare capolavori di finissima astuzia i suoi più ingenui stratagemmi.
– Tom, dimmi, faceva calduccio a scuola, vero?
– Sì sì, zia.
– Un caldo birbone, non è così?
– Sì, zia.
– E non t’è venuta voglia d’andar a fare il bagno al fiume?2

A Tom venne quasi un colpo... come un senso di sgradevole sospetto. Cercò una risposta nel viso di zia Polly, che rimase imperscrutabile. Per cui disse: – No no, zia... insomma, mica tanto.
La vecchia signora allungò una mano per toccare la camicia di Tom: – Però ora non sei tanto sudato...
E la lusingò molto avere scoperto che la camicia era asciutta senza che nessuno sapesse che quello era quanto aveva in mente. Ma Tom ormai aveva capito da che parte tirava il vento e anticipò quella che con ogni probabilità sarebbe stata la mossa successiva: – Ci siamo inzuppati la testa sotto la fontana... la mia è ancora un po’ umida, senti...
Zia Polly si indispettì perché aveva trascurato quell’importante indizio e perso un’occasione d’oro. Ma ebbe un’altra ispirazione: – Per mettere la testa sotto la fontana non ti sei mica disfatto il colletto che t’avevo cucito, vero? Apri un po’ quella giacchetta...
Tom tirò un sospiro di sollievo e aprì la giacchetta. Il colletto era al suo posto, debitamente cucito.
– Perdincibacco! Be’, basta così, stavolta ti è andata bene. Ero convinta che oggi saltavi la scuola per andare al fiume... Ma ti voglio dar fiducia, Tom, anche se te, non si sa come, caschi sempre in piedi, come i gatti.
La zia era un po’ dispiaciuta che le sue macchinazioni fossero fallite e un po’ contenta che Tom fosse stato ubbidiente, per una volta.
Ma Sid volle dire la sua: – Però, zia, mi pareva che tu il colletto gliel’avessi cucito col filo bianco, e ora è nero.
– Certo che gliel’ho cucito col filo bianco! Vieni un po’ qui... Tom!
Tom non rimase ad ascoltare il seguito, e uscendo disse: – Siddy, questa me la paghi!
Una volta al sicuro, Tom esaminò i due grossi aghi appuntati sotto il bavero della giacchetta... e il filo attorcigliato... su un ago era bianco, sull’altro nero.
– Non se ne accorgeva, se Siddy teneva il becco chiuso. Miseria, e quando cuce col bianco, quando col nero, se mi fa il favore di decidersi, o bianco o nero... così mi regolo la prossima volta. Ma giuro che quel Sid si becca delle belle legnate, così impara, accidenti alla miseria.
Tom non era il ragazzo modello del paese. Lui il ragazzo modello lo conosceva molto bene e... non lo poteva soffrire.
Nel giro di un paio di minuti o anche meno, Tom aveva dimenticato tutti i suoi problemi. Non perché i suoi problemi fossero uno zinzino meno seri o spinosi di quelli di un adulto, ma perché un nuovo e prepotente interesse li mise da parte per il momento; proprio come le disgrazie degli uomini sono dimenticate nell’entusiasmo e nell’eccitazione di nuove imprese.
Questo nuovo interesse era un modo di fischiare mai sentito prima, che un negro gli aveva insegnato da poco, e Tom smaniava dalla voglia di fare un po’ d’esercizio in santa pace. Consisteva in un cinguettio tutto particolare, una specie di tenero gorgheggio, ottenuto poggiando di tanto in tanto la punta della lingua contro il palato. Il lettore, se è stato ragazzo, probabilmente se lo ricorda.
Serietà e studio gli assicurarono in breve una certa padronanza della tecnica, e se ne andò a spasso con l’animo pieno di riconoscenza e la bocca piena d’armonie.
Si sentiva un po’ come un astronomo che ha scoperto un nuovo pianeta, ma in quanto a forza, profondità e purezza il piacere di Tom batteva quello dell’astronomo.
Le sere d’estate erano lunghe, non faceva mai buio. Tom smise di fischiare: davanti a lui si trovava uno sconosciuto, un ragazzo appena un po’ più grosso di lui. (I nuovi arrivati, quali che fossero il sesso o l’età, facevano sempre una gran sensazione nel povero e sperduto villaggio di St. Petersburg.)3

Il ragazzo era ben vestito, troppo... troppo ben vestito per essere un giorno di lavoro. E questo era proprio il colmo.
Per berretto aveva una cosuccia delicata, e la giacchetta di panno blu, tutta abbottonata, era nuova di pacca e perfetta, come i pantaloni. Portava le scarpe, ed era solo venerdì. E perfino la cravatta, un nastrino vivace.
Nell’insieme, aveva una certa aria da cittadino che a Tom fece ribollire il sangue.
E più Tom sgranava gli occhi davanti a quel portento, più arricciava il naso davanti a quelle sofisticatezze, tanto più scalcagnato gli pareva il suo abbigliamento.
Nessuno parlava. Se uno muoveva un passo, l’altro faceva altrettanto, ma solo di fianco, in circolo.
Restarono lì, faccia a faccia, gli occhi negli occhi, per tutto il tempo, finché Tom disse: – Ti picchio!
– Provaci.
– Guarda che, se mi gira, lo faccio.
– No che non lo fai.
– Sì che lo faccio.
– Non lo fai.
– Sì, lo faccio.
– No.
– Sì.
– No.
Pausa. E Tom: – Come ti chiami?
– Non sono affari tuoi.
– Be’, li faccio diventare affari miei.
– Be’, provaci?
– Se dici così, lo faccio.
– Così, così, così! Eccoti servito.
– Oh, ti credi di esser tanto spiritoso, vero? Se voglio, ti picchio anche con una mano legata dietro la schiena.
– Be’, perché non lo fai? Dici tanto che lo fai...
– Be’, lo farò, se continui a fare il cretino.
– Oh, davvero?... Ci sono meno pesci in mare che spacconi come te in terra.
– Simpatico... Ti credi d’essere chissà chi, vero? Ma guardati un po’ il berretto, invece.
– Se non ti piace, te lo devi far piacere lo stesso. Prova a toccarlo, te o chiunque altro, e vi farò vedere i sorci verdi.
– Pallone gonfiato!
– Mai come te.
– Pallone gonfiato fifone!
– Su, vai a fare un giro, piccolo!
– Guarda che se continui a scocciarmi, prendo un sasso e te lo faccio rimbalzare in testa.
– Oh, sì, certamente...
– Be’, ora lo faccio.
– Be’, perché non lo fai, allora? Perché continui a dirmelo e basta? Perché non lo fai? Hai paura, eh?
– Non ho paura.
– Sì che ce l’hai.
– No che non ce l’ho.
– Sì, ce l’hai.
Nuova pausa, altre occhiatacce e solito...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Colophon
- Frontespizio
- Introduzione
- Prefazione dell’autore
- 1. Tooom! - I doveri di zia Polly - Tom e la lezione di musica - La sfida - Ingresso riservato
- 2. Tentazioni irresistibili - Una tattica studiata - La strage degli innocenti
- 3. Tom il Generale - Trionfi e trofei - Una dolorosa felicità - Pensieri, opere e... un’omissione
- 4. La fatica intellettuale - Alla scuola di religione - Un direttore tipo - Pavoneggiamenti - Tom e la gloria fugace
- 5. Un pastore molto ligio - In chiesa - Illeciti sollazzi
- 6. Strani sintomi e rimedi empirici - Il fascino di mezzanotte - Streghe e diavoli - I primi approcci - Attimi di felicità
- 7. Patteggiamento - I primi passi (della zecca) - Il primo passo falso (di Tom)
- 8. Pirata o pagliaccio? - Va in scena il duello
- 9. L’ora fatidica - La discussione degenera - Ci scappa il morto - La versione di Joe l’Indiano
- 10. Un giuramento solenne - Paura e pentimento - Tormenti spirituali
- 11. Ecco l’assassino! - La cattiva coscienza di Tom
- 12. Tom e la sua “generosità” - Zia Polly si intenerisce
- 13. Pirati d’acqua dolce - L’appuntamento - Intorno al fuoco
- 14. Vita da campo - Dubbi e presentimenti - Tom se ne va alla chetichella
- 15. Tom in ricognizione - Informazioni preziose - Ritorno al campo e rapporto
- 16. Una giornata spassosa - Tom rivela un segreto - A lezione di pipa - Una sorpresa nottetempo - Le Guerre Indiane
- 17. In memoria degli eroi scomparsi - Il piano di Tom: un successo
- 18. Terzo grado - Un sogno a occhi aperti - Tom snobba Becky - Becky snobba Tom - Tom si ingelosisce - Me la pagherai!
- 19. Tom dice la verità
- 20. Becky è in crisi - Il nobile gesto di Tom
- 21. Un brillante saggio di fine anno - I componimenti delle ragazze - Una visione... da incubo - La terribile vendetta dei ragazzi
- 22. Un Cadetto intemperante - Ammonimenti celesti
- 23. I giovani amici del vecchio Muff - In tribunale - Colpo di scena
- 24. Tom è l’eroe del villaggio - Giornate stupende e nottate orrende - La caccia a Joe l’Indiano
- 25. Tesori nascosti e alberi secchi
- 26. La casa degli spiriti - Fantasmi morti di sonno - Oro a cassette - Iella nera
- 27. Un dubbio da chiarire - I giovani detective
- 28. Sopralluogo alla numero due - Huck sta di guardia
- 29. Il picnic - Huck sulle tracce di Joe l’Indiano - Il “lavoretto” di Joe - In soccorso della vedova
- 30. Il racconto del gallese - Huck alle strette - La notizia trapela - Un fatto nuovo e preoccupante - Ogni speranza sembra perduta
- 31. I due esploratori - Cominciano i guai - Persi nelle grotte - Buio totale - Trovati più che salvati
- 32. Tom racconta - Il grande nemico è spacciato
- 33. Il destino di Joe l’Indiano - La spedizione alle grotte - Al sicuro dai fantasmi - Una comoda cavernetta - Ricevimento a casa Douglas
- 34. Segreto svelato - La sorpresa del signor Jones è un fiasco
- 35. Un nuovo ordine di cose - Povero Huck - Nuove avventure in vista
- Conclusione